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Dalle pagine di Mytech vengo a sapere che Google sta portando avanti un progetto sperimentale per la realizzazione di un network a banda larga, anzi larghissima. Una sorta di Rete super-veloce che aumenterà di 100 volte la connettività sul Web, consentendo connessioni fino a ieri impossibili: una clinica di campagna, ad esempio, potrà collegarsi con un centro specialistico cittadino per effettuare operazioni in 3D, le università potranno effettuare lezioni tridimensionali a distanza. E gli utenti potranno scaricare un film in alta definizione in una manciata di minuti.
Per quanto non sia mai stato tenero dinnanzi alle manie di grandezza dei padroni di Internet (di cui Google è il comandante), devo ammettere che la possibilità di vedere BigG nei panni del service provider non la considero affatto un oltraggio al pudore. Per una serie di buoni motivi.
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AP Photo/Thomas Kienzle
I dati Istat parlano chiaro: più di un italiano su due non ha il pc (e quindi non si connette a Internet). Un’enormità per un Paese che punta all’alfabetizzazione informatica.
Per questo motivo il Governo starebbe pensando di mettere a punto un pacchetto di incentivi per per la promozione di Internet nelle famiglie.
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In Italia, le entrate legate ai servizi di telecomunicazione si attestano intorno ai 24 miliardi di euro, mentre la spesa pro-capite nel 2007 si è attestata a quasi 420 euro. L’Italia, inoltre, è il paese ad avere il più alto numero di famiglie che possiedono solo il telefono mobile (40 per cento). Ancora bassa, invece, la penetrazione della banda larga. Emerge dal rapporto annuale sul mercato delle tlc e sul digitale terrestre dell’Autorità britannica di regolamentazione del mercato delle comunicazioni, che analizza i paesi a economia industrializzata quali Italia, Francia, Germania, Canada, Giappone e Stati Uniti e quelli a economia emergente, ovvero Cina, Russia, Brasile, India.
Per quanto riguarda l’uso del cellulare la ricerca rileva che la Cina ha oltre 88 milioni di nuovi collegamenti di telefonia mobile nel 2007. In Germania c’è invece la più alta percentuale di utenti internet (12 per cento) che superano i 65 anni. Nel nostro Paese, il 37 per cento delle famiglie usa il cellulare in sostituzione del telefono fisso, ne consegue che si fanno più telefonate dal cellulare che dal telefono di casa, tendenza registrata anche nei Paesi Bassi, Giappone e Polonia. Dal rapporto viene fuori che i prezzi italiani dei servizi sono tra i più convenienti, in particolare per quanto riguarda i blocchi multipli (che comprendono internet, telefonia fissa, mobile e tv) dove siamo secondi solo al Regno Unito, con una spesa media mensile di circa 145 euro. Italia prima, invece, per i prezzi dei singoli servizi con una spesa mensile di 138 euro.
La Gran Bretagna ha il più alto numero di famiglie che ricevono il segnale tv tramite il digitale terrestre (86 per cento) oppure tramite videoregistratore digitale (30 per cento) a fronte di una Polonia dove si registra il livello più basso di adozione della nuova piattaforma (29 per cento). Ancora il Regno Unito si conferma leader nell’adozione di televisori ad alta definizione (HDTv) con un numero di famiglie che si attesta a 700 mila, superando addirittura la somma delle famiglie italiane, francesi e tedesche. Le profonde trasformazioni intraprese dal mercato del tlc britannico, a cominciare dallo scorporo della rete, iniziano a dare frutti tangibili. Nel 2006 per la prima volta la quota di mercato del traffico voce lungo linea fissa a carico di British Telecom, l’ex monopolista, è scesa sotto il 50 per cento. Mentre i carrier che offrono questo tipo di servizi appoggiandosi a rete altrui hanno visto il proprio volume salire fino al 28 per cento. Il 2006 verrà anche ricordato come l’anno che ha segnato il sorpasso del mobile sul fisso. Le famiglie con una connessione mobile sono ormai il 93 per cento del totale, contro il 90 per cento legato ancora al fisso.
