<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Hitech e Scienza</title>
	<atom:link href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza</link>
	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:19:49 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Fumare fa male. Ma i vantaggi per chi smette iniziano già 20 minuti dopo</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/fumare-fa-male-ma-i-vantaggi-per-chi-smette-iniziano-gia-20-minuti-dopo/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/fumare-fa-male-ma-i-vantaggi-per-chi-smette-iniziano-gia-20-minuti-dopo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[fumo]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037393</guid>
		<description><![CDATA[Senza ripetere tutti i danni che il fumo procura all’organismo, ecco l’ultima notizia che dovrebbe scoraggiare dall’accendersi l’ennesima sigaretta. Fumare, soprattutto negli uomini, accelera il rischio di demenza e fa invecchiare prima il cervello. E il declino inizia già a 45 anni di età.  Lo afferma uno studio di ricercatori dell’University College di Londra (apparso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37394" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37394" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000003116898small-large.jpg" alt="(iStockphoto)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">(iStockphoto)</p></div>
<p>Senza ripetere tutti i danni che il fumo procura all’organismo, ecco l’ultima notizia che dovrebbe scoraggiare dall’accendersi l’ennesima sigaretta. <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/01/02/fumo-anche-poche-sigarette-al-giorno-mettono-a-rischio-la-salute/">Fumare</a>, soprattutto negli uomini, accelera il rischio di demenza e fa invecchiare prima il cervello. E il declino inizia già a 45 anni di età.  Lo afferma uno studio di ricercatori dell’University College di Londra (apparso su <em>Archives of General Psychiatry</em>) condotto su 7.236 uomini e donne di mezza età (dipendenti del Servizio civile inglese): ai partecipanti è stato chiesto di svolgere alcuni test cognitivi a tre età diverse: quando avevano tra i 44-69 anni, tra i 50 e i 74, e tra i 55 e gli 88. Gli studiosi hanno anche raccolto dati sulla loro storia (ventennale) di fumatori.<span id="more-37393"></span></p>
<p>Lo studio, durato oltre 25 anni, dimostra che <strong>i fumatori maschi mostravano un declino cognitivo più veloce</strong>, di circa 10 anni, rispetto ai non fumatori. E più erano le sigarette fumate, più evidenti erano i danni neurologici (perdita di memoria, per esempio). Non così tra le donne, forse perché, spiegano i ricercatori, erano meno numerose nello studio, o perché in generale tendono a fumare meno.<br />
Nello studio c’è anche una buona notizia: «Negli ex-fumatori o in coloro che hanno smesso da almeno dieci anni» scrivono i ricercatori «non abbiamo osservato segni di effetti negativi sul cervello».</p>
<p><strong>Smettere di fumare, del resto, provoca benefici sia immediati che a lungo termine</strong>, ricordano gli esperti. Un rapido proemoria potrà incoraggiare chi vuole provare a buttar via il pacchetto di sigarette.</p>
<p><strong>Dopo 20 minuti</strong><br />
La pressione e il ritmo cardiaco tornano ai valori normali.<br />
<strong> Dopo 12 ore</strong><br />
I polmoni respirano meglio.<br />
<strong> Dopo 24 ore</strong><br />
il monossido di carbonio viene eliminato dal corpo.<br />
<strong> Dopo 2/3 giorni</strong><br />
I sensi del gusto e del tatto migliorano: alito, dita, denti e capelli sono più puliti. Il catarro segnala che i polmoni stanno reagendo al cambiamento.<br />
<strong> Dopo 3 settimane</strong><br />
Migliorano circolazione sanguigna, e capacità polmonare.<br />
<strong> Dopo un mese</strong><br />
Le ciglia delle vie respiratorie si ricostruiscono, il muco è rimosso dai bronchi. Calano il rischio d’infezioni respiratorie e di ictus (-33 per cento).<br />
<strong> Dopo 3 mesi</strong><br />
Diminuisce la tosse cronica.<br />
<strong> Dopo 6-9 mesi</strong><br />
La funzione polmonare aumenta del 20-30 per cento.<br />
<strong> Dopo 12 mesi</strong><br />
Dimezzato il rischio di infarto. Anche il rischio di tumore cala.<br />
<strong> Dopo 5 anni</strong><br />
Il rischio di mortalità per tumore polmonare si riduce quasi della metà. Diminuiscono anche il pericolo di cancro all’esofago, al cavo orale e alla vescica.<br />
<strong> Dopo 10 anni</strong><br />
Il rischio di tumore si riduce sempre di più (del 40-50 per cento).<br />
<strong> Dopo 15 anni</strong><br />
Il rischio di malattie cardiache coronariche è lo stesso di un non fumatore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/fumare-fa-male-ma-i-vantaggi-per-chi-smette-iniziano-gia-20-minuti-dopo/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000003116898small-large.jpg" length="31767" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Così la “psicologia positiva” migliora la nostra vita</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/cosi-la-psicologia-positiva-migliora-la-nostra-vita/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/cosi-la-psicologia-positiva-migliora-la-nostra-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 15:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[psicologia positiva]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<category><![CDATA[stefano gheno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037388</guid>
		<description><![CDATA[
di Daniela Mattalia
Il termine, &#8220;psicologia positiva»,  suona bene. Ne vorremmo tutti un po’, di psicologia positiva quotidiana, come bussola personale per non perderci dietro ai nostri scontenti. Non è facile, ma è possibile. Lo è anche grazie al lavoro svolto dalla Società italiana di psicologia positiva, che forte di un centinaio di associati, studia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<div id="attachment_37389" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37389" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000018180072small-large.jpg" alt="(iStockphoto)" width="500" height="334" /><p class="wp-caption-text">(iStockphoto)</p></div>
<p><strong>di Daniela Mattalia</strong></p>
<p>Il termine, &#8220;psicologia positiva»,  suona bene. Ne vorremmo tutti un po’, di psicologia positiva quotidiana, come bussola personale per non perderci dietro ai nostri scontenti. Non è facile, ma è possibile. Lo è anche grazie al lavoro svolto dalla Società italiana di psicologia positiva, che forte di un centinaio di associati, studia, divulga e insegna l’arte di &#8220;pensare positivo&#8221;. <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/02/il-segreto-della-felicita-sarebbe-nel-nostro-cervello/">La felicità</a> è forse una parola forte, o troppo abusata, ma si può davvero cercare di praticarla ogni giorno. Un esperimento esistenziale alla portata di tutti.<br />
A guidarci sarà, dalla prossima settimana, un pool di esperti della <strong><a href="http://www.psicologiapositiva.it/index.htm" target="_blank">Società di psicologia positiv</a></strong>a che sul sito di<em> Panorama</em> offriranno consigli, suggerimenti, riflessioni, rispondendo anche alle domande dei lettori. &#8220;L’obiettivo&#8221; come spiega in questa intervista Stefano Gheno, presidente della Società, &#8220;è declinare quello che chiamiamo “benessere dell’anima”&#8221;.<span id="more-37388"></span></p>
<p><strong>In che cosa è diversa la psicologia positiva da quella che conosciamo tutti?</strong><br />
La psicologia classica interviene, per così dire, su quello che non va. Nel 2000 due psicologi americani, con un articolo pubblicato sull’<em>American journal of psichology</em>, proposero, per il nuovo millennio, una psicologia che si concentrasse sul buon funzionamento dell’anima. Nel 2004, mettendo in pratica questa filosofia, siamo nati noi, in Italia.<br />
<strong> Nel concreto, che cosa fate?</strong><br />
I nostri associati sono in gran parte psicologi, sia accademici sia clinici. Negli ambiti in cui lavorano, psicologia della salute, del lavoro, dell’educazione, cercano di applicare la scienza del funzionamento, di mettere in pratica interventi per migliorare la qualità della vita e il benessere psicologico.<br />
<strong> Mi faccia un esempio.</strong><br />
Le faccio il mio, di esempio. Io sono uno psicologo del lavoro, consulente delle aziende. Nell’ambito del lavoro ci si occupa, in generale, di quello che non va, delle mancanze. Da quando ho scoperto questa disciplina, invece, mi concentro molto di più sulle potenzialità dei lavoratori che sui loro limiti. Uso un approccio di potenziamento delle caratteristiche personali, di rafforzamento dei punti di forza.<br />
<strong> E le aziende, rispondono bene?</strong><br />
All’inizio erano abbastanza sorprese dal fatto che ci occupiamo di più di ciò che funziona. Oggi, che nel mondo del lavoro c’è grande disagio e sofferenza, le aziende cercano sempre più una mano per risolvere problemi e conflitti. C’è una richiesta crescente di strategie positive. Anche nelle scuole: ci sono colleghi che lavorano insieme agli insegnanti e ai genitori per valorizzare le risorse degli allievi. Perchè il mestiere di insegnare, ma anche quello di imparare, è spesso faticoso e frustrante.<br />
<strong> La felicità si può imparare? E da dove si inizia?</strong><br />
Ci sono due grandi fattori che aiutano a vivere meglio. Intanto, lasciare spazio al desiderio. Siamo troppo concentrati sui bisogni, su ciò che ci manca, sui nostri problemi, credo invece che dobbiamo essere più capaci di desiderare.<br />
<strong> Ma se il desiderio non si avvera, non diventa una fonte di malcontento?</strong><br />
Attenzione a non confondere il desiderio con il diritto ad avere. Il desiderio di per sé è un motore che innesca energia, è tensione verso un obiettivo, quello che ci permette di andare avanti anche in mezzo alle difficoltà.<br />
<strong> E il secondo «ingrediente» per essere felici?</strong><br />
Diventare capaci di guardare alle esperienze positive della vita. O di ricordarle. Un esercizio utile, anche perché viviamo circondati da informazioni negative, da eventi presentati come catastrofici. Invece abbiamo tutti esempi infiniti di cose positive, di successi, di incontri buoni. Addestramoci a partire da queste esperienze.<br />
<strong> Lei, da psicologo &#8220;positivo&#8221;, mette in pratica ciò che insegna, nella sua vita di tutti giorni?</strong><br />
Io dico sempre che uno sceglie di fare un certo lavoro per due motivi, o perché trova una grande corrispondenza con il proprio pensiero, o perché gli manca qualche cosa. Io per entrambi i motivi: non sempre mi riesce di seguire questo approccio positivo alla vita, però ci credo fortemente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/cosi-la-psicologia-positiva-migliora-la-nostra-vita/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000018180072small-large.jpg" length="29377" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Netiquette su Facebook: 10 regole di buona educazione che sarebbe meglio seguire</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Facebook]]></category>

