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L’Unione europea detta i diritti dei consumatori online

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Se Internet è un mezzo globale non si capisce perché i servizi offerti in rete, dall’acquisto di un bene fisico on line al download di un file, debbano essere regolati dalle normative vigenti in ciascun Paese.
Con il risultato che l’e-commerce resta ancora uno scoglio insormontabile per molti cittadini, visto che ben il 42% degli utenti Internet europei non ha mai eseguito un pagamento on line e soprattutto il 65% non sa dove trovare informazioni su come perfezionare un acquisto da siti stranieri (fonte Eurobarometer survey).
Ora la Commissione Europea, accogliendo una Risoluzione del Parlamento di Strasburgo, ha formalizzato ieri una guida pratica ai diritti digitali dei consumatori nell’Unione Europea. logo_eyou guide.gif
“Nel mercato unico europeo”, ha detto Viviane Reding Commissario Europeo per l’Information Society e i Media, “i diritti dei consumatori on line non devono dipendere da dove ha la ragione sociale o il sito quella società. I confini nazionali non devono complicare la vita agli utenti quando essi vogliono acquistare on line un libro o scaricare da Internet un file. Se vogliamo davvero sfruttare le potenzialità dei mercati digitali dobbiamo dare ai cittadini lo stesso livello di sicurezza e di confidenza che hanno quando entrano in un negozio sulla strada” ha concluso la Reding.

La guida non contiene solo indicazioni sull’e-commerce ma anche regole di comportamento utili per i navigatori in materia di protezione dei dati personali e di come questi vengono gestiti dai vari social network di appartenenza.


Nella guida si legge che i cittadini hanno diritto ad avere informazioni chiare su prezzi e condizioni vendita prima di fare un acquisto; di decidere se e come acconsentire al trattamento dei propri dati; di ricevere la merce entro 30 giorni dalla data di acquisto e di avere a disposizione un periodo di ripensamento di 7 giorni lavorativi in cui è possibile cambiare idea e mandare indietro il bene acquistato. Queste regole dovranno essere seguite da tutti i siti che portano il suffisso .eu che ormai contraddistingue più di 3 milioni di indirizzi e che è il segno di riconoscimento delle aziende che operano in uno dei 27 stati membri nella comunità europea.

Nelle priorità della Commissione Europea c’è anche quella di individuare una licenza unica per i contenuti on line che vengono scaricati da web (come file musicali, giochi, video e libri) che dovrebbe quindi bypassare le singole legislazioni nazionali, offrendo la possibilità agli utenti di acquistare contenuti digitali da un qualsiasi paese dell’Unione senza problemi di differenti norme sul copyright. Un provvedimento quest’ultimo molto atteso e che segnerebbe una svolta nel web.
Non solo la Reding si è spinta oltre, parlando di una licenza d’uso unica in Europa anche per prodotti come software applicativi e videogiochi: “la licenza d’uso dovrebbe garantire agli utenti gli stessi diritti che si hanno quando si acquista un bene fisico: il diritto ad avere un prodotto funzionante e a condizioni standard di mercato”.

Apple e Google, un legame troppo stretto e l’antitrust indaga

Googleplex
La mano dell’antitrust si sta allungando su Google, dopo l’accusa di monopolio per il Google Book Search, arriva dagli Stati Uniti la notizia riportata dal New York Times che la Federal Trade Commission avrebbe accusato Google ed Apple di aver violato le norme sull’antitrust. In base a un vecchio decreto del 1914 (The Clayton Antitrust Act) infatti è proibita la presenza di una persona nel consiglio di amministrazione di due società rivali sul mercato. Com’è noto da tempo, Eric Schmidt, Ceo di Google, fa parte anche del board di Apple, mentre Arthur Levinson Ceo di Genertech, compare nel board di Google. logo apple.png

