<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Hitech e Scienza</title>
	<atom:link href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza</link>
	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 25 May 2012 07:51:50 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Piccoli social network crescono</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/25/piccoli-social-network-crescono/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/25/piccoli-social-network-crescono/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 May 2012 07:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco.morello</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Between]]></category>

		<category><![CDATA[Family]]></category>

		<category><![CDATA[FamilyLeaf]]></category>

		<category><![CDATA[Pair]]></category>

		<category><![CDATA[panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[path]]></category>

		<category><![CDATA[Piccoli social network]]></category>

		<category><![CDATA[social-network]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045762</guid>
		<description><![CDATA[Sono a numero chiuso, per una cerchia ristretta di persone o, addirittura, solo per la coppia. Una nuova generazione di reti sociali che alla quantità di amici preferisce la qualità della compagnia. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-45857" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/hitech-96-large.jpg" alt="Piccoli social network crescono" width="500" height="300" /></p>
<p>È pura anarchia la nostra lista di amici su <strong>Facebook</strong>: capi e colleghi di lavoro accanto a ex compagni di classe, familiari assieme a mezzi sconosciuti, amori attuali che pericolosamente s’incrociano con quelli passati e potenziali. Meglio prestare attenzione a ciò che pubblichiamo, meglio ancora tenere d’occhio le foto in cui veniamo taggati. È l’unica maniera, empirica ma efficace, per evitare possibili figuracce.<span id="more-45762"></span></p>
<p>Certo, la promiscuità digitale, la convivenza fra persone che nella vita reale mai e poi mai faremmo avvicinare tra loro, è un problema vecchio quanto Facebook. Però oggi ci sono soluzioni nuove per risolverlo: i <strong>social network in miniatura, le reti private, tematiche, a numero chiuso.</strong></p>
<p>Spazi virtuali dotati delle funzioni e degli strumenti principali di<strong> Twitter </strong>e compagnia, ma riservati a pochi selezionati intimi. O talmente <strong>specializzati </strong>da mostrare solo un pezzetto di noi, soltanto un lato del nostro carattere e delle nostre passioni. O almeno un lato alla volta.</p>
<p>Certo, i big del settore non hanno ignorato la faccenda: <strong>Google Plus </strong>è stato lanciato con a bordo il sistema della cerchie,<strong> Mark Zuckerberg</strong> ha proposto le liste di amici per scegliere cosa condividere con chi, ma la paura di sbagliare, che qualche contenuto sfugga dal mouse e finisca dove non deve, rimane in agguato. Questi social network lillipuziani, invece, sono studiati per eliminare l’errore alla base. Non a caso stanno vivendo un momento d’oro negli Stati Uniti. E, com’è abituale per le tendenze sul web, dovrebbero imporsi anche in Italia.</p>
<p>Fra i più noti c’è <strong>Path, </strong>disponibile per iPhone e smartphone Android. Lo spot che lo racconta ha il sottofondo di una musica melensa e una voce femminile che recita, suadente: «Sarò sempre con te». La sostanza è che il numero massimo di amici e parenti che possiamo aggiungere si ferma a quota <strong>150</strong>. Non uno di più. Pochissimi se paragonati ai 5 mila di Facebook, al punto da obbligarci a una scrematura, a includere solo le persone a cui teniamo veramente. La formula piace<strong> già a 2 milioni di iscritti,</strong> raddoppiati nel giro di un mese appena.</p>
<p>Eppure Path è ancora un trionfo del caos, se pensiamo ad alternative di taglia extrasmall come <strong>Pair </strong>o <strong>Between</strong>. Si tratta, di fatto, di due <strong>social di coppia</strong>: se un tempo gli amanti si spedivano lettere d’amore, oggi postano a vicenda e si dedicano foto, video, canzoni e pensieri in questi luoghi virtuali accessibili soltanto a loro. Che diventano anche scatole dei ricordi quando l’incanto si spezza.</p>
<p>Simile il concetto per i<strong> social network familiari</strong>: <strong>Kidfolio</strong>, dove i genitori possono inserire i momenti più belli dei loro piccoli e mostrarli a congiunti vicini e lontani; <strong>Family</strong> e <strong>FamilyLeaf</strong>, quest’ultimo disponibile anche in versione italiana, per custodire le memorie di famiglia e interagire con i parenti in tempo reale, un po’ come un cenone di Natale apparecchiato 365 giorni l’anno (sì, a quanto pare c’è a chi piace).</p>
<p>Il successo di queste proposte, di queste variazioni sul tema di Twitter, Google Plus e simili non è difficile da spiegare: <strong>essere in relazione con i meccanismi tipici dei social network è entrato a fare parte delle abitudini</strong>, è uno schema di comportamento che molti conoscono a meraviglia. «Solo che <strong>su Facebook c’è il rischio di un overload,</strong> di un sovraccarico eccessivo di informazioni da gestire» fa notare il sociologo <strong>Guido Martinotti</strong>. «Il desiderio di limitare a una cerchia di persone il numero di messaggi che scambiamo» aggiunge «è un’evoluzione ragionevole. Come tutti i fenomeni, anche i social network vivono per cicli: prima esplodono, poi si cerca di controllarli». E di circoscriverli.</p>
<p>Ecco allora <strong>Edmodo</strong>, che ha già<strong> 7,2 milioni di utenti </strong>e crea un filo diretto fra studenti e insegnanti della stessa classe; <strong>Nextdoor</strong>, rete per soli vicini di casa, sperando che non si scatenino dispettucci a colpi di tastiera; <strong>Yammer</strong>, per chi lavora nello stesso ufficio o per la stessa azienda; <strong>LoveThis</strong>, per leggere recensioni e ricevere consigli solo dalle persone di cui ci fidiamo veramente. Quante siano e chi siano queste persone, sta a noi deciderlo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/25/piccoli-social-network-crescono/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/hitech-96-large.jpg" length="31479" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>NVIDIA Kai: pronti a un’invasione di tablet Android economici ma di qualità?</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/nvidia-kai-pronti-a-uninvasione-di-tablet-android-economici-ma-di-qualita/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/nvidia-kai-pronti-a-uninvasione-di-tablet-android-economici-ma-di-qualita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 19:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.dagostino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Android]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[ice cream sandwich]]></category>

		<category><![CDATA[Kai]]></category>

		<category><![CDATA[nvidia]]></category>

		<category><![CDATA[tablet]]></category>

		<category><![CDATA[tegra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046091</guid>
		<description><![CDATA[Processori capaci, consumi bassi e bassi costi di realizzazione: sarà questa l'arma decisiva per la conquista del mercato da parte di Google e degli altri produttori di tablet Android?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46096" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/androidenvidia-splash-large.jpg" alt="Credits: NVIDIA Corporation" width="500" height="300" class="size-large wp-image-46096" /><p class="wp-caption-text">Credits: NVIDIA Corporation</p></div>
<p>&#8220;La nostra strategia per Android consiste nel rendere possibile sviluppare e immettere sul mercato tablet Android con processori quad-core e Ice Cream Sandwich a 199 dollari utilizzando una piattaforma che abbiamo creato e che si chiama Kai&#8221;. Sono le parole del vicepresidente di <strong>NVIDIA</strong>, <strong>Rob Csonger</strong>, a un incontro con gli azionisti, dove l&#8217;azienda produttrice di processori ha delineato un&#8217;ambiziosa strategia che potrebbe aumentare la <strong>diffusione</strong> dei <strong>tablet</strong> basati sul sistema operativo di <strong>Google</strong>.</p>
<p>La piattaforma Kai è basata sulla tecnologia <a href="http://www.nvidia.com/object/tegra-3-processor.html"><strong>Tegra 3</strong></a> utilizzata anche per i dispositivi con Windows 8 RT e secondo Csonger, dovrebbe &#8220;permettere di realizzare tablet a costi molto più bassi, sfruttando innovazioni sviluppate per ridurre il consumo dello schermo e componenti elettroniche più economiche&#8221;. L&#8217;obiettivo è quello di immettere sul mercato, a partire da <strong>questa estate</strong>, una serie di prodotti che diano filo da torcere al <strong>Kindle Fire di Amazon</strong> e ovviamente all&#8217;<strong>iPad</strong> con un <strong>ottimo rapporto performance/prezzo</strong>.<span id="more-46091"></span></p>
<p>Sinora i <strong>tablet economici</strong> con Android sono stati perlopiù contraddistinti da caratteristiche tecniche mediocri accoppiate a versioni obsolete del sistema operativo. </p>
<p>Al CES 2012 <strong>NVIDIA e Asus </strong>hanno invece annunciato per la metà del 2012 un tablet Android quad-core che verrà proposto a 250 dollari e l&#8217;azienda <a href="http://www.theverge.com/2012/3/29/2910731/nvidia-ceo-predicts-199-tegra-3-tablets-by-summer">ha dichiarato a The Verge</a> che i suoi clienti  &#8220;stanno già utilizzando la piattaforma Kai per costruire tablet basati su Tegra 3&#8243;. Uno di questi potrebbe essere proprio <strong>Google</strong>, con il suo fantomatico <strong>tablet &#8220;Nexus&#8221;</strong>. Tutti i dettagli sembrano quadrare con i piani di NVIDIA: il tablet ufficiale dell&#8217;azienda di Mountain View si dice sia basato proprio su Tegra 3, dovrebbe arrivare a <strong>luglio</strong> e a un prezzo competitivo, di circa 250 dollari.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/nvidia-kai-pronti-a-uninvasione-di-tablet-android-economici-ma-di-qualita/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/androidenvidia-splash.jpg" length="" type="" />
		</item>
		<item>
		<title>Yahoo! Axis, un insolito ibrido tra browser e motore di ricerca - VIDEO</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/yahoo-axis-un-insolito-ibrido-tra-browser-e-motore-di-ricerca-video/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/yahoo-axis-un-insolito-ibrido-tra-browser-e-motore-di-ricerca-video/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 May 2012 10:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Axis]]></category>

