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di Daniela Mattalia
Il cratere marziano è spettacolare, ma non è quella la cosa che conta, almeno non stavolta. La star della foto è il puntino che si può vedere nell’angolo in basso, a sinistra: è Spirit, il piccolo lander della Nasa che per sei anni ha instancabilmente esplorato la superficie di Marte. Atterrato il 4 gennaio del 2004 nel, insieme al rover gemello Opportunity, un paio di anni fa Spirit aveva perso sei ruote rimandendo intrappolato, con le altre quattro, nelle sabbie di Marte. Impossibilitato a muoversi, Spirit era rimasto lì, a funzionare come una specie di stazione fissa, mandando dati alla Terra. Fino al 22 marzo 2010, quando ha smesso di inviare segnali alla Nasa. Nel maggio 2011, la missione si è ufficialmente conclusa. Continua

Credits: R. J. GaBany (BBO)/D. Martínez-Delgado (MPIA)
L’immagine è bella, e poi è la prima volta che viene «catturato» un evento cosmico di questo tipo, non raro ma difficile da immortalare: una galassia nana (in alto a sinistra) che sta per ingoiare una galassia più piccola (in basso a destra, e poi nell’ingrandimento a fianco). Gli autori della scoperta sono due gruppi indipendenti di ricerca, quello di David Martínez-Delgado del Max Planck Institute for Astronomy, e di Michael Rich dell’Università della California. Continua

(Istockphoto)
di Stefania Berbenni
Il discorso è serio, anche se le soluzioni sembrano facete. Prova ne è che un sociologo come Domenico De Masi, docente alla Sapienza, studioso dei nostri comportamenti e teorico dell’indispensabilità dell’ozio, snocciola dati per far capire che, se le notizie di tg, giornali e siti suonano la campana a morto per i nostri conti in banca, per gli italiani sarà un bene, «una spinta alla saggezza». Nell’arte di cavarsela non ci batte nessuno. Abbiamo il migliore spread della sopravvivenza, siamo la locomotiva europea dell’ottimismo (malgrado la lamentela endemica), gli inventori degli antidepressivi fai-da-te. Continua

È una gara che avviene tutti gli anni, e premia le tre migliori immagini scientifiche fatte dai ricercatori, nei loro laboratori. Queste sono le immagini che hanno vinto nel 2011, e saranno in mostra su schermi giganti, dal 20 al 22 aprile, a Times Square, New York.
Intanto, ve le mostriamo qui. A dimostrazione che la scienza è bellissima, da conoscere o anche solo da vedere. Continua

(LaPresse)
Negli Stati Uniti ci credono sul serio: in caso di depressione o malinconia, se non avete uno psicoterapeuta o non lo volete proprio, potrete chiedere aiuto al vostro smartphone, a un tutor virtuale, o persino a una bottiglia intelligente, purché siano quelli ideati dalla Northwestern University Feinberg School of Medicine. In questo centro americano i ricercatori stanno mettendo a punto tecnologie virtuali e telefonini dedicati a chi soffre di disturbi dell’umore. L’idea, in breve, è questa: lo smartphone Mobilyze! memorizza lo stile di vita del proprietario, in modo da accorgersi se ci sono differenze «sospette»: grazie ai suoi sensori, capta i sintomi della depressione (non uscire di casa per un’intera giornata, per esempio, avere crisi di pianto, restare immobili troppo a lungo) individua il luogo dove si trova la persona, il livello di attività (con un accelerometro), l’ambiente sociale. E in caso di isolamento, suggerisce di chiamare qualche amico. Ammesso che una persona seriamente depressa accetti il suggerimento, il che è tutto da vedere. Continua

Quasi nudo, al freddo, a soli quattro anni di età: l’immagine di un bambino cinese costretto dai genitori a correre sulla neve, vestito solo di una mutandina e di due scarpette, ha fatto indignare con vive polemiche i connazionali utenti di internet. Il padre e la madre del bimbo hanno tentato di difendersi sui giornali, affermando che volevano ”fortificarne il carattere”: ma sul web decine di migliaia di cinesi hanno protestato. Il video, ripreso più volte, mostra il bimbo trotterellare su un viale molto innevato, supplicando i genitori di prenderlo in braccio: la mamma e il padre lo esortano invece a continuare la corsa, e gli chiedono anche di sdraiarsi sulla neve.
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(LaPresse)
Oggi in Italia circolano più di 11milioni di biciclette ma siamo al terzo posto in Europa per la mortalità stradale dei ciclisti: nel 2010 ci sono stati 263 incidenti mortali (peggio di noi la Germania, con 462 morti, e la Polonia con 280). Urgente quindi mobilitarsi per garantire ai ciclisti una maggior sicurezza in città, una più larga e capillare diffusione delle piste ciclabili. Il Times di Londra dalla scorsa settimana è impegnato nella campagna Save our cyclists, che ha ricevuto migliaia di adesioni nei primissimi giorni. E che adesso, grazie al passaparola via Internet, rimbalza anche in Italia. Continua

(iStockphoto)
I cinque principali rimpianti in punto di morte. Non è un argomento di conversazione “leggera”, ma è un tema discusso in rete, da quando il Guardian ha scoperto il blog e il libro di Bronnie Ware. La donna, australiana, racconta sul suo blog e nel libro The top five regrets of the dying di essere un’infermiera che ha lavorato a lungo in un reparto di cure palliative per uomini e donne in punto di morte. Impressionata dalla grande lucidità che accompagna gli ultimi giorni di vita di questi pazienti, perfettamente consapevoli di essere ala fine delle loro esistenze, Ware ha cercato di rivolgere a tutti la stessa domanda: qual è il più grosso rimpianto della tua vita? Continua

di Marco Morello
Forse anche il filosofo Karl Popper si sarebbe ricreduto. O almeno, fosse vissuto in questo presente di surriscaldate mutazioni digitali, ci avrebbe fatto un pensiero in più prima di mandare in stampa uno dei suoi classici, il saggio Cattiva maestra televisione. Presto, infatti, la tv sarà una buona maestra, anzi potrebbe diventare un’ottima alleata di quelle in carne e ossa.
In anticipo sulla scuola, sarà lo schermo di casa a insegnare ai bambini a leggere, a contare, a ricordare elementi di storia, geografia, letteratura e geometria. Non in modo passivo, alla lunga noioso, trasmettendo lezioni da guardare sul divano, ma ponendo domande e riconoscendo le risposte dei piccoli allievi. Continua

(iStockphoto)
di Marco Morello, Damiano Iovino, Romana Liuzzo, Terry Marocco
Più che nativi digitali, sono pirati nati. Gli adolescenti cresciuti a pane e internet, ma pure i quasi trentenni migrati dalla banda stretta a quella larga, hanno un tratto comune che azzera ogni differenza d’età: scaricano in abbondanza, illegalmente e volentieri videogiochi, applicazioni, brani e interi dischi, film e serie televisive. Oppure guardano e ascoltano tutto e subito in streaming, senza nemmeno l’attesa del download. È un’abitudine, non una tendenza passeggera, di sicuro non un’impressione. Panorama ha chiesto a 7 ragazzi di tutta Italia di giocare a carte scoperte, di vuotare per una volta le tasche. Di mostrare cosa tengono dentro i lettori mp3, le tavolette, i telefonini, i computer, le console di videogiochi; di contare quanti file hanno prelevato a sbafo dalla rete; di raccontare le loro storie di pirati più o meno inconsapevoli, abbastanza recidivi, senza dubbio impuniti. Continua
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