		<category><![CDATA[netiquette]]></category>

		<category><![CDATA[privacy]]></category>

		<category><![CDATA[social-network]]></category>

		<category><![CDATA[trita-tech]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037344</guid>
		<description><![CDATA[Il galateo sul social network? Fatelo da voi, con un pizzico di buon senso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-15193" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/09/20/facebook-si-fa-il-cellulare-si-no-forse/facebook-cellulare/"><img class="alignnone size-large wp-image-15193" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2010/09/facebook-cellulare-large.jpg" alt="facebook-cellulare" width="500" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/author/robertocatania/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float:left" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2011/06/trita-tech.jpg" alt="Trita-tech" width="100" height="75" /></a>È sempre difficile parlare di <em>netiquette</em> quando c’è di mezzo <strong>Facebook</strong>. Per molti il social network di Mark Zuckerberg è l’unico vero spazio sul Web dove si può fare quello che si vuole, in fondo resta tutto fra amici… Eppure, considerata la diffusione planetaria della piattaforma e la volatilità (e volubilità) delle regole della privacy, è quanto meno auspicabile seguire un minimo di galateo. Qui di seguito un elenco delle <strong>10 regole di buona educazione</strong> che sarebbe meglio adottare. Liberi di aggiungere le vostre nei commenti.<span id="more-37344"></span></p>
<h3>1. Usa il tuo vero nome e la tua vera foto.</h3>
<p>Per chi ti conosce sarà più facile trovarti. E poi, diciamoci la verità, quelli che utilizzano Facebook per crearsi un’altra identità (solitamente più gonfiata rispetto a quella reale) risultano un po’ patetici. PS: quella qui sotto è Megan Fox, ed è difficile che diventi tua amica.</p>
<div id="attachment_7531" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-7531" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2009/12/01/la-parole-piu-cercate-su-yahoo-michael-jackson-batte-britney-spears-e-megan-fox/megan-fox/"><img class="size-large wp-image-7531" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2009/12/megan-fox-large.jpg" alt="Megan Fox (Credits: AP Photo/The Canadian Press, Darren Calabrese)" width="500" height="357" /></a><p class="wp-caption-text">Megan Fox (Credits: AP Photo/The Canadian Press, Darren Calabrese)</p></div>
<h3>2. Quando chiedi l&#8217;amicizia a qualcuno che conosci alla lontana aggiungi un paio di righe di presentazione.</h3>
<p>Così, giusto per chiarire chi sei o perché vuoi diventare un suo amico. Insomma succede così anche nella vita reale. E poi, si sa, <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/04/07/il-cyber-criminale-e-un-animale-sociale/" target="_blank">Internet è pieno di mal intenzionati</a>.</p>
<h3>3. Facebook non è il muro del pianto.</h3>
<p>Evita perciò di lagnarti per qualsiasi cosa, non tutti i tuoi amici sono caritatevoli.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-37372" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/facebook-status-2/"><img class="alignnone size-large wp-image-37372" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/facebook-status-2-large.jpg" alt="facebook-status-2" width="500" height="139" /></a></p>
<h3>4. Sintetici sì, ma non criptici.</h3>
<p>Che senso ha scrivere messaggi del tipo <em>“Non vedo l’ora…”</em>, <em>“Che bella notizia!”</em>, <em>“Finalmente…”</em>, solo per aspettare che qualcuno ti chieda spiegazioni? Tanto a vale a questo punto chiarire subito di che si tratta. Dimenticavo. Evita pure i conti alla rovescia. Mettono ansia, soprattutto quando non si capisce a cosa si riferiscono.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-37352" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/facebook-countdown/"><img class="alignnone size-large wp-image-37352" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/facebook-countdown-large.jpg" alt="facebook-countdown" width="500" height="147" /></a></p>
<h3>5. Fai attenzione a ciò che scrivi sulla bacheca di un tuo amico.</h3>
<p>Sarà visto anche da tutti i tuoi amici e dagli amici del tuo amico. Allo stesso modo evita i botta e risposta troppo articolati. Per quello esiste uno strumento apposta: la <em>chat</em>.</p>
<h3>6.Prima di taggare qualcuno in una foto avvisalo sempre con un messaggio privato.</h3>
<p>Soprattutto se si tratta di una foto imbarazzante o di dubbio gusto. Come questa.</p>
<p><span style="font-weight: bold"><br />
</span></p>
<div id="attachment_32409" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-32409" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/12/16/il-lato-pericoloso-di-facebook-timeline-un-utente-su-due-ha-foto-di-cui-si-vergogna/facebook-ubriaco/"><img class="size-large wp-image-32409" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2011/12/facebook-ubriaco-large.jpg" alt="Credits: Oneras @ Flickr" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Credits: Oneras @ Flickr</p></div>
<h3>7. Per pubblicizzare un evento esiste una categoria apposta.</h3>
<p>Che è appunto quella degli <em>Eventi</em>. Evita perciò di creare un nuovo profilo o addirittura un <em>fanpage</em>. E naturalmente cerca di dosare gli inviti. Facebook è un ottimo strumento promozionale ma troppi inviti rischiano di sortire lo stesso effetto di una casella di posta intasata di volantini.</p>
<h3>8. Se vuoi promuovere un&#8217;azione o un&#8217;idea, usa l&#8217;applicazione <em>Causes</em></h3>
<p>Che è sicuramente più efficace e discreta di un gruppo. A proposito. Prima di creare un gruppo o una fanpage accertati che non sia stato già inventato da qualcun altro. Meglio per lui e anche per te.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-37349" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/facebok-causes/"><img class="alignnone size-large wp-image-37349" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/facebok-causes-large.jpg" alt="facebok-causes" width="500" height="314" /></a></p>
<h3>9. Evita di imbrattare la bacheca dei tuoi amici con le notifiche delle applicazioni.</h3>
<p>Non a tutti interessa conoscere lo stato di maturazione degli ananas della tua fattoria di Farmville. Utilizza - se c&#8217;è - il tasto <em>skip</em>, e accertati che l&#8217;applicazione non invii di default le notifiche a te e ai tuoi contatti (in quel caso puoi segnalarla come <em>spam</em>).</p>
<p><a rel="attachment wp-att-37350" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/facebook-notifiche/"><img class="alignnone size-large wp-image-37350" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/facebook-notifiche-large.jpg" alt="facebook-notifiche" width="500" height="193" /></a></p>
<h3>10. Diffondere a tutti? Anche no.</h3>
<p>Chiedere a qualcuno di diffondere un messaggio, per quanto condivisibile e pieno di buone intenzioni, non è il massimo dell&#8217;eleganza. Lascia che siano i tuoi amici a farsi un&#8217;idea di quello che hai appena pubblicato ed - eventualmente - a condividerlo in tutta autonomia.</p>
<p><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/TritaTech" target="_blank">@TritaTech</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/netiquette-su-facebook-10-regole-di-buona-educazione-che-sarebbe-meglio-seguire/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Parkinson: così il Tai Chi può aiutare</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/parkinson-cosi-il-tai-chi-puo-aiutare/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/parkinson-cosi-il-tai-chi-puo-aiutare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Parkinson]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<category><![CDATA[tai-chi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037343</guid>
		<description><![CDATA[Migliora l&#8217;equilibrio, la postura e le capacità di movimento. Che il Taiji (o Tai Chi) fosse utile al benessere fisico era evidente. Ma adesso una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine dimostra che l&#8217;antica arte marziale cinese è utilissima per chi soffre del morbo di Parkinson. I pazienti, spiegano gli autori, guidati dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37345" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37345" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/taichi-large.jpg" alt="(Ansa)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">(Ansa)</p></div>
<p>Migliora l&#8217;equilibrio, la postura e le capacità di movimento. Che il Taiji (o Tai Chi) fosse utile al benessere fisico era evidente. Ma adesso una ricerca pubblicata sul <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1107911" target="_blank">New England Journal of Medicine</a> dimostra che l&#8217;antica arte marziale cinese è utilissima per chi soffre del <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2007/05/03/l%E2%80%99esercizo-fisico-protegge-dal-parkinson/">morbo di Parkinson</a>. I pazienti, spiegano gli autori, guidati dal ricercatore <span>Fuzhong Li</span>, hanno problemi di equilibrio, difficoltà motorie e posturali, e la pratica costante di alcuni semplici movimenti del tai-chi può aiutarli.</p>
<p><span id="more-37343"></span> I ricercatori hanno diviso i pazienti in due gruppi. Ogni gruppo doveva, per 60 minuti due volte alla settimana, dedicarsi ad un diverso tipo di esercizio fisico: il Tai Chi oppure esercizi di resistenza muscolare e stretching. I risultati migliori (maggiore controllo del movimento, meno incidenza di cadute, più flessibilità articolare) è stato raggiunto proprio dal gruppo dei praticanti di Tai Chi . Gruppo che ha mantenuto i buoni risultati anche a tre mesi di distanza dalla fine della sperimentazione.</p>
<p><span>&#8221;È bene chiarire che non stiamo andando a sbarazzarci dei sintomi perché il Tai Chi  non è una droga né una cura. Ma può aiutare&#8221; ha spiegato Fuzhong Li &#8220;ad alleviare le difficoltà, a rallentare la progressione della malattia e a diminuire l&#8217;incidenza delle cadute negli anziani&#8221;.</span></p>
<p>Interessante, per chi voglia approfondire le relazioni benefiche tra tai-chi e Parkinson, <a href="http://www.taichiparkinsons.com/index.html" target="_blank">il blog di Danny Loney</a>. Danny è un insegnante di tai-chi al quale 11 anni fa è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Convinto che il Tai Chi  lo avrebbe aiutato a combattere la rigidità dei movimenti causata dalla malattia, Danny ha deciso di dedicarsi all&#8217;insegnamento dei Tai Chi  ai malati, in collaborazione con la <span>Israel Parkinson’s Association. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/parkinson-cosi-il-tai-chi-puo-aiutare/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/taichi-large.jpg" length="68396" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Protesi all’anca tossiche: nuovo allarme del Ministero della Salute</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/protesi-allanca-tossiche-nuovo-allarme-del-ministero-della-salute/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/protesi-allanca-tossiche-nuovo-allarme-del-ministero-della-salute/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 09:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiafrancalacci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[DePuy]]></category>

