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Fiori davanti al quartier generale cinese di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
“Dirigenti di Google condannati: dovranno passare sei mesi su GoogleJail“. La battuta viene dal Forum satirico del blog Spinoza.it ed è il tentativo più riuscito (per ora) di sorridere su una vicenda che sta mobilitando i blogger italiani: Continua
Ci sono un italiano, uno spagnolo e un finlandese, che parlano al telefonino. Sembra una barzelletta, ma a differenza del solito, in questo caso è il nostro connazionale a fare la figura del fesso: è quello che paga di più. Continua

Mangiano i San Bernardo negli involtini primavera. Parlano solo tra di loro. Sono controllati dalla Triade, una mafia potentissima. E non muoiono mai. Si scambiano i passaporti tanto hanno tutti la stessa faccia. Il catalogo dei luoghi comuni e delle leggende urbane sui cinesi è davvero lungo. Luoghi comuni che generano incomprensioni, dovuti soprattutto alla difficoltà di imparare una lingua così diversa dal cinese come l’italiano. Ma cosa succede se a fronteggiare gli stereotipi ci pensano i figli dei vari Chen e Li immigrati in Italia negli anni ‘80 e ‘90? E’ con questo obiettivo che è nato quattro anni fa Associna, un portale internet gestito proprio da figli di cinesi, ma in italiano. Per riunirsi, conoscersi, farsi conoscere meglio e difendere la loro comunità.
“Le seconde generazioni, quelle dei nati e cresciuti nella terra straniera per i loro padri, hanno accolto la sfida, il loro compito è fare da ponte, ma anche da scudo” sostiene il sinologo e professore Daniele Cologna, che si è occupato di loro nei suoi studi per l’agenzia di ricerca sociale Codici. Per loro l’italiano è la prima lingua, vivono nelle nostre città da sempre e non si sentono affatto stranieri, nonostante gli occhi a mandorla e la carta d’identità: per la legge infatti molti di loro non hanno la cittadinanza italiana: “la legge italiana è complicata” spiega Gianni Lin, 24 anni, uno dei coordinatori del sito, “prevale lo ius sanguinis sullo ius solis”, ossia la provenienza dei genitori sul luogo di nascita, “io ad esempio non ho ancora il passaporto italiano perché devo dimostrare tre anni di reddito indipendente” spiega Lin, “oppure si può richiedere a 18 anni ma bisogna aver risieduto sempre in Italia, cosa che per molte famiglie non è facile”.
Così spiegano sul sito la necessità di creare questo strumento di comunicazione: “stufi di essere giudicati e classificati per il proprio involucro cutaneo, cerchiamo di sfatare i luoghi comuni come la generale chiusura della comunità cinese in Italia, chiusura che effettivamente c’è, ma limitata principalmente alla prima generazione. Ciò è dovuto a problematiche linguistiche e a condizioni economiche che non lasciano tempo per pensare ad altro se non al lavoro”. Nel sito, molto frequentato (“abbiamo circa 2500 iscritti” dice Lin) e non solo da cinesi, si organizzano anche incontri aperti al pubblico e la vendita di magliette ironiche “per la sicurezza”: con l’orso protagonista di “Kung Fu panda” che dice “Io so il kung fu”. E c’è un’intera sezione dedicata a smontare le leggende urbane. A cominciare da quella delle morti invisibili: “Non ci sono corpi che spariscono nè grandi segreti” si legge nel sito, “In Cina il funerale è un evento sacro e viene accompagnato da solenni rituali tipici della tradizione cinese, incluse processioni e fuochi d’artificio. Una cerimonia che non viene praticata in Italia per diversi motivi. Uno di questi è rappresentato dalla difficoltà nell’ organizzare un momento del genere in terra straniera affrontando, nel dolore, inevitabili problemi di carattere linguistico e burocratico” spiegano, “non ci sono camere ardenti né riciclaggio dei documenti, un altro motivo è che la maggioranza dei cinesi residenti in Italia ha meno di 55 anni e quelli che possono tornano in patria dopo aver raggiunto un buono status economico”.
