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La lezione di Steve Jobs. I mediocri non fanno cose che cambiano il mondo


La lezione di Steve Jobs. I mediocri non fanno cose che cambiano il mondo

di Stefano Cingolani

La notizia che Steve Jobs ha lasciato questa terra l’ha appresa mentre stava armeggiando con il suo nuovo iPad. Sì, anche lui, anche Umberto Paolucci che viene dall’altro emisfero, il mondo di Bill Gates, così diverso, con il suo razionalismo matematico, dalle macchine dei sogni che il rivale e amico non ha mai smesso di immaginare. Continua

Quattro passi nel futuro: nei superlaboratori dove s’inventa il mondo che verrà

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È noto che a Redmond, immerso nei boschi dello stato di Washington a est di Seattle, ci sia il quartier generale della Microsoft. Meno noto è che fra le tranquille palazzine in cui lavorano ordinatamente oltre 50 mila persone si trovi un piccolo edificio di cemento armato chiamato Building 33, protetto dai più sofisticati sistemi di sicurezza. In questa fortezza anonima circondata da abeti secolari si trovano gli Envisioning labs, i laboratori in cui gli scienziati della società di Bill Gates sperimentano il futuro della tecnologia.

Panorama, in esclusiva, ha avuto accesso al Building 33 e ha fatto quattro passi (guidati) nel 2020. Continua

Facebook addio: un’ondata di esclusi e fuggiaschi online

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Perfino i marines scappano da Facebook: preoccupazioni per la sicurezza, dicono i vertici del corpo militare. Che subito mettono le mani avanti: l’accesso al social network è proibito dalle sedi militari, ma libero dalle abitazioni private. Già alcuni mesi fa l’esercito israeliano aveva avvisato le sue truppe: i messaggi pubblicati dal fronte su blog e social network erano diventati un rischio per la sicurezza nazionale.
Non sono gli unici, però, ad essere preoccupati da “aggiornamenti di status” e fotografie che circolano in rete.

Per i vip è una fonte di stress: Bill Gates ha detto che doveva decidere sulle richeste di amicizia di diecimila persone. Troppe. E quindi lo ha abbandonato bollandolo come una “perdita di tempo”. Sarà, ma la Microsoft ha acquistato il 5 per cento di Facebook (con una spesa tra i 300-500 milioni di dollari).
E, secondo ComScore, la rete sociale in blu è diventa il quarto sito più visitato (con 340milioni di persone al mese che guardano le sue pagine), dietro Google, Yahoo, Msn (il portale di Microsoft). Scavalcando anche eBay e l’enciclopedia online Wikipedia.

Le aziende sono molto diffidenti. E spesso chiudono con un lucchetto le connessioni al web sociale. Un sondaggio informale di Techrepublic mostra la politica restrittiva negli uffici: sette impiegati su dieci dichiarano di non avere accesso al social network. Impossibile avvicinarsi anche ad alcuni blog.
L’unico che sembra superare il cerchio protettivo delle aziende è LinkedIn, una rete sociale dedicata ai contatti professionali: la usano tutti, anche i vertici azeindali, per inviarsi messaggi, cercare talenti, condividere documenti.

Le restrizioni non finiscono qui: l’agenzia di stampa Associated press permette ai suoi dipendenti di restare in contatto con amici e colleghi attraverso i social media, ma devono rispettare una disciplina ferrea. Sono responsabili anche dei commenti che altri pubblicano sul loro profilo.
Come se una persona scrivesse parole offensive con una bomboletta spray sul muro di casa e il proprietario dell’abitazione ne fosse colpevole.

I governi in Cina e in Iran non sono decisamente sostenitori dello scambio di opinioni online attraverso il social network fondato da Mark Zuckerberg.
Il traffico dal paese del dragone è stato dimezzato negli ultimi trenta giorni: secondo il blog Inside Facebook, è una conseguenza dovuta alle restrizioni dettate dalle autorità locale.

Così, su 300 milioni di cinesi online, adesso solo 500 mila guardano le pagine di Facebook ogni mese. L’Iran, invece, ha già dimostrato all’opinione pubblica mondiale il pugno di ferro: durante le proteste di piazza dei giovani l’accesso alla rete di amici online è stato ristretto o completamente censurato.