Ora finché le due compagnie percorrevano strade diverse, sostiene la Federal Commission, non sussistevano problemi, ma da quando gli interessi di mercato hanno iniziato a coincidere sempre più, la coesistenza è diventata più imbarazzante.
Sia Google che Apple sono concorrenti sul fronte dei telefoni cellulari e relativi sistemi operativi, Apple con l’iPhone e Google con Android.
Entrambe hanno un software proprietario di navigazione Internet (Safari per Apple e Chrome per Google), entrambe dispongono di un servizio di distribuzione musicale e video (iTunes e YouTube) ma nello stesso tempo soni partner in alcuni progetti, come la versione per iPhone di Google Maps o lo stesso Gmail.
Difficile quindi anche per le autorità americane individuare quali aree di competizione sarebbero soggette alla violazione delle regole dell’antitrust. Intanto da parte delle due società coinvolte finora non è pervenuto nessun commento.

Facebook lancia l’allarme: attenti agli inviti-trappola

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Dagli Stati Uniti Facebook lancia l’allarme a non accettare il seguente invito: “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… in quanto si tratta di un sito di phishing.
I messaggi che circolano, e che il social network sta cercando di bloccare in queste ore, arrivano da un mittente che si presenta con il nome di un amico o di una persona che compare nell’elenco dei vostri contatti, e contengono questa tipologia di testo: Hello; “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… . warning logo.gif

Accettando di collegarsi al dominio fbaction.net si viene indirizzati a un sito che imita in tutto e per tutto la pagina di login di Facebook nella speranza che l’utente inserisca il proprio user name e password. Se così avviene, si dà l’accesso ai propri contatti e vengono inviati altri messaggi di phishing a nuove persone. Come ha dichiarato Facebook al blog tecnologico TechCrunch, il dominio è già stato incluso nella blacklist ed è stato posto fuori linea, evitandone la condivisione tra gli utenti. Anche le password che sono state rubate saranno resattate e nel frattempo sono stati avvisati gli Internet Service Provider coinvolti nel caso.
Non è la prima volta che Facebook finisce nel mirino degli attacchi di phishing: a marzo un’indagine di Phishtank, ripresa ieri dal Washington Post, metteva il sito al settimo posto nella classifica delle destinazioni Internet più prese di mira dal phishing, dopo le “regine” PayPal, eBay e Google.

Influenza suina: Facebook misura il termometro dell’opinione pubblica

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Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.

Apple Store: un miliardo di download in nove mesi

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Ci sono voluti solo nove mesi dal lancio dell’Apple Store dentro iTunes per raggiungere un obiettivo che allora sembrava inimmaginabile. Ma oggi con 25.000 applicazioni e circa 21 milioni di iPhone venduti dal 2007 a oggi, Apple ha segnato anche l’ultimo traguardo del miliardo di download effettuati dall’Apple Store.
Gli ultimi dati sulla trimestrale (il secondo quarter) resi noti mercoledì agli analisti finanziari parlano di un andamento inaspettatamente positivo, nonostante la crisi economica e il periodo tradizionalmente poco favorevole (il trimestre dopo lo shopping natalizio), tanto da far dire al CFO Peter Oppenheimer che questo è stato il miglior secondo trimestre nella storia di Apple sia come profitti che come fatturato. L’utile netto è cresciuto del 15% arrivando a 1,21 miliardi di dollari mentre il fatturato del trimestre è stato di 8,16 miliardi di dollari.
Apple ha venduto meno Macintosh (2,22 milioni di unità rilasciate nel trimestre, -3% rispetto allo stesso quarter del 2008) ma più iPhone e iPod: rispettivamente 3 milioni e 790 mila (+123%) e 11 milioni (+3% rispetto all’analogo periodo del 2008).

