Download illegale: Ragazzi, confessate, quanto siete pirati?

(iStockphoto)

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di Marco Morello, Damiano Iovino, Romana Liuzzo, Terry Marocco
Più che nativi digitali, sono pirati nati. Gli adolescenti cresciuti a pane e internet, ma pure i quasi trentenni migrati dalla banda stretta a quella larga, hanno un tratto comune che azzera ogni differenza d’età: scaricano in abbondanza, illegalmente e volentieri videogiochi, applicazioni, brani e interi dischi, film e serie televisive. Oppure guardano e ascoltano tutto e subito in streaming, senza nemmeno l’attesa del download.  È un’abitudine, non una tendenza passeggera, di sicuro non un’impressione. Panorama ha chiesto a 7 ragazzi di tutta Italia di giocare a carte scoperte, di vuotare per una volta le tasche. Di mostrare cosa tengono dentro i lettori mp3, le tavolette, i telefonini, i computer, le console di videogiochi; di contare quanti file hanno prelevato a sbafo dalla rete; di raccontare le loro storie di pirati più o meno inconsapevoli, abbastanza recidivi, senza dubbio impuniti. Per loro passarsi i link dei siti su cui trovare le ultime uscite cinematografiche o le canzoni è un passatempo e un divertimento, un po’ come lo era per i loro padri trafficare con le figurine dei calciatori. L’immagine la evoca Giorgio, 17 anni, studente romano alla seconda liceo classico. Sguardo vispo, parlantina accelerata, preparazione sul tema da fare quasi invidia: potrebbe scrivere un prontuario per hacker principianti. Qualche anno fa non voleva comprare i videogame, allora ha modificato la console con un chip per farle digerire pure i giochi scaricati dal web; ora ha l’iPhone e lo ha «craccato», o meglio ha fatto il «jailbreak», uno stratagemma tecnico, e chiaramente non lecito, che consente di ottenere le applicazioni gratis. Sensi di colpa? Nemmeno un accenno. «Anzi, è giusto scaricare» dice «perché tutto costa troppo». E i genitori cosa ne pensano? «Mia madre ogni tanto mi chiede di fermarmi. Io le rispondo: sei antica. E finisce lì».
Insomma, mentre la Business software alliance stima un tasso di pirateria in Italia che raggiunge il 49 per cento, e mancati ricavi per 1,4 miliardi di euro nel solo 2010, mentre chiudono o vengono chiusi alcuni tra i principali bacini di file illegali del mondo, i ragazzi di casa nostra non sembrano preoccuparsene. Sono maestri nel cercare e trovare alternative, non si curano di quello che, a conti fatti, è un reato. La loro, in fondo, è una prospettiva ribaltata, un calcolo in termini di denaro non speso, di soldi risparmiati: «Certo, lo so che è illegale. Ma i miei compagni lo fanno tutti, perché io non dovrei. E ogni tanto lo fanno anche i miei genitori» ammette Francesco, 15enne romano. Pure lui è un piccolo mago dei meccanismi per truffare il copyright: «Ma lo sa» spiega con chiaro tono di vanto «che c’è un modo facilissimo per trasformare i video musicali di Youtube in file mp3? È comodo, veloce e non c’è il rischio di scaricare virus».