		<category><![CDATA[Pip]]></category>

		<category><![CDATA[protesi]]></category>

		<category><![CDATA[protesi anca]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037303</guid>
		<description><![CDATA[Protesi al cobalto.  Dopo quelle al seno cancerogene prodotte dalla ditta francese Pip ecco spuntare le protesi d&#8217;anca tossiche  DePuy. Interamente realizzate in metallo, le protesi DePuy che in Italia sono impiantate su migliaia di pazienti,  rilasciano ioni di cobalto e cromo che possono causare problemi neurologici e dolori muscolari.I microgranuli di cobalto che costituiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37328" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/protesi_anca.jpg"><img class="size-full wp-image-37328" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/protesi_anca.jpg" alt="Protesi d'anca" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Protesi d&#39;anca</p></div>
<p>Protesi al cobalto.  Dopo <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/01/26/protesi-pip-arrestato-il-fondatore-dellazienda-che-usava-silicone-pericoloso/">quelle al seno cancerogene prodotte dalla ditta francese <strong>Pip</strong></a> ecco spuntare le protesi d&#8217;anca tossiche  <strong>DePuy</strong><em>.</em> Interamente realizzate in metallo, le protesi DePuy che in Italia sono impiantate su migliaia di pazienti,  rilasciano ioni di cobalto e cromo che possono causare problemi neurologici e dolori muscolari.I microgranuli di cobalto che costituiscono sia la coppa sia la testa femorale dell&#8217;impianto, creano una reazione da corpo estraneo che determina lo scollamento della protesi. Ma le problematiche che si presentano in coloro che le hanno utilizzate  non sono solo di carattere fisico.<span id="more-37303"></span></p>
<p>I metalli rilasciano concentrazioni elevate  di cromo e cobalto altamente tossiche che possono generare oltre ad importanti  disturbi muscolari che sembrano scomparire con la rimozione della protesi,  alterazioni  a livello dell&#8217;apparato neurologico. La pericolosità delle protesi realizzate dalla ditta  DePuy è stata riconosciuta a livello mondiale: il prodotto è stato ritirato  dal mercato e in alcuni  Paesi hanno già provveduto a sottoporre ad intervento sostitutivo i pazienti.</p>
<p>Seppur con un lieve ritardo, anche in Italia il Ministero della Salute ha diramato una circolare a tutte le aziende sanitarie sulla pericolosità delle protesi DePuyAsr  invitandole  a richiamare, uno ad uno,  coloro che hanno subito l&#8217;intervento tra il 2006 e il 2010.  La Regione Toscana è tra quelle con il maggior numero di cittadini operati: 8O8 pazienti.</p>
<p>&#8221; Le aziende sanitarie toscane in questi giorni stanno richiamando  i pazienti sui quali sono state impiantate le protesi De Puy ASR come richiesto dal Ministero– spiega il professor <strong>Massimo Innocenti</strong>, direttore della clinica ortopedica dell’Università di Firenze – anche se dobbiamo sottolineare che nei principali ospedali toscani esiste già un sistema di controllo, grazie al quale i chirurghi valutano periodicamente i pazienti che hanno avuto impianti: a 3, 6 e 12 mesi, poi ogni anno&#8221;. Coloro che saranno richiamati verranno sottoposti a screening clinici: visita, esame radiografico, accertamenti diagnostici.</p>
<p>&#8220;Si stanno verificando troppi casi di protesi difettose: prima quelle al seno, ora quelle d’anca&#8221;, precisa<strong> Daniela Scaramuccia</strong>, assessore al diritto alla salute della Regione Toscana.  &#8220;In tutta Europa, per immettere in commercio un prodotto impiantabile nel corpo umano è sufficiente la certificazione CE, negli Stati Uniti invece è necessario superare le verifiche della Food &amp; Drug Administration- continua - ho già detto al Ministro che è ora di affrontare con decisione il problema a tutti i livelli, nazionale ed europeo.  La salute del cittadino viene prima di tutto,  e sicuramente prima delle esigenze di mercato&#8221;.</p>
<p>Poi Scaramuccia conclude:  &#8220;In ogni caso, in Toscana stiamo lavorando per la realizzazione, su tutto il territorio regionale, della tracciabilità e follow up continuo di tutti i dispositivi impiantabili”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/protesi-allanca-tossiche-nuovo-allarme-del-ministero-della-salute/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/protesi_anca.jpg" length="66534" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Tumori alla faringe: sesso orale sotto accusa</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/tumori-alla-faringe-sesso-orale-sotto-accusa/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/tumori-alla-faringe-sesso-orale-sotto-accusa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 07:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta.buonadonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[papilloma-virus]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<category><![CDATA[sesso]]></category>

		<category><![CDATA[tumori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037143</guid>
		<description><![CDATA[Una nuova ricerca collega l'aumento dei casi di tumore alla faringe, soprattutto negli uomini, alla diffusione dell''HPV, un virus sessualmente trasmesso. <em> Panorama.it</em> ha intervistato Laura Locati, dell'Istituto tumori di Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37147" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-37147" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/tumori-alla-faringe-sesso-orale-sotto-accusa/faringe/"><img class="size-large wp-image-37147" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/faringe-large.jpg" alt="Credit: iStockphoto" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Credit: iStockphoto</p></div>
<p>I dati sulla diffusione e la mortalità dei tumori nella popolazione ci dicono che l&#8217;andamento per alcuni tipi di cancro è positivo: l&#8217;incidenza di molti tumori comuni, come quello del colon, della prostata, dei polmoni, è in calo. <strong>Aumentano</strong><strong> </strong>invece i casi, soprattutto tra gli uomini, di <strong>tumore orofaringeo</strong>, che colpisce cioè il palato molle, la base della lingua, l’arco delle tonsille e la parte posteriore della gola. E gli scienziati si interrogano su quale sia il <strong>ruolo del sesso orale</strong> nella diffusione di queste neoplasie.<span id="more-37143"></span></p>
<p>I due maggiori fattori di rischio per i tumori orofaringei sono<strong> il fumo e l&#8217;alcol</strong>. Ma mentre altri tipi di tumori che colpiscono zone molto vicine, come la laringe e le corde vocali, stanno diminuendo negli Stati Uniti, dove il fumo è in netto calo da anni, il <strong>cancro dell&#8217;orofaringe è in aumento</strong>. La colpa è delle <strong>infezioni da HPV</strong> (papilloma virus), un virus sessualmente trasmesso che, soprattutto nel suo tipo 16, è in grado di causare l&#8217;insorgenza del cancro nei tessuti colpiti.</p>
<p>La <a href="http://jama.ama-assn.org/content/early/2012/01/23/jama.2012.101.abstract?sid=37cc6131-888e-4d63-a653-6f609230190f" target="_blank">ricerca</a> più recente, che ha cercato di stabilire la diffusione del virus e il suo legame con il carcinoma orofaringeo a cellule squamose, è stata pubblicata sulla rivista scientifica <em>Jama </em>e porta la firma di Maura Gillison, oncologa dell&#8217;Ohio State University. Intervistata dal magazine americano <a href="http://www.theatlantic.com/health/archive/2012/01/is-oral-sex-to-blame-for-the-surge-in-cancer-of-the-mouth-and-throat/251759/" target="_blank">The Atlantic</a>, Gillison ha spiegato che <strong>non deve stupire l&#8217;età spesso avanzata</strong> di alcuni dei pazienti diagnosticati, perché il <strong>periodo di latenz</strong><strong>a</strong> tra l&#8217;iniziale infezione e l&#8217;insorgenza del tumore può essere anche molto lungo.</p>
<p>Nelle sua ricerche passate Gillison aveva stabilito che le persone che hanno avuto <strong>più partner sessuali</strong>, (comprendendo sia il sesso vaginale che il sesso orale) nel corso della loro vita hanno un <strong>rischio maggiore di sviluppare un tumore dell&#8217;orofaringe</strong>, e che l&#8217;infezione da HPV 16 è correlata a questo tipo di cancro. Ma quanto è diffuso il virus nella popolazione generale, e quindi quanto alto il rischio?</p>
<p>Il suo nuovo studio ha preso in esame <strong>5.579 uomini e donne</strong> di età compresa tra 14 e 69 anni, attingendo a soggetti che erano già stati reclutati per il National Health and Nutrition Examination Survey, e ha chiesto loro di raccogliere un campione di saliva. Il virus è stato poi ricercato nelle cellule orali presenti nella saliva, e trovato nel <strong>7% dei campioni</strong>, con una forte prevalenza nelle fasce di età comprese <strong>tra 30 e 34 anni</strong> e tra 60 e 64, e tra gli <strong>uomini (10 per cento contro il 3,6 per cento delle donne</strong><strong>)</strong>. La ricerca conferma inoltre il legame direttamente proporzionale tra numero di partner sessuali e probabilità di infezione.</p>
<p><em>Panorama.it</em> ha chiesto un commento alla ricerca a Laura Locati, oncologo medico che lavora all&#8217;Istituto tumori di Milano, presso la struttura di <a href="http://www.istitutotumori.mi.it/istituto/istituto/testacollo_staff.asp" target="_blank">oncologia medica testa-collo</a>.</p>
<p><strong>Anche in Italia si è registrato un aumento dell&#8217;incidenza di tumori all&#8217;orofaringe negli ultimi 20 anni. A cosa è dovuto?</strong></p>
<p>Questo tipo di tumori in realtà è incluso nella categoria più generale dei tumori delle vie aerodigestive superiori, non ci sono dati specifici per queste sedi per l&#8217;Italia. Abbiamo però dati europei in cui è incluso anche il nostro paese, che fanno riferimento agli anni dal 1988 al 2002, in cui è evidente che questi tipi di tumore HPV correlati hanno un&#8217;incidenza in crescita rispetto a altri tumori non correlati al papilloma virus.</p>
<p><strong>L&#8217;HPV si può contrarre solo per via sessuale?</strong></p>
<p>La via più probabile di contatto per l&#8217;infezione del papilloma virus orale è la via sessuale.</p>
<p><strong>E&#8217; il sesso orale il responsabile di questo incremento dei casi di tumore legati all&#8217;HPV?</strong></p>
<p>Non solo rapporti orali, ma avere più partner, in particolare aver avuto oltre 20 partner sessuali, aumenta il rischio. La trasmissione del virus attraverso il sesso orale è comunque la via più accreditata. Gli uomini sono più soggetti a contrarre l&#8217;infezione a livello orale, si suppone perché è più diffusa la pratica del sesso orale da parte dell&#8217;uomo sulla donna che non viceversa. Il cambiamento nei costumi sessuali negli ultimi 20 anni si riflette nell&#8217;andamento dell’incidenza di questa malattia.</p>
<p><strong>Quali sono gli altri responsabili?</strong></p>
<p>Altri responsabili dell&#8217;infezione orale sono il fumo di tabacco, che causa un&#8217;irritazione cronica della mucosa che altera le difese immunitarie della zona, il fumo di marijuana e l&#8217;assunzione di alcol. Questi fattori contribuiscono alla persistenza dell&#8217;infezione del virus a livello orale.</p>
<p><strong>Contrarre il virus è cosa abbastanza comune?</strong></p>
<p>Possiamo entrare in contatto durante la nostra vita con diversi papilloma virus ma la maggior parte viene eliminata dalle nostre difese immunitarie. Non sappiamo ancora quali sono i co-fattori fondamentali e perché in alcuni individui questo virus invece di essere <em>clearato </em>(eliminato n.d.r.) dà origine alla malattia. Il ruolo del sistema immunitario è senz&#8217;altro centrale, tanto è vero che nei soggetti HIV positivi l&#8217;incidenza dell&#8217;infezione orale da HPV è doppia rispetto alla popolazione generale.</p>
<p><strong>Devono preoccupare i risultati della ricerca di Gillison?</strong></p>
<p>Dall&#8217;HPV al tumore la strada è lunga, non sappiamo chi è più predisposto a svilupparlo. Molti di quelli che rientrano nel 7% in cui si è riscontrata la presenza di HPV elimineranno il virus. E quel che più conta è che i tumori dell&#8217;orofaringe sono correlati all&#8217;HPV di tipo 16. Il 7% individuato da Gillison è quello di tutti i papillomi. L&#8217;incidenza del tipo 16 è pari a circa l&#8217;1-2% del totale. Insomma solo una minima parte di tutte le infezioni HPV a livello orale è più frequentemente correlata al tumore.</p>
<p><strong>Il vaccino può proteggere?</strong></p>
<p>Esistono dati pubblicati che dicono che il vaccino protegge dal rischio di tumori dovuti all&#8217;HPV anche in sedi diverse dalla cervice ma per l&#8217;orofaringe non ci sono dati. Di sicuro si sta pensando di estendere la vaccinazione anche ai maschi.</p>
<p><strong>Cosa si può fare per proteggersi dal rischio di infezione?</strong></p>
<p>Le cose che dovremmo fare sempre: non fumare, non bere alcolici, e avere rapporti sessuali protetti.</p>
<p><strong>In che direzione punta la ricerca?</strong></p>
<p>La sfida principale è capire il processo di carcinogenesi. Individuare il percorso che porta dal contrarre l&#8217;infezione allo sviluppo del tumore. Dobbiamo capire perché in alcuni individui il virus non venga eliminato per poter poi efficacemente prevenire lo sviluppo della malattia tumorale. Non è un caso comunque che l&#8217;HPV 16 sia il genotipo più mutante e quindi il più subdolo, che perciò sfugge al sistema immunitario.</p>
<p>In molte città italiane sabato 11 febbraio tornano in piazza le <strong>Arance della salute</strong> Airc. <a href="http://www.arancedellasalute.it/" target="_blank">Qui </a>trovate la lista delle piazze.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/10/tumori-alla-faringe-sesso-orale-sotto-accusa/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/faringe-large.jpg" length="21324" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Catherine, il gioco sexy da paura – Video e recensione</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/catherine-il-gioco-sexy-da-paura-%e2%80%93-video-e-recensione/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/catherine-il-gioco-sexy-da-paura-%e2%80%93-video-e-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldo_fresia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Catherine]]></category>

