SI’, E’ SICURO ED EFFICACE
di GIANNI REZZA
direttore del dipartimento di malattie infettive all’Istituto superiore di sanità
Ogni vaccino non è del tutto privo di effetti collaterali.
In questo caso è sicuro. La sua componente più soggetta a dubbi, l’adiuvante squalene, un estratto di grasso di squalo che potenzia la risposta immunitaria, è in uso da anni nei vaccini contro l’influenza stagionale, e dato a milioni di anziani. La differenza è che ora viene utilizzato per produrne uno destinato a giovani e bambini (sui quali è stato testato senza reazioni avverse di rilievo, tranne bruciori e arrossamenti). Di rado, una volta su centinaia di migliaia di vaccinati, può verificarsi una reazione grave, tipo shock o collasso, che necessita di una terapia cortisonica o adrenalinica. Non va dato a chi è allergico alle uova essendo coltivato su particelle di uovo di pollo. Continua

Di Daniela Mattalia
Perché era lì, bella, lucente e rotonda come una mela cosmica. Impossibile non coglierla. Perché conquistarla avrebbe sancito la supremazia della specie umana: saremo anche dei primati, ma quale altra scimmia è capace di costruirsi un razzo e sbarcare, dopo 3 giorni, sulla Luna? Perché, infine, se non l’avessero calpestata per primi gli americani lo avrebbero fatto i russi, e questo, ai tempi della guerra fredda, era impensabile. Perché, soprattutto, era un sogno dell’uomo, e come tale andava realizzato. Lo fecero altri 18 astronauti, in sei missioni dopo l’Apollo 11. Le gite lunari terminarono nel 1972, con l’Apollo 17. I fondi scarseggiavano, la guerra in Vietnam non permetteva divagazioni spaziali. Il satellite diventò un vecchio lampadario cosmico, un po’ polveroso.
Oggi, a 40 anni di distanza, che cosa ne facciamo della Luna? Al di là delle celebrazioni, dei ricordi, della comprensibile retorica intorno a quella che fu la più entusiasmante impresa umana di ogni tempo, cosa resta di quella notte che tenne il mondo con il fiato sospeso?
“Avevo 26 anni, mi ero laureato da poco, rimasi alzato tutta la notte con grande entusiasmo e senso di fiducia” rievoca Marcello Fulchignoni, docente di astrofisica all’Università Paris-Diderot. “Le ricadute furono emotive, politiche, strategiche. Dal punto di vista scientifico meno, per esplorare la Luna sarebbero bastate, e tutt’oggi bastano, sonde robotiche. Ma le ricadute economica e tecnologica furono immense”.
Qualche esempio? I computer e i telefonini cellulari sono nati dai semi tecnologici di quelle missioni. Furono messi a punto (lo ha ricordato Barack Obama nel suo discorso del 27 aprile) metodi per la purificazione dell’acqua, sensori per la presenza di gas pericolosi, materiali di costruzione per il risparmio energetico. Non solo, dovendo inviare l’uomo nello spazio, in un ambiente ostile, occorreva controllarlo a distanza: furono creati sistemi di ascolto dei ritmi biologici, perfezionati e utilizzati negli ospedali (come l’holter) o nella telemedicina, e tecnologie che hanno migliorato la dialisi.
Fulchignoni racconta il caso della navicella Apollo 1, andata a fuoco in un’esercitazione nel 1967: i tre astronauti morirono. “Dopo quella tragedia si mise a punto un nuovo sistema di emergenza: l’astronauta, solo spostando la cornea, apriva un circuito di allarme per cui era espulso dalla navetta e paracadutato. Il metodo fu applicato ai disabili, che oggi possono usare un leggio muovendo gli occhi”.
“I miliardi di dollari spesi per le missioni Apollo sono rimbalzati sotto forma di benefici per l’economia e la tecnologia” conferma Giovanni Fabrizio Bignami, astrofisico all’Istituto universitario studi superiori (Iuss) di Pavia ed ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana.
Se, 40 anni fa, non sono stati soldi (e sforzi) sprecati, perché non rifare l’impresa? Riportare l’uomo sul nostro satellite era l’impegno di George W. Bush. E di recente Obama ha rilanciato lo stesso messaggio. A volere, di nuovo, la Luna sono americani, cinesi, giapponesi, indiani, europei. “Alt, facciamo una distinzione. India, Giappone, Europa parlano di esplorazione robotica. Solo i cinesi, e perciò anche gli americani, intendono missioni umane” chiarisce Bignami. “Le ragioni? Andare sulla Luna è facile, e regala contratti alle industrie. Ma oggi non avrebbe più senso”.
