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Ormoni nell’acqua delle bottiglie di plastica

Acqua potabile dall'aria
di Linda Grilli

Da uno studio condotto da alcuni biologi dell’Università di Francoforte sul Meno, è risultato che ben 12 campioni su 20 di acqua minerale - contenuta nelle bottiglie di plastica - conterrebbero sostanze chimiche simili agli ormoni femminili. Ancora non è chiaro il meccanismo che ha portato alla contaminazione, ma pare che almeno in parte essa possa derivare dal Pet (polietilene tereftalato), un polimero largamente utilizzato nella produzione di bottiglie per l’acqua e bibite gassate. Ma anche pellicole per alimenti, tessuti e bicchieri.
“Abbiamo confrontato l’acqua minerale nelle bottiglie di vetro con quella nelle bottiglie di plastica - hanno precisato i ricercatori tedeschi - ed è risultato che il tasso di estrogeni era quasi doppio nell’acqua contenuta nel Pet. All’inizio del nostro lavoro non ci aspettavamo una contaminazione tanto massiccia di estrogeni in un prodotto alimentare soggetto a controlli severi, invece, abbiamo dovuto constatare che dal lato ormonale l’acqua minerale ha una qualità paragonabile a quella di un impianto di depurazione”.
I ricercatori tedeschi stanno procedendo all’identificazione delle sostanze trovate per capire se possano rappresentare un pericolo per la salute umana. La compatibilità del Pet per il contatto con gli alimenti è sancita da rigide norme europee - la Direttiva 2002/72/CE della Commissione Europea e successive modifiche (2004/19/CE) - ma i risultati degli studi potrebbero fornire nuove conoscenze circa la sicurezza di questo materiale.
A questo proposito, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha recentemente avviato una consultazione pubblica sui materiali destinati al contatto con gli alimenti ed in particolare sulla migrazione negli alimenti delle sostanze cosiddette “attive” o “intelligenti”, in grado cioè di assorbire o rilasciare sostanze per prolungare la conservabilità o migliorare le condizioni dei prodotti alimentari imballati. L’iniziativa dell’EFSA sarà l’occasione per fare il punto anche sulle sostanze eventualmente derivate da degradazione o da reazioni del packaging e relative proprietà tossicologiche.

Acqua minerale e inquinamento: arriva la biobottiglia

http://flickr.com/photos/mikelove/1339210684/
Quante tonnellate di anidride carbonica vengono immesse nell’atmosfera ogni giorno per produrre qualcosa di totalmente naturale e innocuo, come l’acqua che beviamo? Parecchie, a cominciare dal fatto che la plastica con cui sono fatte le bottiglie di acqua minerale è derivata dalla lavorazione del petrolio. Oggi Fonti di Vinadio, società che produce l’acqua minerale Sant’Anna, annuncia l’arrivo a breve sul mercato italiano della prima bottiglia in materiale plastico di derivazione totalmente naturale, che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri di alcune piante anziché dal petrolio.

“L’impiego di risorse annualmente rinnovabili, anziché del petrolio, per produrre questa plastica naturale – spiega in un comunicato l’imprenditore Alberto Bertone, Ceo di Fonti di Vinadio, il primo a credere fermamente nella sperimentazione del nuovo materiale prodotto da Ingeo - riduce la dipendenza dai combustibili fossili. E grazie a processi manifatturieri più sostenibili contribuisce all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell’effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67 per cento di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali”.

Bertone ci aiuta a farci un’idea più chiara con un esempio illuminante. “Se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna!”. E il Ceo avverte: “A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie”.

Un bel risparmio per l’ambiente. Che però ci dà anche un’idea a dir poco raccapricciante dell’impatto che l’acqua minerale ha avuto finora sull’ambiente. Alleggerito il peso ambientale degli involucri, rimane il fatto che l’acqua in bottiglia viaggia, in massima parte su gomma, in lungo e in largo per l’Italia e per il mondo, (qui il file pdf di una tabella con qualche calcolo chilometrico fatto da Altraeconomia) creando nel suo percorso emissioni nocive tanto quanto quelle causate dalla produzione di bottiglie in PET. L’acqua del rubinetto, al contrario, arriva a casa nostra a zero impatto e la sua qualità non ha niente da invidiare a quella delle minerali.

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