
di Antonella Piperno
Questa è un’intervista a «un caso a parte». Così si è sempre sentito definire Carlo Bordin, 57 anni, architetto. Perché è sieropositivo da quando ne aveva 30, ed è uno dei più longevi d’Italia in piena contraddizione con quanto gli disse il medico, brutalmente, quando gli rivelò il male: «Lei ha due anni di vita e non li passerà neanche tanto bene». Ma, soprattutto, Bordin è «un caso a parte» perché è stato uno dei primi eterosessuali non tossicodipendenti colpiti dal virus dell’aids, l’Hiv. Continua

(AP Photo/The Canadian Press, Darren Calabrese)
Leggi le altre buone notizie del 2011
La rivista Science l’ha definita «la scoperta del 2011». Una battaglia vinta nella guerra contro il virus dell’aids. In breve: uno studio condotto dall’immunologo Myron Cohen (Università del Nord Carolina) ha dimostrato che iniziare la triplice terapia con antiretrovirali in una fase precoce dell’infezione riduce del 96 per cento il rischio di trasmetterla.
L’efficacia di questi farmaci nei pazienti con Hiv è nota e da tempo si pensava che diminuire il carico virale nell’organismo potesse abbassare il rischio di contagio. Mancavano però evidenze sperimentali, fornite ora da un trial clinico su 1.763 coppie eterosessuali con partner sieropositivo, provenienti da nove paesi. Continua

Giornata mondiale dell'Aids a Calcutta, India (Ansa/EPA)
In Italia ogni tre ore c’è un nuovo contagio con il virus dell’Hiv, 3 mila i nuovi casi ogni anno, ci si infetta di più al centro-nord rispetto al sud-isole e nel 2010 quasi una persona su tre diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Sono i dati presentati al Ministero della salute in occasione della giornata mondiale contro l’Aids che si svolge domani, primo dicembre. Nel 2010 i contatti sessuali non protetti hanno costituito l’80,7% delle nuove infezioni. Oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi di HIV viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, quando il sistema immunitario è già gravemente compromesso.
GALLERY - World Aids Day: le iniziative nel mondo
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La pillola Truvada, prodotta da Gilead Sciences Inc's, utilizzata nella ricerca (Credit:AP Photo/Paul Sakuma)
Con quasi due milioni di decessi nel 2008, l’Aids e il virus dell’Hiv che lo provoca sono la sesta causa di morte nel mondo, ma salgono al terzo posto se si considerano solo i paesi a basso reddito. In attesa che venga finalmente messo a punto un vaccino per proteggere la popolazione, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio. Continua

Credit: Ap
Un sieropositivo su 4 ignora di avere il virus. E nel nostro paese i sieropositivi hanno raggiunto quota 150.000, a fronte di più di 22.000 casi di Aids conclamato. E’ calato negli anni il numero di persone che si ammalano, sono circa 4.000 in meno l’anno, e per effetto del miglioramento nell’efficacia delle cure, e quindi della sopravvivenza, ci sono oggi molti più sieropositivi viventi. Il principale veicolo di contagio sono i rapporti sessuali non protetti. Si celebra oggi la giornata mondiale dell’Aids e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riferiti al 2010 tracciano questo quadro sulla diffusione della malattia in Italia.
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Il fiocco rosso, simbolo di solidarietà (Credit: La Presse/Klaus Ti)
Si chiama Truvada, è un farmaco antiretrovirale che si è dimostrato in grado di ridurre del 43,8 per cento le nuove infezioni tra gli uomini che hanno preso una pastiglia al giorno per prevenire l’Hiv, rispetto a coloro cui è stato somministrato il placebo. Continua


(Credits: Francesco Cufari)
di Gianna Milano
Si chiama At20. Non è la sigla di un volo aereo ma il nome di un nuovo vaccino terapeutico per aumentare le difese immunitarie devastate dal virus dell’aids. L’arruolamento dei pazienti per il primo studio clinico multicentrico con questo vaccino made in Italy è partito in questi giorni. Lo ha ideato Arnaldo Caruso, docente di microbiologia all’Università di Brescia, e lo ha sviluppato la Medestea research & production di Torino. Continua