In Italia, dice Ofcom, sono le donne a primeggiare per uso del web: si connette a internet il 56 per cento della popolazione femminile contro il 44 per cento di quella maschile. Un gap che non ha eguali nelle altre grandi economie mondiali. Allo stesso quasi un terzo del tempo passato online è ormai appannaggio dei cosiddetti “silver surfers”, i navigatori con più di 50 anni di età. Nel nostro paese si contano 17 connessioni ogni 100 abitanti, siamo al decimo posto, ma nel nostro Paese, sottolinea l’Autorità britannica, si è registrato un rallentamento della crescita della penetrazione della tecnologia, che già si trovava tra i livelli più bassi d’Europa. Anche il livello di diffusione della banda larga nelle famiglie è molto basso e si attesta al 40 per cento contro, ad esempio, l’81 per cento dei Paesi Bassi. Altra nota stonata del mercato nostrano, è il penultimo posto negli investimenti pubblicitari in internet, fermi al 3 per cento, contro il 19 per cento della Gran Bretagna (restano alti gli investimenti per gli spot televisivi). Il rapporto sottolinea che negli Usa la pubblicità è stata soppiantata dagli abbonamenti come prima fonte di introiti per la televisione commerciale.
Il mercato italiano della telefonia mobile si conferma il primo mercato in Europa in termini di penetrazione (148 per cento) ed in termini di diffusione di servizi innovativi come mobile broadband e mobile tv, ma continua ad avanzare con fatica in fatto di banda larga. E’ quanto emerge dal tredicesimo rapporto della Commissione europea sullo stato di implementazione delle comunicazioni elettroniche negli Stati membri, secondo cui la penetrazione delle tecnologie broadband nel nostro Paese è cresciuta e si attesta attorno al 17 per cento, ma resta al di sotto della media europea del 20. Un ritardo attribuibile alla mancanza di competizione fra infrastrutture e alla posizione ancora dominante di Telecom Italia, che il Commissario Ue per le telecomunicazioni, Viviane Reding, giudica “inaccettabile“.
Guidano la classifica con il maggior numero di connessioni a banda larga Finlandia, Danimarca e i Paesi Bassi. In questi paesi, e nel Regno Unito, in Lussemburgo e in Francia, nel luglio del 2007 il tasso di penetrazione della banda larga ha raggiunto il 30 per cento ed era superiore a quello degli Stati Uniti (22,1 per cento). Il 2007 ha visto, inoltre, nascere 19 milioni di nuovi abbonamenti alla banda larga, con un volume di ricavi lordi pari a circa 63 miliardi di euro per le società di telecomunicazioni.
Secondo il rapporto della Commissione, il settore delle telecomunicazioni vale quasi 300 miliardi di euro (pari al 2 per cento del prodotto interno lordo europeo) e lo scorso anno è aumentato dell’1,9 per cento. Il 2007 ha inoltre fatto registrare, per il quinto anno consecutivo, un aumento degli investimenti nel settore, che hanno superato i 50 miliardi di euro (livello analogo a quello degli Stati Uniti e superiore agli investimenti complessivi di Cina e Giappone). In Italia il mercato delle telecomunicazioni ha raggiunto nel 2007 un valore pari a 41,3 miliardi di euro, con i ricavi provenienti dalla telefonia mobile che si sono attestati a quota a 21,7 miliardi. Al nostro paese spetta anche il primato dei costi dell’ultimo miglio, i più bassi d’Europa, pari a 7,81 euro al mese. Un risultato raggiunto grazie a offerte più trasparenti e alla riduzione dei prezzi dei servizi al dettaglio del 14 per cento.