Fra i motivi spesso addotti per una rimpatriata lunare (basta dare un’occhiata sul sito della Nasa, sotto la voce “Why the Moon”) c’è la possibilità di sfruttare la presenza di acqua e di elio-3, raro isotopo dell’elio e potenziale fonte di energia. “L’acqua potrebbe servire per una base umana, per produrre ossigeno, per le esigenze degli astronauti, per il carburante dei veicoli spaziali” elenca l’astronauta Umberto Guidoni, che sulla Luna andrebbe subito. “Faccio parte di quella generazione di astronauti che non ha messo piede su un corpo celeste. Troppo tardi per la Luna, troppo presto per Marte”.
Ma per l’acqua e l’elio-3, le aspettative superano l’effettiva disponibilità di questi elementi. L’acqua, avverte Fulchignoni, c’è forse in qualche cratere dove non arriva il sole, sotto forma di ghiaccio. Comunque è poca. E il suo sfruttamento, così come quello dei minerali e dell’elio-3, è troppo costoso e complicato per essere davvero intrapreso. Sarebbe forse interessante, dal punto di vista scientifico, costruire un osservatorio spaziale, che sulla Luna eviterebbe l’ostacolo costituito dall’atmosfera; però i costi di mantenimento sarebbero tali da rendere molto più conveniente telescopi in orbita come lo Hubble o il Web Space telescope.
Perché non usare la Luna, allora, come base per proseguire, un domani, verso Marte? Il progetto rientra, almeno a livello teorico, nei programmi spaziali europei, a giudicare da quanto scrive (su Le Scienze) Simonetta Di Pippo, direttore dei voli spaziali dell’Esa, Agenzia spaziale europea: “Oggi l’obiettivo è tornare sulla Luna per restarci, capire come viverci e lavorarci… La finalità a lungo termine è l’esplorazione di Marte, il pianeta che più somiglia alla Terra”. Concorda Guidoni: “Una base lunare sarebbe utile per le missioni di preparazione, alla fine del 2030, e da lì in poi si potrebbe iniziare a pensare al viaggio su Marte”.
“Se Obama o i presidenti delle grandi potenze mondiali si mettono in testa di farlo e hanno i mezzi, lo faranno, e la Luna è una palestra cosmica. Ma ci vorrà una lunghissima preparazione con i robot, prima del 2040 non ci si arriva. E poi in un viaggio di sette mesi andata e sette mesi ritorno si rischia di rimetterci la pelle” avverte Fulchignoni. Un particolare, di cui pochi si ricordano: dal 2010 (quando l’ultimo shuttle andrà in pensione) gli americani dovranno chiedere un passaggio ai russi e alle loro navette Soyuz, anche solo per andare sulla Stazione spaziale internazionale. Per i prossimi voli lunari la Nasa ha in preparazione il programma Constellation, formato dai razzi Ares e dalla capsula Orion. Programma già in difficoltà, in ritardo, e sul quale non c’è nemmeno un accordo completo.
Ragione in più, secondo Bignami, per non fare della Luna il passo intermedio verso il pianeta rosso. Puntare direttamente su Marte è, a suo giudizio, un’idea migliore. “Atterrare e poi ripartire dal nostro satellite è uno spreco enorme di energia” sostiene. “Più facile partire da una base orbitante assemblata in uno dei punti di Lagrange (punti dello spazio in cui si possono situare corpi minori, ndr): una sorta di spazioporto nell’orbita giusta, da dove far partire la navicella che andrà sul pianeta”.
L’astronave con destinazione Marte però non potrà funzionare con il carburante chimico: per l’esplorazione umana del pianeta rosso bisognerà ideare qualcosa di veramente nuovo. Per esempio un sistema di propulsione nucleare che, anziché impiegare tra andata e ritorno oltre due anni, potrà ridurre il viaggio a pochi mesi.
Insomma, si può fare. Ma si deve fare? “L’esplorazione scientifica vale sempre la pena. Anche se continuo a pensare che per fare questo bastino le sonde robotiche, non c’è bisogno di mandare l’uomo nello spazio” risponde Fulchignoni. “Forse fra qualche milione di anni, se esisteremo ancora, saremo pronti a colonizzare altri corpi celesti”. Per Bignami, invece, pochi dubbi: “Bisogna andare sempre avanti. Il viaggio verso Marte sarà un’impresa complessa e costosa, certo. Ma ne varrà la pena. Anche perché, come è successo per le missioni Apollo, e persino per quel carrozzone orbitante che è la Stazione spaziale internazionale, costata finora 100 miliardi di dollari, gli investimenti torneranno indietro triplicati”.