		<category><![CDATA[Bing]]></category>

		<category><![CDATA[browser]]></category>

		<category><![CDATA[motore-di-ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[yahoo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046075</guid>
		<description><![CDATA[Yahoo! spiazza tutti e lancia un nuovo servizio, Axis. Uno strumento per abbattere le barriere tra browser e motore di ricerca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46083" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-46083" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/axis-large.jpg" alt="Credits: Yahoo!" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: Yahoo!</p></div>
<p class="MsoNormal">Ecco una cosa che in pochi si aspettavano. Mentre sul Web in molti già cominciavano i preparativi per i suoi funerali, <strong>Yahoo </strong>si è presentato di nuovo sotto i riflettori con <strong><a href="http://axis.yahoo.com/" target="_blank">Axis</a></strong>, una creatura che assomiglia a un ibrido tra un <strong>browser</strong> web e un <strong>motore di ricerca</strong>. Ma la vera sorpresa è un’altra: Axis funziona, convince e offre un tipo di servizio che oggi è difficile da trovare. Vuoi vedere che il volo in picchiata di Yahoo sta per arrestarsi?</p>
<p><span id="more-46075"></span></p>
<p class="MsoNormal">Ma cos’è, in definitiva, Axis: un browser web, un motore di ricerca, un add-on? Tecnicamente si tratta di un’<strong>estensione Web</strong>, ma in realtà è un po’ tutti e tre. Una volta installato Axis sul tuo browser (vanno bene Chrome, Firefox, Explorer e Safari), nell’angolo in basso a sinistra della tua schermata comparirà un segmento nero contenente una <strong>barra di ricerca </strong>e due icone. Digitando nella barra di ricerca il segmento si estende automaticamente fino a diventare un riquadro che occupa quasi metà della pagina. Da questo momento, senza aver abbandonato la tua navigazione, ti trovi in un motore di ricerca.</p>
<p class="MsoNormal">Axis completa automaticamente le parole chiave della ricerca man mano che le digiti (un po’ come Google), nel frattempo, nella parte destra del riquadro cominciano a essere <strong>visualizzate </strong>le pagine che potrebbero corrispondere alla tua ricerca. Scorrendo lateralmente le anteprime si può individuare il contenuto cercato e accedervi. È possibile anche compiere una <strong>ricerca per immagini</strong>, e in questo caso le potenzialità di Axis appaiono lampanti: basta digitare la propria ricerca e si ottiene un flusso orizzontale di immagini esplorabile in calce alla pagina che si sta visitando.</p>
<p class="MsoNormal">Se si ha un account Yahoo, Axis consente di selezionare e organizzare le <strong>pagine preferite</strong>, o i contenuti che si vogliono <strong>leggere in seguito</strong>. Ognuno degli oggetti selezionati verrà archiviato nella tua <strong>pagina personale Axis</strong> (niente di lontanamente social, tranquilli, solo una bacheca utile a organizzare quello che vi interessa).</p>
<p class="MsoNormal">Oltre alla versione desktop, Yahoo ha preparato per il lancio una versione di <strong>Axis per iPad </strong>e una per <strong>iPhone</strong>. In questo caso, Axis non si presenta come un’estensione, bensì come un vero e proprio <strong>browser mobile</strong>, ottimizzato per una navigazione multitouch. La cosa interessante, è che Axis è stato strutturato in modo da consentire un facile passaggio<strong> da un dispositivo a un altro</strong>, basta cliccare uno dei pulsanti <em>Continue frome device</em> per riprendere la navigazione su un altro dispositivo.</p>
<p class="MsoNormal"><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/ZDo0PiwgtoM"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZDo0PiwgtoM" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p class="MsoNormal">La particolarità più interessante di Axis, dunque, è la possibilità di incorporare le funzionalità di un motore di ricerca all’interno di un browser (con tanto di anteprima dei risultati) senza dover mai abbandonare la pagina che si sta visitando, e tanti saluti alle pagine dei risultati di ricerca. A pensarci bene, questa è una cosa che fa sorridere. Per potenziare la barra di ricerca di Axis, infatti, Yahoo ha fatto affidamento su <strong>Bing</strong>, che in Axis ha trovato un ottimo Cavallo di Troia per andare a seminare<strong> nel terreno di Google</strong>. Nel caso ve lo foste perso, vi ricordiamo che Axis è utilizzabile da chiunque utilizzi come browser il <strong>Chrome </strong>di Google (ovvero, la <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/21/google-chrome-storico-sorpasso-a-explorer/" target="_blank">maggioranza </a>degli utenti).</p>
<p class="MsoNormal">Naturalmente, non poteva filare tutto liscio. E infatti, nelle prime ore di lancio Yahoo si è trovato costretto a <strong>ritirare l’estensione Chrome </strong>di Axis dopo che un utente aveva <a href="http://nikcub.appspot.com/posts/yahoo-axis-chrome-extension-leaks-private-certificate-file" target="_blank">dimostrato </a>una falla nella sicurezza (il difetto è stato già riparato). Come se non bastasse, per un po&#8217; di tempo la pagina <em><a href="http://info.yahoo.com/legal/us/yahoo/axis/en-us/" target="_blank">Software License and Service Terms </a></em>di Axis <a href="http://thenextweb.com/insider/2012/05/24/whoops-someone-forgot-to-publish-the-yahoo-axis-terms-and-conditions/" target="_blank">risultava</a> drammaticamente vuota (un bel problema quando si tratta di condividere i propri dati di navigazione).</p>
<p class="MsoNormal">Scivoloni a parte, però, Axis si presenta piuttosto bene: mentre navighi quasi ti dimentichi di averlo installato, e quando ne hai bisogno di aiuta a trovare le pagine che cerchi con una certa velocità. Insomma, se si tratta di un <strong>esperimento</strong>, pare riuscito. Rimane da vedere come lo svilupperà Yahoo, e soprattutto, che accoglienza riceverà dall’imprevedibile utenza web.</p>
<p class="MsoNormal"><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/6o-sTBPXqBU"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6o-sTBPXqBU" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p class="MsoNormal"><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/FazDeotto" target="_blank">@FazDeotto</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/24/yahoo-axis-un-insolito-ibrido-tra-browser-e-motore-di-ricerca-video/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/axis-large.jpg" length="14560" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Windows 8 brucia tutti in velocità. Anche il menu di boot</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/windows-8-brucia-tutti-in-velocita-anche-il-menu-di-boot/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/windows-8-brucia-tutti-in-velocita-anche-il-menu-di-boot/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 18:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[boot]]></category>

		<category><![CDATA[trita-tech]]></category>

		<category><![CDATA[windows]]></category>

		<category><![CDATA[windows-8]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046067</guid>
		<description><![CDATA[Il nuovo sistema operativo di Redmond si avvia troppo rapidamente per permettere agli utenti di cliccare sul famigerato tasto F8. Da qui la decisione di Microsoft: un menu tutto nuovo per accedere a tutte le impostazioni profonde del PC]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_31604" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-31604" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/12/02/windows-8-versione-beta-pubblica-a-fine-febbraio-riuscira-a-sbancare-fra-i-tablet/windows-8-beta/"><img class="size-large wp-image-31604" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2011/12/windows-8-beta-large.jpg" alt="credits: Microsoft" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">credits: Microsoft</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/author/robertocatania/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float:left" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2011/06/trita-tech.jpg" alt="Trita-tech" width="100" height="75" /></a>Otto, fissatevi in testa questo numero. Otto come <strong>Windows 8</strong>, naturalmente. Ma non solo. Otto come i secondi che impiegherà il nuovo sistema operativo per caricarsi completamente (ma c’è chi sostiene che siano anche di meno, addirittura sette). Otto infine come <strong>F8</strong>, la chiave utilizzata finora da tutti gli utenti Windows per entrare nella cosiddette <strong>opzioni di boot</strong>. Finora, appunto. Perché con l’uscita del nuovo sistema operativo, questa prassi cambierà.</p>
<p><span id="more-46067"></span></p>
<p>Colpa (o merito) dell’eccessiva velocità di avvio del nuovo OS di Redmond che renderebbe pressoché impossibile qualsiasi intrusione durante la fase di caricamento. In quella manciata di secondi necessaria per l&#8217;avvio di Windows 8 ci sarebbero infatti solo <strong>200 millisecondi</strong> utili per cliccare sul tasto F8. Un battito di ciglio che nemmeno il Clint Eastwood dei tempi migliori sarebbe in grado di cogliere.</p>
<p>Da qui la decisione dei tecnici di Redmond di tagliare col passato. Per entrare nelle impostazioni profonde del PC da Windows 8 bisognerà attendere il caricamento del sistema operativo ed entrare in un <strong>nuovo menu </strong>da cui sarà possibile monitorare e modificare tutte le principali configurazioni di boot (ma anche quelle relative al Bios), compresa la possibilità di avviare la sequenza da un altro dispositivo (ad esempio da una chiavetta Usb) o l&#8217;attivazione della cosiddetta <strong>modalità provvisoria</strong>.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-46068" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/windows-8-brucia-tutti-in-velocita-anche-il-menu-di-boot/windows-8-boot/"><img class="alignnone size-large wp-image-46068" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/windows-8-boot-large.jpg" alt="windows-8-boot" width="500" height="280" /></a></p>
<p>Per entrare nel nuovo menu si potrà passare dalla gestione avanzata del <em>Pannello di Controllo</em>, dal menu di spegnimento (tenendo premuto il tasto<em> Shift</em> mentre si clicca su <em>Restart</em>) o dal prompt dei comandi digitando un&#8217;apposita stringa. In più, Windows 8 sarà in grado di <strong>autodiagnosticare</strong> eventuali problemi correlati con la sequenza di avvio (ad esempio il mancato caricamento di un driver di base) così da attivare  in automatico il menu nella fase di accensione del computer.</p>
<p>Nel complesso, sembra un bel passo avanti nell&#8217;ottica della semplificazione. Che degli F8 e degli F2 non credo che sentiremo la mancanza.</p>