Per tre giorni Roma è la capitale dello spazio e dello sviluppo delle tecnologie ad esso collegato. Sbarca, infatti, nella capitale Sat Expò , la fiera internazionale sulle infrastrutture e le telecomunicazioni satellitari. Il settore aerospaziale rappresenta il punto di incontro ideale tra ricerca, applicazioni avanzate e scienze applicate e deve diventare uno dei punti fondamentali del perseguimento della strategia già avviata dalla conferenza di Lisbona. “L’articolo 3 del Trattato parla specificamente di ricerca spaziale, a testimonianza del successo che l’Europa ha avuto con progetti come Arianne e Galileo - sottolinea a Panorama.it, Enrique Baron Crespo, ex presidente del Parlamento europeo - L’unità europea in questo settore, nonostante i finanziamenti siano ancora inferiori ad altri paesi del mondo come ad esempio la Cina, l’India o il Brasile, dimostra una grande vitalità grazie anche al settimo Programma quadro sulla ricerca europea che pone lo spazio come elemento fondamentale per il futuro”.
In questo contesto si colloca Cosmo Sky Med, costato un miliardo di euro che, una volta in orbita, potrà fare affidamento su quattro satelliti, due dei quali sono stati già lanciati, mentre gli altri due saranno in orbita entro la fine del 2009. Già utilizzato per monitorare gli effetti dell’ultimo ciclone in Bangladesh, Cosmo Sky Med è stato in grado anche di visualizzare i danni materiali in diverse condizioni atmosferiche avverse. “Lo spazio è importantissimo dal punto di vista occupazionale ed economico, sia come opportunità di sviluppo che per i nuovi benefici che può offrire ai cittadini per il miglioramento della loro vita - spiega a Panorama.it, il generale Pietro Finocchio, direttore della Direzione delle telecomunicazioni dell’informatica e delle tecnologie avanzate (Teledife) - Con il programma Cosmo Sky Med l’Italia si è posta all’avanguardia nello sviluppo di applicazioni di monitoraggio e telerilevamento anche per la protezione civile in caso di calamità naturali. Il futuro dovrà vederci impegnati a creare una rete a livello mondiale per il monitoraggio del clima e dei suoi cambiamenti”.
L’edizione di quest’anno di Sat Expò scopre una vocazione più sociale, attenta ai sempre maggiori flussi migratori, ponendo la televisione satellitare come strumento di condivisione e integrazione dei migranti in tutto il mondo, ma non dimentica la sua “mission” tradizionale, quella del broadcasting e delle sue evoluzioni. Il futuro sarà quello di garantire l’accesso a internet anche nelle zone più difficili, sui treni, sulle navi e poter veder la televisione sui telefonini. Per questo motivo, Eutelsat sta progettando un satellite, il cui lancio è previsto per il 2009, in grado di portare la tv sui cellulari, e un altro satellite su una diversa banda, la Ka, “per l’estensione dell’accessibilità dei servizi tv a banda larga nel bacino del Mediterraneo. La banda Ka svilupperà nuove opportunità per la tv locale e regionale e si adatta perfettamente alla trasmissione di nuove applicazioni video che richiedono una banda molto elevata, come il cinema digitale ad alta definizione e la televisione in 3D”.
Il video di presentazione con le dichiarazioni di Paolo Dalla Chiara, Presidente di Sat Expò Euro Europe, e Giuliano Berretta, Ceo di Eutelsat
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Gli inglesi della Bbc, l’hanno inserito fra i cinque “piatti forti” del 2008. Il Wi-Max si prepara a fare il suo ingresso fra le tecnologie che contano, anche in Italia. Ci scommettono gli analisti, ma anche le istituzioni (per il Ministro Gentiloni “è una tappa fondamentale per garantire il diritto all’accesso alla rete come servizio universale”) e ovviamente loro, i 48 candidati al bando che assegnerà le 35 licenze. Fra questi ci sono i soliti noti del nostro panorama telefonico, come Telecom, Wind e Fastweb, ma anche alcuni dei più grandi gruppi nazionali e internazionali come Mediaset, British Telecom, Deutsche Telekom e AirOne, che attraverso società partecipate (Elettronica industriale, T-Systems, Toto Costruzioni) contano di portarsi a casa una fetta di etere da sfruttare per il proprio business. Fa notizia, d’altro canto, l’assenza di tre importantissime firme del settore “Telco” come Tiscali, Vodafone, e Tre, che secondo i ben informati nutrirebbero qualche perplessità sul ritorno degli investimenti di una tecnologia che, a differenza di quanto accade negli altri Paesi, potrà contare solo su una fetta dei 200 MHz disponibili nel range delle frequenze all’asta (3,4-3,6 GHz), visto e considerato che il Ministero della Difesa ha voluto tenersi un quarto dello spettro. Ci sono infine gli operatori regionali, nomi sicuramente meno noti al grande pubblico, che potrebbero approfittare della ribalta del bando per far crescere le proprie quotazioni, magari attirando le attenzioni di qualche partner finanziario.