E un blogger, Evgeny Morozov, racconta che una donna proveniente dagli Stati Uniti è interrogata all’aeroporto di Teheran suo profilo di Facebook. Gli agenti hanno segnato in una lista anche i suoi amici online.

A temere l’avanzata globale del social network statunitense sono soprattutto i suoi rivali. Ormai ha superato la barriera dei 250 milioni di utenti registrati.

Appena un anno fa MySpace dominava in gran parte del mondo: mese dopo mese ha perso il primo posto, nazione dopo nazione. Agli altri non va meglio: è rallentata la crescita di Orkut in Brasile e India. Saranno i prossimi Stati contagiati dall’epidemia online?

Guarda la MAPPA dei social network nel mondo: un risiko globale con protagonisti come Facebook e altri meno noti, da Friendster a Hi5.

Microsoft si compra una fetta di Facebook

Logo del sito
Alla fine l’ha spuntata ancora lui, Bill Gates. Battendo in volata competitor agguerritissimi (e anche decisamente più dotati in termini di web-appeal) come Google e Yahoo, lo zio Paperone d’America e la sua Microsoft si sono accaparrati un fetta, anzi una fettina, di Facebook, probabilmente il social network più popolare del momento. Circa 240 milioni di dollari la cifra sborsata dalla casa di Redmond per portarsi a casa l’1,6 percento delle azioni del sito fondato nel 2004 dal giovane Mark Zuckerberg, allora studente di Harvard. Una valutazione astronomica, così la definisce il New York Times, ma che eppure fa capire quanta convinzione c’è in Microsoft sulle potenzialità di questo modello di web sociale.

Ad attirare le attenzioni della software house più grande del mondo c’è in primo luogo l’enorme popolarità di Facebook: a soli 3 anni dalla sua fondazione, infatti, il servizio conta già su 42 milioni di utenti, e c’è da pensare che grazie al meccanismo contagioso del web condiviso saranno presto molti di più. Ma, si sa, le visite da sole non generano redditi, e a Redmond lo sanno bene. A stuzzicare l’appetito del gigante americano ci sono infatti ben altre “golosità”. Le opportunità per la crescita delle applicazioni, per esempio, soprattutto da quando (a maggio di quest’anno), Facebook ha deciso di aprire le porte agli sviluppatori; già più di 4000 le applicazioni, come giochi o strumenti di music sharing, che sono state sviluppate per il sito. Infine, e qui viene il bello (soprattutto per Microsoft) c’è tutto il discorso advertising; si da’ il caso, infatti, che oltre alla partecipazione azionaria, la società di Bill Gates si sia aggiudicata l’esclusiva per la vendita di spazi pubblicitari su Facebook, anche fuori dagli Stati Uniti.

A questo punto Microsoft entra di diritto nello scacchiere del social network, dove finora aveva assunto un atteggiamento non troppo aggressivo; dovrà vedersela naturalmente con la concorrenza dell’onnipresente Google, che proprio lo scorso anno ha siglato un accordo per la distribuzione pubblicitaria su MySpace, probabilmente il rivale numero uno di Facebook.

Snapvillage, la scommessa anti-Flickr di Bill Gates

http://snapvillage.com/
Flickr è sempre meno solo. Dopo Getty Images il celebre sito per la condivisione delle foto dovrà guardarsi le spalle da un nuovo rivale, capitanato niente meno che da Bill Gates: Corbis. La società, una delle agenzie fotografiche più famose del mondo, si era finora limitata ad operare nel mercato delle immagini professionali di altissima qualità, dalla cui vendita, spiega in questo articolo il New York Times, ha ricavato fino a oggi circa l’85% del suo flusso di cassa. Poco a che vedere, dunque, con la libera circolazione dei contenuti e coi paradigmi del web 2.0, del quale proprio Flickr è da sempre una delle espressioni più riuscite.
Da oggi però, e qui sta la notizia, anche la società fondata nel 1989 da Mister Microsoft si apre ai contenuti generati dagli utenti. Lo fa con un sito nuovo di pacca – SnapVillage – che permetterà di fatto a tutti gli utenti, professionisti o fotoamatori che siano, di inviare le proprie fotografie. Il vantaggio, rispetto a Flickr, sarà dato dalla funzionalità “microstock” del servizio, che consentirà in pratica a tutti gli iscritti di vendere online le proprie foto, decidendone il costo, da 1 a 50 dollari. All’acquisto, Corbis corrisponderà al fotografo il 30 per cento del prezzo stabilito, attraverso una normale transazione via Paypal.
Come si può facilmente notare facendo un giro sulla versione beta del portale, SnapVillage sfrutta tutti i punti di forza del web 2.0, dai tag ai commenti fino alla navigazione per categorie. Non poteva mancare la possibilità di visualizzare le immagini col maggior indice di gradimento, le più “snappy” per usare lo stesso linguaggio del sito.
Cos’abbia spinto Corbis a gettarsi nella mischia del web sociale lo fa capire senza mezzi termini Gary Shenk, presidente di Corbis, che proprio al New York Times ha rivelato: “In questo mercato stiamo assistendo a un processo di cannibalizzazione. Possiamo lasciare che ci consumi oppure diventarne parte”. Come a dire: o il web 2.0, o la vita.