Dal 1° luglio tariffa unica in tutta Europa per gli Sms

sms

Dal 1 luglio avremo un mercato unico anche per le tariffe dei messaggi di testo inviati quando si è all’estero in vacanza. Gli Sms inviati all’estero costeranno infatti 11 cent contro gli attuali 28 per tutti i gestori. Lo ha deciso il Parlamento di Strasburgo che ha votato a larga maggioranza l’abbattimento dei costi sugli Sms di oltre il 60%.
Viviane Reding, Commissario delle Telecomunicazioni all’interno dell’Unione Europea, ha salutato il provvedimento come la fine delle tariffe ipergonfiate del roaming. E il presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, ha aggiunto che le nuove modifiche fanno dell’Europa il continente con le tariffe più favorevoli per gli utenti di telefonia mobile e che ci si aspetta per tanto una ricaduta positiva su tutto il mercato della telefonia mobile in Europa.

Il Parlamento ha anche votato un altro importante provvedimento che per la prima istituisce il prezzo di riferimento di 1 euro a megabyte per il download dei dati tra le reti degli operatori sempre in ambito internazionale. Pur non toccando direttamente gli utenti, in quanto si tratta di un accordo wholesale tra gli operatori mobili, esso rappresenta un passo avanti nel regolamentare il settore dell’Internet mobile, dove le tariffe sono ancora molto alte.

Infine buone notizie per i consumatori arrivano anche sul versante voce, dove i costi delle chiamate internazionali effettuate sono stati ridotti da 46 a 43 centesimi di euro mentre per il ricevente è stata abbassata la tariffa da 22 a 19 euro cent.

Per gli operatori mobili l’abbassamento dei costi di roaming internazionale significa ovviamente una riduzione del fatturato: lo scorso hanno i gestori della telefonia mobile hanno guadagnato circa 6,5 miliardi di euro con il roaming internazionale e quest’ultimo rappresenta il 2% del fatturato complessivo del mercato delle tlc europeo (300 miliardi di euro).

Il videoservizio:

La Baia dei Pirati in formato Google

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Campeggia su Internet il sito The Pirate Google.com, il logo è la ormai famosa nave dei pirati di The Pirate Bay ma i colori delle vele sono quelli inconfondibili di Google.
Non è uno scherzo e non ha nulla a che vedere con il noto motore di ricerca, ma come si legge nell’home page, vuole essere la semplice dimostrazione che quanto ha fatto Pirate Bay nel rendere disponibili i link ai file Torrent, non è nulla di diverso da quanto si può fare con la Ricerca personalizzata di Google, restringendo i campi di ricerca ai soli file Torrent (basta mettere nella query: filetype:torrent).
Solo che The Pirate Bay, sostengono gli autori delle pagine, non dispone della stessa autorevolezza e influenza politica di Google, che la Ifpi e le altre organizzazioni si guardano bene dal citare in giudizio.
E’ uno dei tanti esempi di come il dibattito sulla sentenza di Pirate Bay sia sempre più arroventato, soprattutto dopo che oggi si è appreso dal servizio radiofonico svedese che uno dei giudici della corte che ha emesso la sentenza è membro di un’associazione di tutela del copyright (Swedish Copyright Association) coinvolta direttamente nel procedimento contro i quattro rappresentanti del sito.
Thomas Norstrom, così si chiama il giudice coinvolto, è anche membro di un’altra organizzazione svedese che si batte per una maggiore tutela del copyright (la Swedish Association for the Protection of Industrial Property), ma ha negato di essere in conflitto di interessi nella causa contro Pirate Bay.
Di diverso avviso invece è l’avvocato difensore di Peter Sunde, uno dei quattro uomini a cui è stata comminata una pena pari a un anno di carcere e a un risarcimento danni di 3,6 milioni di dollari. L’avvocato ha chiesto la riapertura del processo.

Google Profile: come vendere l’anima al diavolo

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Non è un segreto: un criterio di ricerca informazioni sulle persone è quello di mettere nel campo di ricerca di Google nome e cognome dell’interessato e attendere i risultati. Molti di noi hanno sicuramente provato almeno una volta a “googlarsi”.
Persino in politica il numero di occorrenze di un candidato su Google è diventato un indice di gradimento in campagna elettorale.
A volte però le informazioni che compaiono nei risultati delle ricerche non sono gradite oppure semplicemente si è vittima di omonimie. Adesso Google sembra aver trovato rimedio dando ai singoli la possibilità di editare le informazioni personali destinate a comparire nei risultati di ricerca, sfruttando un servizio già attivo, Google Profile, che oggi viene notevolmente ampliato in modo da ospitare il maggior numero di dati e informazioni personali.