Un preservativo, simbolo della lotta contro il virus Hiv
Se ne esistono di ogni tipo, forma e misura ci sarà un perché. E in effetti la scelta del preservativo dovrebbe tenere in considerazione prima di tutto la comodità altrimenti, come ha dimostrato una ricerca scolta dall’Università del Kentucky, il rischio è di smettere di usarlo esponendosi a infezioni e gravidanze indesiderate.
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La comunità internazionale deve rafforzare il suo impegno nella lotta all’Aids per garantire l’accesso universale ai servizi di prevenzione, cura e supporto di qualità per l’HIV/Aids a tutti coloro che ne hanno bisogno entro il 2010, come stabilito al G8 di Gleneagles del 2005. È quanto sottolinea l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, che riunisce 23 Ong italiane e internazionali, in occasione della Giornata internazionale per l’Aids. All’Italia, prossimo presidente del G8, l’Osservatorio chiede di convertire il debito dei Paesi ad alta incidenza Hiv-Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari, promuovendo il principio di cancellazione o conversione del debito dei Paesi a elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie preoccupanti.
Secondo il più recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids (Unaids), scrive l’Osservatorio in un comunicato, la comunità internazionale sta perdendo la sua battaglia contro il virus. Rispetto al 2006 c’è stato qualche progresso nella risposta alla pandemia, ma il suo impatto, specialmente nei paesi più colpiti, continua a crescere. I risultati rimangono carenti nel campo della prevenzione: si calcola che nel 2007 il numero dei nuovi infetti sia stato di 2,5 volte superiore a quello di coloro che hanno ricevuto le cure con farmaci antiretrovirali. Nonostante la copertura degli antiretrovirali sia aumentata del 42% rispetto al 2006, infatti, solo il 30% dei malati nei paesi in via di sviluppo ha avuto accesso alle cure. La stima del numero di persone sieropositive è aumentata dai 29,5 milioni del 2001 ai 33 milioni del 2007.
L’incremento è determinato dai continui casi di nuove infezioni, quasi 7.500 al giorno, e dalla maggiore disponibilità della terapia antiretrovirale, che consente a un numero più elevato di persone sieropositive di vivere più a lungo.
L’Africa sub-sahariana continua a essere l’area del mondo più colpita dall’Hiv, con il 67% delle persone sieropositive e il 72% di morti per Aids nel 2007. Grazie ai programmi di prevenzione, il numero di persone che ha contratto l’Hiv è sceso globalmente dai 3 milioni del 2001 ai 2,7 milioni nel 2007. In Kenya, tuttavia, il tasso di prevalenza Hiv è aumentato (6.7% nel 2003; fra 7,1% e 8,5% nel 2007) e al di fuori dell’Africa l’infezione sta aumentando in vari Paesi Nel 2007, circa tre milioni di persone hanno ricevuto la terapia antiretrovirale. L’aumento delle persone in terapia ha portato a una diminuzione di morti per Aids, da 2,2 milioni nel 2005 a 2 milioni nel 2007. A livello globale la percentuale di donne sieropositive rimane stabile al 50%, mentre quella delle donne che contraggono l’Hiv è in aumento in molti Paesi. In Africa il 60% delle persone sieropositive sono donne; due giovani sieropositivi su tre sono di sesso femminile. A livello globale il numero di bambini (sotto i 15 anni) sieropositivi è aumentato da 1,6 milioni nel 2006 a 2 milioni nel 2007. Il 90% circa di essi vive nell’Africa sub-sahariana. A partire dal 2003, però, il numero di bambini morti per Aids ha iniziato a diminuire, grazie alla maggior distribuzione della terapia antiretrovirale. In tutte le regioni al di fuori dell’Africa sub-sahariana, l’Hiv colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, operatori del sesso. Senza un maggiore impegno della comunità internazionale, scrive l’Osservatorio, il bilancio di perdite umane è destinato ad aumentare: a dicembre del 2007 i sieropositivi nel mondo erano 33,2 milioni, tra cui 2,5 milioni di nuovi infetti.
Per raggiungere l’Obiettivo dell’accesso Universale è necessario che i Paesi del G8 tengano fede agli impegni presi e in più occasioni reiterati, sottolinea la rete di ong. Al vertice di Heiligendamm, in Germania, i leader mondiali hanno deciso di stanziare almeno 60 miliardi di dollari per la lotta contro Aids, Tubercolosi e malaria e per il rafforzamento dei sistemi sanitari negli anni a venire. Un impegno poi precisato in un arco di tempo di cinque anni nel successivo summit dei G8 a Toyako, in Giappone, dove il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si è impegnato a inserire nelle manovre finanzarie dei prossimi anni il contributo italiano, pari a 2,5 miliardi di dollari, 500 milioni all’anno.
Per l’Osservatorio è necessario, inoltre, definire dei piani di finanziamento concreti, prevedibili, monitorabili e di lungo periodo, che assicurino lo stanziamento di risorse addizionali rispetto a quelle destinate all’Aiuto Pubblico allo sviluppo.
“Chiediamo che l’Italia, in quanto presidente del prossimo vertice G8, converta il debito di Paesi ad alta incidenza Hiv/Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari e promuova anche attraverso gli altri Paesi del G8 il principio della cancellazione-conversione del debito dei Paesi ad elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie particolarmente preoccupanti”, conclude.