L’occhio critico dell’associazione si rivolge soprattutto sulla stampa, sulle descrizioni impressionistiche della comunità cinese e sui fatti di cronaca “ci si lamenta della chiusura dei cinesi ma anche i giornalisti potrebbero fare uno sforzo in più prima di raccontarci”. Ma non vengono risparmiati neanche i libri: “Gomorra” ad esempio, si apre proprio con la scena di un container pieno di corpi di orientali congelati in viaggio verso la Cina. “Abbiamo apprezzato le descrizioni del contesto in cui nasce la Camorra” spiegano sul sito, “ma quella scena, peraltro basata solo sulla testimonianza di un gruista, ci ferisce”, Saviano, sostengono, “parla di fatti assai gravi e surreali senza però alcun riferimento a fatti oggettivi. Sono congetture che meriterebbero delle indagini più approfondite”.
Associna però non si limita a fare da osservatorio verso l’immagine dei cinesi verso l’esterno, ma vuole essere anche uno strumento per la comunità: un luogo di dibattito e di autocoscienza, per una generazione in bilico tra due mondi. “Quanti amici non cinesi frequenti?” si chiede in un sondaggio nel sito. E poi forum aperti sul razzismo “Siamo preoccupati di alcune derive della società italiana” riconosce Lin. E discussioni sul Tibet, sulla censura, sulle Olimpiadi e sulla madrepatria. Dibattiti on-line che probabilmente in Cina non sarebbero neppure ammessi. “Il fatto di poter accedere anche ai giornali cinesi ci dà una visione meno schematica” spiega Lin, “l’informazione è meno monolitica di quello che si crede in Occidente, gli editoriali critici non mancano”.
Già, il rapporto con Pechino. Cresciuti in Italia, ma imbevuti di cultura cinese grazie a internet e televisioni satellitari, le seconde genrazioni hanno un sentimento ambivalente: c’è molto orgoglio nazionalistico, venuto fuori nel periodo precedente le Olimpiadi di Pechino, quando la Cina era sotto l’occhio critico del mondo intero per il mancato rispetto dei diritti umani. E ancora prima, con gli scontri di via Paolo Sarpi a Milano. Ma non mancano le critiche e i commenti in cui si definisce il sistema di governo cinese “una dittatura liberista”.”Ci sono le opinioni più disparate” sintetizza Lin, “da gente più ortodossa dei funzionari di regime a critiche anche circostanziate per fatti di cronaca locale cinese”. E sull’ipotesi di tornare, un giorno, nella patria dei genitori, Lin la pensa così: “Noi ci sentiamo prima italiani. Per lingua e cultura. Ma in generale per le seconde generazioni è più facile l’attitudine al viaggio, allo spostamento. E verso la Cina, con il suo sviluppo economico impetuoso, ancora di più”.
Sparito. Un cellulare con il nuovo software Microsoft per telefoni, il Windows Mobile 6.5, non ancora in mercato, è stato smarrito (o rubato) durante il Mobile World Congress di Barcellona. Lì dove l’ultima novità della casa fondata da Bill Gates era stata presentata solo lunedì scorso dall’attuale presidente Steve Ballmer. La notizia arriva dall’Australia, perché australiano sarebbe il proprietario dello smartphone “in anteprima” sparito: il presidente della compagnia Telstra, Sol Trujillo. Lo riferisce l’edizione odierna del Daily Telegraph, secondo cui il cellulare sarebbe un nuovissimo Htc Touch Pro2.
Potrebbe trattarsi di un semplice smarrimento o del furto di un ladro, ma c’è anche l’ipotesi della sottrazione per spionaggio industriale: il sistema operativo, pur se già presentato, non è ancora in commercio.
“Non crediamo che questo incidente possa avere ripercussioni di nessun tipo sul lancio sul mercato di Windows Mobile 6.5″, hanno dichiarato fonti di Microsoft.

