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Di YouPorn si è sempre detto: tutti ci vanno ma nessuno lo dice. Fino a ieri, almeno. Perché a quanto pare da qualche ora l’identità di migliaia di frequentatori del più famoso sito per la condivisione libera di video a luci rosse è stata resa pubblica o, per meglio dire, messa a nudo. A rivelarla, però, non sono stati gli stessi utenti ma un hacker; capace di penetrare nei database del sito sfruttando una vulnerabilità del sistema di chat e di rubare i dati confidenziali di migliaia di iscritti, compresi gli indirizzi email e le password.
Il risultato è che quasi 6500 utenti (ma c’è chi sostiene siano molti di più) sono finiti alla berlina su un sito di dominio pubblico. Imbarazzante, certo, ma soprattutto sconcertante. Perché da quel che si è venuto a sapere i dati erano gestiti da una società di terze parti, e non dalla stessa YouPorn. Cosa che per uno dei 100 siti più visitati del mondo (quasi 5 milioni gli account registrati) che dovrebbe fare della privacy il suo punto di forza suona alquanto immorale. Se non pornografico.
Il tutto succede nei giorni in cui il tema della privacy è di strettissima attualità. Lo stesso Obama, come avrete letto, ha invocato la convergenza di tutti gli attori del Web verso una Bill of Rights per la privacy online, una sorta di Carta dei Diritti che chiarisca una volta per tutte le regole sull’utilizzo dei dati degli utenti, anche quando questi vengono trasferiti a terzi.
E intanto c’è chi vede di buon occhio la proposta di Google, che ha annunciato di voler trasformare Chrome in un generatore automatico di password, un sistema che di fatto permetterebbe di sgravare gli utenti della necessità di creare e inserire chiavi segrete per l’identificazione online. Nel futuro, immagina la grande G, sarà il browser a occuparsi di tutto, scegliendo per noi la combinazione più sicura e inattaccabile per i nostri siti preferiti. Anche quando si tratta di siti a luci rosse.
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- Venerdì 24 Febbraio 2012

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