La comunità internazionale deve rafforzare il suo impegno nella lotta all’Aids per garantire l’accesso universale ai servizi di prevenzione, cura e supporto di qualità per l’HIV/Aids a tutti coloro che ne hanno bisogno entro il 2010, come stabilito al G8 di Gleneagles del 2005. È quanto sottolinea l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, che riunisce 23 Ong italiane e internazionali, in occasione della Giornata internazionale per l’Aids. All’Italia, prossimo presidente del G8, l’Osservatorio chiede di convertire il debito dei Paesi ad alta incidenza Hiv-Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari, promuovendo il principio di cancellazione o conversione del debito dei Paesi a elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie preoccupanti.
Secondo il più recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids (Unaids), scrive l’Osservatorio in un comunicato, la comunità internazionale sta perdendo la sua battaglia contro il virus. Rispetto al 2006 c’è stato qualche progresso nella risposta alla pandemia, ma il suo impatto, specialmente nei paesi più colpiti, continua a crescere. I risultati rimangono carenti nel campo della prevenzione: si calcola che nel 2007 il numero dei nuovi infetti sia stato di 2,5 volte superiore a quello di coloro che hanno ricevuto le cure con farmaci antiretrovirali. Nonostante la copertura degli antiretrovirali sia aumentata del 42% rispetto al 2006, infatti, solo il 30% dei malati nei paesi in via di sviluppo ha avuto accesso alle cure. La stima del numero di persone sieropositive è aumentata dai 29,5 milioni del 2001 ai 33 milioni del 2007.
L’incremento è determinato dai continui casi di nuove infezioni, quasi 7.500 al giorno, e dalla maggiore disponibilità della terapia antiretrovirale, che consente a un numero più elevato di persone sieropositive di vivere più a lungo.
L’Africa sub-sahariana continua a essere l’area del mondo più colpita dall’Hiv, con il 67% delle persone sieropositive e il 72% di morti per Aids nel 2007. Grazie ai programmi di prevenzione, il numero di persone che ha contratto l’Hiv è sceso globalmente dai 3 milioni del 2001 ai 2,7 milioni nel 2007. In Kenya, tuttavia, il tasso di prevalenza Hiv è aumentato (6.7% nel 2003; fra 7,1% e 8,5% nel 2007) e al di fuori dell’Africa l’infezione sta aumentando in vari Paesi Nel 2007, circa tre milioni di persone hanno ricevuto la terapia antiretrovirale. L’aumento delle persone in terapia ha portato a una diminuzione di morti per Aids, da 2,2 milioni nel 2005 a 2 milioni nel 2007. A livello globale la percentuale di donne sieropositive rimane stabile al 50%, mentre quella delle donne che contraggono l’Hiv è in aumento in molti Paesi. In Africa il 60% delle persone sieropositive sono donne; due giovani sieropositivi su tre sono di sesso femminile. A livello globale il numero di bambini (sotto i 15 anni) sieropositivi è aumentato da 1,6 milioni nel 2006 a 2 milioni nel 2007. Il 90% circa di essi vive nell’Africa sub-sahariana. A partire dal 2003, però, il numero di bambini morti per Aids ha iniziato a diminuire, grazie alla maggior distribuzione della terapia antiretrovirale. In tutte le regioni al di fuori dell’Africa sub-sahariana, l’Hiv colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, operatori del sesso. Senza un maggiore impegno della comunità internazionale, scrive l’Osservatorio, il bilancio di perdite umane è destinato ad aumentare: a dicembre del 2007 i sieropositivi nel mondo erano 33,2 milioni, tra cui 2,5 milioni di nuovi infetti.
Per raggiungere l’Obiettivo dell’accesso Universale è necessario che i Paesi del G8 tengano fede agli impegni presi e in più occasioni reiterati, sottolinea la rete di ong. Al vertice di Heiligendamm, in Germania, i leader mondiali hanno deciso di stanziare almeno 60 miliardi di dollari per la lotta contro Aids, Tubercolosi e malaria e per il rafforzamento dei sistemi sanitari negli anni a venire. Un impegno poi precisato in un arco di tempo di cinque anni nel successivo summit dei G8 a Toyako, in Giappone, dove il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si è impegnato a inserire nelle manovre finanzarie dei prossimi anni il contributo italiano, pari a 2,5 miliardi di dollari, 500 milioni all’anno.
Per l’Osservatorio è necessario, inoltre, definire dei piani di finanziamento concreti, prevedibili, monitorabili e di lungo periodo, che assicurino lo stanziamento di risorse addizionali rispetto a quelle destinate all’Aiuto Pubblico allo sviluppo.
“Chiediamo che l’Italia, in quanto presidente del prossimo vertice G8, converta il debito di Paesi ad alta incidenza Hiv/Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari e promuova anche attraverso gli altri Paesi del G8 il principio della cancellazione-conversione del debito dei Paesi ad elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie particolarmente preoccupanti”, conclude.
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