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Una volta i fotoreporter erano armati solo di macchine a pellicola e i preziosi rullini, dopo viaggi talvolta lunghi e avventurosi, finivano su quotidiani e riviste per informare la gente di cosa stava succedendo nel mondo.
Poi è arrivato il digitale, sono arrivati gli scanner, Photoshop, Internet, l’e-mail, il Web, la banda larga, le D-Slr. E con il Web 2.0 anche la fotografia è diventata 2.0. Non solo per l’aumento esponenziale delle immagini e per la rapidità della loro pubblicazione - scatti, editi, spedisci via email o fai l’upload sul sito Web o sul blog per metterle immediatamente online - ma anche per i nuovi linguaggi nati con i nuovi mezzi.
Nuovi media, nuove forme di comunicazione, nuovi modi di presentare i contenuti. Una delle tendenze più interessanti è quella dei cosiddetti “motion”, brevi documentari da proiettare durante le mostre o diffusi sul Web in formato Flash e che alla fotografia, l’ingrediente principale, mischiano contributi audio/video, testi e grafica. Un orientamento, quello di miscelare immagini statiche e in movimento, destinato probabilmente a consolidarsi ora che le più recenti fotocamere digitali compatte e reflex sono in grado di acquisire filmati in Alta definizione.
Pioniere di questa nuova formula è stata la famosa agenzia Magnum, fondata nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Seymour. Il suo catalogo conta già ora più di cento motion e se volete un esempio delle capacità comunicative di questo strumento dedicate un’ora del vostro tempo alla visione di “Access to life”, uno straordinario reportage realizzato da otto fotografi dell’agenzia sul problema dell’Hiv e dell’accesso alle terapie antiretrovirali in nove Paesi del mondo.
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- Venerdì 12 Giugno 2009
La società di musica digitale Napster ha annunciato di aver abbassato a 5 dollari la sua tariffa d’iscrizione mensile aggiungendo download di canzoni al suo servizio di streaming in un tentativo di estendere la sua base di utenti e concorrere con iTunes di Apple .Si tratta dell’ultimo tentativo di Napster di inseguire iTunes, leader nel settore della musica digitale, e la sua prima mossa strategica da quando è stato acquisito dalla catena commerciale Best Buy lo scorso ottobre.Napster con sede a Los Angeles ha detto che gli utenti possono ora ottenere un accesso illimitato alla musica in stream dal suo archivio di sette milioni di canzoni e cinque canzoni gratis ogni mese per una tariffa di iscrizione di 5 dollari. In precedenza, la tariffa era di 12,99 dollari per il solo servizio a streaming.Napster lancerà una campagna promozionale nei 1.031 negozi Best Buy degli Stati Uniti.
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- Martedì 19 Maggio 2009
(Credits: Corbis)
Il giro di vite voluto dal presidente Nicolas Sarkozy contro la pirateria sul web ha ottenuto il definitivo via libera dal Senato francese con una schiacciante maggioranza (189 sì, contro 14 contrari). La nuova legge, unica al mondo e molto controversa, era stata approvata ieri dalla Camera dopo una battaglia parlamentare che ha impegnato a fondo la maggioranza di governo. Il provvedimento, considerato il più restrittivo fin qui approvato in tutto il mondo, prevede la disconnessione al servizio internet per coloro che vengono scoperti a scaricare materiale coperto da copyright illegalmente. Il punto più delicato è quello che prevede che ad emettere le sanzioni sia un’agenzia di Stato, che si chiamera’ Hadopi, a rintracciare i ”pirati”, ai quali verrà mandato un primo avvertimento tramite mail, poi un secondo attraverso una lettera personale e alla terza volta la ‘’squalifica” dai servizi web per almeno un anno. In Francia, l’opposizione socialista ha già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale e la legge entra in conflitto anche con un emendamento recentemente approvato dal Parlamento europeo, nel quale si stabilisce che la connessione a Internet è un diritto che può essere revocato solo attraverso un provvedimento della magistratura.
