Archivio per autore: » davide.sher

Arriva Resident Evil 5, capolavoro razzista

resident-evil-5

Venerdì 13 marzo, data perfetta per l’uscita del nuovo capitolo nella serie che ha consacrato il genere Survival Horror in campo videoludico, arriverà in tutto l’occidente Resident Evil 5, nono episodio (tra vari formati e spin-off) di una saga che ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo (fonte www.vgchartz.com) negli ultimi 10 anni. Come sembra capitare spesso (vedi GTA 4), l’uscita di uno dei videogiochi più entusiasmanti e attesi sarà corredata da uno stuolo di polemiche. In questo caso, però, non si tratta di violenza gratuita: nei titoli Resident Evil (al contrario di GTA) si uccidono solo zombie, che in pratica sono già morti, e quindi non vi sono particolari implicazioni morali. Tanto più che il gioco è comunque raccomandato a un publico di maggiorenni attraverso il sistema PEGI.
Il vero problema, in questo nuovo capitolo di Resident Evil, è che la storia è ambientata in Africa e il protagonista, il bianco e biondo militare americano Chris Redfield, dovrà, con l’aiuto della bella (e, a dirla tutta, etnicamente mista) Sheva Alomar, sterminare orde di zombie dalla carnagione scura. È facile capire come il videogame, fin dalle prime apparizioni pubbliche, sia stato tacciato di razzismo.

I produttori giapponesi si sono sempre difesi spiegando che ogni episodio avviene in un’ambientazione differente e questa volta è toccato all’Africa. In effetti, Resident Evil 4, uno dei videogiochi più acclamati dalla critica nella storia dell’intrattenimento interattivo, era ambientato in Spagna e i nemici (che, eccezionalmente, erano vivi ma posseduti dal demonio) urlavano imprecazioni in castigliano stretto. Solo pochissimi gruppi ispanici o spagnoli si sono lamentati della cosa.

Visti i trascorsi del colonialismo europeo, però, in Africa il discorso è più delicato, come conferma Tom Edwards, capo del Localization Special Interest Group di IGDA (associazione internazionale di sviluppatori indipendenti) e uno dei massimi esperti - dopo 13 anni in cui ha seguito questo aspetto per Microsoft - di “culturizzazione”, cioè l’adattamento di un videogioco alle diverse culture dei mercati globali.

“Come videogiocatore posso totalmente comprendere e apprezzare le premesse del videogame - spiega Edwards. D’altro canto credo che l’azienda abbia trascurato la forza e la durezza delle immagini che ha creato: un uomo bianco e armato, con vestiti puliti, che uccide persone di colore, trasandate e vestite di stracci tra villaggi africani in miseria. Credo che questo tipo di raffigurazioni possano essere in grado di riaprire le profonde ferite sociculturali legate al colonialismo e all’immagine estremamente negativa del ‘grande cacciatore bianco’. Capisco pienamente l’idea generale di RE5 ma credo che per questa versione avrebbero dovuto considerare le implicazioni più attentamente”.

Se il navigatore satellitare dà una mano all’ambiente

Il navigatore ecologico di Garmin
Svolta verde per i GPS: Garmin, uno dei principali produttori di navigatori satellitari, ha infatti lanciato una serie di progetti destinati a sfruttare le potenzialità di questa tecnologia in maniera più consapevole e nel rispetto dell’ambiente.
Grazie al software ecoRoute, un aggiornamento gratuito compatibile con la serie nüvi, il guidatore sarà in grado di visualizzare informazioni sui costi del viaggio e sulle relative emissioni di CO2. In aggiunta alla rotta più breve e più veloce, il software permetterà di scegliere anche l’alternativa più economica, risparmiando denaro e proteggendo l’ambiente attraverso la riduzione delle emissioni. Inserendo i dati relativi ai consumi del veicolo, ecoRoute calcolerà la spesa totale e fornirà consigli su come ridurre il proprio impatto ambientale.
Schermata consumo carburante