Forse, il motivo più convincente e più semplice per scaldare i motori, sia pure nucleari, lo dà Guidoni. “I primi uomini hanno attraversato interi oceani per esplorare altri continenti, ed erano viaggi di sola andata, senza prospettive di ritorno. In questo modo abbiamo raggiunto tutto il pianeta. Se ci si pone dei limiti, l’evoluzione non va avanti. Non possiamo stare fermi. Siamo fatti così“.
LE GALLERY: Il primo uomo sulla Luna - A Roma va in mostra la Luna di carta
Una telecamera di sorveglianza
L’occhio del Grande fratello elettronico non scoraggia i criminali. Soprattutto se a osservare strade, edifici e piazze sono gli obiettivi di una telecamera. Una ricerca dell’università di Cambridge ha rilevato che i circuiti di sorveglianza non sono un deterrente efficace contro i crimini. Ottengono, invece, risultati tangibili per i furti d’auto nei parcheggi, soprattutto se l’illuminazione è stata potenziata e sono presenti guardie nelle vicinanze. Anzi, proprio nella cittadina universitaria di Cambridge, i ricercatori hanno osservato che la presenza di telecamere non ha avuto effetti sulle infrazioni della legge, ma ha portato a un aumento delle denunce.
Lo studio, pubblicato da quotidiani inglesi come il Guardian e il Daily mail, è un’analisi di 44 ricerche condotte negli ultimi 15 anni per capire l’impatto delle telecamere nella prevenzione dei crimini: un tema di dibattito molto sentito in Gran Bretagna, dove sono installati 4 milioni di occhi elettronici. Proprio in Inghilterra è ambientato il libro di George Orwell “1984″: un racconto di fantascienza in cui l’autore inglese immagina una società in cui la privacy è annullata dal controllo continuo di un “Big Brother”. Secondo alcune stime, l’investimento complessivo per l’acquisto delle tecnologie a circuito chiuso per la sorveglianza è stato di circa 500 milioni di sterline negli ultimi anni. Somme di denaro che, secondo alcuni rappresentanti della Camera dei Lord, potevano essere destinate alle forze di polizia o a potenziare gli impianti di illuminazione nelle zone più a rischio.
Sincero o di circostanza, in Giappone il sorriso è requisito irrinunciabile per chi lavora a diretto contatto con i clienti: a controllare che non vi siano eccezioni ci penserà adesso un autentico “sorrisometro”, cioè un congegno digitale che fotografa e dà il voto ai sorrisi dei dipendenti sul posto di lavoro, da poco adottato dal gestore ferroviario Jr West.
Il dispositivo prodotto dalla Omron, battezzato Smile Scan, consiste in una speciale fotocamera - simile a una webcam da computer - che può essere montata davanti ai monitor o sulle pareti di una stanza, e viene venduto a 300 mila yen (2.300 euro) per unità. Le fotografie del volto vengono scattate a frequenza regolare, e, una volta analizzate, sono confrontate con un database di oltre un milione di facce, con tanto di voto finale espresso in centesimi.
Per giudicare il sorriso, il software valuta la tipologia di movimenti registrati in punti chiave del volto, come gli angoli delle labbra e degli occhi. Il produttore del congegno assicura tuttavia che non si tratta di un macchinario intrusivo da Grande Fratello per il controllo dei dipendenti, ma un ausilio dato a questi ultimi per valutare il proprio sorriso e, se necessario, migliorare la performance con il pubblico. Adottato a fine marzo in via sperimentale in due stazioni, Osaka e Kyobashi, il dispositivo ha stimolato il dibattito tra gli impiegati: secondo uno di questi, ”un sorriso troppo smagliante può infastidire i clienti. Meglio non superare il punteggio di 70/100”.
Un video in inglese spiega come funziona Smile Scan
Un’edicola digitale per i blog: sarà questo il progetto di Amazon, la ex libreria online che ora vuole diventare un editore su internet? Da ieri i blogger possono registrarsi sulla pagina di Kindle publishing e unirsi, in questo modo, all’offerta che sarà pubblicata quotidianamente sulle versioni di Kindle, un lettore digitale utile per sfogliare le pagine di libri e giornali. La scelta di Amazon, però, è in controtendenza con il resto del web: i blog saranno offerti a pagamento. I più importanti costeranno da 99 centesimi a 1,99 dollari (è il caso dell’Huffington Post). Per gli altri non è ancora stato definito un minimo. Il ricavato, però, non è suddiviso alla pari: Amazon trattiene il 70 per cento, ai blogger resta il 30 per cento. Entreranno in lista autori in lingua spagnola, italiana e francese.