Surface: così Microsoft promette di cambiare la nostra vita


Questa volta non c’è di mezzo un nuovo sistema operativo o l’uscita dell’ennesima patch per la sicurezza del nostro pc. La posta in palio è decisamente più alta: il futuro del computing, se non addirittura quello del nostro vivere quotidiano. A Redmond quelli di Microsoft ne sono certi: Surface cambierà il modo di fare shopping, di andare al ristorante, di divertirsi. E di vivere. Non poco, si direbbe, per quello che a prima vista sembra solo un curioso tavolino con uno schermo ad alta risoluzione.
La domanda sorge spontanea: perché tanto ottimismo? In fondo, a volerla guardare sotto un piano strettamente tecnico, stiamo pur sempre parlando di un grande schermo da 30 pollici ad alta risoluzione montato su un comune computer basato su Windows Vista. Tutto qui, allora? Non proprio. Perché dietro a Surface si nasconde qualcosa di ben più innovativo: un nuovo modo di intendere il rapporto uomo-macchina, un computer che non ha bisogno né di tastiera, né di mouse, né di tutti i vari “intermediari” che finora ci hanno permesso di interagire con la tecnologia. Con la sola imposizione delle mani, d’ora in poi, sarà possibile controllare l’intero universo dei dati. Quelli di Microsoft lo definiscono human touch, quasi a indicare che il display diventa una sorta di prolungamento dell’io dell’utente informatico.
Si potrebbe obiettare che in fondo si tratta di qualcosa di già visto sui moderni touch screen. Già, ma il vantaggio dell’ultima creatura di Microsoft è che Surface potrà essere toccato in più punti dello schermo e da più persone contemporaneamente. Ma soprattutto che potrà interagire in modo completo con gli oggetti del mondo reale. Sarà sufficiente per esempio collocare una fotocamera digitale wireless sullo schermo per scaricare le fotografie, o appoggiare una carta di credito per pagare direttamente le commissioni on line. Per i più raffinati, promette Microsoft, ci sarà addirittura la possibilità di ricevere dal ristorante le informazioni sul vino ordinato o i suggerimenti sul piatto da abbinare, semplicemente appoggiando un bicchiere sulla superficie della tavoletta.

“È la tecnologia che si adatta all’utente e non il contrario”, commenta Tom Gibbons, Corporate Vice President della divisione Productivity and Extended Consumer Experiences di Microsoft. “Vi farà sentire come in Minority Report”, promette addirittura Pete Thompson, general manager di Microsoft Surface Computing.
Sì, ma quando? Già da fine anno, fanno sapere da Redmond, precisando però che in un primo momento la “superficie magica” verrà proposta perlopiù ai grossi retailer e all’industria del tempo libero e dell’intrattenimento. Ma potenzialmente – precisano i responsabili - Surface può penetrare in una vasta area di applicazioni, muovendo un mercato di svariati miliardi di dollari.
Nell’attesa di scoprire se le previsioni si riveleranno fondate, Bill Gates e soci un risultato l’hanno già ottenuto: quello di aver stupito il mercato con effetti speciali di grandissimo impatto. Chi fino a qualche tempo fa sosteneva che la tecnologia Microsoft fosse decisamente meno cool di quella della concorrenza (e in particolare di Apple: leggi per esempio l’articolo sul nuovo Iphone) è servito.