Delle 35 licenze disponibili, 14 riguarderanno le cosiddette macroaree, ovvero le sette circoscrizioni individuate dal ministero delle Comunicazioni accorpando le 21 regioni italiane. Ciascun operatore potrà aggiudicarsi una sola licenza per macroarea, il che rende teoricamente possibile la costituzione di un network nazionale, qualora uno dei candidati riuscisse ad accaparrarsi un’autorizzazione per ognuna delle 7 macroaree. Le rimanenti 24 verranno assegnate su base regionale ai soggetti che – cita il bando di gara – “non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione”.
Il Ministero ha stabilito anche la base d’asta totale del bando, circa 45 milioni di euro, differenziando per ciascun blocco le soglie minime di partecipazione: si va per esempio dai 40.000 euro della Valle d’Aosta ai quasi tre milioni e mezzo della “confederazione” Friuli-Veneto-Emilia Romagna-Marche. Curioso notare come per la Sicilia sia stato fissata una soglia minima circa tre volte più alta rispetto a quella della Sardegna (1 milione e 200 mila contro i 400 mila euro).
Le buste dovrebbero essere aperte il 20 gennaio; poi entro il mese successivo arriveranno le concessioni del Ministero.

Godetevi Internet a banda larga finché potete, perché di questo passo la Rete rischia davvero il collasso. È quanto emerge da una ricerca condotta da Nemertes Research e riportata dal quotidiano americano Usa Today. Il problema – rivela lo studio - nascerebbe dalla diffusione massiccia dei servizi video su banda larga: “fino a due anni fa - puntualizza Johna Till Johnson, presidente di Nemertes - nessuno sapeva cosa fosse YouTube; ora sappiamo però che genera 27 milioni di gigabyte di dati al mese. E la situazione potrebbe peggiorare, considerando l’escalation dei nuovi servizi di video-conferenza, formazione a distanza e assistenza sanitaria online”.
Quanto ci resta ancora da navigare, o meglio, per quanto tempo potremo ancora navigare col vento in poppa? Più o meno due anni, dice la ricerca: il 2010, infatti, potrebbe già essere l’anno nero delle connessioni: “L’esperienza degli utenti subirà una lenta e progressiva degradazione e si tornerà ai giorni nefasti delle connessioni dial up”.
Per evitare uno scenario di questo tipo, suggerisce Nemertes, gli operatori dovrebbero aumentare gli investimenti. Solo nel Nord America, per fare un esempio, servirebbero oltre 50 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per le spese di rete, quasi il 70% in più di quello che è attualmente pianificato.
Emergenza reale o allarme ingiustificato? Di certo qualcosa di fondato c’è. Lo dimostra tutto il lavoro di sviluppo per il rinnovamento delle tecnologia di trasmissione dei dati a pacchetto. C’è però chi obietta che si tratti dell’ennesimo polverone sollevato dagli operatori di telecomunicazioni che sperano in questo modo di avere vita facile con i legislatori che si occupano di regolamentare il settore. E il fatto che la ricerca sia stata commissionata dall’Internet Innovation Alliance, l’alleanza che annovera fra i suoi membri colossi del calibro di At&T o Level3, già di per sé fa nascere qualche dubbio.
