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Secondo uno studio di Gartner il microblogging, reso famoso da Twitter non è solo una perdita di tempo per dipendenti sfaccendati, ma può essere concretamente utile al business. Anche se Twitter è nato per l’uso individuale e per le applicazioni consumer, molti utenti avrebbero già iniziato a usare questo stumento in attività di lavoro.
Un fenomeno merita alcune riflessioni importanti. Che vanno oltre la semplice esigenza di estendere le politiche di tutela e riservatezza dei dati al nuovo mezzo di comunicazione Web.
Twitter consente di trasmettere brevi post di 140 caratteri su ciò che si sta facendo in quel momento, brevi riflessioni o idee ad altri utenti che sono interessati a riceverli. Questo in tempo ‘quasi’ reale. Tutto ciò è all’essenza ciò che è definito come microblogging: una funzionalità che, secondo Gartner, sarà presente entro il 2011 nell’80% delle piattaforme di social software.
Il microblogging può essere utile alle aziende in quattro modi. Il primo, diretto, riguarda attività di marketing e pubbliche relazioni. Secondo Gartner, i messaggi ‘alla Twitter’ sono utili per comunicare risultati aziendali, link a notizie o a siti Web promozionali. Possono essere usati anche per dare risposte ai singoli utenti, con l’unico limite (in questo caso) dell’anonimato.
Il secondo modo, indiretto, consente agli impiegati dell’azienda di migliorare la loro reputazione o quella della realtà in cui lavorano, dando visibilità alle capacità e competenze, rafforzando l’immagine aziendale.
Il terzo riguarda l’uso interno, ossia i dipendenti usano la piattaforma per comunicare ciò che fanno, progetti o idee ad altri dipendenti per migliorare lavoro e organizzazione. Una modalità che Gartner ritiene utile, ma che non consiglia di utilizzare su strumenti pubblici come Twitter, che non garantiscono l’adeguata sicurezza.
L’ultimo uso è quello che riguarda la raccolta di informazioni. Twitter offre una grande quantità di dati su ciò che clienti, concorrenti e altri soggetti dicono di un prodotto o di una azienda. Da Twitter è quindi possibile avere dei feedback molto rapidi su eventuali problemi o opportunità di business, prima che appaiano su altri mezzi di comunicazione.
L’industria del Pc ha segnato nell’ultimo trimestre dello scorso anno una significativa battuta d’arresto dello sviluppo. Secondo i dati preliminari pubblicati dalla società di ricerche Gartner, nell’ultimo trimestre sono stati venduti nel mondo 78,1 milioni di Pc, con un incremento pari solo all’1,1% rispetto al medesimo trimestre del 2007.
Si tratta del peggior trimestre dal 2002. Le spiegazioni alla scarsa crescita date dai ricercatori di Gartner appaiono scontate: alla base ci sarebbe la recessione che ha colpito gli USA e il rallentamento delle economie nell’area dell’Europa, del Medio Oriente e Africa. Perfino il settore Asia-Pacifico ha avuto un ridimensionamento della crescita: il peggiore da quando la società di ricerche ha cominciato a rilevarne i dati. L’unica area geografica che ha rispettato le previsioni è stata l’America Latina, sia pure con crescite più basse rispetto al passato.
Secondo Gartner, ciò che ha maggiormente sostenuto le vendite nell’ultimo trimestre dell’anno è stato il settore del mini-notebook che ha surclassato le vendite degli altri Pc portatili.
A fronte di un aumento, sia pure contenuto, dei Pc venduti, il fatturato globale del settore ha segnato un declino da record. Il valore medio delle unità è risultato infatti in forte calo nel quarto trimestre 2008. Gartner mette in relazione la crescita dei segmenti Pc a basso costo, come quello dei mini-notebook, con la caduta dei prezzi medi dei Pc.
Tra i primi cinque costruttori (vedi tabella puù in basso), Acer e Toshiba sono cresciuti di più nell’ultimo trimestre, rispettivamente con un +31 e +20% in unità. HP, che resta alla guida della classifica costruttori, ha battuto la media con +3,5%, sia pure con una crescita che ha toccato il livello più basso dalla fusione con Compaq del 2003. In caduta di quasi il 6%, invece, le vendite di Dell.
Facendo la media dell’intero anno 2008, il bilancio dei Pc venduti appare molto meno meno negativo. Gartner stima infatti che nell’anno passato il numero totale dei Pc sia cresciuto del 10,9% rispetto al 2007. Significativo il fatto che a veder crescere maggiormente le vendite (con un +67,9%) sia stata Asus: pioniere dei nuovi economici mini-notebook.
Secondo Gartner è il mercato professionale ad aver sperimentato in questi mesi il maggiore impatto dalla recessione. Il mercato consumer sarebbe stato invece meno colpito. In assoluto è il segmento dei portatili a sostenere la crescita - sia pure modesta - dei Pc.
Classifica costruttori e crescite (dati preliminari, fonte Gartner)
HP, +3,5%
Dell, -5,9%
Acer, +31,1%
Lenovo, -4,5%
Toshiba, +20%
Altri, -4,6%
Totale (4 trim. 2008 verso 4 trim. 2007) +1,1%
Solo il 44 per cento dei pc che entrano sul mercato secondario prende la strada del riuso, e solo un pc su cinque può essere reimpiegato nei Paesi in via di sviluppo a causa, principalmente, delle tariffe di esportazione e degli elevati costi per il trasporto.