La fiera di Barcellona, dove si svolge il congresso della telefonia mobile
Il modello che fa il caffè, quello ancora non c’è. Ma c’è quello su cui il caffè si può versare. Per poi sciacquarlo tranquillamente in una bacinella d’acqua. Chiamarli telefonini ormai è riduttivo. Gli apparecchi in mostra al World Mobile Congress di Barcellona hanno poco a che spartire con la vecchia telefonia mobile. Sono più simili a un incrocio tra un pc portatile, un navigatore satellitare, uno stereo. Con design elaborati e applicazioni virtualmente illimitate.
Al di là dei celebrati ultimi modelli dei giganti del settore ( il Nokia N97 con Skype, ad esempio, o l’Htc con Android, o l’Ericsson Idou), dei loro touch screen sempre più user-friendly dei loro sistemi operativi sempre più complessi, alla fiera di Barcellona sono in mostra un’infinità di aziende che puntano su una sola cosa: le idee. Sia in software che in hardware. Ecco alcune delle più originali.
L’Indistruttibile: due ragazze vestite come Lara Croft (l’eroina del videogioco Tomb Raider) fermano i visitatori e gli consegnano uno smartphone. Poi gli sparano sopra con pistole ad acqua. Così parte la presentazione di I-mate, azienda che produce telefonini a prova di maldestro: sembra una televendita, con l’eccitato promoter che sbatte l’oggetto sul tavolo, gli versa sopra caffè, zucchero, ketchup. Lo lava in una bacinella, fa partire un video sul suo schermo, sott’acqua. Poi lo tira a terra e lo calpesta. E lo smartphone è come nuovo. Insomma, il concetto è chiaro.
I lussuosi: il telefonino griffato Prada di Lg sta in mostra in una vetrina, come fosse un gioiello. E la differenza è poca. In un’altra vetrina ci sono i telefonini da polso, da indossare come orologi. Anch’essi super-chic. Ma quello che attiva più sguardi è lo smartphone trasparente prodotto da Lg, ma sembra uscito da una vetreria di Murano.
Il cinema in tasca: la giapponese DoCoMo, ma anche la Samsung, presentano un microproiettore installato sul dorso del telefonino, per proiettare le immagini dallo schermo a una parete bianca. L’effetto è sorprendente. “Così si può guardare un film sul telefonino senza diventare orbi” spiega il promoter. “Ma anche giocare ai videogiochi” dice, mostrando una specie di joystick da collegare all’apparecchio. Cinema e playstation in 12 centimetri.
Per tutti: Certo, belli gli smartphone, ma abbastanza complicati. Di certo difficili da affrontare per chi, ad esempio, non ha mai acceso un computer. E così c’è chi si è specializzato nei telefonini per anziani, come l’austriaca Emporia: design minimalista, più grandi, con uno schermo a cristalli liquidi come nei vecchi modelli, pochi tasti grandi e semplici e un bottone rosso per le chiamate di emergenza. Oppure per i bambini: colori sgargianti e cartoni animati sul piccolissimo schermo per la linea “under 12″ della giapponese DoCoMo
I servizi: parallela all’industria dei cellulari di nuova generazione, si sta sviluppando quella dei servizi. Software e sistemi operativi da installare sui telefonini per qualsiasi necessità o sfizio: sono centinaia le imprese che offrono contenuti video e addirittura canali Iptv (tv personalizzata via internet) da vedere sullo schermo degli smartphone. Ci sono poi quelle specializzate in musica, videogiochi ed e-commerce, una di queste è italiana, si chiama One Italia, la sede è a Roma, “tutti i video di Tim li facciamo girare noi” spiegano, “ora abbiamo aperto sedi a San paolo e New York e sottoscritto un accordo con Endemol”.
Ma non ci sono solo i video: chi ama i fumetti Manga infatti potrà presto avere delle sorprese: la giapponese Ntt Solmare ha acquisito i diritti di molti di questi comics e li ha resi disponibili per telefonino: si potranno “sfogliare” una vignetta alla volta. Per ora l’idea non ha valicato i confini asiatici, ma chissà. Altra idea interessante è quella della tedesca extrememory: si tratta di audioguide di città in formato mp3 e dizionari caricabili inserendo una piccola scheda nel cellulare. Stupefacente anche l’applicazione venduta dall’inglese Spinvox: si tratta di un software per convertire la voce in testo. E’ disponibile in inglese, francese, spagnolo, tedesco e anche italiano. Panorama.it ha potuto provarlo e il risultato è stato sorprendente, nonostante il caos della fiera. “Il rumore di fondo viene scartato, si può mettere in testo anche un discorso durante un comizio” spiega il responsabile comunicazione di Spinvox Fabrizio Minei, “stiamo discutendo con tutti gli operatori per lanciarlo in Italia”.