Google Profile è una finestra accessibile dall’interno del proprio account personale, in cui l’utente può inserire una sua sua fotografia, i dati anagrafici, dettagli sui propri interessi e la propria vita, un profilo professionale con le esperienze lavorative precedenti e attuali, puntando anche ai link di MySpace, Facebook, Linkedln e Classmates, in modo che i risultati di una ricerca possano referenziare i principali social network. Sotto questo aspetto il servizio ha potenzialità enormi e si presta a creare una sorta di identità on line, professionale e non, per ciascuno di noi.
E le informazioni che non ci piacciono? In teoria più informazioni sono disponibili on line e più libertà è data all’utente di gestire ciò che appare negli hit di ricerca, ma in realtà Google lascia intatti i risultati pregressi nell’indice, consentendo all’utente di visualizzare in testa agli hit di ricerca il profilo editato e aggiornato, in modo da evidenziare le informazioni a cui si tiene di più. In cambio però Google ci chiede di raccontargli qualcosa (molto di più) su di noi. A voi giudicare se il gioco vale la candela.
LEGGI ANCHE: Google perfeziona la ricerca delle immagini

Sentenza Pirate Bay: sotto attacco i siti delle major discografiche

pirate bay

Su Facebook il gruppo Free The Pirate Bay ha ottenuto più di 3.000 nuove iscrizioni da venerdì a oggi, raggiungendo i 126.000 iscritti.
Al popolo di Internet non piace la sentenza di condanna verso Pirate Bay, il sito principe del download illegale di file musicali per numero di utilizzatori (circa 20 milioni di utenti al mese) e c’è da credere che essa non farà da gran deterrente verso chi vuole scaricare illegalmente file. Pirate Bay resta comunque agibile e funzionante ma in tanti si chiedono che effetti avrà tale sentenza, ad esempio sui motori di ricerca, come Google e Yahoo!, che nei loro risultati forniscono anche link a siti che violano le norme sul diritto d’autore.
Se Pirate Bay dovesse chiudere, saranno loro i prossimi ad entrare nell’occhio del ciclone?

Facebook al voto: e nel social network arriva la democrazia

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È un primo esempio di democrazia del social network quello messo in piedi da Facebook che ha pubblicato ieri un post in cui invita tutti gli utenti a esprimersi su quale policy di gestione del sito sia più efficace e rispondente alle reali esigenze dei navigatori: quella originaria stabilita nei termini del servizio o l’insieme di feedback e suggerimenti pervenuti dagli utenti negli ultimi mesi, soprattutto dopo che Zuckenberg ebbe l’infelice idea di modificare in maniera restrittiva i diritti di licenza d’uso sul materiale pubblicato e messo on line dagli utenti (una decisione su cui poi ha fatto retromarcia a causa delle proteste).
Grazie a un’applicazione sviluppata da Wildfire Promotion Builder e messa on line, i 200 milioni di iscritti sono chiamati a votare, secondo un vero esperimento di democrazia della rete.
La votazione consiste nello scegliere tra due opzioni: gli Statements of Rights and Responsabilities che includono i feedback giunti dagli utenti e i Termini d’uso del sito stabiliti in origine, che non prevedono i cambiamenti suggeriti dagli iscritti Si può votare fino alle 11.59 (Pacific Time) del 23 aprile e la votazione sarà valida se avrà partecipato almeno il 30% degli utenti iscritti attivi (cioè coloro che nell’ultimo mese si sono collegati almeno una volta al sito). Il meccanismo del voto vuol essere il primo passo per coinvolgere sempre più attivamente gli utenti nella gestione della community e se dovesse funzionare sarà ripetuto per ogni decisione futura inerente il social network.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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