		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<category><![CDATA[video]]></category>

		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037294</guid>
		<description><![CDATA[Dal 10 febbraio nei negozi, Catherine mischia puzzle e adventure dai toni sensuali: un esperimento intrigante anche se non del tutto riuscito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37299" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37299" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/catherine_01-large.jpg" alt="Un'immagine del gioco – Credits: Atlus" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine del gioco – Credits: Atlus</p></div>
<p>La tua ragazza vuole fidanzarsi, tu la ami, però sei indeciso se prendere un impegno così serio: è un classico. Capita meno di frequente che ti piombi fra le braccia una biondina con gli occhi che promettono follie e <strong>un corpo da favola</strong>. E per fortuna dei maschietti, non capita mai che la tentazione bionda sia condita da incubi infernali capaci di regalarti la più atroce delle morti. Benvenuti in <a href="http://www.bol.it/games/Catherine/na/ea402062808893/" target="_blank">Catherine</a>, dal 10 febbraio nei negozi (PS3 e Xbox 360), un curioso miscuglio di puzzle e simil-adventure con tematiche adulte e una spolverata di eros. <span id="more-37294"></span></p>
<p>È il caso di mettere l&#8217;accento proprio sulla parola <strong>puzzle</strong>, perché questi costituiscono in effetti la parte principale del gioco, mentre  i trailer puntano tutto sull&#8217;avvenenza delle due protagoniste, la seriosa Katherine e la spensierata Catherine. Ecco per esempio le immagini dell&#8217;E3 2011:</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/PJWOprUADuM"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PJWOprUADuM" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p>Lo stesso discorso vale per molti altri video promozionali, che in alcuni casi si inventano inquadrature capaci di trasformare in gelatina la colonna vertebrale di chiunque:</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/OvHamWWb5V8"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OvHamWWb5V8" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p>Gioco alla mano, quindi, salta fuori che c&#8217;è meno erotismo di quanto annunciato, ma per fortuna le furbizie del marketing non si trasformano <strong>in una fregatura</strong>: le cut scene animate sono di ottima fattura e le sezioni puzzle, nelle quali devi scalare insidiose torri di blocchi cubici, sono stimolanti. Inoltre, il triangolo amoroso è ben narrato e aperto a diversi e credibili finali.</p>
<p>Convincono meno l&#8217;accostamento un po&#8217; forzato tra generi così diversi, e il fatto che alla lunga le scalate delle torri risultano un po&#8217; monotone e talvolta anche a rischio di frustrazione.</p>
<p>Messi pregi e difetti sulla bilancia, <em>Catherine</em> si conferma un titolo non pienamente riuscito ma originale e interessante, purché l&#8217;idea dei puzzle/platform non vi tenti quanto una suocera.</p>
<p><strong>Voto: 7,5</strong></p>
<p><em>Piattaforma: PlayStation 3, Xbox 360<br />
Sviluppatore: Atlus Persona Team<br />
Produttore: Atlus</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/catherine-il-gioco-sexy-da-paura-%e2%80%93-video-e-recensione/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/catherine_01-large.jpg" length="33134" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>iPad 3: ecco la prima foto (di spalle)</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Apple]]></category>

		<category><![CDATA[ipad]]></category>

		<category><![CDATA[ipad 3]]></category>

		<category><![CDATA[tablet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037266</guid>
		<description><![CDATA[Un'immagine apparsa in rete confermerebbe la presenza sul nuovo tablet di Cupertino di una nuova batteria, di una nuova fotocamera di un display ad alta risoluzione. Molti dubbi permangono ancora sul processore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37267" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-37267" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/ipad-back-2/"><img class="size-large wp-image-37267" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/ipad-back-2-large.jpg" alt="(Credits: Apple.pro)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credits: Apple.pro)</p></div>
<p>Quando ci sono di mezzo <strong>Apple</strong> e i suoi <em>iGadget</em> ci si attacca a qualsiasi cosa pur di avere qualcosa da raccontare in anteprima. Capita così che una foto apparsa in rete raffigurante la schiena di un <strong>iPad</strong> di nuova generazione (o presunta tale) abbia letteralmente surriscaldato gli animi dei media e di tutti i techno-fan di Cupertino.<span id="more-37266"></span></p>
<p>L’immagine, comparsa su <em><a href="https://www.fix-iphones.com/blog/apple/exclusive-ipad-3-back-housing/" target="_blank">Reapir Labs Blog</a></em> e quindi su <em>9to5Mac</em> e <em><a href="http://apple.pro/index.php?do=/blog/7/ipad3-%E5%BE%8C%E8%93%8B%E6%9B%9D%E5%85%89%E6%80%8E%E9%BA%BC%E9%80%99%E9%BA%BC%E5%A4%9A%E9%98%BF-xd/" target="_blank">Apple.pro</a></em>, sembra a prima vista quella di un normalissimo  iPad 2.  Ma a ben guardare si scoprono degli elementi inediti che – usiamo il condizionale – rappresenterebbero la prova che l’<strong>iPad 3</strong> utilizzerà lo spazio al suo interno in modo differente rispetto a quanto fatto dal suo predecessore. Facile intuire il perché: per ospitare una <strong>batteria più capiente</strong>, innanzitutto, ma anche per accogliere una <strong>scheda logica</strong> riconfigurata, una nuova <strong>fotocamera</strong> e un <strong>nuovo display</strong>.</p>
<div id="attachment_37268" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-37268" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/ipad3-back/"><img class="size-large wp-image-37268" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/ipad3-back-large.jpg" alt="(Credits: Repair Labs)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credits: Repair Labs)</p></div>
<p>Ciò darebbe credito <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/12/29/ipad-3-le-ultime-indiscrezioni-super-batteria-due-modelli-da-97-pollici-e-l%E2%80%99incognita-google/" target="_blank">alle voci dei mesi scorsi</a> che si sono più volte soffermate sull’eventualità di un display a risoluzione raddoppiata, di una batteria da 14.000 mAh e di un nuovo processore. A proposito di quest’ultimo l&#8217;ipotesi un <em>system-on-chip</em> <strong>A6</strong> basato su <strong>processore quad-core</strong> (un passo in avanti rispetto al dual core A5 degli iPad odierni) sembra perdere fondatezza con il passare del tempo: per quanto più prestante rispetto all’attuale processore, il nuovo iPad 3 - scommette Joshua Topolsky su <em><a href="http://www.theverge.com/2012/2/8/2785486/ipad-3-back-photo-appears-a6-retina-display" target="_blank">The Verge</a></em> - monterà presumibilmente <strong>un altro <strong>dual-core</strong></strong>.</p>
<p>Non resta a questo punto che attendere la presentazione ufficiale. Che - nel caso Apple rispettasse la timeline dello scorso anno - potrebbe avvenire già nella settimana che va <strong>dal 5 al 9 marzo </strong>(per poi partire con la commercializzazione a distanza di 7-14 giorni).</p>
<p>Di certo sappiamo che i fornitori asiatici sono già all’opera per mettere in moto la macchina della produzione nei primi giorni successivi al lancio, tradizionalmente i più caldi in termini di richieste.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/ipad-back-2-large.jpg" length="15325" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>E su Marte si vede anche il piccolo lander “perduto” della Nasa</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/e-su-marte-si-vede-anche-il-piccolo-lander-perduto-della-nasa/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/e-su-marte-si-vede-anche-il-piccolo-lander-perduto-della-nasa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[astronomia]]></category>