Un corridoio d’ospedale
Poca sensibilità, mancanza di rispetto e umanità nel rapporto tra medico e ammalato e liste d’attesa eterne. Questa la fotografia che emerge dall’annuale rapporto sulla sanità italiana stilato dal Tribunale del malato-Cittadinanzattiva che quest’anno si è focalizzato sulla “umanizzazione” nel rapporto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale.
Ciò che emerge con forza è che i cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con il risultato che si sentono abbandonati e lasciati a loro stessi. Questa tendenza sta di fatto dando impulso alla nascita di numerose realtà associative, ma espone al rischio dell’aumento dei conflitti e alla crescente diminuzione di fiducia nelle figure professionali.
Liste d’attesa Tra le maggiori criticità del sistema sanitario, il problema delle liste d’attesa resta primario e, secondo il Rapporto del Tribunale del malato, è percepito maggiormente nelle regioni meridionali. L’area più interessata è la diagnostica con il 51 per cento delle segnalazioni, seguita dalla specialistica con il 23 per cento e dagli interventi chirurgici (20 per cento). Crescono notevolmente rispetto al 2007 (+ 11 per cento) le segnalazioni riguardanti le attese per interventi chirurgici.
720 giorni per un Ecocolordoppler In base ai dati diffusi nel rapporto, i tempi massimi di attesa riguardano gli esami di ecocolordoppler 720 giorni; mammografia 420; ecografia al seno 360. Per quanto riguarda le prestazioni specialistiche, per una visita di cardiologia si può attendere fino a 390 giorno, 270 per una visita senologica e 180 giorni per neurologica. In tema di interventi per una protesi al ginocchio o di seno si attendono anche 1080 giorni; 540 giorni per intervento al menisco e 360 per quello urologico.
Maglia nera ai pediatri Ai primi posti in fatti di ”carenza di umanizzazione”, i cittadini mettono i pediatri (32 per cento), i medici di medicina generale (25 per cento) e la riabilitazione ambulatoriale (21). Seguono la assistenza residenziale (20), le strutture riabilitative (18) e i ricoveri (10). L’esigenza di maggior garbo e interesse nei confronti dei pazienti è sentita da 10 Regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto. “Abbiamo pensato di inserire - ha detto il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio - l’umanizzazione nell’Ecm, l’educazione continua in medicina. Ne stiamo parlando con medici di famiglia e associazioni”.
Aumenta la malasanità In quasi un caso su cinque le segnalazioni giunte riguardano presunti errori medici o diagnostici, confermandosi come il principale problema segnalato dai cittadini. Tra le tipologie di sospetti errori figurano gli interventi (53 per cento) le diagnosi errate (26). La gran parte si registra in strutture pubbliche (88 per cento). Sette le aree specialistiche maggiormente interessate da presunti errori medici, nell’ordine: ortopedia (17,5 per cento, oncologia (14), ginecologia e ostetricia(7), chirurgia generale ed oculistica (5), odontoiatria (5), emergenza e pronto soccorso (3).
Invalidità civile Risulta essere uno degli aspetti con il maggiore tasso di crescita rispetto al 2007 (+1,7 per cento). I cittadini che denunciano problemi e ritardi nella procedura di riconoscimento, sono in particolare malati oncologici (40 per cento), seguono coloro che sono affetti da una patologia cronica e degenerativa, anziani, disabili e pazienti con malattie rare.
Immaginate il codice genetico di circa 160 persone archiviato in un disco della dimensione di un cd. Oppure poco meno di cinquecento film in un solo dvd. È la sfida vinta da General electric con i dischi micro-olografici: hanno una capienza di 500 Gigabyte. La differenza è nella tecnologia d’incisione: i sistemi attuali modificano unicamente gli strati superficiali dei cd. Con i nuovi dischi della General electric, invece, i dati sono immagazzinati sotto forma di ologrammi tridimensionali, sfruttando lo spazio del supporto i profondità: sono elementi che funzionano come minuscoli specchi in grado di rifrangere la luce del laser del lettore, permettendo la decifrazione dei dati immagazzinati in più livelli. Saranno disponbilidal 2011
Nell’attuale fase di trasformazione economica accordi, strategie e segmentazioni consolidate del mercato hitech sono in via di ridefinizione. Apple, per esempio, sta assumendo esperti nella progettazione di microchip, un settore affidato finora all’esterno. Ma le esigenze sempre più complesse del pubblico e la necessità di gestire all’interno lo sviluppo dei prodotti hanno spinto Steve Jobs a sviluppare all’interno le conoscenze per la produzione di microprocessori.
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