<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/XNTtOmXv7c0"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XNTtOmXv7c0" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object>
<p><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/TritaTech" target="_blank">@TritaTech</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/windows-8-brucia-tutti-in-velocita-anche-il-menu-di-boot/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2011/12/windows-8-beta-large.jpg" length="33992" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Cinque strumenti per gestire (e proteggere) le vostre password</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/cinque-strumenti-per-gestire-e-proteggere-le-vostre-password/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/cinque-strumenti-per-gestire-e-proteggere-le-vostre-password/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 14:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>

		<category><![CDATA[gestione password]]></category>

		<category><![CDATA[password]]></category>

		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<category><![CDATA[tool]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046055</guid>
		<description><![CDATA[Hai troppe password per ricordarle tutte? Meglio così, più password usi più sei al sicuro. Ecco 5 strumenti che ti aiuteranno a gestirle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46059" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-46059" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/password-manager1-large.jpg" alt="Credits: LastPass" width="500" height="281" /><p class="wp-caption-text">Credits: LastPass</p></div>
<p>Arriverà il giorno in cui i tuoi account e i tuoi dati personali saranno accessibili solo attraverso lo scan della retina, delle impronte digitali o del profilo vocale, probabilmente prima di quanto pensi. Nel frattempo, però, ti tocca continuare ad affidare ogni byte della tua cloud ai caratteri alfanumerici di una o più <strong>password</strong>. E conviene stare attenti al tipo di password che si sceglie, perché nonstante tutti i progressi compiuti in fatto di cybersicurezza, una <strong>password debole</strong> è un tappeto di vellulto spiegato a favore di chiunque voglia <strong>appropriarsi di dati personal</strong>i (come ad esempio quelli della tua carta di credito).<br />
<span id="more-46055"></span></p>
<p>Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, numerose aziende e corporazioni utilizzano frequentemente password debolissime, basti pensare che<a href="http://blog.absolute.com/tag/data-security/" target="_blank"> la più diffusa</a> è al momento “<em>Password1</em>”, seguita da altre geniali combinazioni del calibro di “<em>12345678</em>” e “<em>Administrator1</em>”. Per massimizzare la sicurezza dei propri dati, gli esperti <a href="http://howto.cnet.com/8301-11310_39-57431102-285/the-guide-to-password-security-and-why-you-should-care/" target="_blank">consigliano </a>non solo di scegliere <strong>password complesse </strong>e di difficile intuizione, ma anche di selezionarne<strong> una per ogni singolo servizio</strong> web utilizzato. Così facendo, si evita il rischio che, una volta che la tua password fosse individuata, possa essere utilizzata per violare anche il resto dei tuoi account.</p>
<p>Se già vi state preoccupando di dover imparare a memoria decine di intricate stringhe di caratteri, state sereni. In Rete si trovano decine di strumenti studiati appositamente per la <strong>gestione delle password</strong>. Ne abbiamo individuati <strong>cinque </strong>fra i migliori.</p>
<p><strong>1.<a href="https://passwordchameleon.com/" target="_blank"><span> </span>Password Chameleon<br />
</a></strong>La maggior parte dei password management tool si articola come una sorta di registro in cui elencare tutti i tuoi account e le relative password, che a sua volta è protetto da una unica password. Password Chameleon invece funziona in maniera diversa: ti chiede di selezionare (e ricordare) una singola password per accedere al servizio, solo che invece di tenere traccia delle altre tue password le genera automaticamente a partire dal nome del sito a cui fa riferimento l’account con la tua password selezionata all’inizio.  Le password generate da PC a partire dalla tua password iniziale sono le stesse per ogni servizio e non sono generate a partire da un algoritmo<a href="http://ctrlq.org/code/19074-sha1-javascript" target="_blank"> SHA-1</a>.</p>
<p><strong>2.<span> </span><a href="https://lastpass.com/" target="_blank">LastPass</a><br />
</strong>Spesso, però, hai anche bisogno di ricordare un nome utente, soprattutto quando ti sei abituato a contrabbandare la tua memoria con i comodi cookie del tuo browser. LastPass ti fornisce uno spazio in cui stoccare e organizzare username, password ed eventuali annotazioni, da qualunque dei tuoi dispositivi connessi. LastPass cifra tutte queste informazioni localmente sul tuo PC, in modo che anche se qualcuno riesce a soffiarti la password madre di accesso, non sarà in grado di accedere ai tuoi dati.</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/RM0fzHxMASQ"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RM0fzHxMASQ" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p><strong>3.<span> </span><a href="http://www.stickypassword.com/" target="_blank">Sticky Password</a><br />
</strong>Sticky Password è un buon strumento che consente di mettere in sicurezza un numero limitato di password collegate a un numero illimitato di account utente. Nella versione gratuitamente scaricabile presenta funzionalità di compilazione automatica dei form per il sign-up e una versione per l’utilizzo da chiavetta USB. Nella versione a pagamento fornisce un’applicazione per iPhone e la possibilità di sbloccare il database utilizzando un dispositivo mobile con bluetooth.</p>
<p><strong>4. <a href="http://www.roboform.com/" target="_blank">RoboForm</a></strong><br />
RoboForm invece punta sulla semplicità di utilizzo. Una volta installato, questo tool ti consente di salvare e cifrare username e password nel momento stesso in cui questi vengono selezionati, in fase di creazione dell’account. Volendo, è possibile chiedere a RoboForm di creare delle password sicure per ogni servizio e di ricordarle. In questo modo, sarà possibile accedere ai vari account con un solo click.</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/-n9Dr8dL0Oc"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-n9Dr8dL0Oc" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p><strong>5. <a href="http://passworddirector.com/default.aspx" target="_blank">Password Director</a><br />
</strong>È uno degli strumenti più completi attualmente disponibili. Meno facile da utilizzare rispetto a un LastPass o a un RoboForm, Password Director è particolarmente indicato per chi deve gestire un alto numero di password, analizzare la sicurezza di quelle esistenti, registrarne di nuove e creare un database trasferibile contenente informazioni di diversa natura come, numero di carta di credito, codici PIN etc. C’è inoltre la possibilità di inserire password con una tastiera a schermo per evitare possibili incursioni da parte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Keylogger" target="_blank">keylogger</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/cinque-strumenti-per-gestire-e-proteggere-le-vostre-password/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/password-manager1-large.jpg" length="30081" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Neurodieta: quello strano legame tra cellule cerebrali e sovrappeso</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/neurodieta-quello-strano-legame-tra-cellule-cerebrali-e-sovrappeso/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/neurodieta-quello-strano-legame-tra-cellule-cerebrali-e-sovrappeso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 13:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta.buonadonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>

