Morto Renato Dulbecco, Nobel per la medicina

Renato Dulbecco con Rita Levi Montalcini in una foto del 1987 (LaPresse)

Renato Dulbecco con Rita Levi Montalcini in una foto del 1987 (LaPresse)

Renato Dulbecco, 98 anni e premio Nobel per la medicina nel 1975, è morto. Se oggi sappiamo che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli è il loro Dna il merito è suo. Dulbecco è stato il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro. In pochi decenni la lotta ai tumori ha imparato a parlare un linguaggio completamente nuovo grazie alle sue ricerche. Nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, Dulbecco ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia, tanto da essere considerato il padre delle ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano. Solo l’età avanzata e le condizioni di salute precarie hanno interrotto la spola tra Milano e La Jolla, in California, dove viveva e lavorava presso l’istituto Salk. Tuttavia la sua presenza in Italia ha lasciato tracce significative, sia nei risultati scientifici sia nella difesa del valore della ricerca. Al punto che nel 1999 non ha esitato ad accettare l’invito a condurre il Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio, devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all’estero.

Pubblicità e ricerca

Un’iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon. Non è stato solo il palco di Sanremo a favorire la popolarità di Dulbecco: il suo sorriso spontaneo, la cortesia innata e il grande entusiasmo per la ricerca hanno fatto di lui uno ‘’scienziato gentiluomo”, schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’Evoluzionismo nei libri scolastici.

Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere ”assaporato” anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell’università di Torino e segue i corsi dell’anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire.

Il trasferimento negli Usa

Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino. Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: ‘’senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave”, raccontava mezzo secolo piu’ tardi ancora divertito, ripensando all’incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. ”Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina”. Sono le strade che entrambi seguono negli Usa e che portano Dulbecco nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia ad occuparsi di tumori.

Guarda qui il video di Renato Dulbecco che racconta la sua vita

La scoperta dei virus oncogeni

Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo portera’ al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà ”oncogeni”. Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell’ Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all’Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l’avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un’esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.

Commenti

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Il 21 Febbraio 2012 alle 12:31 Dulbecco e Coscioni, destini incrociati | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] Renato Dulbecco quest’anno (per l’esattezza domani) avrebbe compiuto 98 anni, Luca Coscioni avrebbe toccato la soglia dei 45. Non sarà così per nessuno dei due. Dulbecco, il professore Dulbecco anche noto come lo “scienziato gentiluomo” per la sua cortesia innata e il suo sorriso mai affettato, è scomparso ieri 20 febbraio. Quello stesso giorno di sei anni fa si spegneva Coscioni, il leader radicale che amava il mare e la maratona, e che come un maratoneta imprigionato su una sedia a rotelle condusse fino all’ultimo la sua corsa. [...]

Il 21 Febbraio 2012 alle 15:15 tizianaalf ha scritto:

Nella foto ci sono due VIVISETTORI: Due mostri. Gente che senza scrupoli massacra ogni anno più di 30 MILIARDI di animali nei laboratori. Queste due personcine sono state insignite del premio nobel per NON aver sgominato il cancro e per aver massacrato degli esseri viventi nel nome dei soldi, tanti soldi, manco vi immaginate quanti. Poichè ho visto morire più persone care di chemio e di radio che di cancro, e di farmaci più che di malattie, io non mi dispiaccio per la morte di questi individui, tra l’altro quasi centenari, che vengono premiate e piante per i loro crimini. Aprite gli occhi gente.

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