La scelta di puntare sulla tutela dell’ambiente e, allo stesso tempo, sul risparmio economico non è casuale: «Le più grandi sfide che la gente si pone oggi, in Italia e nel mondo, riguardano l’economia e l’ambiente» ha spiegato l’AD di Garmin Italia, Sandro Ligrossi. «Utilizzare ecoRoute sul proprio nüvi aiuterà ad ottimizzare la propria guida, proprio in un momento in cui tutti cercano di ricavare il massimo dal proprio stipendio e dal proprio serbatoio».
L’azienda ha anche creato un sito, in collaborazione con Legambiente, per offrire una panoramica completa delle iniziative verdi, a partire dall’inserimento di 46 POI (Point of Interest) relativi alle oasi e riserve naturali in cui Legambiente ha avviato attività di tutela delle risorse naturali. Saranno anche disponibili i POI relativi alle 22 sedi sedi regionali e nazionale di Legambiente, ai 425 sportelli informativi e ai 29 Centri di Educazione Ambientale in Italia. Per completare l’opera sono anche stati inseriti i  POI relativi ai 723 distributori di metano aperti (o in apertura) sul territorio italiano.

S’infiamma la corsa per la particella di Dio: gli americani vicini alla scoperta?

L'acceleratore di particelle del cern a Ginevra

Il Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra, attivato per la prima volta lo scorso settembre e spento poco giorni dopo per un guasto che lo rende attualmente inutilizzabile, è stato costruito, nel corso degli ultimi 10 anni, con l’obiettivo dichiarato di dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs.

Quella che è stata (fantasiosamente) definita la “particella di dio”, perché spiegherebbe come mai le particelle (e quindi tutto ciò che esiste nell’Universo) abbiano una massa, è l’ultima particella mancante nel modello Standard della fisica subnucleare. Nel 1995, infatti, due gruppi separati di scienziati del Fermilab, l’acceleratore americano situato nello stato di New York, hanno “trovato” l’altra particella mancante, il Top Quark.

Secondo gli scienziati, la scoperta del Bosone, la cui esistenza è stata ipotizzata dal fisico Peter Higgs negli anni ’60 e pare essere supportata da numerose teorie matematiche, sarebbe fondamentale per capire la struttura dell’Universo e spiegare come mai esistono la materia e l’energia oscura (che compongono la maggior parte dell’Universo). Per questo sono stati investiti miliardi di euro nella costruzione dell’LHC che, in teoria, dovrebbe essere talmente potente da accelerare (e far collidere) particelle più “pesanti” (gli adroni) che danno maggiori possibilità di scoprire il Bosone.

Pare però che gli scienziati del Fermilab, ottimizzando il vecchio acceleratore a loro disposizione, possano essere in grado di dimostrare l’esistenza del Bosone entro la fine del prossimo anno. Sarebbe una beffa per gli scienziati del CERN, che al momento stanno lavorando a pieno ritmo per riattivare l’LHC ma che probabilmente non riusciranno a effettuare i primi test fino alla fine del 2009.

Tutto dipende dalle effettive dimensioni del  Bosone. Secondo le teorie matematiche la particella mancante avrebbe una massa inclusa tra 184 e 114 GeV (GeV = Gigaelectron Volt: un protone ha una massa di 0,938 GeV). Gli ultimi test realizzati escludono una massa superiore ai 170 GeV ma, più vicina la massa del bosone è a 170 GeV, maggiori sono le possibilità di successo per Fermilab: un Bosone di 150 GeV potrebbe essere scoperto entro  la fine della prossima estate, mentre se la massa fosse intorno ai 120 GeV si andrebbe fino alla fine del 2010, con la possibilità per il CERN di rientrare in corsa.

Chiaramente non è una vera gara: molti degli scienziati che lavorano ai due esperimenti sull’acceleratore Tevatron di Fermilab (CDF e DZero) lavorano anche al CERN (e viceversa) e gli USA stessi hanno contribuito con oltre mezzo miliardo di dollari alla costruzione del centro europeo. Se il Bosone venisse individuato da Fermilab, inoltre, la scoperta dovrebbe comunque essere confermata da un altro esperimento indipendente.

Il CERN, che, attraverso gli esperimenti ATALS, CMS, ALICE e LHCb, rappresenta un gigantesco salto in avanti in questo campo dal punto di vista tecnologico, sarà il centro globale della ricerca sulla fisica subnucleare nei decenni a venire e potrebbe poi utilizzare la scoperta del Bosone per portare avanti nuovi esperimenti e studi nel campo della materia e dell’energia oscura.

