Neppure Facebook, il social network in questo momento più famoso al mondo, è immune ai cybercriminali. Dopo le aziende postali e le banche del globo anche qui sta imperando il phishing che consente agli hacker, abbastanza facilmente, di acquisire nomi e password per scopi diversi.
Tra i sentieri del social network più in voga del momento ci sono insomma insidie e trabochetti, tanto che occorrerebbe un esperto Indiana Jones virtuale per distinguere la verità dalla menzogna.
Pare che i più scatenati del momento siano i nigeriani, che stanno riproducendo anche su Facebook una variante del già noto nigerian scam da tempo praticato via posta elettronica: sfruttando conti di copertura fregano abilmente i soldi agli utenti del network. L’ultima ingegnosa trovata è quella di spedire un messaggio da parte di un amico che racconta, in un italiano o in un inglese abbastanza fluente, di essere bloccato a Lagos e di essere rimasto al verde. Chiede 500 euro per potersi pagare il biglietto dell’aereo. Molti si lasciano andare dalla solita generosità e alla fine si ritrovano nella rete degli imbroglioni che naturalmente spariscono dopo aver preso il bottino senza lasciare traccia del loro passaggio. Succede quindi che, mentre ci si rilassa e si abbassa la soglie d’attenzione rispondendo ad un amico proponendogli un film un libro da leggere o un invito per un party in un locale, gli utenti diventino anche molto più vulnerabili.
Gli hacker non perdonano e quasi sempre riescono nel loro intento grazie al fatto che gli utenti non pensano di ricevere e-mail di quel tipo o ancora peggio virus dai propri contatti personali di Facebook. I più smaliziati non avranno problemi. Ma per i naviganti meno esperti potrebbero esserci problemi anche molto seri. Esiste anche un Facebook Trojan, un malware che si presenta sotto forma di un messaggio dal titolo Qualcuno pensa che tu sia speciale. Vedi di chi si tratta. Basta cliccare sopra il link presente nella mail e si finisce per installare un file .exe. Il trojan esegue un programma chiamato W32.Koobface che inizierà a spammare gli amici con lo stesso messaggio o magari a modificare il profilo utente inserendo link verso la pagina “cattiva”.
Facebook, secondo gli esperti, consente ai pirati telematici di trovare le vittime in modo molto più efficace. Sono avvantaggiati dal fatto che i messaggi non devono superare un filtro antispamming. Le password di Facebook, raccolte con i Trojan, poi, sono molto diffuse al mercato dei cybercriminali: vengono utilizzate per prosciugare poi conti correnti bancari o per far acquisti su siti commerciali e per comprare viaggi.
- Martedì 11 Novembre 2008


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