Se il download non passa mai di moda, per molti giovanissimi lo streaming è stato un lusso insperato, la classica manna dal cielo: si va su un sito, si preme un tasto con il mouse e il film o la canzone partono subito. «Più che altro, con questo sistema, posso seguire le serie in anticipo rispetto alla messa in onda sulle tv italiane. Le vedo il giorno successivo alla loro uscita negli Usa, con i sottotitoli. È un buon esercizio per la lingua» racconta Fosco, 20 anni, fiorentino di nascita e studente di lettere a Milano. Oltre allo streaming, è un collezionista di file illegali: quasi 1.000 film, oltre 1.200 canzoni, più una ventina di videogiochi. Perché? «Non c’è nulla di ideologico» risponde «è un puro calcolo economico. Se c’è un artista emergente, non spendo 20 euro per comprare il cd, magari mi interessa un brano solo: scarico gratis e se mi piace vado al concerto».
C’è chi mostra sfrontatezza, chi ricorre alla logica e chi invece gioca la carta della (presunta) innocenza. Come Giulia, napoletana. Che guarda film in streaming solo per motivi di studio, perché, assicura senza specificare, trattano temi legati al suo percorso universitario. «Io non rubo» ripete.
«Io sì che rubo» pare invece suggerire Andrea, 26 anni, barista con studi da perito informatico, sinceramente stupito dopo avere fatto i conti del contenuto della sua libreria digitale: 2 mila canzoni, 700 film, più altri 600 l’anno visti in streaming: un valore di oltre 30 mila euro. «Ho molto tempo a disposizione, specie d’inverno ne guardo un sacco» spiega quasi giustificandosi. Poi cambia tono e si perdona: «Non conosco nessuno che non abbia mai scaricato».
Se l’apologia del download illegale è la regola, c’è pure qualcuno che, in parte, si redime. È il caso di Daniela di Palermo, 16 anni. «Ne ho qualcuno, ma ho smesso di scaricare gli mp3. Preferisco comprare i cd. E in streaming vedo solo la serie Gossip Girl». Intanto Luca, 18 anni, romano, attribuisce alla pirateria virtù inattese: «Guardo i film soprattutto la sera dopo cena, per un’ora circa. Lo faccio fin dalla quarta ginnasio, mi serve a scaricare la tensione prima delle interrogazioni. Chiudere Megavideo e Megaupload è stata una vera coercizione, ma abbiamo già trovato dei siti alternativi e ce li scambiamo tra amici».
Di nuovo, l’idea diffusa tra i ragazzi è che il fenomeno non sia arginabile. Le arene per scaricare si moltiplicano, spesso si sovrappongono: la Fimi, la Federazione dell’industria musicale italiana, stima che in Italia circa 6 milioni di persone frequentino indirizzi analoghi a Megaupload, i cosiddetti cyberlocker; 8 milioni ricorrono a meccanismi come BitTorrent, 1,2 milioni si affidano a servizi peer-to-peer generici. Provocando danni ingenti: «Solo nel 2010 la pirateria ha fatto perdere all’industria audiovisiva italiana circa 500 milioni di euro. Abbiamo un governo che fa controlli a tappeto sugli scontrini, possibile che nessuno agisca sul fronte digitale, che nessuno si renda conto che la pirateria implica un danno fiscale enorme?» commenta Luciana Migliavacca, direttore dell’home entertainment di Medusa film. Per non parlare delle conseguenze reali: «Pensiamo alle migliaia di videoteche che hanno dovuto chiudere, a quante persone piene di passione sono rimaste senza lavoro».

L’atteggiamento dei ragazzi, comunque, non stupisce. «Pensano che tutto si possa fare con internet, che la libertà del mezzo significhi anarchia» è la critica di Migliavacca. «A loro dico sempre: sareste felici se vostro padre, magari un architetto, un ingegnere, non fosse pagato per il suo lavoro? La creatività va rispettata, è una questione di educazione». Educazione che latita a tutti i livelli, secondo Fabrizio Ferrucci, segretario generale della Fapav, la Federazione antipirateria audiovisiva: «Abbiamo testimonianze di casi all’interno della scuola, di insegnanti che facevano vedere agli studenti, durante l’orario delle lezioni, film scaricati illegalmente da internet. Se il modo di agire è questo, se nemmeno gli educatori capiscono che si sta mettendo a rischio il futuro della cultura del nostro Paese, tutto diventa lecito. È come abituarsi a passare con il rosso». Cioè, fuori di metafora: tutti o quasi approfittano della pirateria e se pure qualcuno si fa male, nessuno sembra farci troppo caso.

Commenti

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Il 10 Febbraio 2012 alle 16:48 gianlucatraverso ha scritto:

complimenti agli autori di questo articolo, un troglodita avrebbe dimostrato più preparazione, cito solo questa frase:

“«jailbreak», uno stratagemma tecnico, e chiaramente non lecito, che consente di ottenere le applicazioni gratis”

giusto per spiegarvi 2 cose:

1)il jailbreak non è assolutamente illecito, è stato etichettato da Apple come procedura “non corretta” (e infatti fa perdere la garanzia) ma in se è un procedura lecita

2)punto ancora più importante del primo: fare il jailbreak non vuol dire automaticamente scaricare app craccate, molti fanno lo sblocco per scaricare app (chiamate “tweak”) di terze parti che la Apple non distribuisce sull App Store, tipo SB Settings (andate a cercarvi cos’è) o altre. Molte di questi tweak di terze parti sono gratuiti, altri sono a pagamento. Insomma, il jailbreak consente di avere più funzionalità sull iPhone e maggiore personalizzazione, poi è verissimo che molti sboccano il telefono per utilizzare app pirata, ma sicuramente non tutti, e sicuramente il jailbreak non serve solo a scaricare le app pirata ma anche a molto altro…

PS: è ridicolo che su una testata di importanza nazionale come Panorama vengano pubblicati articoli scritti con una tale approsimazione, non state scrivendo per il vostro blog semi-sconosciuto, quantomeno vi si chiede di verificare quello che scrivete, basterebbe documentarsi.

Saluti

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