Altre discussioni impazzano su quanto sia realmente necessario individuare questa particella elusiva, la cui esistenza è stata teorizzata ma mai dimostrata nonostante decenni di costosissime ricerche. Grazie al Bosone, si potrebbero spiegare le teorie relative al Big Bang e all’energia oscura, mentre se la sua esistenza dovesse essere esclusa, tutta la fisica subnucleare moderna andrebbe rivista. Le applicazioni pratiche di questa scoperta sono difficili da immaginare ma, oltre a rappresentare uno dei più ambiziosi progetti di collaborazione internazionale, il CERN ha comunque già offerto molti contributi al mondo moderno in termini di tecnologie, dallo sviluppo dei supporti ottici (CD) a quello di Internet e del GRID (distributed computing).

L’energia fai-da-te, dal ballo alla cyclette

La pista da ballo del Watt di Rotterdam genera energia

La corsa all’energia verde e alle fonti di energia rinnovabili ha iniettato linfa vitale nella ricerca di sistemi per recuperare energia nei modi più disparati: l’esercizio fisico in palestra, i passi dei pendolari nelle stazioni di Londra e sui marciapiedi di Tokyo, il ballo sfrenato nelle discoteche di Rotterdam o il movimento delle automobili su strade e dossi: questi sono alcuni dei primi tentativi attuati di raccogliere energia parassitaria. Con questo termine si definiscono in pratica tutte quelle tecnologie sviluppate per riutilizzare l’energia cinetica dei movimenti di umani od oggetti che altrimenti verrebbe sprecata.

Le tecnologie utilizzate sono principalmente due. La prima, sviluppata nell’ambito del progetto VIBES (Vibration Energy Scavenging), finanziato dall’UE nel 2007, prevede l’utilizzo di un micro-generatore chiamato Mk2, in grado di produrre energia elettrica sfruttando le vibrazioni dell’ambiente circostante in modo particolarmente efficiente.

Un’evoluzione di questo metodo è alla base del sistema implementato nel “Sustainable Dance Floor” della discoteca Watt di Rotterdam che, unito a una serie di altri accorgimenti ecocompatibili, permetterebbe di risparmiare fino al 50% dell’energia necessaria per l’illuminazione e gli effetti luce, riutilizzando l’energia del ballo. Una simile iniziativa, supportata dall’associazione Club4climate è stata attuata anche in una serie di eventi ecologici legati a varie discoteche londinesi.

A differenza dell’Italia (dove non esistono ad oggi iniziative rilevanti in questo campo), il Regno Unito sembra essere particolarmente interessato alla raccolta di energia parassitaria. Uno studio portato avanti dalla società The Facility Architects punta a installare nelle stazioni delle metropolitana londinese un sistema in grado di trasformare in elettricità l’energia sprigionata dai passi dei 34.000 passeggeri che la utilizzano ogni giorno (anche a Tokyo, in Giappone, è stato testato un sistema simile). Il progetto più recente riguarda invece, come riporta il giornale inglese The Observer, la realizzazione di “rampe stradali elettrocinetiche”, cioè dossi artificiali che, oltre a rallentare le vetture nelle zone abitate, ne sfrutterebbero l’energia cinetica per alimentare semafori e altri segnali stradali.

Mentre a Hong Kong la catena di palestre California Fitness ha già implementato un sistema per riutilizzare l’energia che i suoi frequentatori disperdono su cyclette e tapis roulant, uno dei progetti più concreti arriva da Tel Aviv, dove, secondo quanto riportato dall’associazione inglese ETA (Environmental Transport Association) alcuni ingegneri israeliani della società Innowattech stanno testando, su un pezzo di strada lungo 100 metri, un sistema basato su IPEG, Piezo Electric Generators. La “piezoelettricità” è una tecnologia che sfrutta la pressione per creare elettricità, come in un comune accendigas. Nel sistema messo a punto da Innowattech, dei particolari cristalli sono in grado di trasformare la pressione meccanica in corrente elettrica e, allo stesso tempo, raccogliere informazioni digitali sul traffico. L’obiettivo del progetto israeliano è di produrre fino a 400 kilowatt per un tratto di strada di un chilometro, oppure di utilizzare lo stesso sistema su reti ferroviarie e piste d’atterraggio aeroportuali.