		<category><![CDATA[marte]]></category>

		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037255</guid>
		<description><![CDATA[
di Daniela Mattalia
Il cratere marziano è spettacolare, ma non è quella la cosa che conta, almeno non stavolta. La star della foto è il puntino che si può vedere nell’angolo in basso, a sinistra: è Spirit, il piccolo lander della Nasa che per sei anni ha instancabilmente esplorato la superficie di Marte. Atterrato il 4 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-37258" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/621706main_pia15038-43_946-7101-large.jpg" alt="marte" width="500" height="375" /><br />
<strong>di Daniela Mattalia</strong></p>
<p>Il cratere marziano è spettacolare, ma non è quella la cosa che conta, almeno non stavolta. La star della foto è il puntino che si può vedere nell’angolo in basso, a sinistra: è <a href="http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2012-037" target="_blank">Spirit, il piccolo lander della Nasa</a> che per sei anni ha instancabilmente esplorato la superficie di Marte. Atterrato il 4 gennaio del 2004 nel, <a href="http://mytech.it/life/2009/01/07/buon-compleanno-spirit-e-opportunity/">insieme al rover gemello Opportunity</a>, un paio di anni fa Spirit aveva perso sei ruote rimandendo intrappolato, con le altre quattro, nelle sabbie di Marte. Impossibilitato a muoversi, Spirit era rimasto lì, a funzionare come una specie di stazione fissa, mandando dati alla Terra. Fino al 22 marzo 2010, quando <strong>ha smesso di inviare segnali alla Nasa.</strong> Nel maggio 2011, la missione si è ufficialmente conclusa.<span id="more-37255"></span><br />
Il successore di Spirit e Opportunity, in ogni caso, è pronto: <strong>nell’agosto di quest’anno a scendere su Marte sarà Curiosity</strong>, che dovrà raccogliere campioni del suolo marziano da analizzare sul posto. Sarà più grande, più pesante, più potente, con maggiori strumenti a bordo. Sarà, forse, anche il canto del cigno delle spedizioni robotizzate su Marte, dato che la Nasa sta dando un giro di vite finanziario alle sue missioni spaziali. Ha però un compito impegnativo e ambizioso: dovrà dirci se su Marte esistono tracce di una vita organica (magari nel suo passato), e di che tipo.</p>
<p>Ps: a stanare Spirit è stata la telecamera HiRISE montata sulla sonda americana Mars Reconnaissance Orbiter che ha, al suo attivo, fotografie straordinarie di Marte. <a href="http://hirise.lpl.arizona.edu" target="_blank">Un giro nel suo sito</a> vi convincerà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/e-su-marte-si-vede-anche-il-piccolo-lander-perduto-della-nasa/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/621706main_pia15038-43_946-7101-large.jpg" length="52646" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Le 10 aziende più verdi dell’hi-tech (secondo Greenpeace)</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/le-10-aziende-piu-verdi-dell%e2%80%99hi-tech-secondo-greenpeace/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/le-10-aziende-piu-verdi-dell%e2%80%99hi-tech-secondo-greenpeace/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 13:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[aziende più verdi]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037247</guid>
		<description><![CDATA[Greenpeace ha pubblicato il rapporto Cool IT, ecco le 10 aziende più attive in materia di sostenibilità ambientale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37248" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><br />
<img class="size-large wp-image-37248" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/green-list-large.jpg" alt="Credits: Greenpeace" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: Greenpeace</p></div>
<p>Nella giornata di ieri, <strong>Greenpeace</strong> ha pubblicato il rapporto annuale <a href="http://www.greenpeace.org/international/Global/international/publications/climate/2012/CoolIT/Leaderboard5/Cool%20IT%20v-5.full%20report.pdf" target="_blank"><strong>Cool IT</strong></a>, in cui vengono valutate in ogni singolo dettaglio le aziende IT più attive nella promozione e nell’adozione di soluzioni energetiche sostenibili . Per l’edizione di quest’anno, Greenpeace ha preso in considerazione <strong>21 aziende </strong>in tutto il mondo ed è andata letteralmente a far loro le pulci. In questo articolo, riassumiamo la situazione delle <strong>prime 10</strong> della lista.</p>
<p><span id="more-37247"></span></p>
<p>I <strong>parametri</strong> di valutazione sono molteplici, ma sostanzialmente rientrano in <strong>3 macrocategorie</strong>:</p>
<p><strong>1-</strong> L’impegno a sviluppare nuove <strong>soluzioni economiche e tecnologiche</strong> volte a migliorare la sostenibilità dell’azienda</p>
<p><strong>2-</strong> Le iniziative prese per <strong>ridurre emissioni </strong>e impronta ecologica dell’azienda</p>
<p><strong>3- </strong>L’attività di promozione di <strong>politiche energetiche alternative</strong>, presso governi e organizzazioni internazionali</p>
<p>Se avete già scorso la classifica che segue avrete notato due assenze eccellenti:  <strong>Apple</strong> e <strong>Facebook</strong>. Nonostante gli introiti da capogiro raccolti negli ultimi anni, infatti, le due aziende americane non hanno ancora attivato alcun programma effettivo per ridurre significativamente la loro impronta ecologica (e considerate che i data center delle aziende hi-tech oggi assorbono il <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Classifica-Cool-IT-Google-sul-podio/" target="_blank">2% della domanda energetica USA</a>). Per questo motivo, non solo non compaiono nella nostra top 10, ma nemmeno fra le 21 aziende prese in esame dalla ricerca di Greenpeace.</p>
<p><strong>1. Google<br />
</strong>In cima alla classifica svetta Google, l’azienda che più di tutte, negli ultimi anni ha investito sulle energie rinnovabili (fino quasi a trasformarle in parte integrante del proprio business). Nonostante la <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/11/24/google-e-le-pulizie-di-autunno-via-wave-e-la-ricerca-sulle-rinnovabili-ecco-perche/" target="_blank">recente chiusura di RE&lt;C</a>, Google ancora tiene  botta. Merito della quantità di denaro investita nella produzione di energia rinnovabile (compreso un impianto eolico offshore), della riduzione della impronta ecologica e del solido supporto alle iniziative di politica ambientale in California e Unione Europea. Tuttavia, l&#8217;azienda di Mountain View deve ancora indicare degli obbiettivi chiari in fatto di riduzione delle emissioni.</p>
<p><strong>2. Cisco<br />
</strong>Due anni fa, Greenpeace collocava l’azienda californiana al primo posto, oggi è slittata al secondo. Colpa probabilmente del fatto che tra il 2009 e il 2010 il suo impiego di energie rinnovabili è passato dal 37% al 27%. Ciò nonostante, Cisco ha segnato un ottimo traguardo riducendo le sue emissioni del 25% negli ultimi 5 anni. Inoltre, ha sviluppato diverse soluzioni interessanti per il calcolo e la comunicazione del dispendio energetico.</p>
<p><strong>3. Ericsson<br />
</strong>L’azienda svedese è attualmente leader nello sviluppo di soluzioni originali atte a calcolare l’impatto delle politiche ambientali nel settore ICT. Inoltre, è parecchio attiva anche sul piano politico, avendo patrocinato nel 2010 la <a href="http://www.ericsson.com/nz/news/101209_guadalajara_declaration_244218599_c" target="_blank">Dichiarazione di Guadalajara</a>. Nel 2008 Ericsson ha fissato il suo obbiettivo di riduzione emissioni al 40% entro il 2013, ma ancora non ha rivelato a che punto sia nella corsa verso questo traguardo.</p>
<p><strong>4. Fujitsu<br />
</strong>Quarta nella classifica generale, Fujitsu è però prima nella classifica delle aziende che meglio si impegnano nello sviluppo di ricerche, studi e soluzioni che attestino l’efficacia delle politiche ambientali applicate all&#8217;industria hi-tech. Tra le altre cose, Fujitsu ha sviluppato <a href="http://www.fujitsu.com/downloads/ECO/rep2011/fujitsu2011report51-52-e.pdf" target="_blank">EcoCalc</a>, un tool che permette alle aziende di calcolare l’impatto ambientale delle soluzioni ICT. Tuttavia, deve ancora lavorare per quanto riguarda gli obbiettivi di riduzione delle emissioni.</p>
<p><strong>5. Vodafone<br />
</strong>Vodafone ha un obbiettivo di riduzione emissioni del 50% per il periodo 2007-2020 e sta lavorando per rendere più energeticamente efficienti i propri data center. Niente di sconvolgente. Se è al 5 posto della classifica è per via del suo impegno in ambito politico (ha firmato la Dichiarazione di Guadalajara ed è stata tra i più forti sostenitori dell’obbiettivo europeo di riduzione emissioni al 30%) e per la mole di studi compiuti sull’impatto delle soluzioni energetiche in campo ICT.</p>
<p><strong>6. Alcatel Lucent<br />
</strong>La compagnia parigina si è piazzata sesta nella classifica generale, ma è al secondo posto per quanto riguarda la riduzione dell’impatto energetico. Dal 2008 ad oggi, Alcatel ha ridotto del 12,6% la quota delle sue emissioni e ha buone probabilità di raggiungere entro il 2020 l’obbiettivo 50%. Tuttavia, l’azienda francese ha fatto poco per proporre nuove soluzioni al problema climatico e si è rivelata poco incline a supportare politiche ambientali internazionali.</p>
<p><strong>7. Sharp<br />
</strong>Nonostante abbia fissato obbiettivi di riduzione emissioni poco coraggiosi e punti davvero poco sull’utilizzo di energie rinnovabili, Sharp si posiziona piuttosto bene nella classifica complessiva. Questo grazie alla decisione di aumentare significativamente l’efficienza energetica dei propri prodotti (soprattutto i TV) e per l’attiva pressione effettuata sul governo Giapponese affinché moltiplichi gli sforzi sulle energie rinnovabili.</p>
<p><strong>8. Softbank<br />
</strong>La quasi totalità del punteggio raccolto da Softbank è dovuta all’enorme attività in campo politico. Dopo il disastro ambientale di Fukushima, Softbank è stata tra le aziende che più hanno spinto per l’abbandono dell’energia nucleare in Giappone. Peccato però che in fatto di riduzione delle emissioni (sia a livello concreto che di obiettivi) l’azienda sia agli ultimi posti.</p>
<p><strong>9. IBM<br />
</strong>Il caso di IBM è particolare. L’azienda infatti è l’unica della classifica ad aver ottenuto un punteggio negativo in una delle tre categorie. Questo per non aver preso le distanze da BusinessEurope, un’associazione commerciale che si è fortemente opposta al target di riduzione emissioni del 30% in Unione Europea. Un peccato, dal momento che l’azienda è allo stesso prima in classifica per quanto riguarda la riduzione di emissioni.</p>
<p><strong>10. HP<br />
</strong>In fondo alla nostra classifica compare HP, un’azienda che negli scorsi anni si era moderatamente distinta in termini di sensibilità ambientale. Il problema è che l’azienda ha una politica energetica poco costante, sa da un lato ha fissato un obbiettivo di riduzione emissioni del 20% tra il 2005 e il 2013, e abbia fatto molta <a href="http://www.hp.com/hpinfo/globalcitizenship/environment/data_and_goals/data_table.html" target="_blank">trasparenza sulle soluzioni energetiche adottate</a>, non ha ancora fissato obbiettivi a lungo termine. Attualmente, HP affida l’8% del proprio fabbisogno a energie rinnovabili e negli ultimi sette anni ha aumento del 50% l’efficienza energetica dei propri prodotti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/le-10-aziende-piu-verdi-dell%e2%80%99hi-tech-secondo-greenpeace/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/green-list-large.jpg" length="24413" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>L’incredibile immagine della galassia “cannibale”</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/lincredibile-immagine-della-galassia-cannibale/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/lincredibile-immagine-della-galassia-cannibale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[astronomia]]></category>

		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037244</guid>
		<description><![CDATA[L’immagine è bella, e poi è la prima volta che viene «catturato» un evento cosmico di questo tipo, non raro ma difficile da immortalare: una galassia nana (in alto a sinistra) che sta per ingoiare una galassia più piccola (in basso a destra, e poi nell’ingrandimento a fianco). Gli autori della scoperta sono due gruppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37264" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37264" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/pr_120209_2gr1-large.jpg" alt="Credits: R. J. GaBany (BBO)/D. Martínez-Delgado (MPIA)" width="500" height="503" /><p class="wp-caption-text">Credits: R. J. GaBany (BBO)/D. Martínez-Delgado (MPIA)</p></div>
<p>L’immagine è bella, e poi è la prima volta che viene «catturato» un evento cosmico di questo tipo, non raro ma difficile da immortalare: una galassia nana (in alto a sinistra) che sta per ingoiare una galassia più piccola (in basso a destra, e poi nell’ingrandimento a fianco). Gli autori della scoperta sono due gruppi indipendenti di ricerca, quello di David Martínez-Delgado del <a href="http://www.mpia.de/Public/menu_q2e.php?Aktuelles/PR/2012/PR120209/PR_120209_en.html" target="_blank">Max Planck Institute for Astronomy</a>, e di Michael Rich dell’Università della California. <span id="more-37244"></span>Avere finalmente osservato questo atto di cannibalismo cosmico aiuterà gli scienziati a capire l’evoluzione delle galassie, e quindi anche dell’universo.</p>
<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p1">
<p class="p2">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/lincredibile-immagine-della-galassia-cannibale/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/pr_120209_2gr-large.jpg" length="47434" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Stimolare il cervello per migliorare la memoria</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/stimolare-il-cervello-per-migliorare-la-memoria/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/stimolare-il-cervello-per-migliorare-la-memoria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta.buonadonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>

