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Barack Obama

Obama e Hillary nella stanza dei bottoni: ecco la foto dei record

La foto della situation room della Casa Bianca durante la cattura di Bin Laden

La foto della situation room della Casa Bianca durante la cattura di Bin Laden

Quella che vedete qui sopra rischia di diventare la foto più cliccata di sempre su Flickr. Se vi state chiedendo il perché (in fondo nell’immenso archivio di Yahoo se ne trovano di migliori) sappiate che si tratta dello scatto che ha immortalato l’attesa alla Casa Bianca durante l’attacco al compound di Osama Bin Laden. Continua

La morte di Bin Laden: tutto il raid tweet per tweet

sohaib-athar

L’uomo che vedete ritratto nella foto qui sopra è Sohaib Athar, colui che – inconsapevolmente – ha raccontato su Twitter il raid che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden. Prima di tutti, prima ancora del presidente americano Barack Obama. Continua

Obama firma un autografo sull’iPad - IL VIDEO

La firma di Obama sull'Ipad e l'invito di Sylvester (credits: Sylvester Cann)

La firma di Obama sull'Ipad e l'invito di Sylvester (Credits: Sylvester Cann)

Sta facendo il giro del mondo questa storia del presidente degli Stati Uniti Obama che alla University of Washington a Seattle ha firmato un autografo sull’iPad di un fan, Sylvester Cann IV. Sylvester porge a Obama il suo iPad aperto sull’applicazione di Adobe, Ideas.

(credits: Sylvester Cann)

(Credits: Sylvester Cann)

Sul “foglio” Sylvester ha semplicemente scritto: “Mr. President, sign my iPad”.

Il video
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Videogiochi, Obama sfida Bush a basket: NBA Jam schiera in campo i politici

Uno screenshot del gioco

Uno screenshot del gioco

NBA Jam è il gioco di basket che piace anche a quelli a cui il basket non piace. Piuttosto che proporre un’accurata simulazione (per quella c’è NBA 2K11), punta su velocissimi match 2 contro 2 nei quali vale tutto, fallacci compresi. I giocatori hanno enormi teste digitalizzate, saltano quattro volte la loro altezza e si esibiscono in tiri da tre con la palla che prende fuoco e in schiacciate esagerate che ridicolizzano le leggi della natura. Non solo sembra divertente: NBA Jam lo è davvero, soprattutto giocato gomito a gomito con un amico. Continua

La marea nera “disastro senza precedenti”

Uccelli sulla spiaggia nella baia di St. Louis, Mississippi (Credit: Ansa)

Uccelli sulla spiaggia a Bay St. Louis, Mississippi (Credit: Ansa)

Nel week-end sono state ritrovate sulle spiagge del Mississippi, tra Bay St. Louis e Biloxi, una ventina di tartarughe marine morte. Secondo gli esperti del centro per lo studio dei mammiferi marini di Gulfport, le tartarughe non avevano la carcassa coperta di petrolio, ma potrebbero esser morte per avere ingerito pesci contaminati. La lista delle specie decimate dalla macchia nera che dalla piattaforma petrolifera inabissatasi al largo ha invaso il Golfo del Messico sembra destinata ad essere molto lunga. Continua

Clima: che ne è delle promesse di Obama?

Barack Obama
Il Presidente USA, Barack Obama. Credits: Olivier Douliery/ABACA/Lapresse

Doveva essere l’uomo nuovo, il paladino del cambiamento, colui che avrebbe fatto sognare l’America all’urlo di “Yes we can”. Si è beccato perfino un Nobel per la Pace prima ancora di aver fatto alcunché di realmente pacifico. Tutti si aspettavano che la politica di Obama sarebbe stata l’esatto opposto di quella di George W. Bush, proprio come il negativo di una fotografia. E l’atteggiamento rispetto alla questione ambientale non avrebbe dovuto fare eccezione. Invece ecco che gli Stati Uniti, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec) appena conclusosi a Singapore, si sono fatti il loro accordo su misura con la Cina, destinato a rendere il summit sul clima di Copenaghen di dicembre poco più che una gita sociale.

Continua

Il 3 per cento del Pil americano per la ricerca scientifica

il presidente Usa Barack Obama

“La nostra capacità di affrontare una sfida di questa portata per la salute pubblica dipende fortemente dal lavoro della nostra comunità scientifica e medica. E questo è un ulteriore esempio del perché non possiamo permettere che la nostra nazione rimanga indietro”. Sono le parole pronunciate da Barack Obama in un discorso tenuto ieri alla National Academy of Sciences a proposito dell’influenza suina.