		<category><![CDATA[dieta]]></category>

		<category><![CDATA[neuroni]]></category>

		<category><![CDATA[sovrappeso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046041</guid>
		<description><![CDATA[Una ricerca svela il ruolo dei nuovi neuroni, che si formano anche nell'età adulta nell'ipotalamo, nel regolare il senso di fame e il modo in cui immagazziniamo i cibi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-46045" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/neurodieta-quello-strano-legame-tra-cellule-cerebrali-e-sovrappeso/dieta-2/"><img class="size-large wp-image-46045" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/dieta-large.jpg" alt="Junk food (Credit: iStockphoto)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Junk food (Credit: iStockphoto)</p></div>
<p>Chi si alimenta con una <strong>dieta molto ricca di grassi è destinato a mettere su peso</strong>, a dirlo, prima ancora della scienza, è il buonsenso. Ma una scoperta fatta dai ricercatori del Johns Hopkins Medicine di Baltimora, e appena <a href="http://www.nature.com/neuro/journal/v15/n5/full/nn.3079.html" target="_blank">pubblicata</a> sulla rivista <em>Nature Neuroscience</em>, svela un meccanismo che potrebbe essere alla <strong>base degli eccessi alimentari</strong> e della tendenza dell&#8217;organismo a fare scorte di adipe.<span id="more-46041"></span></p>
<p>Lo studio svolto sui topi ha messo in luce due realtà prima sconosciute rispetto a ciò che accade nel cervello degli animali adulti. La prima riguarda la <strong>neurogenesi</strong>, ovvero la capacità del cervello di <strong>produrre nuovi neuroni</strong>. Essa è massima nel periodo della crescita, ma prosegue nell&#8217;età adulta. Quello che non si sapeva è che questo processo avviene non solo nell&#8217;ippocampo e nel bulbo olfattivo, come si credeva finora, ma <strong>anche nell&#8217;ipotalamo</strong>, un&#8217;area del cervello che presiede a molte funzioni corporali importantissime, come il sonno, la temperatura corporea, <strong>la fame e la sete</strong>.</p>
<p>La seconda scoperta fatta da <a href="http://neuroscience.jhu.edu/SethBlackshaw.php" target="_blank">Seth Blackshaw</a>, professore associato al dipartimento di Neuroscienze della scuola medica del Johns Hopkins e autore principale dell&#8217;articolo, e dai suoi colleghi, riguarda il ruolo di questi nuovi neuroni. <strong>A che servono?</strong> A quanto pare quelli formatisi nell&#8217;ipotalamo hanno uno <strong>stretto legame con il modo in cui ci alimentiamo</strong> e immagazziniamo l&#8217;energia tratta dai cibi sotto forma di grasso.</p>
<p>I topi nutriti con una dieta molto ricca di grassi fin dallo svezzamento un volta adulti presentano nell&#8217;ipotalamo una <strong>neurogenesi quadrupla</strong> rispetto ai topi nutriti con una dieta normale. Questi animali prendono più peso e hanno più massa grassa. Fin qui però il legame tra dieta e neuroni sembra viaggiare nella direzione sbagliata: mangiare cibi grassi aumenta la neurogenesi. E allora?</p>
<p>La sopresa viene adesso. Mettendo selettivamente <strong>fuori uso i nuovi neuroni</strong> nei topi ipernutriti, gli animali mettevano su decisamente <strong>meno peso e accumulavano meno grasso</strong> rispetto a topi che avevano seguito la loro stessa dieta e per di più facevano maggiore esercizio fisico. I risultati quindi suggeriscono che i neuroni neonati potrebbero avere un ruolo nel <strong>regolare il peso, lo stoccaggio del grasso e il dispendio energetico</strong>.</p>
<p>Commenta Blackshaw: &#8220;Siamo abituati a pensare che la formazione di nuovi neuroni nel cervello sia una cosa buona, ma in realtà è solo un altro <strong>modo con cui il cervello modifica il comportamento</strong>&#8220;. Il senso del meccanismo, da un punto di vista evolutivo, potrebbe essere quello di poter approfittare di qualche rara abbuffata, durante l&#8217;età della crescita, per massimizzare l&#8217;energia incamerata e sopravvivere in un ambiente che offriva risorse scarse.</p>
<p>Oggi nei paesi sviluppati, con i frigoriferi fin troppo pieni e un&#8217;attività lavorativa che per la maggior parte di noi è completamente sedentaria, questo <strong>meccanismo protettivo ci si ritorce contro</strong> e può contribuire al sovrappeso e all&#8217;obesità. Siccome però una <strong>soluzione neurologica alla ciccia non è esattamente dietro l&#8217;angolo</strong>, per il momento, se si vuole perdere peso, conviene dare un taglio ai cibi spazzatura e mettersi a fare sport, proprio come consigliano i nutrizionisti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/neurodieta-quello-strano-legame-tra-cellule-cerebrali-e-sovrappeso/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/dieta-large.jpg" length="43581" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Le migliori applicazioni per iPad: Reader X</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/le-migliori-applicazioni-per-ipad-reader-x/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/le-migliori-applicazioni-per-ipad-reader-x/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 12:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.dagostino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[feed]]></category>

		<category><![CDATA[google reader]]></category>

		<category><![CDATA[ipad]]></category>

		<category><![CDATA[ipad le applicazioni migliori]]></category>

		<category><![CDATA[reader x]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5046010</guid>
		<description><![CDATA[Con un'interfaccia compatta, un approccio testuale e numerose impostazioni, Reader X iPad è la soluzione perfetta per chi vuole gestire agilmente tanti feed sul tablet di Apple]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46015" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-splash-large.jpg" alt="Reader X per iPad - Credits: Wolfgang Augustin" width="500" height="300" class="size-large wp-image-46015" /><p class="wp-caption-text">Reader X per iPad - Credits: Wolfgang Augustin</p></div>
<p><strong><a href="http://www.reader-x.com/">Reader X</a></strong></a> è un lettore di feed per <strong>iPad</strong> che accede e si sincronizza con i dati archiviati su <strong>Google Reader</strong>. </p>
<p>L&#8217;app rappresenta un&#8217;<strong>alternativa a gran parte dei feed reader</strong> sul mercato. Con un&#8217;interfaccia che si concentra sul testo dei feed, Reader X si rivolge a chi non è interessato a anteprime grafiche e illustrazioni ma preferisce focalizzarsi sui contenuti e ha bisogno di <strong>gestire</strong> agilmente anche <strong>grosse quantità di informazioni</strong>. <span id="more-46010"></span></p>
<h2>Come funziona</h2>
<p>La prima volta che si lancia l&#8217;app viene chiesto di inserire le <strong>credenziali di Google Reader</strong>: durante il caricamento dei feed viene mostrata una guida con tutte le funzioni, che si può consultare <a href="http://www.reader-x.com/howto/howto.html">anche sul sito dello sviluppatore</a>.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-googlereader.jpg" alt="ipad-readerx-googlereader" width="500" height="233" class="alignnone size-full wp-image-46030" /></p>
<p>Reader X mostra feed e articoli in forma di <strong>griglia</strong>. <strong>Ogni riga corrisponde a un feed</strong> e dopo il titolo troviamo <strong>una serie di rettangoli colorati, uno per ogni articolo</strong> con il più recente a sinistra, e in fondo a destra il numero complessivo di articoli presenti.<br />
La lista si può <strong>scorrere in verticale</strong> per consultare tutti i feed <strong>oppure in orizzontale</strong> per vedere i singoli articoli nel caso non entrino tutti nella riga. </p>
<div id="attachment_46029" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-all.jpg" alt="L&#39;interfaccia di Reader X" width="500" height="365" class="size-full wp-image-46029" /><p class="wp-caption-text">L'interfaccia di Reader X</p></div>
<p>Tramite i pulsanti in alto a destra che recitano &#8220;<strong>All, Unread, Starred</strong>&#8221; si può inoltre scegliere se vedere tutti gli articoli, solo quelli non ancora letti o quelli contrassegnati con la stella di Google Reader.  Il pulsante a forma di orologio in alto a sinistra serve invece a <strong>filtrare le notizie in base alla data di pubblicazione</strong>, da un&#8217;ora a due giorni fa.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-recente.jpg" alt="ipad-readerx-recente" width="500" height="251" class="alignnone size-full wp-image-46031" /></p>
<p>Facendo un tap sul primo box con il titolo del feed, Reader X dedicherà tutta l&#8217;area centrale alle notizie del singolo feed. Il colore <strong>blu</strong> contraddistingue le <strong>news non lette</strong> (con varie sfumature in base alla &#8220;freschezza&#8221;), <strong>quelle lette sono in grigio</strong> mentre in <strong>giallo</strong> abbiamo quelle contrassegnate con la <strong>stella</strong>.</p>
<p><a href="http://ReaderX-Selezionediunsingolofeed"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-singolofeed.jpg" alt="ipad-readerx-singolofeed" width="500" height="169" class="alignnone size-full wp-image-46032" /></a></p>
<p>Selezionando il <strong>singolo box con l&#8217;articolo</strong>, questo si aprirà in un riquadro centrale in cui possiamo leggerlo, contrassegnarlo. Il pulsante a forma di libro permette di aggiustarne ulteriormente la <strong>leggibilità</strong> usando servizi esterni come Readability, Instapaper e Read It Later.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-news.jpg" alt="ipad-readerx-news" width="500" height="280" class="alignnone size-full wp-image-46033" /></p>
<p>Il pulsante con il segno di addizione mostra una nutrita serie di opzioni per <strong>condividere, archiviare ed inviare il contenuto</strong> e l&#8217;indirizzo dell&#8217;articolo.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-pulsantepiu.jpg" alt="ipad-readerx-pulsantepiu" width="500" height="296" class="alignnone size-full wp-image-46034" /></p>
<p>Il pulsane con quattro frecce apre invece una finestra in cui possiamo vedere il contenuto nel contesto del sito, <strong>come in un browser</strong>.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-apriinbrowser.jpg" alt="ipad-readerx-apriinbrowser" width="500" height="365" class="alignnone size-full wp-image-46035" /></p>
<p>Reader X è un software pragmatico e versatile che include <strong>numerose opzioni</strong> per personalizzarne il comportamento e l&#8217;aspetto, tra cui la possibilità di <strong>precaricare i feed</strong> o <strong>cambiare font e dimensione del testo</strong>.</p>
<div id="attachment_46036" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-cariceleggib.jpg" alt="Alcune delle impostazioni di Reader X" width="500" height="397" class="size-full wp-image-46036" /><p class="wp-caption-text">Alcune delle impostazioni di Reader X</p></div>
<h2>Sull&#8217;App Store</h2>
<p><strong>Reader X</strong> è <a href="http://itunes.apple.com/it/app/reader-x/id497177561?mt=8">in vendita sull&#8217;App Store</a> a <strong>2,39 Euro</strong>. Il software è solo per iPad e la versione attuale, la 1.2, richiede iOS 5.0 o successivo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/le-migliori-applicazioni-per-ipad-reader-x/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/ipad-readerx-splash.jpg" length="" type="" />
		</item>
		<item>
		<title>Il DNA ora si può scrivere (e riscrivere) come un floppy disk</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/il-dna-ora-si-puo-scrivere-e-riscrivere-come-un-floppy-disk/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/il-dna-ora-si-puo-scrivere-e-riscrivere-come-un-floppy-disk/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 10:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[biocomputer]]></category>

