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“La vera innovazione viene dagli utenti”. Intervista al 24enne creatore di WordPress

Matt Mullenweg

Sembra un ragazzo americano qualsiasi appena uscito dal college, con la camicia fuori dai pantaloni, le scarpe di pelle multicolore un po’ futuristiche, la macchina fotografica, l’iPod e l’Amazon Kindle sempre appresso, moderatamente ecologista, non beve caffè e non fuma. Matt Mullenweg però, 24 anni compiuti a gennaio, il college non l’ha mai finito perché quattro anni fa ha inventato WordPress, una piattaforma per scrivere i blog che in breve tempo è diventata popolarissima. L’anno scorso in America è stato definito il sedicesimo uomo più potente del Web. WordPress in pochi anni ha sostituito molte piattaforme esistenti perché si installa facilmente e non richiede particolari ambienti di sviluppo, è facilissimo da usare e funziona bene, ha molte estensioni per aggiungere in modo semplice funzionalità sofisticate e ha molti temi precostituiti per cambiare subito e senza difficoltà l’aspetto estetico del blog. Abbiamo incontrato Matt al WordCamp organizzato a Milano, dove è stato l’ospite d’onore, e gli abbiamo rivolto un po’ di domande.

Come ti descrivi?
Questa è una domanda difficile. Di solito mi descrivo come un imprenditore. Ci sono molte cose che considero importanti nella mia vita, ma tutte condividono lo stesso bisogno di fare qualcosa di meglio – un’insoddisfazione per lo status quo.

Quando e perché hai creato WordPress?
Circa cinque anni fa ho co-fondato WordPress. Non c’era nessuna grandiosa ragione dietro, volevo solo un software migliore per il mio sito Web e un’alternativa Open Source (n.d.r. programmi collaborativi gratuiti a “sorgente aperta”) alle altre piattaforme di blog disponibili.

Il successo ha cambiato la tua vita?
Una delle sensazioni più belle della vita è quella di fare qualcosa bene e sono molto orgoglioso di molte delle cose che sono andate bene con WordPress e Automattic (n.d.r.: la sua azienda).

Perché alla gente piace WordPress? Quante persone lo usano al mondo?
Credo che la gente di solito lo usi perché è facile da trovare, è facile da usare e ha molte funzionalità, specie se si confronta alle altre piattaforme disponibili per scrivere blog. Stimiamo che ci siano in tutto il mondo circa 3-4 milioni di persone che lo usano. Il numero è molto più piccolo di altre piattaforme come Blogger, ma WordPress tende a essere il migliore, il più “intelligente” e ha i blog più popolari.

WordPress è nato come un progetto Open Source. Come e perché siete diventati un’azienda?
Circa tre anni fa mi è stato chiaro che c’erano un certo numero di possibilità che avrebbero aumentato la diffusione di WordPress e avrebbero offerto qualche opportunità commerciale, quindi avrebbero permesso di dedicare più risorse allo sviluppo di WordPress. In ogni caso, per proteggere il progetto Open Source dal destino di diventare un’azienda, Automattic e WordPress operano in modo separato.

Come hai trovato i capitali e quanto è stato raccolto?
Pochi mesi dopo aver fondato l’azienda abbiamo raccolto 1,1 milioni di dollari e poi, nel gennaio 2008, altri 29,5 milioni. Sono stato messo in contatto con in miei investitori da consiglieri quali Om Malik [n.d.r.: uno scrittore tecnologico] e Tony Conrad [n.d.r.: fondatore e CEO dell’azienda Sphere]. Mi avevano colpito come persone con le quali vorrei fare affari per lungo tempo e così, quando mi hanno offerto di investire su Automattic ed è stato chiaro che potevamo usare del capitale aggiuntivo per accelerare la crescita e offrire qualche sicurezza all’azienda, è stata una decisione facile.

Gli utenti conoscono WordPress specialmente come un mezzo per pubblicare blog, ma in realtà tu hai molti altri progetti in corso.
In effetti sono coinvolto in diversi altri progetti: Akismet, il programma anti-spam, bbPress, un programma per i forum, BuddyPress, una piattaforma di social network basata su WordPress e Ping-O-Matic, un servizio di notificazione di aggiornamento del blog.

Come lavora la tua azienda?
Ci coordiniamo come progetto Open Source: non c’è un ufficio, viviamo in tutto il mondo, e parliamo soprattutto online. L’azienda è piuttosto informale, con la maggioranza delle persone che lavorano ai lori progetti e le loro priorità. Non ci incontriamo regolarmente. Ci riuniamo circa due volte l’anno, di solito una volta a San Francisco e una volta in qualche bel posto come l’Arizona o il Messico. È più che altro una riunione fra amici per aiutare chi lavora a conoscersi meglio.

Chi guida l’innovazione nella tua azienda? I commenti degli utenti, gli sviluppatori del codice o tu stesso?

Penso che in ultima analisi tutto viene dagli utenti.

Chi pensi che siano i più intelligenti al mondo nel processo innovativo su Web (incluso te)?
Ho trovato Amazon.com molto impressionante, non temono di assumersi dei grandi rischi e di scommettere che in 5-7 anni ne saranno ripagati, come hanno fatto con la loro strategia di servizi Web.

Quali credi che siano gli scopi e i target della tua azienda?
Noi vogliamo rendere democratico il processo di pubblicazione su Web. Tutto deriva da questo.

Hai ricevuto delle offerte di acquisizione? Le hai rifiutate, accettate oppure ci stai pensando?
Abbiamo avuto un certo numero di discussioni con le aziende in questi anni. Lusinga molto che sia ben riconosciuto il valore che abbiamo creato fin qui ma ogni volta, fino ad ora, la conclusione è stata che possiamo creare più valore per il Web e per l’azienda se rimaniamo indipendenti. La via davanti a noi è più lunga di quella dietro di noi.

Pensi che il Web sia “democratico” e come può aiutare la gente e i governi?
Penso che possa offrire uguali opportunità. C’è una ricchezza senza fine di informazioni disponibili essenzialmente ai costi di accesso (cioè libera) e offre uno spazio dove puoi essere giudicato in base al merito delle tue idee, non del tuo background economico, sociale o religioso.

Hillary, Obama, o…?
Obama, è tempo di cambiare.

Internet ha cambiato la gente?
Penso che ha appena cominciato a farlo ma c’è ancora una lunga strada da fare.

Ha cambiato te?
Ha dato l’opportunità a un ragazzo di Houston di creare una delle più grandi piattaforme per pubblicare, quindi direi proprio di sì.

La tua visione del futuro nella tecnologia d’innovazione: dove stiamo andando?
Credo che la possibilità di accesso Internet ovunque e la velocità della banda larga stiano cambiando quello che si può fare online e stiano rendendo possibile l’investimento di miliardi di dollari di innovazione. Qualcosa come YouTube cinque anni fa non era possibile, semplicemente non c’erano abbastanza utenti che usavano la banda larga sul Web per prendere i video su Internet in seria considerazione.

Quali sono le prossime sfide del Web?
Penso che dobbiamo stare attenti alla centralizzazione del controllo, come è successo con i vecchi media. Il Web dovrebbe rendere possibile l’indipendenza, non dovrebbe essere un altro modo di imporre il controllo.

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