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- Mercoledì 13 Maggio 2009
Internet a disposizione in ogni luogo per quasi il 60% degli italiani. E’ quanto emerge dall’ultimo report di Audiweb, elaborato in collaborazione con Doxa, secondo cui il 59,7% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni dichiara di avere un accesso al Web da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi device. L’accesso a Internet e’ presente nelle case di 9,653 milioni di famiglie (il 46,4% delle famiglie italiane) e, in generale, le famiglie con accesso a internet sono anche piuttosto evolute nell’uso di internet scegliendo, nel 72% dei casi, un collegamento veloce con un abbonamento flat (90% delle famiglie con accesso via Adsl). Dall’indagine emerge inoltre una buona penetrazione di Internet e una equilibrata distribuzione tra i generi, le classi d’eta’ e le aree geografiche. L’accesso a Internet risulta ben rappresentato sia tra gli uomini (63,4%) che tra le donne (56,1%) e in tutto il territorio nazionale con una percentuale piu’ bassa nell’area Sud e Isole (50,6%). Un’elevata concentrazione Audiweb la rileva tra gli studenti universitari (95,1%), i laureati (92,6%), i diplomati (82,1%) e gli studenti di scuole medie e superiori (81,8%). Seguono i teen agers tra gli 11 e i 17 anni con un 78,9% e tra i 18 e i 34 anni (73,2), con una significativa percentuale anche nella fascia 35-54 (65,9%). L’accesso a Internet da casa tramite computer risulta la modalita’ privilegiata nel 50,5% dei casi (24,133 milioni), in particolare per gli studenti universitari (88,4%) e nella fascia d’eta’ 11/17anni (64%) e i 18-34 anni (61,3%), mentre il 19,3% degli individui (9,205 milioni) dichiara di avere un accesso a internet da lavoro/ufficio. Per quanto riguarda l’accesso a Internet in mobilita’ il 6,2% degli intervistati dichiara di accedere via cellulare, smartphone o PDA, ed emerge un profilo piuttosto elevato degli utilizzatori (laureati, imprenditori e dirigenti), affiancato dai ragazzi tra gli 11 e i 17 anni (8,6%) e gli studenti di scuole medie e superiori (10,3%). Per quel che concerne invece le motivazioni di utilizzo gli italiani ”navigatori” usano la Rete per trovare informazioni di qualsiasi tipo (46,1%), semplificare pratiche e procedure usufruendo di servizi a distanza (26,8%) e in generale per rendere piu’ ”divertente” lo studio e il lavoro (22,7%), essere aggiornati in tempo reale sui fatti di cronaca (22,4%) o entrare in contatto con amici, conoscenti e persone di tutto il mondo (18,5%). Tra i principali motivi di non utilizzo dell’online, infine, c’e’ sicuramente l’opinione diffusa per cui occorra essere molto esperti di computer e informatica per poter navigare. Il 58,9% si dichiara incapace di utilizzare il computer e il 15,8% e’ convinto che occorrano conoscenze informatiche particolari. Il 23,8% dichiara di non essere affatto interessato all’online pur non avendo mai provato. I navigatori occasionali affermano che navigherebbero con maggiore frequenza se Internet costasse di meno (34,8%), se costasse poco l’accesso anche da telefono cellulare (13,9%) e la connessione fosse piu’ veloce (13,3%) o ci fosse meno pubblicita’ (10,3%).
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- Mercoledì 13 Maggio 2009
Il magnate australiano Rupert Murdoch
Quotidiani online a pagamento entro un anno per il colosso dei media News Corporation. Lo ha annunciato lo stesso presidente e amministratore delegato, Rupert Murdoch, nel corso di una conference call, anticipando una mossa, che secondo gli analisti, potrebbe scuotere dalle fondamenta la cultura dei contenuti gratuiti su internet. Murdoch, come riporta il sito della Cnn, ha definito “malfunzionante” l’attuale modello seguito dai media in rete e che l’accesso gratuito favorito da molti editori ha fallito. “Siamo nel mezzo di un dibattito epocale sul valore dei contenuti ed e’ chiaro per molti quotidiani che l’attuale modello non funziona”, ha detto il magnate dell’editoria. “I giorni di internet tutto gratis finiranno presto, va trovato un sistema che massimizzi i profitti”. Murdoch ha citato la positiva esperienza del Wall Street Journal, che ha provato che proporre contenuti a pagamento puo’ essere proficuo. In tre settimane sono state 360 mila le persone che hanno scaricato l’applicazione iPhone WSJ per accedere ai contenuti del giornale pagando una cifra “accettabile”.