E’ il quadro sconfortante che fa Gartner con lo studio “Secondary Pc Market Offerts Growing Opportunity” effettuato sui pc che ritornano al mercato dopo essere stati usati per almeno tre mesi. Un mercato - per questo definito secondario - in grado di offrire grandi opportunità a intermediari, rivenditori o addirittura agli stessi vendor, malgrado l’elevato livello di competizione e frammentazione, come spiegano gli analisti. “Sfortunatamente le leggi sulla tutela dei dati personali e sulla responsabilità del produttone non aiutano, rendendo difficile la vita ai piccoli operatori che, con i grandi, dovrebbero avviare al riuso una maggiore percentuale di pc”. E’ improbabile
Gartner valuta tra i 10 e i 50 dollari il margine di profitto su ogni pc con meno di tre anni che viene riciclato. Per i rivenditori c’è il vantaggio di poter accedere a questo mercato con pochi capitali e contare su elevati ritorni d’investimento. I margini possono essere addirittura superiori al nuovo per sistemi già configurati che provengono dai parchi delle grandi aziende.
Lo studio tocca anche alcuni punti critici. La pirateria informatica si alimenta molto più facilmente sul mercato secondario, dove le garanzie sull’autenticità del software si limitano alle sole etichette con i codici di licenza originali presenti sui pc. Gli elevati requisiti hardware di Windows Vista hanno incrementato l’offerta sul mercato secondario che però trova anche nuovi ostacoli, rappresentati dal maggior costo dei trasporti, tariffe doganali, legislazioni ecologiche, qualità dei prodotti, caduta dei prezzi del nuovo e dallo spostamento della domanda verso i notebook.
Tra maggiori ‘produttori’ di pc per il mercato secondario ci sono il Nord America, l’Europa Occidentale, Giappone e Australia. La domanda si colloca invece nel Medio Oriente, America Latina, Africa e nell’area Asia-Pacifico e in particolare in Cina. “In molti Paesi c’è necessità sistemi per compiti base quali la navigazione internet e l’accesso e-mail - spiega l’analista Meike Escherich -. Il recente sviluppo dei mini-notebook a bassissimo costo potrà comunque portare nuovi utenti a preferire il mercato del nuovo”. Nell’attuale fase di recessione dell’economia, Gartner si aspetta comunque un rallentamento nella sostituzione dei pc, fatto che alimenterà il divario già esistente tra domanda e offerta sul mercato secondario.
Chi frequenta gli USA o altri Paesi esteri sa bene che in molti computer shop può trovare, a fianco dei prodotti nuovi, componenti usati o ‘refurbished’. Manca da noi la sensibilità al riuso o c’è il timore che, così facendo, si sottragga mercato al nuovo?

A prendere il testimone dal precedente amministratore delegato Mario Derba è Pietro Scott Jovane, classe ‘68 di origini scozzesi e napoletane con un curriculum di tutto rispetto nell’ambito della gestione finanziaria di grandi realtà realtà aziendali tra Italia e Usa, prima di approdare sei anni fa in Microsoft come Cfo (chief financial officier).”Mi intendo di numeri e non sono un tecnologo”, ha ricordato, rimarcando la differenza con la precedente regia di stampo più decisamente informatico. Ma Scott Jovane non conosce soltanto i segreti della contabilità. Ha guidato negli ultimi due anni i rapporti con le aziende telco e fino a pochi mesi fa l’Online Service Group: la divisione che appare oggi nodale per i futuri progetti di sviluppo Microsoft nei servizi Internet.
Scott Jovane prende il timone in un momento di grandi cambiamenti strategici “In cui occorre fare di Internet un’opportunità, prestando attenzione alla sicurezza e ai valori morali” ha spiegato, elencando le attività di responsabilità sociale svolte da Microsoft in svariati ambiti che comprendono la scuola, il digital divide e la tutela ambientale.
Ha anche elencato in modo sintetico le priorità della sua direzione. In primo piano l’attenzione per le Pmi italiane oggi in particolari difficoltà. “Il nostro impegno è farle crescere”, ha spiegato. “Come anche fare in modo che le pubbliche amministrazioni siano in maggiore contatto con il cittadino e le imprese”.
Scott Jovane fa riferimento ai colloqui avuti in agosto con il ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta in base ai quali è stato firmato un protocollo triennale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche e organizzative nel settore della scuola (con la costituzione di un prototipo di ’scuola del futuro’ a Galatina, in provincia di Lecce). Una collaborazione che si estende alle tecnologie di collaborazione e VoIP, scelte dalla Pa con l’ultima legge finanziaria. Per queste attività, Microsoft ha creato uno specifico competence center a Roma.
Scott Jovane non ha negato che l’attività dei prossimi mesi sia complessa e difficile, “stiamo definendo l’agenda per la crescita, identificando le attività con clienti e partner”. Per Jovane serve portare l’innovazione a maggior contatto con le realtà utenti, comunicare i cambiamenti e creare package in grado di ottimizzare i margini per le aziende. In un momento in cui tutte le principali scelte tecnologiche d’impresa sono dettate da fattori economici e di business, non è forse un caso che un Cfo sia diventato amministratore delegato della prima software house italiana.