Mentre si avvicina per Obama il traguardo dei 100 giorni, sembra che il presidente sia impegnato a rassicurare gli americani sul fatto che il loro primato nel campo scientifico e tecnologico non andrà sprecato né perduto. E per fare questo rievoca l’eterna sfida tra Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ‘50 e ‘60 per la conquista dello spazio, sostenendo che da allora la spesa per la ricerca scientifica è costantemente calata in percentuale sul Pil.

Decidendo di spendere più del 3 per cento del Prodotto Interno Lordo nella scienza, Obama sostiene che gli Usa potranno non solo tornare al livello in cui erano nell’epoca d’oro dell’era spaziale, ma addirittura superarlo. Tra i sistemi per allocare più risorse alla ricerca, Obama ha stabilito nel piano fiscale per il 2010 dei crediti fiscali permanenti per le imprese che investono in ricerca e sviluppo.

E l’allarme per l’emergenza sanitaria dovuta all’influenza suina non fa dimenticare al presidente americano gli altri obiettivi, alcuni dei quali sono stati pilastri fondamentali della sua campagna presidenziale. Primo fra tutti la “necessità di questa generazione di spezzare la dipendenza dai carburanti fossili” come unica possibilità reale per combattere efficacemente i cambiamenti climatici. Anche a questo serviranno i maggiori fondi che il governo conta di destinare alla ricerca.

Una Wii alla Casa Bianca

presidential_wii

Dopo essere stato il primo candidato presidente della storia ad acquistare spazi pubblicitari virtuali nei videogame, Barak Obama ha confermato la sua apertura mentale nei confronti di questo medium, allestendo una postazione per la console Wii nell’ala est della Casa Bianca, che ospita anche un teatro ed è destinata agli eventi sociali e agli ospiti.

Secondo quanto riportato dal The New York Times, Obama ha invitato alcuni repubblicani di Washington a guardare il Super Bowl alla casa bianca, mentre i figli hanno potuto giocare tutti insieme con la console di Nintendo. Non è ancora del tutto chiaro se la First Wii sia adornata del sigillo presidenziale o munita di schermature antiproiettile.

Aria, luce e acqua: dagli Usa nuovo sprint per le auto ecologiche

Vettura ad aria compressa della Tata

Vettura ad aria compressa della Tata

Gli Stati Uniti girano pagina sulle politiche ambientaliste. E l’arrivo di una nuova generazione di auto verdi potrebbe avvicinarsi. Il presidente Usa Barack Obama ha introdotto un limite alle emissioni di anidride carbonica dei veicoli entro il 2011: una misura che il precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush, aveva ignorato. Ma la scelta di Obama potrebbe favorire i progetti per vetture non inquinanti lanciate dalle case automobilistiche, come quelle alimentate da fonti rinnovabili. L’anno scorso l’indiana Tata ha presentato un’automobile ad aria compressa con un’autonomia di 300 chilometri. Per fare il “pieno” basta collegarla a un presa della corrente che alimenta un compressore. Annunciata per l’inizio del 2009, finora non è ancora arrivata sul mercato: alcuni prototipi sono stati ordinati da Air France.

E le vetture solari? La Toyota ha annunciato che la sua Prius sarà predisposta per ospitare pannelli solari: potrà ricaricarsi, per esempio, quando è parcheggiata. Sotto il sole della California, invece, brillano le ricerche per migliorare l’efficienza energetica: una fitta rete di multinazionali e startup lavora per produrre batterie in grado di prolungare l’autonomia. Senza dimenticare lusso e comfort: Tesla motors, finanziata dal venture capitalis Vinod Khosla, ha presentato al salone di Detroit la sua Roadster, un’auto sportiva ecologica per centomila dollari. L’idrogeno è ancora una grande frontiera che impegna le grandi case automobilistiche, ma finora non sembra pronto alla commercializzazione. Blue Zero F-cell è una concept car della Mercedes alimentata da fuel cell con un’autonomia di 400 chilometri.