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- Giovedì 7 Maggio 2009

«Apple sta per comprare Twitter». Nel gioco di specchi della Rete questa indiscrezione pubblicata su un sito statunitense fa in poche ore il giro del mondo ancora con il cartellino del prezzo appiccicato (700 milioni di dollari, a oggi 526,83 milioni di euro).
Notizia vera o ipotesi per ottenere attenzione? Valutiamo i classici tre elementi: mezzi, opportunità e movente.
I mezzi ad Apple non mancano. La società ha finito i cassetti in cui riporre il contante, lo notavamo nel 2008 quando aveva 18,4 miliardi di dollari in cassa è ancora più vero oggi quando spremendo un po’ di credito a breve potrebbe disporre di 30 miliardi di dollari. Subito.
L’opportunità è la WWDC, la conferenza degli sviluppatori che si apre a giugno. Non tanto per l’evento in quanto tale ma perché è il palcoscenico d’elezione per anticipare nuove tecnologie, avere le risonanze mediatiche del caso e convincere gli sviluppatori a mettersi a lavorare. Subito.Il movente è poco chiaro, lo ammettiamo: come si incaselli il servizio di microblogging nella strategia di Cupertino non è facile saperlo con certezza, si possono fare tante illazioni (e si stanno facendo in rete) dalla vita brevissima. Se si vuole per forza trovare qualche indizio: la stessa Apple va da tempo dicendo quanta sintonia e identità di visioni ci sia tra la piattaforma hardware e l’essenzialità di Twitter. (Dura essere pienamente convinti, vero?)
Non sappiamo se Apple comprerà Twitter (né dove la metterà dopo) ma di certo le presupposte acquisizioni che Apple avrebbe dovuto compiere negli anni passati sono così numerose da meritare una pagina del Guinnes. Ne ricordiamo alcune, per i navigatori più avventurosi…
Apple compra Electronic Arts. Settimana scorsa.
Apple compra Yahoo. Inizio 2009
Apple compra Adobe. Fine 2008
Apple sta per comprare Sony. 2008
Qualcuno sta per comprare AMD: Apple. 2007
Apple vuole comprare Nintendo. 2006
Apple comprerà Disney, 2006
Apple acquisirà Sun, John Dvorak, ex collega, 2006
Apple pronta ad acquisire Palm, 2006
Praticamente Apple ha comprato Tivo, 2005
Apple si fonderà con Pixar, 2005
Apple in trattativa con Universal Music, 2003
Una, andata a buon fine, va celebrata: Apple ha acquistato Next. Era il 1999.
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- Giovedì 7 Maggio 2009
Già lo scorso dicembre l’organizzazione statunitense Committee to Protect Journalists (CPJ) ci aveva messo in guardia: il numero di blogger e web-editor dietro le sbarre è arrivato a superare quello dei colleghi della carta stampata e radio-tv. Ora, in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Informazione è arrivato un nuovo report che si focalizza sui dieci paesi in cui è più pericoloso esprimere liberamente la propria opinione online.
Certo, si tratta dei soliti paesi che da anni sono sotto i riflettori delle associazioni che lottano per le libertà civili, ma è bene rilanciare le loro segnalazioni in quanto, come ha ribadito Reporters Sans Frontières nel suo ultimo studio, i metodi applicati in questi paesi si stanno rapidamentante espandendo anche nei più democratici paesi occidentali.
Per mettere a punto la classifica dei peggiori paesi CPJ ha preso in considerazione diversi criteri: innanzitutto se i blogger vengono incarcerati, subiscono minacce o attacchi; se sono vittime di auto-censura; se vengono “disconnessi” dalla rete e non possono navigare in modalità anonima; se c’è un monitoraggio delle attività degli utenti online. Elementi che sono in corso di sperimentazione quà e là nel mondo e che qualcuno vorrebbe anche “importare” in Italia in nome della sicurezza.