Altra idea geniale, per chi opera a livello globale, è l’applicazione che converte gli alfabeti dei messaggi di testo, dal cinese all’hindi all’arabo, come quella venduta dall’americana Bitstream. E ce ne sarebbero molte altre: dalla carta di credito installata sul cellulare (la Visa ha creato Visa Mobile) alla pubblicità personalizzata in base ai gusti dell’utente e al luogo in cui si trova: “vuoi andare in pizzeria e sei in una città straniera? Ecco qua!”. Che si presta a derive Orwelliane: l’austriaca Inew-cs propone infatti un software in grado di leggere gli sms in entrata e in uscita dai telefonini degli abbonati per inviare pubblicità il più mirata possibile.
Ma il segnale che forse più di tutti rende l’idea del fermento e dell’infinità di start-up nascenti intorno agli smartphone è un altro: anche due tra le principali industrie di internet, il porno e le scommesse, hanno messo gli occhi sul nuovo mercato. Chi volesse farsi un’idea può vedere i prodotti per cellulare di “Mobile King“. Ma deve avere più di 18 anni.
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Le icone di un iPhone: presto ci potrebbe essere anche quella di Babelgum
http://flickr.com/photos/opie/1369604632/in/photostream/
Vittorio Colao e Silvio Scaglia. O se preferite Vodafone e Babelgum. Una multinazionale della telefonia e una (delle prime, con Joost) web-tv con contenuti originali ad alta definizione. Due manager italiani, che si conoscono da tempo. Il matrimonio era nell’aria. Ed è arrivato con Babelgum Mobile. Un progetto lanciato in esclusiva in Italia, prima che nel resto d’Europa. La prima “No-pay tv sul cellulare” la definiscono alla presentazione in un locale di Milano, facendola provare su Iphone, con la connessione wi-fi del locale. La qualità video e audio di quelli provati da Panorama.it è ottima. L’utilizzo è intuitivo, si può selezionare una categoria e appare una lista di prewiew, oppure si può direttamente cercare il video desiderato. Per il “refresh” delle pagine bisogna scuotere il telefonino . “No-pay” perché l’applicazione è gratuita, e già disponibile, ma solo per i clienti Vodafone dotati di iPhone 3G, Nokia N95 e 6210.
Non è un semplice adattamento di “Babelgum” (lanciata nel 2007 da Scaglia, dopo la vendita di Fastweb) al cellulare, ma una nuova applicazione integrata col mondo dei social networks, che consente di condividere i video con altri utenti, di votarli e partecipare alle competizioni, inviarli per posta elettronica, postarli su Facebook per commentarli con gli amici. “Siamo la prima televisione online indipendente a varcare i confini del mobile Internet”, dice l’Ad Valerio Zingarelli. L’utente avrà a disposizione circa 40mila titoli, “sono stati adattati al modello che si è imposto nel web: filmati brevi, interessanti, con una netta prevalenza di musica e sport” spiega. Attenzione, non si tratta di un “clone” di Youtube, ma una vera e propria televisione, anche se online: i video non sono “postati” dagli utenti, gli standard produttivi sono professionali e con società rintracciabili. Molta attenzione è dedicata ai produttori indipendenti, per i quali è stato anche organizzato un festival con la direzione artistica di Spike Lee. I contenuti sono in streaming: non viene scaricato nulla. Tra i video che verranno offerti, ci sarà l’esordio del “Babelgum Music Video Awards” diretto da Michel Gondry e anteprime tratte dalla nuova edizione del “Babelgum Online Film Festival” presieduto da Spike Lee, più alcune anteprime di video musicali italiani.