Naturalmente tutti questi progetti sono molto affascinanti per quello che potrebbero offrire: discoteche che preservano l’ambiente, strade che auto-alimentano il traffico di auto elettriche, con un risparmio notevole a livello sia ambientale sia economico. La strada, quella verso la piena eco-sostenibilità, però, è ancora lunga. Uno degli ostacoli principali sono i costi: il pavimento della discoteca di Rotterdam è costato 257.000 dollari e al momento è più un’iniziativa mediatica che un vero progetto di “energy harvesting”. Lo stesso vale per l’esperimento israeliano: le tecnologie per ricavare energia piezoelettrica sono ancora in fase embrionale e, anche se si stanno evolvendo rapidamente, al momento non permettono di immagazzinare elettricità in modo abbastanza efficiente. Anche i dossi stradali inglesi non costano poco - tra le 20.000 e le 55.000 sterline – e in teoria (con un flusso di traffico continuo) permetterebbero di risparmiare “solo” tra le 5.000 e le 20.000 sterline all’anno, senza contare il dispendio energetico necessario per la loro produzione. La speranza è che la “corsa all’energia verde”, che sembra essere stata innescata da governi e industrie, permetta di trasformare queste “brillanti idee” in progetti sempre più concreti.

Una Wii alla Casa Bianca

presidential_wii

Dopo essere stato il primo candidato presidente della storia ad acquistare spazi pubblicitari virtuali nei videogame, Barak Obama ha confermato la sua apertura mentale nei confronti di questo medium, allestendo una postazione per la console Wii nell’ala est della Casa Bianca, che ospita anche un teatro ed è destinata agli eventi sociali e agli ospiti.

Secondo quanto riportato dal The New York Times, Obama ha invitato alcuni repubblicani di Washington a guardare il Super Bowl alla casa bianca, mentre i figli hanno potuto giocare tutti insieme con la console di Nintendo. Non è ancora del tutto chiaro se la First Wii sia adornata del sigillo presidenziale o munita di schermature antiproiettile.

Il telescopio Kepler pronto per scoprire altre “Terre”

Immagine del telescopio Kepler

Oltre a essere il nome dell’astronomo tedesco che scoprì le leggi che regolano il movimento dei pianeti, Kepler è il nome del telescopio (o fotometro spaziale) che la NASA lancerà nello spazio il prossimo 5 marzo a bordo di un razzo Delta 2. Anche se
si tratta di un macchinario relativamente poco complesso (uno degli apparati più avanzati è una videocamera a 95 mila pixel, la più grande mai mandata nello spazio), la missione di Kepler è di fondamentale importanza: dovrà infatti dimostrare che nei sistemi planetari extra-solari esistono altri pianeti simili alla Terra.
Uno degli obiettivi principali della spedizione di Kepler, infatti, sarà capire quanto siano frequenti i pianeti solidi, di dimensioni simili a quelle della Terra, a una distanza dalla stella attorno a cui orbitano tale da essere in grado di ospitare acqua allo stato liquido, condizione ritenuta fondamentale per supportare la vita come la conosciamo oggi.
Non sarà un’impresa facile. Usando i telescopi terrestri, dalla scoperta del primo pianeta extra-solare nel lontano 1994, gli scienziati sono riusciti a individuarne altri 330 ma si tratta per lo più di pianeti gassosi di dimensioni enormi, più simili a Giove o Saturno. Il problema è che le dimensioni e la luminosità di una stella rendono impossibile osservare un pianeta piccolo come la Terra dalla superficie terrestre.
Anche per Kepler non sarà facile. Il telescopio dovrà essere assolutamente immobile, con il suo occhio sempre puntato nella stessa direzione. Anche per questo non si troverà in un’orbita terrestre ma seguirà la terra orbitando intorno al Sole, in modo che il nostro pianeta non si ponga mai di fronte al suo campo visivo (che misurerà 3.000 anni luce e includerà circa 170.000 stelle).
Inoltre, passando davanti ad una stella delle dimensioni del Sole, un pianeta grande come Giove ne altera la luminosità di circa l’1%. Per un pianeta delle dimensioni della Terra, l’effetto sulla luminosità del Sole è inferiore a 0,0001 per cento. Secondo gli scienziati sarà come “vedere un moscerino passare davanti a un riflettore da Stadio”.
Tanto più che per essere certi che si tratta proprio di un pianeta come la Terra bisognerà osservarlo passare davanti alla sua stella almeno 4 volte, un compito che richiederà come minimo 3 anni e mezzo. Le probabilità di successo sono comunque considerate buone: se tutte le stelle osservate avessero pianeti come la Terra nella propria orbita, Kepler ne individuerebbe circa 400. Torvarne anche solo uno, però, avrebbe implicazioni di portata storica nella ricerca della vita nell’Universo.