		<category><![CDATA[cervello]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037232</guid>
		<description><![CDATA[Una ricerca su 7 pazienti epilettici verificato l'efficacia della stimolazione cerebrale profonda su una particolare area del cervello, vicina all'ippocampo, nel migliorare la capacità di ricordare. Un passo importante in aiuto a chi perde la memoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37233" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-37233" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/stimolare-il-cervello-per-migliorare-la-memoria/cervello-2-2/"><img class="size-large wp-image-37233" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/cervello-large.jpg" alt="La porta dei ricordi (Credit: iStockphoto)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La porta dei ricordi (Credit: iStockphoto)</p></div>
<p>Che cos&#8217;è che ci fa ricordare le cose? Dove si nasconde il segreto della memorizzazione e ci permette di conservare nell&#8217;archivio della mente dai <strong>ricordi più importanti</strong>, i momenti cruciali della vita, a <span> </span>quelli più banali ma pur sempre necessari per vivere, come dove abbiamo parcheggiato l&#8217;auto o dove abbiamo messo le chiavi di casa? E soprattutto, individuati il meccanismo e la sua sede, è possibile potenziarne le facoltà, <strong>migliorando quindi la nostra capacità di ricordare</strong>? Ne sono convinti, e in effetti ci sono riusciti, i ricercatori dell&#8217;Università della California a Los Angeles, che pubblicano i <a href="http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1107212?query=featured_home" target="_blank">risultati</a> del loro lavoro sul <em>New England Journal of Medicine</em>. <span id="more-37232"></span></p>
<p>Gli studiosi si sono concentrati su una parte del cervello chiamata <strong>corteccia entorinale</strong>, una sorta di porta di ingresso all&#8217;ippocampo. Se quest&#8217;ultimo è il vero responsabile dell&#8217;immagazzinamento dei ricordi, la corteccia che lo avvolge pare avere il compito più specifico di <strong>trasformare le esperienze quotidiane in memorie</strong> durature.</p>
<p>&#8220;La corteccia entorinale è il <strong>portale d&#8217;accesso al centro nevralgico della memoria</strong>&#8220;, sostiene <a href="http://www.uclahealth.org/body.cfm?xyzpdqabc=0&amp;id=479&amp;action=detail&amp;ref=13990" target="_blank">Itzhak Fried</a>, professore di neurochirurgia alla scuola di medicina David Geffen del&#8217;Ucla e autore anziano della ricerca. &#8220;Ogni esperienza visiva e sensoriale che vogliamo conservare attraversa questa soglia verso l&#8217;ippocampo. Le nostre cellule cerebrali devono mandare segnali attraverso questo centro per formare ricordi che poi possiamo consciamente richiamare alla mente&#8221;.</p>
<p>Come si possono potenziare le capacità di fissare i ricordi? Stimolando direttamente quest&#8217;area del cervello. Il team di guidato da Fried ci ha provato su un gruppo di <strong>7 pazienti epilettici</strong>, che avevano già degli elettrodi impiantati nel cervello per individuare l&#8217;origine delle crisi. Proprio questi sono stati monitorati per registrare <strong>l&#8217;attività dei neuroni mentre i ricordi si formavano</strong>.</p>
<p>Ai soggetti è stato chiesto di svolgere un videogioco nel quale ciascuno di loro era un tassista che doveva portare a diverse destinazioni clienti diversi. Con la <strong>stimolazione cerebrale profonda</strong> della corteccia entorinale dell&#8217;ippocampo applicata nel periodo in cui i partecipanti dovevano imparare i percorsi, i ricercatori hanno rilevato un miglioramento nella navigazione delle strade della città del videogioco e una <strong>maggiore capacità di riconoscere i punti di riferimento</strong>.</p>
<p>&#8220;Stimolando le fibre nervose nella corteccia entorinale dei pazienti durante l&#8217;apprendimento&#8221;, spiega Fried, &#8220;abbiamo verificato che imparavano anche a prendere scorciatoie, il che dimostra un <strong>miglioramento della memoria spaziale</strong>&#8220;. Ed è stata proprio la stimolazione dell&#8217;ingresso all&#8217;ippocampo e non dell&#8217;ippocampo stesso, a dimostrarsi efficace nell&#8217;esperimento.</p>
<p>Lo studio suggerisce che la stimolazione non deve essere continua per migliorare le capacità dell&#8217;individuo di ricordare, ma è sufficiente che sia applicata nel <strong>momento in cui l&#8217;esperienza da ricordare viene vissuta</strong>, nel momento dell&#8217;apprendimento, appunto. Forse di tratta del primo passo per la messa a punto di <strong>protesi neurali che possono accendersi in precisi momenti</strong> dell&#8217;elaborazione delle informazioni, o nello svolgimento di compiti quotidiani. Il potenziale aiuto a persone affette da Alzheimer e altre forme di demenza, che hanno il loro fulcro proprio nella perdita di memoria e della capacità di formare nuovi ricordi, è enorme. Proprio la <strong>corteccia entorinale risulta <a href="http://www.cell.com/neuron/abstract/S0896-6273%2810%2900870-6" target="_blank">danneggiata</a> nelle persone colpite dal morbo di Alzheimer</strong>.</p>
<p>&#8220;I nostri risultati preliminari&#8221;, conclude Fried, &#8220;forniscono prove a supporto di un <strong>possibile meccanismo per migliorare la memoria</strong>, particolarmente quando le persone invecchiano o soffrono di demenza precoce. Ma avendo studiato solo un piccolo campione di pazienti le conclusioni vanno interpretate con cautela&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/stimolare-il-cervello-per-migliorare-la-memoria/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/cervello-large.jpg" length="59449" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Combattere la crisi: nove idee per l’ottimismo fai-da-te</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/combattere-la-crisi-nove-idee-per-lottimismo-fai-da-te/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/combattere-la-crisi-nove-idee-per-lottimismo-fai-da-te/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[benessere]]></category>