Un’esultanza di giocatori della Juventus
A vederlo così, nel rendering video luccicante e in computer-grafica, sembra quasi un’astronave. Calata alle porte di Torino. “Tra tre anni non invidieremo più lo stadio di nessuno” dice Alessandro Del Piero. E, considerazioni sentimentali a parte, rischia di avere ragione. Il nuovo stadio della Juventus, presentato al Lingotto in pompa magna, sarà a uso esclusivo della società bianconera. E dovrebbe sorgere già nel 2011. L’inaugurazione è prevista per il luglio di quell’anno “E invito Boniperti a essere presente perché sarà lui a dare il primo calcio” ha detto oggi il presidente Giovanni Cobolli Gigli.
Lo stadio sorgerà sul sito del vecchio Delle Alpi, rispetto al quale avrà una capienza inferiore (40mila posti) ma una visibilità quasi certamente migliore. Non ci sarà pista d’atletica, i tifosi saranno vicini al campo: 9 metri per le tribune contro i 28 del Delle Alpi. All’interno troverà spazio un’area commerciale aperta 7 giorni su 7 per tifosi e famiglie. Previsti otto ristoranti, 24 bar, negozi e tre spogliatoi. Alle gradinate e alle tribune si accederà da 16 passerelle distribuite nei diversi settori sospesi sugli spazi che costituivano il vecchio stadio.
Al termine degli eventi, in caso di emergenza, l’ impianto si potrà svuotare in meno di 4 minuti. Gli architetti Hernando Suarez (Studio Shesa) e Gino Zavanella (Studio Gau) sono i progettisti dellimpianto; gli ingegneri Francesco Ossola e Massimo Majowiecki, sono i responsabili della progettazione strutturale, della pianificazione operativa e della direzione lavori della parte strutturale. Il coordinamento della progettazione è affidato all’ architetto Antonio De la Pierre. Un contributo è stato messo a disposizione da due grandi firme dello stile italiano: Giugiaro Design e da Pininfarina Extra. La Juventus si è rivolta a Fabrizio Giugiaro e a Paolo Pininfarina per aggiungere al progetto un contenuto rilevante di design, in nome della casa madre Fiat.
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Le sostanze chimiche devono essere evitate dai malati di Mcs
(Credits foto: Ansa) Inizia come un’allergia. Un naso “da segugio”, ipersensibile. Diventa un fastidio continuo alla pelle, alle vie respiratorie. Un’irritazione cronica nei confronti di ciò che ci circonda. Si chiama Mcs, Sensibilità chimica multipla ed è stata definita “l’allergia del secolo”: una malattia immunotossica causata dall’inquinamento e dall’esposizione ai prodotti chimici di sintesi, che colpisce migliaia di persone ma di cui non si parla. Quando è in stato avanzato diventa una sorta di personale intolleranza al mondo. Nella sua fase iniziale, viene anche definita Tilt - Toxicant induced loss of tolerance (perdita di tolleranza indotta da sostanze tossiche) a sottolineare il “punto di non ritorno” che il nostro organismo raggiunge. In Italia, secondo i dati dell’associazione “Amica (Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale) che riunisce e assiste le persone che ne sono affette, è stata diagnosticata a circa cinquecento persone. Ma i casi reali sarebbero molti di più: “E’ una patologia “negata”, non riconosciuta”, dice Caterina Serra, giovane scrittrice e autrice di “Tilt“, un romanzo-inchiesta edito da Einaudi che raccoglie le storie di vita di persone affette da Mcs. “Solo 4 medici in tutta Italia la diagnosticano”. Perché? “In genere viene scambiata per un’allergia cronica, asma, un problema del fegato, stanchezza cronica, addirittura problemi mentali”. E’ difficile accettare, credere che il mondo in cui viviamo diventi “ostile”. Eppure le sofferenze, gli shock sono reali. I malati invecchiano precocemente. Muoiono per l’impossibilità di usare farmaci anche banali. Un’intolleranza alle sostanze chimiche industriali è un’intolleranza