		<category><![CDATA[dna]]></category>

		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[storage]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045997</guid>
		<description><![CDATA[A Stanford un gruppo di scienziati è riuscito a codificare informazioni in una stringa di DNA di una cellula vivente. Un passo in avanti verso i biocomputer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46014" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-46014" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/dna-coding-large.jpg" alt="Credits: dullhunk @ Flickr" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: dullhunk @ Flickr</p></div>
<p>La <a href="http://paloalto.patch.com/articles/stanford-scientists-create-rewritable-digital-data-in-dna#photo-first" target="_blank">tecnica </a>si chiama <strong>RAD </strong>(Recombinase Addressable Data module), un termine che in slang americano significa “<em>grandioso</em>” o “<em>fico</em>”, e in effetti consente di fare qualcosa di straordinario: utilizzare il <strong>DNA </strong>come supporto biologico per l’<strong>immagazzinamento di dati</strong>.<br />
<span id="more-45997"></span></p>
<p>Non è la prima volta che qualcuno prova a <strong>“scrivere” una sequenza di DNA</strong>. Già in passato, alcuni ricercatori <a href="http://www.freerepublic.com/focus/f-news/2263539/posts" target="_blank">ci erano riusciti</a>, ma le informazioni incluse nella sequenza risultavano poi indelebili. Oggi, un’equipe di ricerca dell’Università di Stanford è riuscita nell’intento di <strong>codificare</strong>, <strong>immagazzinare </strong>e all’occorenza <strong>cancellare </strong>informazioni da una stringa di DNA.</p>
<p>Per ottenere un simile risultato è stato necessario trovare il modo di convertire le sequenze di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nucleotide" target="_blank">nucleotidi</a> in un supporto per la <strong>codificazione binaria</strong>. La quadra è stata trovata sfruttando enzimi capaci di <strong>invertire l’orientamento di piccole sequenze</strong> di DNA all’interno di un cromosoma. Dopo tre anni e 750 tentativi a vuoto, attraverso un calibratissimo dosaggio degli <strong>enzimi </strong>serina integrasi e serina excisionasi, Jerome Bonnet e colleghi sono riusciti a scrivere, e soprattutto riscrivere, all’interno dei genomi di batteri E. Coli.</p>
<p>Questo, in parole più semplici, significa che gli scienziati della Stanford hanno trovato il modo di invertire a piacimento l’orientamento di specifiche sequenze di DNA all’interno di un genoma, in modo da codificare un’informazione binaria (uno dei due orientamenti corrisponde a “1”, l’altro a “0”). Per comprovare questi risultati, Bonnet e colleghi hanno sfruttato particolari sequenze che producevano un tipo di <strong>fluorescenza </strong>diversa (rossa o verde) a seconda dell’orientamento che veniva scelto. Così facendo, hanno dimostrato che le informazioni codificate nel DNA batterico erano in grado di persister<strong>e anche dopo 100 duplicazioni </strong>della cellula.</p>
<div id="attachment_46018" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-46018" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/rad-large.jpg" alt="Credits: Image courtesy of Stanford University Medical Center" width="500" height="340" /><p class="wp-caption-text">Credits: Image courtesy of Stanford University Medical Center</p></div>
<p>Ma insomma, vi chiederete voi, a che pro fare tutta questa fatica? Progresso scientifico a parte, cosa ci guadagniamo dalla possibilità di scrivere e riscrivere stringhe di DNA come fossero memorie digitali? Domande legittime, che trovano immediata risposta se si conoscono le proprietà dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/DNA" target="_blank">acido desossiribonucleico</a> (per gli amici, DNA). Prendete un normale Blu-Ray, soppesatelo sulla vostra mano e riflettete sul fatto che in quello spazio ristretto sono stipati qualcosa come <strong>50 gigabyte</strong> di informazione. Poi pensate al fatto che in ogni singola cellula del vostro corpo c’è una copia del vostro genoma, e che questo minuscolo groviglio di basi azotate trasporta la bellezza di <strong>800 gigabyte</strong> di informazioni. L’equivalente di 16 Blu-Ray, contenuti in un nucleo cellulare con un diametro pari allo spessore di un filo di ragnatela (7 micron).</p>
<p>“<em>Siamo in grado di scrivere e cancellare dati sul DNA di una cellula vivente</em>” <a href="http://www.sciencenews.org/view/generic/id/340900/title/DNA_used_as_rewritable_data_storage_in_cells" target="_blank">spiega </a>Bonnet “<em>Questo significa che ora possiamo portare la logica computazionale all’interno della cellula stessa</em>”</p>
<p>Questo significa che di qui a pochi anni la nostra collezione di Blu-Ray e chiavette USB sarà sostituita da una <strong>coltura di microbi</strong>? È altamente improbabile. Anche se, nel lungo periodo, questa innovazione potrà permettere di sviluppare <strong>memorie non volatili</strong> che non richiedono costi energetici, l’applicazione più plausibile dell’importante risultato di Bonnet e soci infatti riguarda le frontiere che potranno essere aperte in campo <strong>biomedico </strong>e bioinformatico. L’inclusione di informazioni all’interno del DNA delle cellule infatti potrà essere sfruttata per studiare<strong> fenomeni come l’invecchiament</strong>o, inoltre si intravede già la possibilità di poter impiegare queste tecniche per bloccare in tempo la proliferazione delle<strong> cellule tumorali</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/il-dna-ora-si-puo-scrivere-e-riscrivere-come-un-floppy-disk/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/dna-coding-large.jpg" length="35964" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Motorola Razr Maxx: lo smartphone che dura di più</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/motorola-razr-maxx-lo-smartphone-che-dura-di-piu/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/motorola-razr-maxx-lo-smartphone-che-dura-di-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 10:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[batteria]]></category>

		<category><![CDATA[motorola]]></category>

		<category><![CDATA[Razr]]></category>

		<category><![CDATA[Razr Maxx]]></category>

		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045999</guid>
		<description><![CDATA[Debutta anche in Italia la nuova versione del "rasoio" di Motorola con batteria maggiorata: promette un'autonomia più alta di oltre il 150% rispetto ai dispositivi tradizionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_46000" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-46000" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/motorola-razr-maxx-lo-smartphone-che-dura-di-piu/motorola-razr-maxx-1/"><img class="size-large wp-image-46000" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/motorola-razr-maxx-1-large.jpg" alt="(Credits: Motorola)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credits: Motorola)</p></div>
<p>Se volete uno <strong>smartphone full-touch</strong> che sia al tempo stesso potente e longevo avete sostanzialmente due possibilità:</p>
<p>1) Vi comprate uno smartphone qualsiasi e lo utilizzate con molta parsimonia. Evitando ad esempio di sincronizzare i dati in backgroung, limitando l’uso del Wi-Fi, del Bluetooth o del Gps e facendo girare il meno possibile le applicazioni più energivore.</p>
<p>2) Acquistate il nuovo <strong>Motorola Razr Maxx</strong>, che poi altro non è che la versione con batteria maggiorata del <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/11/10/nuovo-motorola-razr-la-nostra-prova-a-tempo/" target="_blank">più popolare Android-phone della casa americana</a>.<span id="more-45999"></span></p>
<p>La prima ipotesi, diciamoci la verità, appare un po’ deprimente. Che non c’è cosa più frustrante che comprarsi uno smartphone al top di gamma e utilizzarlo con il freno a mano tirato; sarebbe un po’ come avere la Porsche per girarci nel cortile di casa.</p>
<p>Meglio allora puntare sul nuovo <strong>Motorola Razr Maxx</strong>, un dispositivo che grazie alla sua batteria da <strong>3300 Mah</strong> promette un’autonomia di <strong>17 ore</strong>, praticamente 2 volte e mezza la durata di uno smartphone medio.</p>
<p>Certo, non aspettatatevi il <strong>profilo ultrasottile</strong> del Razr in formato classico; l’innesto di una nuova batteria più capiente si fa sentire sia in termini di spessore (<strong>8,99 millimetri</strong> contro i 7.1 della versione standard) che di peso (<strong>145 grammi</strong> contro 127): nel complesso, però, il risultato è tutt’altro che sgraziato. Anche nel formato Maxx, infatti, il Razr si conferma uno dei cellulari più filanti del mercato.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-46001" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/motorola-razr-maxx-lo-smartphone-che-dura-di-piu/motorola-razr-maxx-2/"><img class="alignnone size-large wp-image-46001" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/motorola-razr-maxx-2-large.jpg" alt="motorola-razr-maxx-2" width="500" height="300" /></a></p>
<p>Batteria a parte, non ci sono novità sul piano funzionale. Confermata in blocco tutta la dotazione del primo Razr: scocca in<strong> fibra di Kevlar</strong>, display Gorilla Glass Super Amoled Advaced da 4.3 pollici, processore dual- core da 1.2 GHz, <strong>fotocamera da 8 megapixel</strong> e 16 Gb di memoria interna.</p>
<p>Vale lo stesso discorso anche per la parte software: nell’attesa che venga rilasciato l’aggiornamento ad Ice Cream Sandwich, il sistema operativo resta <strong>Gingerbread</strong> (Android 2.3.5), supportato dalle ottime <strong><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/01/14/confermo-le-%E2%80%9Csmart-actions%E2%80%9D-del-motorola-razr-sono-davvero-intelligenti/" target="_blank">Smart Actions</a> </strong>e dal sistema di sincronizzazione in streaming remoto <strong>Motocast</strong>.</p>
<p>Motorola Razr Maxx è in vendita a un prezzo consigliato di <strong>549 euro</strong> (Iva inclusa).</p>
<p><code>
<object	type="application/x-shockwave-flash"
			data="http://www.youtube.com/v/Xq4D_j_12gM"
			width="500"
			height="350">
	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Xq4D_j_12gM" />
	<param name=wmode" value="transparent" />
</object></code></p>
<p><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/TritaTech" target="_blank">@TritaTech</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/motorola-razr-maxx-lo-smartphone-che-dura-di-piu/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/motorola-razr-maxx-1-large.jpg" length="24340" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Robert Moog, un doodle spettacolare per il padre del sintetizzatore</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/robert-moog-un-doodle-spettacolare-per-il-padre-del-sintetizzatore/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/robert-moog-un-doodle-spettacolare-per-il-padre-del-sintetizzatore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2012 07:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Doodle]]></category>