Per Mario Mella, Direttore Network & Systems di Fastweb, “la Rete non è ancora prossima al collasso ma è indubbio che il traffico sia in crescita continua”. “Ciò – spiega il responsabile - dipende sia dai volumi generati da servizi video tipo YouTube, sia dal ricorso sempre più massiccio al peer-to-peer”. Occorre però fare una chiara distinzione fra la saturazione sulla rete d’accesso e quella sulle dorsali internazionali. “Nel primo caso”, sottolinea Mella, “vi potranno essere problemi legati alla diffusione dei servizi a larga banda e alla quantità di banda utilizzata per singolo cliente”, ma siamo tuttavia lontani dagli scenari apocalittici visti poc’anzi. In Italia, per esempio, con l’attuale penetrazione del broadband (circa il 35% delle utenze), la rete (che è ancora quella in rame di Telecom) è perfettamente in grado di sostenere il traffico attuale. “Qualche difficoltà”, ci spiega il nostro interlocutore, “potrà nascere fra circa cinque anni, quando la diffusione dei servizi broadband supererà il 60-70%, ma a quel punto l’avanzata delle reti di nuova generazione sarà già tale da permettere un aumento della capacità di carico”.
Quanto al secondo aspetto, quello delle grandi dorsali internazionali, l’impressione è che la Rete possa reggere l’urto della crescita dei volumi nella misura in cui gli operatori riusciranno a sostenere gli investimenti per l’aggiornamento delle infrastrutture. “È evidente – ci tiene a sottolineare Mella - che un concetto come quello della Net Neutrality, ovvero di una Rete disponibile in modo illimitato a chiunque voglia portare servizi ai clienti finali, non è praticabile. Le risorse non sono infinite; pertanto la Rete potrà essere una commodity finché le risorse saranno disponibili. Dopo di che, chi vuole erogare servizi dovrà riconoscere una qualche forma di transito agli operatori, sia in funzione della priorità del traffico da immettere sulla rete, sia della qualità dei servizi offerti. Il traffico pregiato, che solitamente è quello legato ai servizi in real time, avrà priorità su tutti e quello di tipo secondario utilizzerà la banda residua”. Una sorta di pedaggio, dunque, con il quale i vari attori del Web pagheranno gli operatori in funzione del valore dei servizi offerti. Le strade di Internet potrebbero essere ancora infinite ma, forse, non più gratuite.
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Le prime tratte coperte saranno quelle tra Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Colonia: sui treni europei ad alta velocità arriverà entro l’anno prossimo la banda larga senza fili (wireless) grazie ai collegamenti satellitari. È un progetto innovativo lanciato dalla società 21net per assicurare ai passeggeri la navigazione veloce durante i viaggi su treni che arrivano a 300 chilometri orari. Per l’Italia, invece, c’è ancora da aspettare: Trenitalia ha condotto le sperimentazioni per la connettività a internet attraverso sistemi wifi e con i satelliti, alcuni treni eurostar sono stati già attrezzati, ma il servizio non è ancora attivo.
Secondo l’Istat gli italiani trascorrono in media il 5,6% della giornata spostandosi da un luogo all’altro: dai 57 minuti del biennio 1988-89 si è passati a un’ora e venti minuti nel 2002-03 (in pdf). La connessione al web durante i viaggi, però, è difficile, in particolare per quelli di lunga durata. Nelle autostrade l’accesso è ancora limitato: “Abbiamo hotspot in venti stazioni di servizio lungo la Milano-Brescia e la Milano-Bologna. E registriamo un aumento degli accessi di clienti italiani” osserva Annalisa Orlando di Linkem, un provider che offre connettività wireless a pagamento. E da tempo aumenta il numero di aeroporti e di porti che mettono a disposizione dei passeggeri un collegamento wireless.
