Tornano i lupi. Ma l’esperto rassicura: sono loro ad aver paura dell’uomo

Coppia di lupi (Ansa)

Coppia di lupi (Ansa)

di Bianca Stancanelli

Con le eccezionali nevicate dell’inverno 2012 è tornata in Italia una paura antica: il terrore del lupo. Giornalista e ambientalista, scrittore e autore di raffinati documentari sulla natura, Fabrizio Carbone, 69 anni, ha appena pubblicato un romanzo che ha per protagonista una giovane lupa, Selvaggia Susi (Darwin-Pandion Edizioni). In suomi, la lingua della Finlandia, dove Carbone vive quasi metà dell’anno, «susi» significa lupo.
Si è scritto di paesi assediati dai lupi, nei giorni della neve. Ed è tornata la paura. È ragionevole?
In realtà è il lupo ad avere una paura atavica dell’uomo: l’odore stesso lo terrorizza. Se è riuscito a sopravvivere, lo ha fatto tenendosi lontano dall’uomo e dalle sue trappole. Con le nevicate è possibile che alcuni esemplari si siano avvicinati ai centri abitati. Ma è più probabile che si trattasse di cani, non di lupi. La particolarità italiana è di avere circa 500mila cani inselvatichiti, animali abbandonati o lasciati liberi, che conoscono l’uomo, sanno distinguere quando è armato e quando non lo è e sono spesso cattivi.

In Valmarecchia, nell’entroterra riminese, si è parlato di un uomo aggredito da un lupo, poi si è scoperto che si trattava di cani.
Succede spesso. L’Appennino, che è il luogo in cui vivono per lo più i lupi, si è ripopolato di caprioli, daini, cervi, cinghiali: il cibo è garantito. Diverso è il discorso per i cani. Capita, ogni tanto, che vengano uccise pecore, galline: se è stato il lupo, scatta il rimborso; se sono stati i cani, no. Così si preferisce gridare al lupo.
Nel tuo libro si scopre che in Finlandia i lupi sono duecento, in Italia più di un migliaio. Come si spiega?
In Finlandia i lupi si trovano intorno al confine russo, nelle zone dove vivono i lapponi, allevatori di renne. A questa popolazione, che rappresenta una minoranza, è consentito di uccidere i lupi nel caso in cui attacchino le renne. In Italia, dal 1973 il lupo è una specie protetta. Quell’anno si fece un censimento: ne risultavano un centinaio in tutto il paese. Nonostante il bracconaggio, la protezione ha funzionato, tanto che oggi si stima che ci siano un migliaio di esemplari e il lupo appenninico ha cominciato a muoversi verso le Alpi, è stato trovato anche in Slovenia.
Nel libro accenni al “wolf howling”. Che cos’è?
Sui monti Lepini o sui Simbruini ci sono specialisti che, nelle notti di luna, lanciano un richiamo ai lupi: sia i cuccioli che gli adulti rispondono. Il pericolo è che gli abitanti di quei luoghi, nel sentire il richiamo, si allarmino e il giorno dopo vadano a sparare al lupo.

È il caso di augurare “in bocca al lupo” al lupo?

Bisogna cancellare quell’espressione. Il lupo è un animale meraviglioso, saggio, bellissimo, ha una fantastica organizzazione sociale e regole ferree. Augurargli “crepi” è un’inutile crudeltà.

L’ululato di un lupo

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