		<category><![CDATA[canto]]></category>

		<category><![CDATA[crisi]]></category>

		<category><![CDATA[lista]]></category>

		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>

		<category><![CDATA[panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037119</guid>
		<description><![CDATA[Tasse, sacrifici, tg deprimenti... Gli italiani reagiscono inventandosi nuovi metodi per tirarsi su di morale. Spendendo poco o niente. Viaggio nel Paese che ha il migliore spread nell’arte di cavarsela. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37229" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37229" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000018458464small-large.jpg" alt="(Istockphoto)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">(Istockphoto)</p></div>
<p>di<strong> Stefania Berbenni</strong></p>
<p>Il discorso è serio, anche se le soluzioni sembrano facete. Prova ne è che un sociologo come<strong> Domenico De Masi</strong>, docente alla Sapienza, studioso dei nostri comportamenti e teorico dell’indispensabilità dell’ozio, snocciola dati per far capire che, se le notizie di tg, giornali e siti suonano la campana a morto per i nostri conti in banca, per gli italiani sarà un bene, «una spinta alla saggezza». Nell’arte di cavarsela non ci batte nessuno. Abbiamo il migliore spread della sopravvivenza, siamo la locomotiva europea dell’ottimismo (malgrado la lamentela endemica), gli inventori degli antidepressivi fai-da-te.<span id="more-37119"></span></p>
<p>«Il nostro reddito medio è di 35 mila e 80 euro contro i 3 mila 740 dei cinesi. Lo dice lo studio annuale dell<em>’Economist</em>. Inclusi neonati e moribondi, l’indice medio dei possessori di cellulari da noi è 147 per cento, ovvero abbiamo più di un telefonino a testa. Per i 23 milioni di italiani con reddito fisso <strong>la crisi non è una tragedia, è una nuova dimensione</strong>. I dati infatti dicono due cose: primo, sarà molto difficile che il reddito pro capite cresca ulteriormente; secondo, <strong>dovremo darci una ridimensionata</strong>, rallentando i consumi». De Masi passa all’analisi: «Fino a ieri, il meccanismo era oliato, la pubblicità ci spingeva a consumare, le banche ci davano soldi e le aziende facevano prodotti da sostituire in tempo breve. Qualche esempio: l’iPhone 1 è uscito quattro mesi prima del due e l’iPad2 tre mesi dopo l’uno. Adesso il sistema si è inceppato perché le banche non hanno più soldi da darci, e ad aggravare il tutto c’è l’eccesso di oggetti di cui ci siamo circondati. Si è fatto strada il pensiero: qui <strong>stiamo sprecando troppo</strong>. Perciò negli ultimi mesi abbiamo imparato a<strong> cercare il buon umore non più nel consumare</strong>».</p>
<p>Infatti gli italiani si sono inventati i loro Prozac quotidiani, a chilometro zero (molto si fa in casa) e spesso a costo zero.</p>
<p><strong>BALLA CHE TI PASSA (LA DEPRESSIONE)</strong><br />
Prima c’è il passaparola via Facebook, telefonini e internet. La convocazione, insomma. Poi parte il  divertimento con una musica vagamente triste che ha dentro, come un torsolo a sorpresa, una scossa gioiosa: la<strong> mazurka</strong>. Centinaia di persone si sono ritrovate a ballarla nottetempo sotto il Pirellone di Milano, qualche settimana fa, e lo stesso hanno poi fatto a Napoli e Novara. Si chiama <strong>Mazurka klandestina</strong>, un flash mob danzereccio. Basta avere un altoparlante collegato alla batteria di un’auto, un computer con le tracce dei brani.</p>
<p>A Bergamo una scuola di danza (la Baila Conmigo) ha pensato che i <strong>balli latinoamericani</strong> siano perfetti per produrre endorfine, i neurotrasmettitori dell’allegria, e così due settimane fa ha istituito un corso principianti per cassaintegrati e disoccupati. Gratis. «È uno stimolo per uscire di casa, conoscere nuove persone e mettere in circolo un po’ di spensieratezza» spiega <strong>Iovanca Rodino</strong>, l’insegnante. In pochi giorni sono arrivate 15 iscrizioni.</p>
<p>A Bologna invece vanno per la maggiore le danze scozzesi, fatte conoscere dall<strong>’associazione culturale 8cento</strong> (quattro sedi sotto gli Asinelli, una a Ferrara): la quota annuale è di 10 euro e il corso di tre mesi costa 90 euro. <strong>Alessia Bianchi</strong>, la direttrice, spiega: «Il passaparola ha portato a 100-120 iscritti. Si vuole pensare ad altro. E molto aiuta la vivacità della musica».</p>
<p><strong>PILATES? NO GRAZIE, TROPPO CARA</strong><br />
Requiem per la ginnastica che prevede conti correnti pingui e impegno costante. Ha esaurito la spinta modaiola. Le stanno facendo le scarpe la <strong>gyrotonic</strong> e l’<strong>antigravity</strong>. A Milano il centro Gyrotonic è superprenotato, anche dai ballerini della Scala (<strong>Roberto Bolle</strong> compreso), perché questo sistema allunga i muscoli, rende tonici e diverte; fonde danza, yoga, tai-chi, nuoto e prevede macchinari appositi. Le lezioni, solo individuali, costano quasi la metà di quelle di pilates: 40 contro 70 euro. <strong>Paolo Bernasconi</strong>, l’anima del centro, informa: « Il nostro studio non ha risentito della crisi, anzi. Le richieste sono aumentate: oltre ai ballerini vengono manager, avvocati, ragazze e donne di ogni età. E tutti, per un’ora, sono concentrati sul proprio corpo lasciando fuori i problemi». Centri di gyrotonic anche a Bologna, Firenze, Roma, Lecce.</p>
<p>Trovare un posto a un corso di antigravity è altrettanto difficile. L’antidepressivo ginnico del momento prevede una grande amaca di nylon lunga 5 metri e larga 4, che viene usata per appendersi, stirarsi, avvolgersi, fare addominali (soft) e rinforzare la spina dorsale. <strong>Elena Buscone</strong>, teacher antigravity alla palestra <strong>Audace </strong>di Milano (una delle poche specializzate), è la prima a essersi innamorata del metodo millenario, due anni e mezzo fa: «Il primo effetto è lo stato di benessere. Il secondo è il piacere del corpo che si muove, allunga, rilassa. Tonificandosi. Il terzo è il divertimento. Spesso a fine lezione mi dicono: “Mi sento leggero, sto meglio, e mi sono divertito”. Ogni corso prevede massimo 14 persone e i costi sono alla portata di ogni tasca».</p>
<p><strong>BARATTO-PARTY E SPACCI</strong><br />
In Francia sono diffusissimi da anni, in America sono figli della crisi e in Italia fanno molto «scelta  consapevole», in linea con la nuova sobrietà. <strong>Si invitano amici e parenti, si svuotano gli armadi </strong>da ciò che non serve più e ci si prepara a barattare i pezzi con gli invitati. <strong>Convivio creativo. Shopping senza spesa.</strong> Il rito va molto di moda nella Milano bene e nella Roma delle «sciurazze» che lo fanno più per divertirsi che per risparmiare (non ne hanno bisogno). Nella generazione mille euro, invece, è il metodo per rinnovare il guardaroba. Esistono anche negozi di <strong>swapping</strong><strong> (<a href="www.barattiamo.org">qui</a> e <a href="www.atelier del riciclo.org" target="_blank">qui</a>)</strong><strong> </strong>e corsi in rete per riciclare e riattare capi <strong>(<a href="www.occhiodelriciclone.org;">qui</a> e <a href="www.museodelriciclo.it" target="_blank">qui</a>)</strong>.</p>
<p>Altro Prozac fai-da-te è la gita per spacci. La coda all’outlet è cosa vecchia, ora sono gli spacci a ridersela della crisi. Uno per tutti, quello della <strong>Frabosk</strong>, azienda di pentole professionali. Negli ultimi mesi ha registrato più 20 per cento perché al pubblico della zona si è aggiunto quello della «gita giornaliera per spacci». Gita organizzata soprattutto per scarpe, arredi e cucina, quest’ultima eletta a passione collettiva, complice le varie Parodi, Borghese e Cracco.</p>
<p><strong>TUTTE COME BENEDETTA</strong><br />
La <strong>cucinomania</strong> ha fatto proseliti, ci si sente tutti un po’ Parodi, massaie tv con tanta voglia di far da mangiare senza impazzire. Sono esauriti i<strong> corsi culinari di livello</strong> (Cucina italiana and C.) adatti a portafogli infarciti; per tutti gli altri c’è l’arte italiana di arrangiarsi che si presenta sotto forma di <strong>corsi casalinghi</strong> nel senso letterale, cioè tenuti in casa da signore e signori col dono del buon cucinare. Sono<strong> gratis o a pochi euro,</strong> pensati per amici, e amici degli amici. Una sera c’è la lezione di crostate, un’altra di ragù, una terza di arrosti&#8230;</p>
<p>Veleggia anche il<strong> consumo del cioccolato</strong>, uno dei pochi ingredienti impermeabile al saliscendi borsistico. Mentre infatti si risparmia su prosciutto crudo, carni pregiate e simili (tutte col segno meno), per l’antidepressivo naturale conclamato non si bada a spese. Lo dice il cioccolataio per eccellenza, <strong>Guido Gobino,</strong> ai tempi il prediletto dall’Avvocato e ora dai vari Montezemolo, Loro Piana&#8230; «Per il 2012 sono ottimista, perché pochi sono disposti a rinunciare a un piacere che fa bene anche allo spirito. Le donne in primis».</p>
<p><strong>AIUTATI CHE DIO T&#8217;AIUTA&#8230;</strong><br />
&#8230;insegnavano le nonne. Pare che la lezione sia passata sotto pelle perché, nel clima mesto generale, gli italiani si danno tono facendosi più belli. L’<strong>Unipro </strong>(l’associazione delle imprese cosmetiche) parla di <strong>9 milioni 300 mila euro di fatturato nel 2011</strong> con trend positivo nel primo semestre del nuovo anno (anche grazie all’esportazione). Si vendono più profumi e soprattutto più rossetti e fondotinta. Il <em>Financial Times</em> l’ha chiamato «<strong>lipstick effect</strong>», termine che indica la relazione fra borse che crollano e impennata dell’indice delle vendite di rossetti &amp; C.</p>
<p><strong>NON SOLO AZZARDO</strong><br />
Per evitare di spendere, tornano in auge i <strong>giochi di società</strong>, con il <strong>burraco </strong>in testa (10 euro l’iscrizione al circolo e tornei garantiti per un anno), il riscoperto <strong>Trivial pursuit </strong>e la <strong>Wii</strong>, la console che fa giocare e muovere.</p>
<p><strong>SIGARETTA LUDICA</strong><br />
Mario Monicelli o Dino Risi avrebbero riso sotto i baffi vedendo gli italiani snobbare la sigaretta griffata a favore di quella fatta con <strong>la macchinetta</strong>, imperfetta, che ai tempi dei due registi era infilata tra le labbra di muratori, contadini e camionisti. Oggi invece fa molto «trendy». Nell’ultimo mese, <strong>Battista Cailotto</strong>, grossista di prodotti per tabaccherie, ha venduto il quantitativo di macchinette che distribuiva in sei mesi. Arrivano dalla Cina, costano <strong>dai 3 ai 5 euro</strong>, si portano dietro la vendita di trinciato, cartine e filtri. Col prezzo di un pacchetto di sigarette di marca si fanno 50-60 bionde. Non solo, sostiene Cailotto: «Ci si diverte. La gente si realizza. È uno svago. Diciamo la verità, un tempo erano i giovani a comprare cartine e macchinette, e ci mettevano dentro qualcosa d’altro dal tabacco. Adesso sono signori distinti, donne, studenti».</p>
<p><strong>IL BELLO CURATIVO</strong><br />
Fëdor Dostoevskij lo fa dire al principe Myskin, protagonista dell’<em>Idiota</em>: «La bellezza salverà il mondo». Di certo cura l’anima. Rasserena, ricarica. Nel 2011 il numero dei <strong>visitatori di musei e luoghi d’arte è salito del 9,5 per cento.</strong> E <strong>Mario Resca</strong>, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, ha previsto un pacchetto perfetto per arrivare alla doppia cifra nel 2012. Ai primi di gennaio ha annunciato una ricca agenda di appuntamenti: «A San Valentino le coppie pagheranno un solo biglietto; l’8 marzo le donne saranno ospiti; dal 12 al 22 aprile tutte le strutture saranno gratuite per la Settimana della cultura; il 19 maggio ci sarà la Notte dei musei, aperti e gratuiti; il 29 e 30 settembre di nuovo non si pagherà nulla». Del resto, come ha recentemente dimostrato una ricerca dell’Università di San Francisco, la gente ormai è disposta a<strong> spendere non in beni materiali ma in esperienze </strong>(la ricerca è pubblicata questa settimana dal <em>Journal of positive psychology</em>).</p>
<p><strong>TORMENTONE CANORO</strong><br />
Lo si potrebbe definire il Niagara dell’allegria perché stura la voglia di ballare, cantare, e per qualche minuto sbriciola notizie negative. È <em><strong>Ai se eu te pego</strong></em> (Ahi, se ti prendo), motivetto con tanto di coreografia che simula un amplesso, partito dal Brasile, cantato da <strong>Michel Telò</strong> e arrivato nelle hit e sui campi di calcio, negli spogliatoi con Neymar, Ronaldo, Marcelo, Pato, Boateng. Ora lo ballano tutti sculettando, Alessia Marchini compresa. Imperversa in radio e su Youtube. È un ritmo caraibico trascinante, intriso di doppi sensi. E che obbliga a domandarsi: vuoi dire che gratta gratta, il miglior antidepressivo sia sempre lo stesso: <strong>fare del sano sesso?</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/combattere-la-crisi-nove-idee-per-lottimismo-fai-da-te/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/istock_000018458464small-large.jpg" length="21374" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Tutto pronto per il lancio di Vega, il vettore italiano che porta in orbita i satelliti</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marino.petrelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[asi]]></category>