Per l’accesso a internet senza fili non mancano, però, le notizie positive. Grazie all’impegno di Comuni, università e altre istituzioni iniziano a diffondersi lungo la penisola la possibilità di navigare sul web con sistemi wireless senza costi per l’utente. Anche i privati fanno la loro parte: sul sito Jiwire è possibile trovare un elenco dei punti di accesso gratuiti, in città (come Roma, Milano, Torino) e in intere regioni, attivati da bar, hotel, locali. E negli ultimi mesi stanno aumentando anche le possibilità di collegamenti wireless in banda larga nei piccoli e medi centri delle comunità montane, finora esclusi dalla navigazione veloce.
LEGGI ANCHE: Digital divide: segnali di crescita per la banda larga wireless nei piccoli Comuni
Dalla gestione delle contravvenzioni al catasto online, dalla telemedicina alle teleconferenze: sono alcuni dei servizi che i Comuni potranno potenziare grazie all’accesso wireless in banda larga a internet. L’utente può connettersi da qualsiasi punto nell’area coperta dal segnale e navigare ad alta velocità sul web. Una tecnologia che può fare la differenza nei Comuni montani: “Abbiamo portato l’accesso a internet in zone in cui l’orografia era un ostacolo e la popolazione è molto dispersa sul territorio: ora attraverso la banda larga wireless si possono garantire servizi per i cittadini e per le aziende, favorendo lo sviluppo economico e sociale” sottolinea Giovanni Zola, direttore generale del provider Infracom che ha realizzato gli ultimi progetti in Valdarno e in Polesine. Infrastrutture che permettono anche in aree remote di sfruttare le potenzialità del web non solo all’interno di uffici o case, ma anche in mobilità.
Il recente bando di gara per le frequenze della banda larga wireless (che include la tecnologia Wimax) apre nuove prospettive per piccoli e medi operatori nelle telecomunicazioni come Infracom. Ma solleva anche perplessità sulle possibilità di concorrenza nelle offerte. “Se guardiamo al bando” osserva Zola “in ogni area geografica sono a disposizione tre licenze, ma i grandi operatori possono partecipare alla gara per aggiudicarsene due. Per gli altri, invece, lo spazio è più limitato”.
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Internet non viaggia alla stessa velocità in tutto il mondo. E nemmeno all’interno dei 30 paesi più avanzati, quelli che fanno parte dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). L’ultimo rapporto sulla comunicazione pubblicato dall’OCSE mette in luce differenze anche notevoli in termini di prezzi e velocità.
Dal rapporto emerge che il 60 per cento dei 256 milioni di abbonati naviga con la banda larga, e i Paesi che hanno optato decisamente per la fibra ottica sono quelli in grado di garantire le migliori velocità ai prezzi più bassi. In Giappone, ad esempio, sono disponibili linee a 100Mbps: una velocità 10 volte maggiore della media dei Paesi OCSE. E il prezzo per megabit al secondo in Giappone è in assoluto il più basso, pari a 0,22 dollari (0,16 euro), mentre il più alto è in Turchia (la bellezza di 81,13 dollari). Grazie alla fibra ottica gli utenti giapponesi non solo risparmiano, ma possono caricare dati alla stessa velocità con cui li scaricano: upload e download viaggiano allo stesso passo, cosa per definizione impossibile con l’Adsl.
Nel rapporto (qui una sintesi in italiano, in pdf), si legge anche: “Il calo dei prezzi e il miglioramento dei servizi sono stati più accentuati sui mercati caratterizzati da una intensa concorrenza”. E un buon metro di paragone sono le tariffe mensili dei con tratti flat, nei quali è la Svezia il Paese che offre il contratto base meno caro (10,79 dollari), seguita da Danimarca (11,11$), Svizzera (12,53$) e Stati Uniti (15,93$). L’Italia si piazza all’ottavo posto tra i Paesi Ocse, con il contratto mensile più economico pari a 17,63 dollari, pari a quasi 13 euro.