
Tra le murge pugliesi il Fantacalcio è ormai preistoria. È qui, ad Altamura, che i tifosi vogliono lanciare la prima squadra italiana gestita attraverso internet. Ma bisogna fare un passo indietro, alla precedente stagione, per capire la scelta dei supporter: la formazione locale ha incassato 299 reti, restando a zero punti in classifica. Una ferita per l’orgoglio della Leonessa, simbolo della città. Eppure alcuni fan non si sono arresi: hanno deciso di rientrare nel campo di calcio, ma attraverso un portale web. Diventando “azionisti” della società sportiva.
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(Fon desktop screensaver. Credits: Fon)
Se fosse una calciatore argentino, sarebbe Maradona. Lui è Martin Varsavsky, una vita avventurosa nei quartieri di Buenos Aires, ora multimilionario del web. E ancora una volta è riuscito lì dove altri hanno fallito: adesso nel mondo sono più di un milione le persone che condividono l’accesso a internet con un apparecchio venduto da Varsavsky.
Il sistema si chiama Fon: chi partecipa all’iniziativa può navigare gratis su internet in qualsiasi parte del mondo, grazie al wifi, con 400mila punti di accesso. E, per la prima volta da quattro anni, l’attaccante argentino del mondo hitech annuncia un profitto per la sua Fon: 2,5 milioni di dollari. Denaro fresco nell’anno nero per le telecomunicazioni. In pratica, è l’equivalente del goal di Maradona contro l’Inghilterra. Ma facciamo un passo indietro.
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(Nella fotografia, pale eoliche. Credits: the russians are here)
Cosa soddisferà la sete di energia della Cina? È una domanda che riguarda l’intero pianeta. Carbone, energia idroelettrica e solare sono in poll position per sfamare le industrie e le città in rapida espansione.
Ma c’è una carta jolly, inattesa, che Pechino può ancora giocare: entro venti anni l’eolico sarebbe in grado di sostenere l’economia dell’intera nazione, se il governo fosse disposto ad allentare i cordoni dei finanziamenti in tempo utile. Il costo dell’energia generata dalle pale rotanti è accessibile: circa 6-8 centesimi per chilowattora.
Da soluzione di nicchia diventerebbe una tecnologia di massa. Secondo i ricercatori di Harvard e della Tsinghua, gli impianti andrebbero costruiti nel nord e nell’ovest, un’area poco popolata dove sarebbe minimizzato l’impatto ambientale.
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Se Facebook fosse una nazione, sarebbe la quinta più popolata del mondo con i suoi 300 milioni di abitanti che ogni giorno scrivono, guardano foto, chattano.
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Per i blogger italiani sono due punti di ritrovo sul web, quasi il termometro dell’internet tricolore: Blogbabel e Liquida. E da pochi giorni sono alleati.
Ma prima del “sì” definitivo non sono mancati i colpi di scena, in una partita giocata tra alcuni protagonisti del web nostrano. Con strascichi di polemiche. Il 30 agosto Ludovico Magnocavallo decide di vendere il suo motore di ricerca per i blog italiani, Blogbabel. E lo fa con un’asta su eBay.
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“Siamo in vacanza: non cercateci fino a ottobre”: è un messaggio come tanti pubblicato su Twitter. Ma nel Regno Unito suonano i primi campanelli d’allarme: i messaggini online, infatti, sono leggibili da chiunque e segnalano ai malintenzionati quando una casa è vuota. Le immagini dell’abitazione arrivate su internet, poi, possono rivelare come sono state installate le tecnologie di sorveglianza.
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Cento minuti di vuoto: la posta elettronica di Google (Gmail) è stata inaccessibile per poco più di un’ora e mezza. Come se, all’improvviso, scomparisse il cellulare con la sua rubrica telefonica. Impossibile inviare messaggi e ricordare l’indirizzo di tutti i destinatari. Molti si sono precipitati a comunicarlo sui social network, da twitter a Facebook. Con una valanga di segnalazioni: “Dov’è finita Gmail?”, “Non posso più lavorare”, “Mi sento fuori dal mondo”. “Con tutto il web 2.0 a terra, adesso potremmo vedere un aumento della produttività e la fine della crisi” ha ironizzato un utente.