		<category><![CDATA[Avio]]></category>

		<category><![CDATA[marco-airaghi]]></category>

		<category><![CDATA[satelliti]]></category>

		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<category><![CDATA[Vega]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037158</guid>
		<description><![CDATA[Vega: è tutto pronto, si parte. Il primo volo del lanciatore europeo per satelliti di piccole dimensioni è stato confermato per il 13 febbraio, alle 11 ora italiana. Alla base di Kourou, nella Guyana Francese, si lavora febbrilmente per rispettare la nuova data dopo uno slittamento di 3 giorni a causa di una piccola anomalia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37219" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37219" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/vega-kourou-large.jpg" alt="Il lanciasatelliti Vega" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">Il lanciasatelliti Vega</p></div>
<p>Vega: è tutto pronto, si parte. Il primo volo del lanciatore europeo per satelliti di piccole dimensioni è stato confermato per il 13 febbraio, alle 11 ora italiana. Alla <a href="http://www.esa.int/SPECIALS/Launchers_Europe_s_Spaceport/" target="_blank">base di Kourou</a>, nella Guyana Francese, si lavora febbrilmente per rispettare la nuova data dopo uno slittamento di 3 giorni a causa di una piccola anomalia riscontrata su uno dei sistemi di distacco degli stadi. <span style="text-align: justify">Il vettore europeo di generazione avanzata, Vega appunto, è un progetto avviato nel 1998. Con una misura di 30 metri di altezza, 3 di diametro massimo e 137 tonnellate di peso, Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, fino a 1.500 chilogrammi, e completa la famiglia di lanciatori europei, composta da Ariane 5 per satelliti fino a 5 o 6 tonnellate e dalla Soyuz per satelliti fino a 3 tonnellate.<span id="more-37158"></span> “Vega dimostra la nostra eccellenza nazionale anche nel settore lanciatori. Sarà fondamentale nei prossimi mesi dimostrare la sua affidabilità e convenienza, per garantire un mercato all’altezza dell’importanza del progetto – sottolinea a </span><em>Panorama.it</em><span style="text-align: justify"> </span><a href="http://www.marcoairaghi.it/home.aspx" target="_blank">Marco Airaghi</a><span style="text-align: justify">, consigliere del ministro della Difesa per il settore aerospaziale -. Con il lancio di Vega, l’Italia conferma la sua vocazione spaziale e il ruolo fondamentale nel settore da decenni conquistato”.</span><span style="text-align: justify">Vega è molto italiano e non solo per il finanziamento di oltre 400 milioni di euro sui 700 complessivi di costo. Costruito per il 65% in Italia negli </span><a href="http://www.aviogroup.com/it/media_center/lanciatore_vega/" target="_blank">stabilimenti della Avio</a><span style="text-align: justify"> a Colleferro, in provincia di Roma, il lanciatore è il punto di arrivo di un percorso di sviluppo cominciato in Italia a metà degli anni ’90. “Il Gruppo Avio, tramite la </span><a href="http://www.elv.it/en/" target="_blank">società Elv</a><span style="text-align: justify"> costituita nel 2000 con l’Agenzia spaziale italiana, 70% di Avio 30% dell&#8217;Agenzia spaziale italiana (</span><a href="http://www.asi.it/" target="_blank">Asi</a><span style="text-align: justify">), proprio per gestire il nuovo programma, è prime contractor del lanciatore e coordina 40 aziende di 12 paesi europei – spiegano a </span><em>Panorama.it</em><span style="text-align: justify"> dall’ufficio stampa di Avio. </span><strong>L’Italia diventa così uno dei 6 paesi al mondo in grado di realizzare un lanciatore completo</strong><span style="text-align: justify">”. Le altre aziende italiane che partecipano al progetto sono Vitrociset, responsabile delle operazioni di terra, Telespazio, Cira, CGS, Selex Galileo. L’Italia è il maggior finanziatore del programma (65%), seguita da Francia (12,43%), Belgio (5,63%), Spagna (5%), Paesi Bassi (3,5%), Svizzera (1,34%) e Svezia (0,8%). A livello europeo il programma Vega è sostenuto, oltre che dall’Italia, da Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Vega è <strong>un sistema complesso, con computer di bordo e software di navigazione che è la parte vitale in un lancio multiplo come questo</strong>. Per stavolta sarà usato il collaudatissimo software di Ariane ma dal prossimo volo sarà utilizzato il software italiano, di ultima generazione, ancora migliore. In questo suo primo decollo il piccolo lanciatore porterà in orbita nove satelliti, quattro dei quali italiani. Si tratta di <a href="http://www.asi.it/it/attivita/cosmologia/lares" target="_blank">Lares</a>, Laser relativity satellite, dell’Asi, di AlmaSat-1, dell’università di Bologna. Poi due mini satelliti: e-st@r, realizzato dal Politecnico di Torino, e UniCubeSat-GG, realizzato dal gruppo Gauss della Scuola di ingegneria aerospaziale dell’università “La Sapienza”.</p>

<a href='http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/vega-quarto-stadio-denominato-avum/' title='vega-quarto-stadio-denominato-avum'><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/vega-quarto-stadio-denominato-avum-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/vega-kourou/' title='vega-kourou'><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/vega-kourou-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/clip_image002/' title='clip_image002'><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/clip_image002-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/1-1/' title='1-1'><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/1-1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>“I necessari tagli dei bilanci statali impongono anche alla nostra Agenzia spaziale una consistente riduzione dei programmi. Per poter competere a livello mondiale, l’industria nazionale dovrà dimostrare di essere competitiva anche nei programmi nazionali – conclude Airaghi -. Anche il sistematico ricorso allo sviluppo duale dei programmi sarà uno dei pilastri della politica spaziale italiana dei prossimi anni, per massimizzare il valore dei fondi disponibili, facendo sistema dei fondi di Asi e ministero della Difesa”.</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-style: normal">Il lancio sarà protagonista anche sul web. Sarà trasmesso in diretta in diretta streaming su <a href="http://www.asitv.it/" target="_blank">AsiTv</a>. E per prendere parte attivamente all’iniziativa, basterà comporre un testo di 140 caratteri nello spazio dedicato sul sito internet <a href="http://www.tweetnellospazio.it" target="_blank">www.tweetnellospazio.it</a> o sul proprio account di Twitter, inserendo nel tweet l’hashtag </span></em><strong>#tweetnellospazio</strong><em><span style="font-style: normal">. Tutti coloro che aderiranno all’iniziativa avranno l’onore di vedere i propri pensieri proiettati sul nuovo vettore Vega. </span></em><strong><span style="font-weight: normal">I tre “cinguettii” più significativi, partiranno per lo spazio nelle prossime due settimane. </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Dalla sede torinese di Avio ci dicono che il satellite è stato montato ed è stata completata quella che si chiama “qualifica operazionale” (ground qualification review). A Kourou la campagna di integrazione del modello inerte del lanciatore, dal primo fino al quarto stadio, è quasi terminata. Emozione? “Tanta. Soprattutto per chi lavora a questo progetto da tanti anni”, confermano da Avio.</p>
<p><a title="Anarchy Media Player - Right click to download file" href="http://video.panorama.it/hitechescienza/vega.flv"></a></p>
<p><strong>Descrizione tecnica:</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Vega è un razzo-vettore a quattro stadi, i primi tre stadi sono alimentati da propellente solido, il quarto stadio è costituito da un modulo a propellente liquido. È stato progettato per una missione che prevede il lancio di uno o più satelliti fino ad un peso complessivo di </span><span>1500 kg</span><span> e la sua/loro immissione in un’orbita circolare sincrona con il Sole a una quota di 700 kilometri. Diminuendo il carico, può aumentare la quota dell’orbita. È possibile modificare anche l’inclinazione dell’orbita rispetto all’equatore terrestre, andando da orbite polari a orbite equatoriali. In generale l’intervallo di carico utile che Vega sarà in grado di lanciare va dai </span><span>300 kg</span><span> a circa </span><span>1500 kg</span><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span> Altezza totale:<span> </span>30,152 metri</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Diametro max:<span> </span>3,005 metri</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span>Peso totale:<span> </span>136 tonnellate</span></p>
<p><strong>Innovazione tecnologica</strong></p>
<p><strong> </strong>Vega è un esempio dell’applicazione di tecnologie innovative che testimonia la leadership di Avio nella propulsione e la sua capacità di sistemista con competenze relative anche all’avionica del lanciatore <span>Il motore del primo stadio, il P80, è un dimostratore tecnologico, progettato con tecnologie innovative come l’utilizzo della fibra di carbonio, che saranno applicate anche alle future versioni dei motori degli Ariane5. (La tecnologia dell’avvolgimento in fibra di carbonio si può vedere e filmare a Colleferro).</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/tutto-pronto-per-il-lancio-di-vega-il-vettore-italiano-che-porta-in-orbita-i-satelliti/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Chrome 17 è arrivato: maggiore sicurezza e pagine caricate in automatico</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/chrome-17-e-arrivato-maggiore-sicurezza-e-pagine-caricate-in-automatico/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/chrome-17-e-arrivato-maggiore-sicurezza-e-pagine-caricate-in-automatico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[browser]]></category>

		<category><![CDATA[Chrome 17]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5037211</guid>
		<description><![CDATA[Il nuovo Chrome 17, migliora sicurezza e velocità, e introduce il caricamento automatico delle pagine]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_37212" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-37212" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/chrome-17-large.jpg" alt="Credits: Google" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: Google</p></div>
<p>La tabella di marcia di <strong>Google </strong>per quanto riguarda gli aggiornamenti del browser <strong>Chrome </strong>ha ormai raggiunto una puntualità svizzera. Ogni <strong>due mesi </strong>compare una nuova beta, e nel giro di trenta giorni viene rilasciata anche la versione stabile. Così, oggi, a 56 giorni di distanza dal lancio di Chrome 16, dai laboratori di Mountain View viene sguinzagliato il nuovo <strong>Chrome 17</strong>, che introduce due piccole ma importanti novità in termini di <strong>sicurezza </strong>e <strong>velocità</strong> di navigazione.</p>
<p><span id="more-37211"></span></p>
<p>Innanzitutto, è stata rinforzata la funzionalità <strong>Safe Browsing</strong>. Se prima Chrome teneva una lista aggiornata dei siti sospetti, in modo da poterti segnalare in tempo reale se il sito che stai per visitare possa essere a rischio phishing o malaware, nella nuova versione stabile del browser questa protezione si estende anche ai <strong>file esegubili</strong>. Ogni volta che scarichi un file, Chrome 17 controlla se il file (o chi lo pubblica) rientra in una <strong>lista di nomi affidabili</strong>, in caso contrario l’URL del file viene inviato ai server Google che si occuperanno di determinare se la sorgente del materiale scaricato possa essere a rischio. Per chi avesse già drizzato le antenne su quel “inviato ai server di Google” l’azienda di Mountain View ha già messo le mani avanti <a href="http://blog.chromium.org/2012/01/all-about-safe-browsing.html" target="_blank">precisando </a>che:</p>
<p>“<em>Ogni volta che Safe Browsing invia dati a Google, come ad esempio le informazioni su una pagina sospetta o un file pericoloso, quell’informazione viene utilizzata unicamente per segnalare un’attività sospetta e non viene impiegata in alcun altro modo da Google. Dopo due settimane, ogni informazione associata, come il tuo indirizzo IP, viene cancellata, solo l’URL viene conservato. Nel caso l’utente non voglia che venga inviata alcuna informazione a Safe Browsing, può <a href="http://support.google.com/chrome/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=99020" target="_blank">disabilitare</a> questa funzionalità</em>.”</p>
<p>Ma la novità più interessante di Chrome 17 consiste nel fatto che il nuovo browser riesce a raggiungere una <strong>velocità ancora superiore</strong> rispetto al già rapidissimo Chrome 16. Merito della funzionalità <strong>Instant</strong>. Con la nuova versione del browser, appena inizi a digitare nell’omnibox il nome del sito che intendi visitare, Chrome comincia a <strong>pre-renderizzare la pagina</strong>. Così, appena clicchi “invio”, la pagina si carica molto più velocemente. Quando poi il sito a cui stai accedendo è uno di quelli da te più visitati, il caricamento appare <strong>quasi istantaneo</strong>.</p>
<p>Chi volesse procurarsi la nuova versione del browser Google, può <a href="https://www.google.com/chrome" target="_blank">scaricarla gratuitamente qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/chrome-17-e-arrivato-maggiore-sicurezza-e-pagine-caricate-in-automatico/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/02/chrome-17-large.jpg" length="11772" type="image/jpeg" />
		</item>
	</channel>
</rss>