Il giorno in cui il mondo si ricorda della malaria

Il sito di Medici Senza Frontiere con la campagna per la giornata mondiale della malaria
Da Bono Vox a Bill Gates: è vastissimo il fronte della lotta contro la malaria. Una malattia curabile, prevenibile e diagnosticabile che uccide un bambino su cinque in Africa. Le vittime sono in continuo aumento: nel continente africano muore il 90% dei malati. “Liberare l’Africa dalla malaria ORA” è lo slogan lanciato per la giornata mondiale contro l’emergenza sanitaria.

I rischi per i bambini sono alti: secondo l’Oms questa malattia si può contrarre dai quattro mesi in su, e nelle zone endemiche il 70% dei nati con un anno di età ha già i parassiti nel sangue. Quelli contagiati risentono delle conseguenze a lungo: anemia, epilessia e problemi neurologici. Ogni anno i bambini subiscono da uno a cinque attacchi di febbre: con ricadute sulla vita familiare e sull’istruzione. “Le organizzazioni internazionali puntano molto sulle zanzariere” osserva Gianfranco De Maio di Medici senza frontiere “ma spesso vengono distribuite senza spiegare alla popolazione come utilizzarle. Per la ricerca sui vaccini si spende di meno”.

Alla lotta contro la malaria sta contribuendo un nuovo farmaco, sviluppato grazie all’associazione Drugs for neglected deseases: è l’Asaq, un medicinale non brevettato che sarà venduto a basso costo e che riunisce due sostanze antimalariche, l’artemisina e l’amodiachina. È probabile, però, che non sarà efficace in tutto il continente a causa delle resistenza sviluppata dai parassiti: “In Africa occidentale e centrale potrà essere molto utile, in quella orientale l’Asaq non sarà molto efficace” sottolinea De Maio. Questo farmaco non sarà utilizzato per l’Asia, dove i parassiti sono resistenti all’artemisina: gli scienziati ne stanno realizzando una versione specifica.

Secondo il programma Rollback malaria, “è una patologia dovuta alla povertà e una causa di povertà”. Parole che per l’Africa si traducono in consistenti danni economici e sociali: il parassita della malaria risucchia il 40% dell’intera spesa sanitaria in Africa. E si stima che la perdita dovuta ogni anno alla malaria sia di 12 miliardi di dollari. Oggi le due nazioni in cui è più difficile contrastare questa emergenza sanitaria sono l’Etiopia e la Sierra Leone.

Think Different: vota Bill Gates

La foto segnaletica del fondatore della Microsoft quando fu arrestato dalla polizia di Albuquerque, New Mexico, nel 1977

Steve Jobs (Mac) contro Bill Gates (Pc). Il libertario contro l’uomo d’ordine. L’esteta contro il vampiro dell’information technology. L’uomo d’arte contro il nerd monopolista. L’immaginario è questo. Che piaccia o meno. Come ai tempi dell’Italia divisa tra coppiani laici e colti e bartaliani cattolici e un po’ zotici, i fan dei due king dell’IT continuano a innalzare steccati, nutrendo uno scontro, tutto immaginario, che ricorda vagamente quello tra curve avversarie.

A guardare più in profondità, ci si accorge che in realtà le cose non stanno proprio così. Un po’ perché, lungi dall’essere un uomo in odore di santità, anche Jobs, classe 1948 come il suo rivale, ha i suoi scheletri negli armadi, tra cui le sterminate iPod City, 200 mila abitanti, dove gli operai cinesi sono costretti a produrre e assemblare - per qualche dollaro al giorno e in condizioni da far vibrare i polsi - gli oggetti più cool del momento. Scrive Leander Kahney, firma di punta di Wired: “Gates sta distribuendole sue fortune con lo stesso gusto con cui le ha accumulate: milioni di dollari in beneficienza per alleviare i problemi sanitari del pianeta”. Al contrario, l’unica attività sociale che abbia compiuto il numero uno della Mac (il 67esimo uomo più ricco d’America secondo Forbes) è quella di aver sostenuto la campagna di Johnny Kerry nella campagna presidenziale del 2004. Un po’ poco per un uomo che della filosofia Think Different e della lotta contro il razzismo ha fatto un marchio di successo. Un marchio, appunto: per incrementare le vendite dei suoi gadget. Le grandi ricchezze - dice Leander Kahney - non fanno i grandi uomini.

Lo scontro tra Bill Gates e Steve Jobs in un video satirico su Youtube

Il futuro di Facebook

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