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Una mamma allatta il suo bambino
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una massiccia campagna per il ritorno delle madri all’allattamento al seno dei propri bambini. Innumerevoli studi ne hanno dimostrato i benefici per il piccolo in termini di protezione da malattie e prevenzione dei più vari disturbi, obesità in testa, oltre a metterne in evidenza il ruolo chiave per la relazione tra mamma e bebè. Anche l’allattamento al seno non è però del tutto privo di rischi.
Il pericolo si chiama disidratazione ipernatremica, una patologia rara ma potenzialmente fatale, che ha luogo quando il neonato, nei primi giorni di vita, non assume una quantità sufficiente di latte, con conseguente incremento del livello di sodio nel sangue che richiede un tempestivo processo di reidratazione, per scongiurare danni cerebrali e, talvolta, la morte. Poiché non è sempre facile decifrare in tempo i sintomi di questa rischiosa condizione, nei prossimi 13 mesi i medici inglesi e irlandesi dovranno riferire ogni quattro settimane alla British Paediatric Surveillance Unit, ente attivo dal 1986 nel monitoraggio delle malattie rare pediatriche, il numero di neonati che sono stati colpiti dalla patologia. Come ha dichiarato Sam Oddie, il medico che coordinerà lo studio, solo comprendendo esattamente le dimensioni del problema sarà possibile fronteggiarlo adeguatamente, a partire da opportuni servizi di consulenza per le madri che allattano. I casi più gravi di disidratazione ipernatremica tendono infatti a coinvolgere madri alla prima gravidanza, che per comprensibili ragioni affettive, oltre che per l’enfasi che è stata posta dai pediatri sull’allattamento al seno, di solito sono altamente motivate a preferirlo a quello artificiale. Tuttavia, le prime settimane di vita del bambino sono quelle da tenere attentamente sotto controllo, per esempio con programmi sanitari di sorveglianza del peso del neonato che, se diminuisce in misura superiore al 10 per cento di quello registrato alla nascita, potrebbe segnalare che qualcosa non stia andando nel verso giusto, a causa di un apporto insufficiente di latte che in alcuni casi può anche essere dovuto all’incapacità del neonato di poppare correttamente.
Non c’è motivo di interrompere l’allattamento al seno per passare a quello artificiale, ma è bene ribadire l’importanza dell’assistenza alle mamme, soprattutto a quelle alla prima esperienza, per rendere questo compito, di per sé già faticoso, più semplice. Controllare che il bambino si attacchi al seno nel modo corretto e che si nutra in maniera adeguata rientra tra i compiti del personale dell’ospedale presso cui la donna ha partorito. Nessun timore allora nel rivolgersi alla struttura ogni volta che si ha qualche dubbio sull’allattamento e più in generale sullo stato di salute e i ritmi di crescita del bebè.
- Lunedì 23 Febbraio 2009


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