
L’occhio dell’ape non ha pupilla, iride, e lente cristallina
Se gli esseri umani vedono ciò che sta dinnanzi a loro, le api hanno al contrario una visione circolare: un campo visivo di oltre 300 gradi, cosa che le rende capaci di vedere più dei tre quarti del mondo che le circonda.
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Api in pericolo nel Nord e in Toscana: sono almeno 40mila gli alveari spopolati. Per Legambiente e Unaapi, associazione di apicoltori, la responsabilità è di un tipo di fitofarmaci sistemici, i neonicotinoidi: gli agricoltori hanno comprato semi già trattati con le molecole antiparassitarie e, in questo periodo, li stanno deponendo nei campi. “Un metodo” spiega Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio nazionale miele “che nell’ecosistema locale ha però come controindicazioni la tossicità per qualsiasi insetto, in due fasi: durante l’intera vita del mais e, soprattutto, al momento della semina. In caso di siccità, infatti, le api si abbeverano con la rugiada dove si concentrano le molecole del pesticida, morendo avvelenate. E negli ultimi anni l’andamento stagionale è stato poco piovoso”. Proprio oggi Agrofarma, l’associazione nazionale delle imprese di agrofarmaci, ha proposto l’istituzione di un tavolo di confronto aperto alle organizzazioni più rappresentative dell’apicoltura, dell’agricoltura, delle sementi e delle macchine seminatrici.
Le Regioni prevalentemente colpite dalla scomparsa silenziosa delle api sono Piemonte e Lombardia. I fitofarmaci incriminati sono utilizzati per proteggere campi di cereali e nella viticoltura: si tratta di neurotossici e neonicotinoidi di seconda generazione, prodotti dai colossi della chimica. Sparsi nell’ambiente durante la semina, questi nuovi insetticidi contaminano la rugiada e la fioritura circostante. Secondo gli apicoltori anche in dosi infinitesimali queste molecole neurotossiche uccidono gli insetti con cui entrano in contatto, fino a chilometri di distanza.
In Francia l’autorizzazione d’uso per queste sostanze è stata sospesa su tutte le colture di interesse apistico. Il ministero delle Politiche agricole, in vista della prossima riunione con Regioni, apicoltori e Legambiente, acquisirà come informazione anche le sentenze del Consiglio di Stato francese in materia. Secondo il rapporto diffuso dall’Unaapi (e basato su dati Eurostat) l’Italia all’interno della Unione europea utilizza il 33% degli insetticidi impiegati, contro un 10% di terra coltivata all’interno della Ue.

Di Eleonora Voltolina
Api addestrate che volano sopra campi minati e individuano in modo esatto i punti dove si nascondono mine antiuomo. È il risultato ottenuto da un gruppo di ricerca dell’Università di Zagabria, in Croazia, guidato da Nikola Kezic. In quel paese ci sono ancora 250 mila ordigni inesplosi nel terreno, eredità della guerra nei Balcani tra il 1991 e il 1995.
“L’esplosivo più usato nelle mine è il trinitrotoluene, il tnt. Abbiamo circondato di tnt le ciotoline che contengono il cibo: quando le api vanno a mangiare, imparano ad associare i due odori” spiega a Panorama. “Poi le liberiamo nei campi appena sminati, seguendole con telecamere a infrarossi: se si concentrano su un punto, capiamo che lì sotto si cela una mina sfuggita al controllo”.
L’addestramento dura tre, quattro giorni, ma l’associazione tnt cibo va poi costantemente ripetuta affinché le api non la dimentichino. “I risultati delle prime prove sono stati incoraggianti” continua Kezic. “In autunno riprenderemo con altri test”
Rispetto ai cani antimine, le api hanno un grande vantaggio: la leggerezza. Non arrivando nemmeno al grammo di peso, non rischiano di far esplodere le bombe.
Abbandonano la colonia e il cibo nell’alveare. E scompaiono senza lasciare traccia. Sono miliardi le api operaie sparite negli Stati Uniti: un fenomeno chiamato “Disordine da collasso nella colonia” (Ccd) che sta mettendo in ginocchio gli apicoltori. Alcuni casi sono stati segnalati anche in Spagna, Grecia e Germania.
Il principale accusato è il virus Iapv (Israeli acute paralysis virus) che causa tremore alle ali e porta gli insetti a morire lontano dalle colonie. Secondo uno studio pubblicato di recente da Science Express sarebbe arrivato negli Stati Uniti tre anni fa dall’Australia: i ricercatori lo hanno individuato in tutti gli alveari abbandonati. Eppure l’Iapv è presente anche in alcune colonie che non manifestano sintomi: secondo gli scienziati a causare la sparizione delle api contribuiscono altri fattori, come l’inquinamento, l’uso di pesticidi, gli organismi geneticamente modificati e i campi elettromagnetici.
Negli Stati Uniti i danni ormai ammontano a 15 miliardi di dollari: è a rischio la produzione di miele e l’impollinazione dei campi coltivati.
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