Il prototipo della Tata, sviluppato con la francese MDI

Toyota Prius solare

Blue Zero Fuel cell di Mercedes

Il “lascito” di Bush all’ambiente: adesso tocca a Obama

George W. Bush accoglie Barack Obama alla Casa Bianca

(Credits: AP)

Che Bush non fosse un presidente amico dell’ambiente lo si era capito all’inizio del suo primo mandato, quando, senza troppi convenevoli, ha portato gli Usa fuori dal protocollo di Kyoto. Anche negli ultimi giorni della sua presidenza il capo dell’esecutivo americano non si è smentito, firmando una serie di decreti che, a detta di molti ambientalisti, avranno ripercussioni pesanti su vari aspetti della tutela ambientale. Alcune di queste norme non sono poi state approvate, altre potrebbero essere immediatamente cancellate da Obama attraverso azioni legali o dal Congresso attraverso il Congress Review Act (che però è stato utilizzato solo una volta nella storia per bloccare una normativa clintoniana sul lavoro), altre ancora invece richiederanno alla nuova amministrazione mesi o forse anche anni di burocrazia per essere eliminate.

A parte la creazione di tre enormi aree protette nell’Oceano Pacifico (che formeranno la più grande riserva naturale del mondo), nessuna della altre normative volute all’ultimo momento da Bush ha connotati positivi per l’ambiente. E anche la creazione delle aree protette lascia a desiderare in quanto permette l’utilizzo di queste zone per usi turistici e militari. Una delle peggiori normative varate da Bush per fortuna non è stata approvata: avrebbe permesso (o addirittura incoraggiato) la costruzione di centrali termoelettriche vicino ai parchi nazionali. Altre due sono invece effettive dal 12 gennaio: la prima permette l’inquinamento dei corsi d’acqua con i rifiuti provenienti delle miniere di carbone in alta montagna (se non è possibile evitarlo) mentre la seconda permetterà alle centrali elettriche di allargarsi o modificare la propria struttura senza dover ottenere alcun permesso aggiuntivo per il maggiore inquinamento prodotto.

Altre nuove normative sono legate all’estrazione di petrolio. Dal 15 febbraio non sarà più necessario ottenere l’approvazione di un ente scientifico indipendente prima di costruire o scavare in un’area popolata da specie protette, mentre un’altra normativa, in vigore dal 17 gennaio, apre allo sviluppo dell’estrazione di petrolio dall’argilla bituminosa (un processo altamente inquinante) quasi un milione di nuovi ettari. Precedentemente, il 5 gennaio, era entrata in vigore una normativa che impediva al Congresso di utilizzare il proprio diritto di veto temporaneo alla costruzione di miniere in terreni di proprietà federale (usato di recente per impedire scavi per l’estrazione di uranio vicino al Grand Canyon).

Il 20 gennaio sono entrate in vigore due normative legate agli scarti inquinanti. La prima riqualifica circa 1,5 tonnellate di rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, eliminando vari requisiti legati al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento di sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. La seconda diminuisce i controlli legati all’inquinamento creato dalle fattorie di animali permettendo a chi le gestisce di decidere se e come gettare escrementi di bovini e suini nei corsi d’acqua. Un’ultima normativa proposta da Bush non andrà in vigore ma avrebbe permesso a tutti i business legati alla pesca di autoregolamentarsi, riducendo il periodo di scrutinio pubblico per le nuove regole da 45 a 14 giorni.

Cosa potrà fare Obama? Come è prassi la nuova amministrazione ha subito bloccato tutti i decreti esecutivi che non sono ancora entrati in vigore. Per le normative già attive, potrebbero volerci mesi o anche anni di azioni legali (ci sono già diverse cause in atto promosse da gruppi ambientalisti che Obama potrà supportare). Una delle priorità principali di Obama, secondo quanto dichiarato durante la campagna elettorale, sarà di ribaltare il decreto che permette di scavare per estrarre petrolio in territori abitati da specie protette. In generale, la politica energetica di Obama sarà volta soprattutto a ridurre drasticamente la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero (venezuelano e mediorientale). Anche se questo obiettivo dipenderà in parte dal maggiore sfruttamento di fonti di energia rinnovabili e dalla riduzione dei consumi (quelli automobilistici in primis), per raggiungere lo scopo, soprattutto nei primi anni, l’amministrazione Obama non potrà esimersi dal permettere un maggiore sfruttamento del suolo per l’estrazione di combustibili fossili, con l’intenzione, però, di ottimizzarne la resa per ridurre l’impatto ambientale.

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