		<category><![CDATA[Robert Moog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045994</guid>
		<description><![CDATA[

Guarda gli ultimi Doodle 
Probabilmente uno dei Doodle più belli, quello che oggi Google dedica a Robert Moog, inventore desintetizzatore, nel 78mo anniversario della nascita. La sua invenzione rivoluzionò il modo di fare musica, e a partire dagli anni Sessanta il suo sintetizzatore diventò protagonista assoluto della musica rock. In suo onore, il doodle di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: center">
<div id="attachment_45995" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-45995" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/doodle_moog-large.png" alt="Il doodle dedicato al padre del sintetizzatore, Robert Moog" width="500" height="274" /><p class="wp-caption-text">Il doodle dedicato al padre del sintetizzatore, Robert Moog</p></div>
</div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/tag/doodle/">Guarda gli ultimi Doodle </a></p>
<p>Probabilmente uno dei Doodle più belli, quello che oggi Google dedica a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Moog">Robert Moog</a>, inventore desintetizzatore, nel 78mo anniversario della nascita. La sua invenzione rivoluzionò il modo di fare musica, e a partire dagli anni Sessanta il suo sintetizzatore diventò protagonista assoluto della musica rock. <span id="more-45994"></span>In suo onore, il doodle di oggi si può suonare, ottenendo lo stesso effetto della sua invenzione, e i brani si possono anche registrare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/23/robert-moog-un-doodle-spettacolare-per-il-padre-del-sintetizzatore/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Aids: ci si ammala ancora. Per superficialità e ignoranza</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/aids-ci-si-ammala-ancora/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/aids-ci-si-ammala-ancora/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 16:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Aids]]></category>

		<category><![CDATA[salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045977</guid>
		<description><![CDATA[Se ne parla poco, eppure il virus circola ancora, e colpisce soprattutto gli eterosessuali sopra i 40 anni. Intervista all'infettivologo Mauro Moroni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_45981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px"><img class="size-large wp-image-45981" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/aids-large.jpg" alt="(iStockphoto)" width="499" height="299" /><p class="wp-caption-text">(iStockphoto)</p></div>
<p><strong>di Daniela Mattalia</strong><br />
Di Aids, oggi, si parla poco. Eppure il virus circola ancora, eppure la malattia è sempre diffusa, eppure ci sono ancora persone che si contagiano per superficialità, per ignoranza. Per questo parlare di Aids è importante, così come lo è finanziare la ricerca. Lo fa<a href="http://www.conviviomilano.it/"> Convivio</a>, la mostra mercato benefica che a Milano, dall’8 al 12 giugno (alla Fieramilanocity) offre la possibilità di comprare a metà prezzo abbigliamento e oggetti delle più grandi case di moda, design, cosmetica (e più di 50 personaggi del mondo dello spettacolo hanno offerto la loro immagine per farsi fotografare con la maglietta Convivio). Il ricavato sarà devoluto alla sezione lombarda dell’Anlaids.<em> Panorama</em> ha intervistato <strong>Mauro Moroni, infettivologo e presidente di Anlaids Lombardia</strong>, che ci spiega chi oggi rischia il contagio e come si può (e si deve) prevenirlo.<span id="more-45977"></span></p>
<p><strong>Chi si ammala di Aids, nel 2012?</strong><br />
Quello che è accaduto, da dieci anni a questa parte, è che l’infezione è ormai uscita dalle vecchie «categorie a rischio», cioè i gay e i tossicodipendenti, per attraversare tutte le età e gli strati sociali, almeno nei paesi ricchi e industrializzati. L’Aids è diventata la più temibile delle infezioni a trasmissione sessuale. La più temibile perché, una volta contratta, non è più eliminabile.</p>
<div id="attachment_45978" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-45978" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/aids-large.png" alt="Come sono cambiati i casi di Aids in Italia, negli ultimi 10 anni: Azzurro: rapporti eterosessuali Rosso: tossicodipendenti Giallo: rapporti omosessuali Verde: altro Blù: trasfusioni  " width="500" height="187" /><p class="wp-caption-text">Come sono cambiati i casi di Aids in Italia, negli ultimi 10 anni: Azzurro: rapporti eterosessuali Rosso: tossicodipendenti Giallo: rapporti omosessuali Verde: altro Blù: trasfusioni  </p></div>
<p><strong> In base agli ultimi dati, l’età media del contagio è salita, si tratta spesso di persone sui 40 anni&#8230; Come mai?</strong><br />
Sono persone adulte che dovrebbero conoscere il rischio. In teoria. Nella realtà l’insidia di questa infezione è che gioca sull’emotività: una persona magari è in viaggio di lavoro,  lontano dalla moglie e dalla famiglia, incontra una collega, o fa una conoscenza occasionale, e tradisce. E certo in quel momento non chiede il certificato di buona salute. In questo caso il contagio è tipico di individui facoltosi, intelligenti, che viaggiano, conoscono il mondo&#8230; e poi si ammalano per superficialità.<br />
<strong></strong></p>
<div id="attachment_45985" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><img class="size-medium wp-image-45985" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/mauromoroni-medium.jpg" alt="L'infettivologo Mauro Moroni" width="320" height="191" /><p class="wp-caption-text">L&#39;infettivologo Mauro Moroni</p></div>
<p>Sono ancora numerosi i casi di contagio dal marito alla moglie?<br />
Sì, capitano ancora spesso. Il trend epidemiologio di questa malattia nasce dal maschio e poi si estende alla coppia. Il problema è che il maschio non ritiene che il suo comportamento si apericoloso,  non fa il test, sta bene per anni e poi arrivano i primi sintomi. A quel punto però il contagio alla donna è già avvenuto. A far salire l’età di chi si contagia sono poi anche i farmaci contro l’impotenza, che permettono di svolgere attività sessuale fino a età avanzata. E di fare turismo sessuale, un business estremamente diffuso, e non solo in Italia.<br />
<strong> E i giovanissimi, sanno cos’è l’Aids, come si previene?</strong><br />
È un disastro. Andiamo nelle scuole a fare prevenzione e ci rendiamo conto che ne sanno davvero poco, c’è molta ignoranza. I ragazzini non hanno idea del rischio, non sono nemmeno sfiorati dal pensiero che dietro a un compagno che ha un aspetto sano e allegro potrebbe esserci il virus. Invece il picco dell’infezione, oltre che sui 40-50 anni, è tra i giovanissimi.<br />
<strong> I genitori non li mettono sull’avviso?</strong></p>
<p>L’Aids è finito nel dimenticatoio. Anche in famiglia non se ne parla spesso, magari per un senso del pudore. Magari hanno altre paure, il motorino, un incidente d’auto, fare troppo tardi la sera&#8230; E poi c’è sempre il retropensiero che questa cosa non possa mai succedere a loro. Quando noi medici ci troviamo in ambulatorio con una famiglia, la frase tipica è: “Non avrei mai pensato che questo potesse accadere a mio figlio, o a mia figlia”. Invece, per una sorta di esperimento, per vedere se ce la fanno prima di un vero rapporto sessuale, spesso gli adolescenti fanno sesso con una prostituta. E questo è pericoloso.</p>
<p><strong> Come viene accolta oggi una diagnosi di Aids?</strong><br />
Quasi sempre con sorpresa: ma come, non sono gay, non mi buco, com’è possibile? Ho avuto rapporti, certo, ma con persone perbene, ben vestite&#8230; Non si ha la percezione del rischio. <strong>Un po’ come passare quando il semaforo è rosso.</strong><br />
Questa malattia però non è più una condanna a morte&#8230;Ma spesso non lo sanno, siamo noi medici a farlo capire. E comunque c’è sempre bisogno del supporto di un’équipe di psicologi, bisogna ricostruire un po’ la personalità di queste persone. Che non devono interrompere gli studi, devono continuare a lavorare, a progettare il loro futuro. Ma è complicato. Devono dirlo al partner, ma poi non sanno se devono comunicarlo anche ai figli, ai parenti, agli amici, al datore di lavoro.<br />
<strong> In ogni caso, i farmaci hanno cambiato il destino di chi si ammala.</strong><br />
Sì, certo, oggi poi la terapia è molto meno complicata di una volta, due pastiglie al mattino e due alla sera. Non conosciamo però, non ancora almeno, gli effetti a lungo termine di questi farmaci, cosa succede dopo 40 anni di bombardamento chimico all’organismo? Oggi la nostra attenzione è puntata proprio su questo aspetto, ed  è fondamentale finanziare la ricerca in modo che si scoprano gli eventuali effetti indesiderati della terapia nel lungo periodo. Quella contro l’Aids è una guerra di trincea, la guerra finale ancora non è vinta, ma si possono vincere le battaglie. Si devono vincere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/aids-ci-si-ammala-ancora/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/aids-large.jpg" length="21385" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Google acquisisce Motorola e nomina Dennis Woodside nuovo CEO</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/google-acquisisce-motorola-e-nomina-dennis-woodside-nuovo-ceo/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/google-acquisisce-motorola-e-nomina-dennis-woodside-nuovo-ceo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 16:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Dennis Woodside]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[guerra dei brevetti]]></category>