Se Obama manda in pensione lo Shuttle

La navicella Shuttle Endeavour

Tra quelle che, secondo il Government Accounting Office (agenzia bipartisan del Congresso USA), sono le 13 più importanti decisioni che Obama dovrà prendere nel corso del suo mandato, ci sarà anche il futuro dello Shuttle, il veicolo spaziale riutilizzabile voluto da Nixon e varato dalla NASA nel 1979. Il programma Shuttle, che negli anni ha incluso 5 diverse navette (Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis ed Endeavor), di cui due, Challenger e Columbia, sono andate distrutte in incidenti al decollo e al rientro, dovrà essere dismesso entro il 2010 per far spazio al nuovo programma Constellation.

Al momento, infatti, i fondi necessari per gestire lo Shuttle rendono impossibile lo sviluppo della nuova navetta che rappresenterebbe un piccolo “ritorno al passato”: un mix tra le tecnologie dello Shuttle e quelle del precedente programma Apollo. Non interamente riutilizzabile come lo Shuttle, sarà composta da un razzo di classe Ares e dalla navetta Orion, in grado di ospitare 6 persone. Nel periodo tra il 2010 e il 2015, data in cui il progetto Constellation dovrebbe essere completato, gli USA dipenderebbero interamente dalla navetta russa Soyuz - che attualmente è l’unico veicolo spaziale in grado di portare astronauti umani in orbita - per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, che loro stessi hanno in gran parte finanziato.

Nasa Constellation

Oltre a prevedere, con estrema lungimiranza, l’esplorazione umana di Marte, nella sua New Space Vision , George W. Bush aveva approvato un decreto che obbligava la NASA a mantenere la flotta Shuttle attiva almeno fino ad aprile 2009. A questo punto toccherà a Obama decidere se gli USA, che dagli anni ‘60 sono stati all’avanguardia dell’esplorazione spaziale, si ritroveranno “appiedati” per almeno 5 anni.

L’ironia è che gli USA hanno sprecato tempo e fondi preziosi (quasi un miliardo di dollari), tra il 1996 e il 2001, nello sciagurato programma X33 , una joint venture con Lockheed Martin (la stessa che dagli anni ’80, sviluppa il fallimentare Missile Defense System) per creare due nuovi veicoli spaziali riutilizzabili, che avrebbero dovuto sostituire la flotta Shuttle e invece sono stati cancellati dopo anni di fallimenti e preventivi errati.

Ora Obama ha ben altro a cui pensare, con un debito pubblico di oltre 10 triliardi di dollari (10.000 miliardi), in impennata dal 2000, un sistema sanitario inadeguato e la priorità dichiarata di investire prima di tutto in tecnologie per salvaguardare l’ambiente. All’inizio della sua campagna Obama aveva anche auspicato che l’avvio del programma Constellation venisse posticipato di almeno cinque anni per spostare i fondi verso programmi educativi salvo poi tornare sui suoi passi e dichiarare che “la sua amministrazione supporterà lo sviluppo di questa piattaforma vitale, assicurando che la dipendenza degli USA sulle capacità aerospaziali di altre nazioni sia limitata al minor tempo possibile”.

Metallica contro Beatles: la sfida dei “rhythm games”

guitar_hero

Il business dei videogiochi musicali non accenna a calare, in barba a ogni crisi. Campioni di vendite per tutto il periodo natalizio, le serie Rock Band di Electronic Arts e Guitar Hero di Activision Blizzard continuano a evolversi e a coinvolgere fan di ogni tipo. Chi non li ha mai provati (anche chi non ha mai videogiocato in vita sua) rimane sempre stupito da quanto siano divertenti e coinvolgenti fin dalle prime battute. D’altra parte il compito non è così difficile (almeno nella modalità “Facile”): basta premere i tasti giusti seguendo il ritmo della musica. Già nella modalità “Media”, però, bisogna avere una manualità da musicista il che, secondo molti veri musicisti, rende questi giochi perfetti per cominciare a capire cosa vuol dire suonare uno strumento.