a tutto: niente profumi, macchine, vestiti, vernici, utensili, solventi. Il cibo? deve essere rigorosamente “bio”. Le vesti, in fibra naturale. E anche l’aria, soprattutto l’aria, può far male. “Solo studiando come vivono loro ci si rende conto di quanto la chimica sia presente in ogni oggetto delle nostre vite: leggono libri speciali perché l’inchiostro è pericoloso, una cintura di cuoio può dargli uno shock perchè trattata con solventi”. “Convivo con questa malattia da vent’anni” spiega Anna, il nome è di fantasia, “mio marito ne è affetto: abbiamo comprato una casa davanti al mare perché potesse viverci: quando sta sottovento non gli arrivano odori. Per andarlo a trovare mi devo fare una doccia ore prima, non entrare in contatto con nessuno, indossare dei vestiti che mi dà lui”. La malattia è degenerativa, non ha cause facilmente classificabili, colpisce sempre in maniera diversa da caso a caso. Tutti elementi che la rendono poco classificabile e ancor meno curabile con la medicina tradizionale. “Queste persone sono terribilmente sole” spiega Serra, “Ma riescono a formare una rete, a condividere le loro esperienze e le strategie di cura e disintossicazione. Si vedono anche come soggetto politico: si battono perché la loro condizione venga resa nota, riconosciuta”. Per incontrarli Caterina ha dovuto agire come loro, con estrema attenzione ai vestiti e agli oggetti che indossava, senza profumo per non irritarli. “Vivendo come loro ho iniziato a notare molto più gli odori, le sostanze chimiche in cui siamo immersi senza rendercene conto”. A suo modo, la “disintossicazione” necessaria e le strategie messe in atto dai malati di Mcs per “vivere” e non semplicemente “sopravvivere” possono far scoprire nuove facce del nostro mondo. Nella necessità si aguzza l’ingegno, si forma il carattere, si cerca di imparare dalle esperienze di chi è come te, di chi ci è già passato. “Proprio perché è così difficile avere una vita “normale”, queste persone hanno vite, interessi e un modo di vedere le cose straordinario. “Inventano ogni giorno un modo nuovo di adattarsi all’esistenza”. “Possiamo imparare molto, è come se ci avvertissero: occhio, non si può giocare troppo con la natura. Si definiscono ‘canarini da miniera’, come se avessero una visione più ampia, pur essendo in gabbia”. Pur non trovando una risposta nella medicina, esistono terapie e studiosi che si sono occupati di Mcs. I principali centri di ricerca e disintossicazione sono a Dallas, dal dottor William Rea, o in Germania nella clinica universitaria di Friburgo. Le cure sono costose e ogni malato, mai come in questo caso, è “storia a sé”. Eppure la comunità degli affetti da Mcs non è afflitta nè senza speranza. Anzi, la mancanza di “esperti” fa sì che fondamentali si rivelino le comunità di aiuto, i consigli da paziente a paziente, l’ascolto reciproco. Perché alla fine vivere è tutto ciò che conta, come dice una delle persone intervistate da Caterina nel suo libro, con ironia: “Sono deodorata, decolorata, sprofumata, ripulita, struccata, degassata, svuotata, decontaminata, disintossicata… Malata, viva”.
Nell’internet point, l’immigrato si sente un po’ più a casa grazie a cuffie, microfono e webcam. Al lavoro, il capoufficio assegna un compito senza alzare la voce, con un semplice click su “messenger”. In quello stesso ufficio, l’impiegato commenta la partita di calcetto con gli amici, senza farsi sentire dal capo, sempre con i messaggi on line. A casa, la sera, i ragazzi snobbano la tv e si piazzano per ore a chattare con gli amici, riempiendoli di “emoticon” e file scaricati. Sono solo alcuni esempi di quanto i servizi di “instant messaging”, ovvero i programmi che permettono di comunicare in maniera immediata con chi è connesso a internet, siano entrati nella vita quotidiana.