A guidare la “sporca decina” c’è la Birmania, paese che, dopo le ultime rivolte popolari (che proprio in rete avevano ottenuto una forte cassa di risonanza), permette di connettersi solo da internet-café pubblici, in modo da monitorare meglio i contenuti scambiati. Per i cyber-dissidenti le pene sono esagerate: il blogger Maung Thura è stato condannato a 59 anni di carcere per aver condiviso online informazioni non gradite al regime.
Dopo la Birmania, seguono:
2) Iran
3) Siria
4) Cuba
5) Arabia Saudita
6) Vietnam
7) Tunisia
8) Cina
9) Turkmenistan
10) Egitto
TECNOLOGIE A DOPPIO TAGLIO
Al di là dei controlli preventivi e dei potenti filtri per bloccare l’accesso a determinati siti, tutti questi paesi ricorrono al carcere come deterrente estremo per limitare la libertà di espressione online. “I blogger costituiscono l’avanguardia della rivoluzione informativa”, riconosce il direttore di CPJ Joel Simon, “ma i governi stanno velocemente imparando a come rivoltare la tecnologia contro i blogger attraverso censura, filtraggio, restrizione dell’accesso online e recupero di informazioni personali. Quando tutti questi strumenti falliscono, le autorità incarcerano qualche blogger per intimidire le community online”.
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- Lunedì 4 Maggio 2009
Tre notizie in un solo giorno. Diventa sempre più intricata la situazione per Google Books e la class action intentata dagli scrittori statunitensi. Lo scorso ottobre si era arrivati ad un accordo storico con la proposta di un “piano di transazione” che, tra le altre cose, fissava la data del 5 maggio come limite entro cui gli editori di tutto il mondo potevano far valere i propri diritti. Ma ora le cose non stanno più così.
Un giudice federale ha infatti accolto la richiesta di un gruppo di editori ed autori statunitensi (tra cui anche i rappresentanti di Philip Dick e John Steinbeck) di prorogare la deadline di ulteriori quattro mesi. Nei giorni scorsi Google aveva proposto una proroga di due mesi, ma il giudice ha dato ragione agli scrittori.
In tutto ciò è arrivata anche un’altra doccia fredda per Google. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha infatti aperto un’indagine per valutare se con l’accordo di transazione si profila la creazione di una posizione dominante per l’editoria digitale negli Stati Uniti. Accuse e sospetti in questo senso erano stati sollevati da più parti (dallo studioso Robert Darnton e dall’Internet Archive), ma non è detto che l’inchiesta si chiuda necessariamente con uno stop per Google. Anche se l’ultima volta che l’Antitrust si era mosso (in occasione dell’accordo pubblicitario con Yahoo!) Google ha subito fatto marcia indietro.
Per quanto il piano riguardi solo il mercato Usa, nella trattativa sono coinvolti anche gli editori e gli scrittori stranieri, dal momento che Google ha indicizzato le opere delle biblioteche statunitensi che nei loro cataloghi contengono anche volumi stranieri. Se negli altri paesi si sono già levate molte voci contrarie, in Italia l’Associazione Editori Italiani si dice soddisfatta per la proroga di quattro mesi e annuncia l’apertura di un gruppo di lavoro tecnico nei rapporti tra Google, il Book Right Registry e gli editori europei, coordinato proprio da un rappresentante dell’AIE, Piero Attanasio, che ha spiegato: “AIE ha prodotto una serie di studi tecnici e documenti assunti dalla Federazione degli Editori Europei come posizione comune, che rilevano i problemi presenti nel database del Settlement e le possibili soluzioni. Si è creato un buon clima di collaborazione che speriamo porti i suoi frutti”. Un po’ tutti, quindi, restano ancora molto prudenti sul da farsi.