Guitar Hero è ormai giunto al quarto episodio (intitolato World Tour) e, tra le varie versioni per PS3, PS3, Xbox 360 e Wii, oltre a due epsiodi per DS, ha venduto la bellezza di 30 milioni di copie nel mondo (fonte: VGchartz), senza contare tutto il business degli accessori (le chitarre a cui, seguendo l’esempio di Rock Star, sono stati aggiunti batteria e microfono) e dei brani scaricabili attraverso i servizi di gioco online PSNetwork e Xbox Live di Sony e Microsoft.

Durante lo scorso Natale anche altri player sono entrati nel mercato dei rhythm game, Nintendo in primis che, con il suo Wii Music, ha cercato di portare l’emozione di suonare oltre 50 diversi strumenti, attraverso il controller Wiimote, agli utenti vecchi e nuovi della console Wii, anche in gruppo fino a quattro giocatori. Gameloft ha invece lanciato Guitar Rock Tour, un divertente rhythm game per DS, mentre Midway ha introdotto Popstar Guitar, che permette di simulare la chitarra virtuale utilizzando il controller del Wii.

Questo però sembra essere solo l’inizio e il connubio tra videogiochi e musica pare destinato a diventare sempre più inscindibile. Nel 2009 si rinnoverà la sfida tra EA e Activision, già a partire dai primi mesi, quando usciranno in Italia Guitar Hero: Metallica (espansione di Guitar Hero 4 dedicata alla carriera del più celebre gruppo hard rock) e Rock Band 2 (già uscito negli USA) che introdurrà centinaia di nuovi brani a quello che secondo molti è il miglior vidoegioco musicale per qualità del gameplay e degli accessori compatibili. Entro fine anno arriverà l’espansione AC/DC Live: Rock Band. Più avanti si vedranno i frutti anche di un altro importante investimento di EA quando verrà lanciato il gioco dedicato ai Beatles, che promette di non essere solo un semplice rhythm game, ma un vero e proprio viaggio nella carriera e attraverso tutto ciò che ha rappresentato l’esperienza del quartetto di Liverpool.

Per l’ultima parte dell’anno la battaglia si intensificherà: Activision ha già lasciato trapelare che lancerà Guitar Hero 5, sfruttando ulteriormente quella che è la particolarità della serie a partire dal quarto capitolo, cioè la possibilità di utilizzare gli strumenti in uno studio di registrazione virtuale per creare la propria musica originale e condividerla in rete, mentre EA sta lavorando a Brutal Legend, videogioco d’azione con protagonista l’attore Jack Black (School of Rock, Il Plettro del Destino) in cui, sullo sfondo di un mondo fantasy ispirato al metal, bisognerà sconfiggere i nemici a colpi di rock utilizzando gli strumenti di Rock Band.

Nella prima parte di quest’anno anche altre aziende cercheranno di capitalizzare sul fenomeno dei giochi musicali, tra queste spiccano colossi come Disney, che lancerà Ultimate Band per Wii e DS, dedicato ai più piccoli, e Konami che è stata la primissima azienda a puntare sui rhythm game con la serie Dance Dance Revolution (in cui si giocava ballando a ritmo su appositi tappetini) e che adesso lancerà Rock Revolution, titolo dedicato solo alla batteria.

Non ci sono però solo i giochi e la musica a trainare questo ricco business: gli accessori hanno un ruolo fondamentale, tanto che EA e Harmonix hanno addirittura lanciato un sito  www.rockbandstore.com) dedicato alla vendita di prodotti per migliorare ulteriormente l’esperienza di gioco. Il kit completo di Rock Band (chitarra, batteria e microfono) costa circa 100 euro ma, visto che bisogna aggiungere una chitarra per il basso è possibile ad esempio comperare una Fender Stratocaster, così come era possibile utilizzare una Gibson Les Paul con GH3 (fino a quando Gibson e Activision hanno litigato sui diritti e ora sono in causa). E non finisce qui: si possono aggiungere sgabelli, borse, adesivi e persino uno stage kit con fumogeni e luci.

