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antidolorifici

Medicina: arrivano i superfarmaci antidolore

(©FRANCO SILVI/LAPRESSE)

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Antidolorifici che agiscono solo dove servono, più efficaci di quelli attuali e con meno effetti collaterali: sarebbe bello, e sarà forse possibile grazie alla scoperta di un team dell’Iit, Istituto italiano di tecnologia di Genova (in collaborazione con le Università della California, Bologna e Parma). L’équipe di Daniele Piomelli, dirigente del dipartimento di drug discovery and development dell’Iit, ha individuato un potenziale farmaco in grado di spegnere il dolore con un meccanismo nuovo. Continua

Antidolorifici senza effetti collaterali, si torna a parlare di cannabis

Una foglia di Cannabis sativa
Diverse proprietà medicinali della cannabis (la pianta della marijuana) sono note da tempo, ma gli utilizzi effettivi delle sostanze presenti nella pianta, e soprattutto dei recettori che tali sostanze attivano nel nostro corpo, sono ancora al centro di numerosi studi.

I recettori sono proteine già presenti nel nostro sistema nervoso, che si attivano reagendo a particolari sostanze, creando effetti nel nostro organismo che possono essere benefici o dannosi. La cannabis attiva, tra gli altri, i recettori cannabinoidi CB1 e CB2. Il primo, CB1, è  noto per essere il principale recettore in grado di contrastare efficacemente il dolore. Il problema del recettore CB1, che è lo stesso attivato da sostanze antidolorifiche come la morfina, è che è presente anche nel sistema nervoso centrale, quindi nel cervello, e la sua attivazione causa effetti collaterali indesiderati come nausea e assuefazione, oltre ad effetti psicoattivi.

Secondo uno studio pubblicato sull’autorevole Journal of the American Medical Association (Jama), i ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno scoperto che, attivando solo il ricettore CB2, attraverso l’utilizzo di sostanze sintetizzate simili alla marijuana, è possibile ottenere gli stessi effetti antidolorifici, senza però coinvolgere il cervello. Il recettore cannabinoide CB2, infatti, è presente solo nel sistema nervoso periferico, e la sua attivazione contrasta efficacemente il dolore eliminando il rischio di assuefazione e abuso.

Attraverso esperimenti effettuati su tessuti umani, gli scienziati hanno rilevato che gli agonisti del recettore CB2 (sostanze che ne favoriscono la produzione da parte del corpo) agiscono attraverso un meccanismo simile a quello degli oppiacei nel trattare il dolore traumatico e infiammatorio, oltre al dolore neuropatico cronico, per il quale non esistono attualmente cure sicure ed efficaci.

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