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Impossibile violare la sicurezza di Skype: una convinzione che ha fatto la fortuna del software per le telefonate gratuite tra computer (oppure verso rete fissa e mobile, ma a pagamento). Il mito è stato demolito daun avviso dei laboratori Symantec che analizzano periodicamente i punti deboli delle difese sul web. Messi alla prova di continuo dagli hacker.
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Facebook in tribunale, sul banco degli imputati: ad accusarlo sono cinque canadesi convinti che il social network abbia utilizzato le loro informazioni personali senza chiedere il consenso.
Ricorda il Christian science monitor che la rete sociale online aveva già impiegato le fotografie degli iscritti per le inserzioni pubblicitarie, senza avvisare le persone ritratte nelle immagini. Poi, ha dovuto fare marcia indietro a causa delle proteste piovute dai blog e dagli utenti. Questa volta, però, i giovani canadesi non si sono accontentati delle critiche online, ma hanno deciso di portare Mark Zuckerberg in un’aula giudiziaria.
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Dai cellulari ai netbook: Nokia è entrata nel mercato dei portatili. E per affrontare una concorrenza agguerrita alza da subito la posta in gioco. La batteria in dotazione di Booklet 3G dura dodici ore, superando l’autonomia di altri netbook attualmente in vendita. Alla connettività wi-fi per navigare su internet, inoltre, affianca la possibilità di accedere alla rete mobile veloce (3G) utilizzando uno slot per la sim card del cellulare: non c’è bisogno, quindi, della chiavetta esterna usb per collegarsi al web.
Chi vuole usare mappe online, poi, ha a disposizione un sistema gps assistito (A-Gps): per localizzare la posizione non impiega il segnale dei satelliti, ma la rete di telefonia mobile. Lo schermo è da dieci pollici e il sistema operativo sarà Windows 7 in versione adattata ai netbook: si rafforza, così, l’alleanza tra i due giganti dopo l’accordo per rendere disponibile il pacchetto Office sui cellulari Nokia (con sistema operativo Symbian).
La mossa dell’azienda finlandese risponde a due esigenze. Da un lato esplorare nuove strade per affrontare l’avanzata dell’iphone (Apple) e del Blackberry (Rim) che erodono quote di mercato nella fascia alta, anche se la Nokia controlla ancora il 38 per cento del settore. Dall’altro, la spinta verso un settore, quello dei netbook, cresciuto nella sola Taiwan del 4mila per cento nel 2008. Che quest’anno sarà una delle poche voci positive per il settore hitech: la crescita prevista da Idc è del 127 per cento (e in Europa ne sono stati venduti, secondo Gartner, due milioni e mezzo negli ultimi quattro mesi).
Chi sono i principali rivali di Booklet sugli scaffali? Schermo da dieci pollici, connettività wifi e sistema operativo Windows Xp sono caratteristiche comuni ai netbook di fascia alta. Asus, per esempio, è stata la prima a introdurre i netbook: il suo “1000 He” ha una batteria che dura 9,5 ore e un hard disk da 160 Gigabyte (dai 349 euro in su). Dall’anno prossimo l’azienda taiwanese lancerà modelli con il sistema operativo Android di Google. Anche l’Acer “Aspire one D150-1Bk” ha una memoria rigida da 160 Gigabyte, ma la batteria ha sei ore di autonomia (da 310 euro). Il “Mini 5101” di Hp ha un hard disk da 160 Gigabyte e una scheda grafica Intel Gma 950. Dell, invece, propone soluzioni alternative: il “Mini 10v” è disponibile in una versione con sistema operativo Ubuntu 8.04 e drive ssd da 8 Gigabyte.
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