Tutti gli accessori per Guitar Hero sono compatibili con Rock Band ma non viceversa. Per capire come mai bisogna addentrarsi nella storia “antica” di questi giochi. I creatori del gioco (che nasce come Guitar Hero) sono gli sviluppatori di Harmonix, mentre il marchio appartiene al primo publisher, Red Octane. Dopo l’incredibile successo del primo episodio (uscito nel 2005), Activision ha acquisito Red Octane, affidando al suo più abile studio interno (Neversoft) la realizzazione di Guitar Hero 2. Harmonix è stata invece acquisita da MTV (in partnership con EA) e, per necessità, ha creato il marchio Rock Band, introducendo la possibilità di utilizzare ben 4 strumenti. Grazie alla riconoscibilità del marchio e ad una maggiore accessibilità, Guitar Hero ha ottenuto e continua ad ottenere un successo commerciale molto maggiore dei rivali e questo Harmonix non lo ha mai digerito.

Oggi però sembra esserci spazio per tutti. Tutti i più grandi musicisti hanno messo o metteranno a disposizione (a pagamento, naturalmente) i propri successi e sono milioni i brani già scaricati. Alcuni sono già andati oltre: Slash è il testimonial sulla cover di Guitar Hero 3 e gli Aerosmith hanno già avuto un capitolo a loro dedicato. Molti musicisti, tra cui Axl Rose per Chinese Democracy o gli Oasis hanno lanciato i propri nuovi single in esclusiva per i titoli musicali ancora prima che nei negozi.

Videogiochi assetati di cultura

god_of_war

Ora che possono essere considerati a tutti gli effetti un medium in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico, alcuni videogiochi annunciati per il prossimo anno vogliono ispirarsi direttamente alle opere della cultura artistica nel senso più classico del termine.

Prendiamo ad esempio Dante’s Inferno, videogame di Electronic Arts basato (largamente) sull’inferno descritto dal più grande poeta italiano. Naturalmente la storia sarà notevolmente alterata per renderla più idonea a un videogioco d’azione in grado di appassionare i videogiocatori delle nuove generazioni (e certamente alcuni puristi disapproveranno), eppure non c’è alcun dubbio che in questo modo una delle più grandi opere della storia (che rimane incredibilmente attuale) godrà di una nuova giovinezza: Paramount ha addirittura sborsato un milione di dollari per i diritti di realizzazione di un film ispirato al videogame.

Anche Sony ha ottenuto grandi successi ispirandosi alla mitologia greca classica con la serie God of War: attraverso il protagonista, Kratos, il giocatore può vivere in prima persona esperienze epiche in grado di rivaleggiare con le più belle avventure omeriche. Il nuovo capitolo God of War 3, in arrivo su PlayStation 3 si preannuncia spettacolare: anche se le trame sono spesso originali e reinventano i miti classici, non c’è dubbio che riescono a indirizzare l’attenzione dei più giovani verso argomenti che, in una società come quella odierna, continuamente proiettata verso il futuro e in continuo cambiamento, potrebbero invece risultare noiosi e datati.

Dall’arte alla musica: con il nuovo progetto dedicato ai Beatles, la software house Harmonix ha dichiarato che l’obiettivo è di creare un vero e proprio “oggetto d’arte” che sia in grado di trasmettere non solo la musica, ma tutto ciò che la vita, la storia e l’esperienza dei Beatles hanno significato.

Una delle novità più interessanti (in attesa di nuovi eclatanti annuncia alla varie fiere di settore), è legata agli spettacoli teatrali. I videogame sono un medium che oggi interessa anche a giganti di questo settore come Andrew Lloyd Webber, che ha creato (o ne detiene i diritti attraverso la società Really Useful Group, che egli stesso ha fondato nel 1977) capolavori indiscussi come Cats, Il Fantasma dell’Opera, Evita, Jesus Chris Superstar e tanit altri. Douglas Glen, head of digital strategy del gruppo, sta attualmente discutendo con tutti i principali publisher per determinare chi avrà la possibilità di portare questi opere delle performance arts al pubblico dei gamer.