		<category><![CDATA[motorola]]></category>

		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045957</guid>
		<description><![CDATA[Dopo mesi di attesa, Google acquisisce ufficialmente Motorola e nomina come nuovo CEO Dennis Woodside. Ecco i motivi dell'operazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_45979" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-45979" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/google-motorola-large.jpg" alt="Credits: grostoryeu @ Flickr" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: grostoryeu @ Flickr</p></div>
<p>È stato un parto lungo e piuttosto travagliato, ma alla fine è <a href="http://venturebeat.com/2012/05/22/google-motorola-deal-closed/" target="_blank">ufficiale</a>: <strong>Google </strong>ha assorbito nello steccato di Mountain View un colosso storico del mondo mobile come <strong>Motorola</strong>. Dopo avere ricevuto, a febbraio, il via libera dal Dipartimento di Giustizia americano e delle autorità europee, l&#8217;operazione (una delle più discusse e sostanziose nella storia dell’hi-tech) ha ricevuto settimana scorsa il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303360504577414280414923956.html?mod=googlenews_wsj" target="_blank">semaforo verde dell’antitrust cinese</a>. Così, a fronte di una transazione che è costata a Page e soci la bellezza di <strong>12,5 miliardi di dollari</strong> (in azioni acquistate per 40 dollari l’una), Motorola ora è una <strong>compagnia hardware</strong> di proprietà di Google.<br />
<span id="more-45957"></span></p>
<p>In contemporanea, Google ha anche ufficializzato la notizia per cui alle redini di Motorola è stato posto un suo uomo, tale <strong>Dennis Woodside</strong>, avvocato, consulente e manager a Google dal 2003. Woodside non è quello che si dice un esperto in campo software e hardware, ma di sicuro sa come far lievitare i profitti, al punto che prima della transazione Motorola, <strong>Tim Cook in persona</strong> aveva cercato di strapparlo a Mountain View per chiamarlo nella sua squadra.</p>
<p>A quanto pare, la decisione di comprare la storia società di Schaumburg, Illinois, è stata presa in fretta e furia. Stando a un <a href="http://www.businessweek.com/articles/2012-05-22/its-official-google-is-now-a-hardware-company#p1" target="_blank">report</a> stilato da BusinessWeek, infatti, tutto sarebbe cominciato quando <strong>Andy Rubin</strong> (CEO di <strong>Android</strong>) aveva contattato Motorola per proporre di acquistare i suoi <strong>brevetti</strong>. Lo storico CEO di Motorola, Sanjay Jha, aveva colto la palla al balzo e aveva rilanciato, proponendo a Larry Page e compagnia di comprarsi in blocco tutta la baracca. Cinque giorni dopo, Google e Motorola avevano stretto un accordo.</p>
<p>Ma perché tutta questa fretta? Un indizio ce lo dà Larry Page, nel <a href="http://googleblog.blogspot.com.es/2012/05/weve-acquired-motorola-mobility.html" target="_blank">comunicato ufficiale </a>con cui ha annunciato l’avvenuta transazione sul blog di Google: “<em>Motorola è una grandiosa compagnia hi-tech americana che ha avuto un ruolo da protagonista nella rivoluzione mobile, e che può vantare un 80 anni di innovazioni importanti, tra cui la creazione del primo telefono cellulare.</em>”</p>
<p>Come abbiamo già spiegato più volte, la <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/04/11/guerra-dei-brevetti-ecco-tutti-i-fronti-aperti-in-campo-hitech/" target="_blank">guerra dei brevetti</a> in campo hitech si sta facendo sempre più rovente, e il parco brevetti di Motorola (oltre ventiquattromila già depositati) può fare la differenza, soprattutto quando si è un bersaglio grosso come Google.</p>
<p>Sarebbe però ingenuo pensare che un’operazione da 12,5 miliardi di dollari si riduca a una questione di brevetti. Con l’acquisizione di Motorola infatti Google si dota ufficialmente di un settore <strong>hardware</strong>. Questo da un lato è un bene, perché i tablet e gli smartphone Google-Motorola potrebbero <a href="http://gigaom.com/mobile/so-google-owns-motorola-whats-happens-now/" target="_blank">aiutare a raccorpare</a> l’incontenibile <strong>frammentazione</strong> che oggi esiste tra i dispositivi Android (si <a href="http://opensignalmaps.com/reports/fragmentation.php" target="_blank">calcola </a>che attualmente esistano quasi 4000 diversi smartphone Android).</p>
<div id="attachment_45980" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-45980" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/frammentazione-android-large.jpg" alt="Credits: OpenSignalMaps" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: OpenSignalMaps</p></div>
<p>Dall’altro lato, tuttavia, se Google davvero comincia a produrre dispositivi di “serie A” attraverso Motorola, questo andrà a creare inevitabili <strong>rotture </strong>con gli ingombranti <strong>partner </strong>che oggi producono hardware Android (<strong>Samsung </strong>e <strong>HTC </strong>per fare due esempi). Onde evitare questo tipo di “screzi” (che potrebbero portare Samsung e altri a cercare altri sistemi operativi) da Google rassicurano che l’azienda non ha intenzione di trasformare Motorola in un recinto blindato stile Apple: “<em>Il lavoro di Andy (Rubin, N.d.A.) è quello di massimizzare il numero di dispositivi che utilizzano Android</em>” <a href="http://www.businessweek.com/articles/2012-05-22/its-official-google-is-now-a-hardware-company#p1" target="_blank">spiega </a>Dennis Woodside, il nuovo CEO Motorola “<em>Il mio è quello di rendere Motorola un’azienda di successo e produrre hardware innovativo con licenza Android</em>.”</p>
<p>Sarà, ma sono davvero in pochi a credere che Google rinuncerà a sviluppare i propri cavalli di battaglia nella scuderia Motorola. Il mercato degli <strong>smartphone</strong> sta diventando un terreno di conquista troppo ghiotto, perché Google rinunci a mettere la sua bandierina. In ogni caso, per dare il via libera, le autorità cinesi hanno chiesto come garanzia che Android rimanga <strong>open source e gratuito</strong> per almeno <strong>altri 5 anni</strong>. Trascorsi quelli, si salvi chi può.</p>
<div><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/FazDeotto" target="_blank">@FazDeotto</a></em></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/google-acquisisce-motorola-e-nomina-dennis-woodside-nuovo-ceo/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/google-motorola-large.jpg" length="12009" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Ploonge, metti una sera a cena (con gli amici di Internet)</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/ploonge-metti-una-sera-a-cena-con-gli-amici-di-internet/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/ploonge-metti-una-sera-a-cena-con-gli-amici-di-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 14:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Ploonge]]></category>

		<category><![CDATA[social-dining]]></category>

		<category><![CDATA[social-network]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045956</guid>
		<description><![CDATA[Al via in Italia il nuovo social network pensato per tutti coloro che vogliono conoscere nuove persone a tavola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_45959" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-45959" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/ploonge-metti-una-sera-a-cena-con-gli-amici-di-internet/sushi-2/"><img class="size-large wp-image-45959" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/sushi-large.jpg" alt="(Credits: eviltomthai@Flickr)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credits: eviltomthai@Flickr)</p></div>
<p>Cosa c’è di più sociale di una sana e allegra cena in compagnia? Nulla probabilmente, ed è per questo che qualcuno ha avuto la bella pensata di trovare un modo più organizzato e anche tecnologico per aumentare le opportunità di incontri mangerecci. Il risultato lo trovate su <strong><a href="http://www.ploonge.com/beta/" target="_blank">Ploonge</a></strong>, che poi è anche il primo sito di <strong>social dining</strong> a livello europeo.<span id="more-45956"></span></p>
<p>Tradotto significa <strong>cena sociale</strong>: un fenomeno che in America riscuote già un discreto successo grazie a servizi come <a href="https://www.grubwithus.com/welcome" target="_blank">Grubwithus</a>. Il principio è abbastanza semplice: ci si iscrive, si sceglie una città, si guardano le cene o gli eventi disponibili (di solito a numero chiuso) e i partecipanti già iscritti. Quindi si acquista il coupon da presentare all’ingresso per mangiare in compagnia.</p>
<p>I creatori di Ploonge  - <strong>Giorgio Bertolini</strong>, Business Developer, e <strong>Alessandro Coscia</strong>, Web Developer e Online Strategist (e tra le altre cose fondatore di YouReporter.it)  -  ci tengono a sottolineare il carattere aperto dell&#8217;iniziativa, che al contrario dei classici social network – dove tutti vedono tutti ma sempre all’interno di un giardino recintato e virtuale - porta gli iscritti ad aumentare il <strong>numero di incontri nel mondo reale</strong>.</p>
<blockquote><p>L’obiettivo  è  quello  di  creare  occasioni   d’incontro tra appassionati di cucina o persone con interessi comuni attraverso uno strumento web che consente di organizzare momenti conviviali anche in luoghi insoliti, come una galleria d’arte, un giardino o una spiaggia.</p></blockquote>
<p>Il rischio, naturalmente, è che il servizio si possa trasformare nell’ennesima vetrina Web per i soliti noti della ristorazione. Il <strong><a href="http://www.ploonge.com/beta/p/what-is-it" target="_blank">modello di business</a></strong> di Ploonge si basa infatti su un sistema di gestione delle prenotazioni che prevede il pagamento di una commissione (circa il 20-25%) per ogni coupon venduto. Termini e condizioni che potrebbero attrarre i professionisti della gastronomia, che utilizzerebbero Ploonge come alternativa ai <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/09/14/groupon-co-ma-sono-davvero-convenienti-questi-gruppi-dacquisto-online/" target="_blank">classici siti di deal</a> (vedi <strong>Groupon</strong>) per fare offerte speciali.</p>
<p>Di fatto però il servizio è aperto a tutti, e questo vale sia per chi mangia che per chi cucina: è sufficiente essere iscritti a Ploonge per organizzare una cena sociale in una location privata se non addirittura a casa propria. Insomma se volete mostrare le vostre abilità culinarie a una platea più vasta dei soliti quattro amici o addirittura capire se quello dei fornelli è un <em>hobby</em> che può trasformarsi in professione, Ploonge può essere un ottimo banco di prova.</p>
<p><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/TritaTech" target="_blank">@TritaTech</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/ploonge-metti-una-sera-a-cena-con-gli-amici-di-internet/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/sushi-large.jpg" length="26134" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Asma e sport possono andare a braccetto</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/asma-e-sport-possono-andare-a-braccetto/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/asma-e-sport-possono-andare-a-braccetto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 13:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marta.buonadonna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[allergie]]></category>

