Twitter può dare più dipendenza delle sigarette. Ecco perché

Credits: carrotcreative @ Flickr

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Ho fatto i calcoli. Un buon 15% del tempo che ho impiegato a scrivere questo articolo l’ho speso passando al setaccio ogni singola  maglia della mia rete sociale. Prima di cominciare una frase a volte controllavo lo stream di Twitter, mettevo il punto alla fine di un paragrafo e mi concedevo una scarrellata del feed di Facebook, finivo di leggere un commento sull’argomento e aprivo tre caselle di posta per controllare chi mi avesse scritto. Si potrebbe dire che il social networking stia diventando un vizio, un po’ come il caffè dopo pranzo o la sigaretta dopo il caffè. Ma qualcuno è pronto a scommettere che sia addirittura peggio.

Wilhelm Hoffman, ad esempio, della Chicago University’s Booth Business School, che negli scorsi mesi ha imbastito un esperimento unico nel suo genere. Dopo aver reclutato, nella città tedesca di Wurtzburg, 205 volontari di età compresa tra i 18 gli 85 anni, li ha istruiti su come segnalare l’insorgere di qualsiasi tipo di desiderio (che poteva essere mangiare, dormire, fare sesso, ascoltare musica, lavorare, etc.) nell’arco di 14 ore ogni giorno. Ai partecipanti veniva chiesto di descrivere l’intensità della pulsione, in che modo essa contrastasse con altre pulsioni e se essi ci si abbandonavano o invece riuscivano a resistere.

Sorpresa: una quota significativa dei partecipanti manifestava una sostanziale incapacità di resistere al desiderio di lavorare (per via di ovvie implicazioni sociali ed economiche) e all’impulso a utilizzare i social media. Stando a quando riportato, i partecipanti facevano molto meno fatica a rinunciare a una sigaretta, ad ascoltare una canzone in mp3 o a bere un cicchetto. Il lavoro e l’attività social invece suscitavano pulsioni difficilmente contrastabili. Non solo, man mano che la giornata procedeva, la capacità di rinunciare a soddisfare i propri desideri si faceva sensibilmente più bassa.

I fumatori si staranno chiedendo come sia possibile che un tabagista faccia meno fatica a tenere in tasca le sigarette che il proprio smartphone. Ecco come la mette Hoffman: “Il desiderio che coinvolge l’utilizzo dei media può essere relativamente più difficile da resistere a causa della grande disponibilità di social media e perché si ha l’impressione che queste attività non comportino un grande costo. Con le sigarette e l’alcool ci sono più costi – sia a lungo termine che monetari. Percià, anche se abbandonarsi alle pulsioni social abbia sicuramente conseguenze meno significative, il loro utilizzo frequente potrebbe comunque rubare molto tempo alle persone.

Una questione, tuttavia, rimane irrisolta. Per quale motivo l’utilizzo di social media provoca reazioni psicologiche simile a quelle di sigarette e alcool? Volendo trovare una spiegazione fisiologica, si può andare a cercare in quel vaso di pandora delle inclinazioni umane che è il circuito del piacere. È qui, in una regione cerebrale chiamata fascicolo prosencefalico mediale, che determinate azioni e sostanze producono piacere e, in alcuni casi, dipendenza. Il fatto che controllare la casella mail o rispondere a un messaggio su Facebook possa trasformarsi in una specie di dipendenza ha a che fare con la gratificazione che questo tipo di attività producono nel cervello umano. Che poi è lo stesso principio per cui preferiamo una cena in compagnia a una pasta riscaldata davanti alla TV. Intrattenere relazioni sociali provoca ondate di gratificazione che, quando vengono ripetute con una certa frequenza, possono portare allo sviluppo di una vera e propria dipendenza dall’interazione sociale. Una dipendenza che è più facile sviluppare assumendo dosi brevi e intense di gratificazione (come una serie di messaggi ritwittati tra contatti) che con dosi isolate e prolungate (come una cena tra amici). Il principio è lo stesso per cui, come ha sottolineato il neurologo David Linden, è molto più facile sviluppare una dipendenza da sigarette (dosi brevi ripetute con frequenza) che dall’eroina (dosi massicce a intervalli di ore).

Ora, lungi da me voler paragonare Twitter al tabacco. Ma, credetemi, quando si tratta di rendere produttiva una giornata di lavoro, potrebbe essere più utile negarsi l’accesso ai social media, che agli altri vizi.

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Il 6 Febbraio 2012 alle 15:27 Twitter può dare più dipendenza delle sigarette. Ecco perché – Panorama (Blog) | Relazioni Pubbliche e Comunicazione ha scritto:

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Il 6 Febbraio 2012 alle 18:19 Credits: carrotcreative @ Flickr – Panorama (Blog) | Relazioni Pubbliche e Comunicazione ha scritto:

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