Il “lascito” di Bush all’ambiente: adesso tocca a Obama

George W. Bush accoglie Barack Obama alla Casa Bianca

(Credits: AP)

Che Bush non fosse un presidente amico dell’ambiente lo si era capito all’inizio del suo primo mandato, quando, senza troppi convenevoli, ha portato gli Usa fuori dal protocollo di Kyoto. Anche negli ultimi giorni della sua presidenza il capo dell’esecutivo americano non si è smentito, firmando una serie di decreti che, a detta di molti ambientalisti, avranno ripercussioni pesanti su vari aspetti della tutela ambientale. Alcune di queste norme non sono poi state approvate, altre potrebbero essere immediatamente cancellate da Obama attraverso azioni legali o dal Congresso attraverso il Congress Review Act (che però è stato utilizzato solo una volta nella storia per bloccare una normativa clintoniana sul lavoro), altre ancora invece richiederanno alla nuova amministrazione mesi o forse anche anni di burocrazia per essere eliminate.

A parte la creazione di tre enormi aree protette nell’Oceano Pacifico (che formeranno la più grande riserva naturale del mondo), nessuna della altre normative volute all’ultimo momento da Bush ha connotati positivi per l’ambiente. E anche la creazione delle aree protette lascia a desiderare in quanto permette l’utilizzo di queste zone per usi turistici e militari. Una delle peggiori normative varate da Bush per fortuna non è stata approvata: avrebbe permesso (o addirittura incoraggiato) la costruzione di centrali termoelettriche vicino ai parchi nazionali. Altre due sono invece effettive dal 12 gennaio: la prima permette l’inquinamento dei corsi d’acqua con i rifiuti provenienti delle miniere di carbone in alta montagna (se non è possibile evitarlo) mentre la seconda permetterà alle centrali elettriche di allargarsi o modificare la propria struttura senza dover ottenere alcun permesso aggiuntivo per il maggiore inquinamento prodotto.

Altre nuove normative sono legate all’estrazione di petrolio. Dal 15 febbraio non sarà più necessario ottenere l’approvazione di un ente scientifico indipendente prima di costruire o scavare in un’area popolata da specie protette, mentre un’altra normativa, in vigore dal 17 gennaio, apre allo sviluppo dell’estrazione di petrolio dall’argilla bituminosa (un processo altamente inquinante) quasi un milione di nuovi ettari. Precedentemente, il 5 gennaio, era entrata in vigore una normativa che impediva al Congresso di utilizzare il proprio diritto di veto temporaneo alla costruzione di miniere in terreni di proprietà federale (usato di recente per impedire scavi per l’estrazione di uranio vicino al Grand Canyon).

Il 20 gennaio sono entrate in vigore due normative legate agli scarti inquinanti. La prima riqualifica circa 1,5 tonnellate di rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, eliminando vari requisiti legati al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento di sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. La seconda diminuisce i controlli legati all’inquinamento creato dalle fattorie di animali permettendo a chi le gestisce di decidere se e come gettare escrementi di bovini e suini nei corsi d’acqua. Un’ultima normativa proposta da Bush non andrà in vigore ma avrebbe permesso a tutti i business legati alla pesca di autoregolamentarsi, riducendo il periodo di scrutinio pubblico per le nuove regole da 45 a 14 giorni.

Cosa potrà fare Obama? Come è prassi la nuova amministrazione ha subito bloccato tutti i decreti esecutivi che non sono ancora entrati in vigore. Per le normative già attive, potrebbero volerci mesi o anche anni di azioni legali (ci sono già diverse cause in atto promosse da gruppi ambientalisti che Obama potrà supportare). Una delle priorità principali di Obama, secondo quanto dichiarato durante la campagna elettorale, sarà di ribaltare il decreto che permette di scavare per estrarre petrolio in territori abitati da specie protette. In generale, la politica energetica di Obama sarà volta soprattutto a ridurre drasticamente la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero (venezuelano e mediorientale). Anche se questo obiettivo dipenderà in parte dal maggiore sfruttamento di fonti di energia rinnovabili e dalla riduzione dei consumi (quelli automobilistici in primis), per raggiungere lo scopo, soprattutto nei primi anni, l’amministrazione Obama non potrà esimersi dal permettere un maggiore sfruttamento del suolo per l’estrazione di combustibili fossili, con l’intenzione, però, di ottimizzarne la resa per ridurre l’impatto ambientale.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Applicazioni Mondadori
  • R101