		<category><![CDATA[asma]]></category>

		<category><![CDATA[fitness]]></category>

		<category><![CDATA[sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045939</guid>
		<description><![CDATA[Analizzando 19 studi sui pazienti asmatici un team di ricercatori australiani ha verificato l'infondatezza dei timori che riguardano l'attività sportiva nelle persone asmatiche: la sedentarietà fa danni peggiori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_45941" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-45941" href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/asma-e-sport-possono-andare-a-braccetto/asma/"><img class="size-large wp-image-45941" src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/asma-large.jpg" alt="(Credit: iStockphoto)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credit: iStockphoto)</p></div>
<p>Una ricerca che ha passato in rassegna 19 studi, che hanno coinvolto un totale di quasi 700 partecipanti, suggerisce che <strong>per le persone asmatiche l&#8217;attività fisica non va evitata</strong>. In pratica è il contrario del luogo comune, che vuole gli asmatici costretti all&#8217;inattività, per paura che lo sport possa lasciarli senza fiato, farli ansimare, o provocare loro un attacco d&#8217;asma in piena regola. <span id="more-45939"></span></p>
<p><strong>In alcuni casi in effetti l&#8217;attività sportiva può causare complicazioni</strong> a chi soffre d&#8217;asma, ma sono moltissimi i pazienti asmatici che dallo sport non hanno nulla da temere. Dalla <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/14651858.CD001116.pub3/abstract" target="_blank">rassegna</a> pubblicata sulla rivista <em>The Cochrane Library</em> emerge che <strong>l&#8217;esercizio fisico</strong> (corsa, camminata, ginnastica, nuoto, ciclismo, pesi) è <strong>ben tollerato</strong> dai pazienti coinvolti negli studi.</p>
<p>Confrontando persone asmatiche che non svolgono alcuna attività fisica con pazienti impegnati invece in uno sport per una ventina di minuti due volte a settimana, non si rilevano in questi ultimi maggiori rischi di incorrere in un attacco d&#8217;asma rispetto al gruppo dei sedentari. Semmai coloro che svolgono un&#8217;attività sportiva sono <strong>più in forma a livello cardiovascolare,</strong> il che a sua volta aiuta a <strong>ridurre i sintomi dell&#8217;asma</strong> nel corso del tempo.</p>
<p>Le persone asmatiche tendono a non fare sport per una serie di ragioni: <strong>temono di veder riacutizzare i sintomi</strong>, nel caso dei bambini spesso sono i genitori a spingerli a non fare sforzi, a volte è lo stesso medico o il pediatra a suggerire il riposo. Questa <strong>inattività ha però ricadute importanti</strong> sul cuore, sulla perdita di massa muscolare e rende ogni futuro tentativo di fare sport più faticoso, aumentando la possibilità di vedere comparire sintomi legati all&#8217;asma, come il fiato corto.</p>
<p>Per evitare questo circolo vizioso, gli asmatici dovrebbero <strong>svolgere dell&#8217;esercizio fisico invece di evitarlo</strong> del tutto, stando attenti ai segnali che il corpo manda loro e magari evitando di esporre a lungo i polmoni all&#8217;aria fredda e secca, per esempio è <strong>sconsigliata la corsa all&#8217;aperto in pieno inverno</strong>. Come per tutti coloro che sono sedentari da un po&#8217;, <strong>iniziare piano e aumentare gradualmente</strong>, consultandosi con il proprio medico, resta il criterio migliore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/asma-e-sport-possono-andare-a-braccetto/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/asma-large.jpg" length="48531" type="image/jpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Le migliori applicazioni per Android: JAZZ: Trump’s Journey</title>
		<link>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/le-migliori-applicazioni-per-android-jazz-trumps-journey/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/le-migliori-applicazioni-per-android-jazz-trumps-journey/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 11:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.dagostino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Android]]></category>

		<category><![CDATA[Android le applicazioni migliori]]></category>

		<category><![CDATA[giochi]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<category><![CDATA[Trump's Journey]]></category>

		<guid isPermaLink="false">5045919</guid>
		<description><![CDATA[Immergiamoci in una New Orleans dalla grafica stilizzata e aiutiamo il piccolo trombettista a raggiungere la sua agognata meta musicale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_45920" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-splash-large.jpg" alt="JAZZ: Trump&#39;s Journey per Android" width="500" height="300" class="size-large wp-image-45920" /><p class="wp-caption-text">JAZZ: Trump's Journey per Android</p></div>
<p><strong><a href="http://www.bulkypix.com/game/jazz--trumps-journey">JAZZ: Trump&#8217;s Journey</a></strong> è un <strong>gioco</strong> per dispositivi <strong>Android</strong> in cui ci ritroviamo nei panni di un piccolo <strong>trombettista</strong> di colore a New Orleans negli anni Venti che vuole diventare una <strong>stella del jazz</strong>.</p>
<p>L&#8217;app è un <em><strong>platform game</strong></em>: i meccanismi sono i soliti (correre, saltare, salire e scendere, su piattaforme, evitare ostacoli, accumulare punti e oggetti,  ecc.) ma il gioco brilla per l&#8217;<strong>ottima cura nell&#8217;ambientazione</strong>. La caratterizzazione dei personaggi, la grafica retrò e la musica d&#8217;epoca sono belle e divertenti e invogliano a immergersi nell&#8217;atmosfera jazz e condurre il piccolo trombettista alla meta.<span id="more-45919"></span></p>
<h2>Come si gioca</h2>
<div id="attachment_45923" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-trump-large.jpg" alt="Il protagonista di JAZZ: Trump&#39;s Journey" width="500" height="300" class="size-large wp-image-45923" /><p class="wp-caption-text">Il protagonista di JAZZ: Trump's Journey</p></div>
<p>Il personaggio di <strong>Trump</strong> è ispirato a quello di Louis Armstrong e sia l&#8217;inizio del gioco che altre parti della storia sono narrate attraverso delle <strong>sequenze animate</strong> con dialoghi scritti in stile film muto. </p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-contest-large.jpg" alt="android-jazztrump-contest" width="500" height="300" class="alignnone size-large wp-image-45925" /></p>
<p>Trump dovrà <strong>raccogliere note, ricordi</strong> sotto forma di vecchie foto e infine arrivare a conquistare amici con cui formare un gruppo per andare a suonare, nonché il cuore di una ragazza. Per far questo sarà necessario muovere il protagonista attraverso vari livelli, arrampicandosi, saltando, spostando scatole, camminando su funi sospese, affrontando piattaforme semoventi, oggetti che cadono nonché poliziotti e &#8220;boss&#8221;.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-salta.jpg" alt="android-jazztrump-salta" width="500" height="333" class="alignnone size-full wp-image-45927" /></p>
<p>I controlli sono sotto forma di <strong>pulsanti virtuali</strong> (e contestuali) <strong>a schermo</strong> per muoversi avanti e indietro, saltare, afferrare e <strong>suonare</strong>.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-scala.jpg" alt="android-jazztrump-scala" width="500" height="399" class="alignnone size-full wp-image-45928" /></p>
<p> Lo strumento di Trump non è solo un elemento decorativo ma è anche una specie di <strong>bacchetta magica</strong>: premendo il pulsante con la nota, un suono di <strong>tromba</strong> bloccherà e farà ripartire il <strong>tempo</strong>, permettendoci di compiere azioni altrimenti impossibili.</p>
<p><img src="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-tromba.jpg" alt="android-jazztrump-tromba" width="500" height="300" class="alignnone size-full wp-image-45929" /></p>
<h2>Dove scaricare il software</h2>
<p>La versione 1.0.1 di <strong>JAZZ: Trump&#8217;s Journey</strong> è <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.bulkypix.jazz">scaricabile gratuitamente da Google Play</strong></a> con i livelli avanzati acquistabili a 0,79 Euro.<br />
Il software occupa 38 MB di spazio e richiede Android 2.2 o superiore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/22/le-migliori-applicazioni-per-android-jazz-trumps-journey/feed/</wfw:commentRss>
<enclosure url="http://blog.panorama.it/hitechescienza/files/2012/05/android-jazztrump-splash.jpg" length="" type="" />
		</item>
	</channel>
</rss>