Parlare con le “faccine” non è più un vezzo da programmatori o un mondo riservato agli under 30. I servizi di instant messaging si stanno affermando sempre più come mezzo di comunicazione. Uno studio realizzato da Nextplora per conto di Microsoft fotografa la situazione: 7 su 10 tra gli utenti di internet in Italia li utilizza. E se è vero che sono sempre i giovani (tra i 16 e i 24 anni) a fare da zoccolo duro (lo utilizzano il 73% dei maschi online e il 68% delle femmine), anche tra gli over 45 più della metà delle donne intervistate (56%) dichiara di usarlo almeno qualche volta (contro il 47% degli uomini). I picchi d’uso si registrano durante orari d’ufficio (9-12) e (16-19) a dimostrazione di quanto siano utilizzati sul lavoro (anche se non sempre per lavoro). Ma c’è un altro dato interessante: nella fascia serale tra le 20,30 e le 22, si ha un altro picco d’uso, soprattutto tra i più giovani. Che preferiscono le discussioni online al prime time televisivo.
I vantaggi dell’instant messaging sono evidenti: abbattimento dei costi di telefonate e sms, possibilità di conversazione multipla, di scambiarsi file, di fare videochiamate a costo zero. Ma un ruolo importante lo gioca pure la discrezione (rispetto al telefono), le possibilità comunicative delle emoticon, la rapidità. Meno facile individuare gli svantaggi, che possono derivare dall’abuso (secondo lo studio, tra i più giovani l’utilizzo giornaliero raggiunge anche le 4 ore) e dalla distrazione (ad esempio sul lavoro). In Italia il leader del mercato è il “Live messenger” di Windows, scaricato da 12 milioni di persone. Molto usati anche quelli di Skype, Yahoo! e Gmail (la posta di Google), mentre vanno scomparendo i primi programmi di messaggeria istantanea apparsi sulla rete, come Icq, Trillian, Aim o C6.
Oggi è il giorno della verità. Dopo le voci, i falsi, le anticipazioni più o meno fondate che hanno affollato la rete negli ultimi mesi, l’ Iphone 2.0 sarà finalmente unveiled. Svelato al mondo. L’attesissimo (dagli appassionati delle novità Apple) lancio, in gergo “Keynote“, sarà fatto da Steve Jobs in persona, al Moscone Center di San Francisco alle 10 ora locale (le 19 in Italia). Il Guru della casa della mela descriverà le caratteristiche e il design del fratello più evoluto del “telefonino intelligente”, in una presentazione che si preannuncia un vero e proprio show.
Annuncio che in Italia sarà seguito con ancor più interesse, visto che il nuovo Iphone sarà quello che arriverà per la prima volta nei negozi italiani prima della fine di giugno. La convenzione della casa madre californiana con Tim e Vodafone è realtà già da tempo. Il telefonino 3G (di terza generazione Umts) dovrebbe essere libero da blocchi solo tra 6 mesi e in vendita solo presso i due principali operatori di telefonia, a un prezzo che è ancora sconosciuto.
Le anticipazioni Nonostante le tante voci, che sembrano montate ad arte per far salire l’attesa intorno al prodotto, sono poche le certezze sull’Iphone2.0. La nuova versione del cellulare di casa Apple avrà la connessione Umts, che permetterà di navigare più velocemente sul web. Inoltre dovrebbe avere supporto al protocollo HSDPA, GPS integrato, una fotocamera da 5 milioni di pixel. Dovrebbe essere disponibile in tre colori: nero, grigio laccato e bianco laccato. L’obiettivo di Jobs e soci è di rendere fruibile il maggior numero di servizi online sul telefonino, dal Voip alla messaggistica istantanea ai video, ma ciò sarà possibile solo se accompagnato da tariffe flat e non esorbitanti. Il primo modello di iPhone2 che verrà venduto in Italia avrà una memoria interna da 16 gigabyte (più o meno 5 mila brani musicali o 10 mila fotografie). Entro Natale arriverà un altro modello con il doppio di memoria. Anche il prezzo sembra destinato a scendere, (sembra intorno ai 300 dollari in America con contratto AT&T), per renderlo più competitivo contro i principali concorrenti sul mercato dei vari Smartphone e Blackberry. L’obiettivo dichiarato? Venderne 10 milioni in tutto il mondo entro la fine del 2008.
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