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- Giovedì 30 Aprile 2009
Quelli che oggi sono utenti del sito web di Twitter, probabilmente domani lo abbandoneranno. È quanto emerge da una ricerca sul successo a lungo termine dell’ultimo famoso social network usato da celebrità come Oprah Winfrey e Britney Spears.I dati rilevati da Nielsen Online, che misura il traffico su internet, hanno evidenziato che oltre il 60% degli utenti di Twitter ha smesso di usare il social network gratuito un mese dopo l’iscrizione. “Il tasso di mantenimento dell’audience di Twitter, o la percentuale di utenti di un certo mese che ci sono ancora il mese successivo, è di circa il 40%”, ha detto in una nota David Martin, vice presidente di ricerca primaria alla Nielsen Online.”Per la maggior parte degli ultimi 12 mesi, prima che si iscrivesse Oprah, Twitter è rimasto sotto il 30%”.Twitter, con sede a San Francisco, è stato creato tre anni fa come un servizio internet in grado di permettere agli utenti di scambiarsi e leggere brevi messaggi da 140 caratteri, che possono essere inviati su computer o su dispositivi mobili.Ma recentemente è stato investito da un’ondata di popolarità, da quando celebrità come l’attore Ashton Kutcher e la conduttrice americana di talk show Oprah Winfrey hanno iniziato a mandare messaggi che possono aggiornare i lettori su notizie dell’ultima ora o sulle attività mondane del mittente.Il presidente Usa Barack Obama ha usato Twitter nella sua campagna elettorale dell’anno scorso e tra gli altri utenti celebri del social network ci sono il giocatore di basket Shaquille O’Neal e le cantanti Britney Spears e Miley Cyrus.Twitter, come compagnia privata, non rivela il numero dei propri utenti, ma secondo i dati diffusi da Nielsen Online, il sito web ha registrato 7 milioni di visite a febbraio di quest’anno contro le 475.000 di febbraio dell’anno scorso. Ma Martin ha sottolineato che un tasso di mantenimento del 40% limiterà la crescita del sito.”Semplicemente ad un certo punto non ci saranno abbastanza nuovi utenti per controbilanciare quelli che abbandonano il sito”, ha spiegato.Martin ha detto che Facebook e MySpace, siti di social network più affermati, hanno tassi di mantenimento degli utenti pari a circa il doppio rispetto a Twitter.Entrambi hanno circa il 70% di utenti che rimangono di mese in mese e Facebook ha circa 200 milioni di iscritti.”Twitter è cresciuto molto rapidamente negli ultimi mesi, ma non sarà in grado di sostenere una crescita stabile se non alzerà il livello di fedeltà degli utenti”, ha detto Martin.
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- Mercoledì 29 Aprile 2009
Apple ha venduto quasi ventuno milioni di iPhone. È una delle cifre che emergono dagli ultimi risultati finanziari relativi al secondo trimestre fiscale 2009, definito sia per fatturato che utile come il migliore in assoluto tra i periodi che non includono festività.
L’azienda, durante il trimestre interessato, ha realizzato un fatturato di 8,16 miliardi di dollari e un utile netto di 1,21 miliardi di dollari, pari a 1,33 dollari per azione diluita, cifre nettamente superiori alle stime degli analisti di mercato.
Brilla la performance del settore iPhone, che ha portato un miliardo e mezzo di fatturato ed è in crescita del 123% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, con a 3,79 milioni di esemplari venduti.
Sommati ai 17′109′000 raggiunti nello scorso trimestre arriviamo un totale di 20′902′000 dispositivi, cifra che sale a 37 milioni se si includono anche tutti gli iPod touch.
Paragonata all’iPhone è più modestra la crescita degli iPod che però detiene più del 70% del mercato dei lettori mp3 negli Stati Uniti e di cui sono comunque stati venduti 11,01 milioni di esemplari, un milione più delle previsioni degli analisti.
I numeri di questo trimestre ovviamente impallidiscono rispetto al precedente periodo festivo ma nonostante la crisi il player regge e anzi registra un piccolo incremento del 3% rispetto a un anno fa. I profitti però sono in calo dell’8%. Una spiegazione a questi dati contrastanti potrebbe venire dal successo dei rinnovati iPod Shuffle, che sono però più economici dei modelli di punta e quindi anche meno redditizi per Apple.
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- Giovedì 23 Aprile 2009
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