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Clima: nel 2010 le emissioni toccano un nuovo record

Fumi tossici nel cielo di Shanghai

Fumi tossici nel cielo di Shanghai

E’ il segnale più evidente che il peggio della crisi è passato, ma purtroppo non c’è granché da festeggiare. I dati sulle emissioni di gas serra registrate nell’anno clou della recessione, il 2009, che avevano visto un leggero calo rispetto all’anno precedente, sono stati capovolti, con gli interessi. Nel 2010, secondo dati ancora non pubblicati dall’Agenzia Internazionale per l’Ambiente (IEA), riportati in esclusiva dal quotidiano inglese The Guardian, le emissioni hanno infatti toccato la quota record di 30,6 gigatonnellate di CO2, con un spaventoso aumento di 1,6 Gt rispetto al 2009. Continua

Investire nella green economy perché la Terra non diventi “irriconoscibile”

La Terra (Foto: Flickr)

La Terra (Foto: Flickr)

Il mondo nel 2050 rischia di essere un posto terribilmente inospitale, impoverito dal saccheggio delle risorse naturali reso necessario da un brusco aumento della popolazione, che renderà necessario produrre nei prossimi 40 anni tanto cibo quanto ne abbiamo prodotto negli ultimi 8.000. Continua

Adattarsi al clima: una vongola ci salverà?

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Qual è il segreto per vincere la battaglia del clima? Potrà mai la specie umana, che ha avuto e continua ad avere un ruolo attivo nel riscaldamento globale, basti pensare alle emissioni di gas serra nei paesi industrializzati, trovare una soluzione al problema climatico? Si potranno verificare, in tempi brevissimi, modifiche genetiche ereditarie tali da adattarci alle nuove condizioni ambientali in maniera indolore? Continua

La peggior minaccia del secolo per la salute? Il clima che cambia

Tifone Ketsana sul Vietnam, rischio inondazione

Solo uno slogan per risvegliare le coscienze? Le solite esagerazioni dei catastrofisti di professione? Di sicuro l’allarme monta in vista del vertice di Copenaghen, il momento clou che potrebbe fare del 2009 un anno fondamentale per la storia dell’umanità.
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Lo spot sul clima che fa paura ai bambini

Un papà racconta alla propria figlioletta la favola della buonanotte. Non parla di mostri o di fate, di luoghi incantati. Parla di una terra che aveva un clima assai strano. La bimba sembra preoccupata. “C’erano terribili ondate di caldo in alcune parti e in altre tempeste e inondazioni”. “Gli scienziati dicevano che questo era causato da troppa CO2 che andava a finire in cielo quando i grandi usavano l’energia”.

E’ lo spot sui cambiamenti climatici che sta andando in onda in questi giorni sulle tv del Regno Unito e che ha suscitato polemiche e reazioni ed è ora sotto accusa.
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Partono oggi i colloqui sul clima di Bangkok. De Boer: “Il tempo sta per scadere”

Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa)

Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa)

Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. In Thailandia circa 100 capi di Stato e di Governo si incontrano per tentare di produrre un testo per la convenzione post-Kyoto sulla quale si dovrà trovare il più ampio consenso possibile al vertice danese.

Non è un’impresa facile. Bisogna passare dall’attuale bozza che consiste in centinaia di pagine piene zeppe di parentesi, distinguo, note a margine, a un documento di una quarantina di pagine in tutto, dal quale siano stati eliminati tutti i punti sui quali i delegati che vi hanno lavorato finora non sono riusciti ad accordarsi.

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Per il vertice sul clima scende in campo anche Google

L'energia cinetica del vento è alla base dell'energia eolica

Mentre a New York, all’assemblea generale dell’Onu, Stati Uniti e Cina fanno i primi passi, almeno a parole, per contrastare i cambiamenti climatici, il vertice di Copenaghen di dicembre si fa sempre più vicino. Basteranno meno di tre mesi per passare dalle parole ai fatti, dai discorsi retorici infarciti di vaghe promesse agli impegni scritti e controfirmati dai grandi inquinatori?

Si prepara al Cop 15, il vertice danese di dicembre, anche il colosso di internet. Google annuncia infatti sul proprio blog il lancio di alcune iniziative che aiuteranno il “popolo della rete” a informarsi su quanto c’è da fare per salvare il pianeta e sui temi che i rappresentanti dei governi andranno a discutere.
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L’era degli stupidi: esce anche in Italia il film shock sul clima

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Una scena del film (Credit: Spanner Films)

The Age of Stupid. Così, guardandoci indietro tra 40 anni, probabilmente a bordo di una zattera, in uno scenario da Apocalisse, ripenseremo a quell’epoca in cui ci era ancora possibile fare qualcosa per evitare il disastro. E abbiamo scelto consapevolmente di non farlo.

Questa almeno è la tesi del film che esce martedì 22 settembre in prima visione globale, in 45 Paesi, e anche in alcune sale italiane, (tra le altre a Milano, Roma e Genova). The Age of Stupid è un film in bilico tra documentario e distopia fantascientifica. La trama è molto semplice. Nel 2055 un anziano signore, interpretato dall’attore Pete Postlethwaite, già visto in I soliti sospetti, si ritrova a vivere in un mondo devastato dai cambiamenti climatici e riguardando foto e filmati del 2008 si domanda: perché non abbiamo fermato tutto questo quando eravamo ancora in tempo?

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Clima: gli impegni contraddittori dei paesi ricchi

Lo scioglimento del ghiacciaio a Santa Cruz, nella Patagonia Argentina
Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento.
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Diamo un taglio alle emissioni: -10 per cento entro il 2010

Gordon Wiltsie - Antartide

Tempo fa un bravo giornalista ambientalista, George Monbiot, pubblicò un libro sul riscaldamento globale, dal titolo Calore!, le cui tesi di fondo erano sostanzialmente due. La prima era che per evitare la catastrofe avremmo dovuto ridurre le emissioni nel mondo del 90 per cento entro il 2030, la seconda è che con un po’ di buona volontà e facendo i passi giusti la cosa era fattibile senza dover tornare a uno stile di vita da uomini delle caverne. Ma l’assunto centrale del libro era che gli exploit individuali, per quanto meritori, non risolvono il problema dei cambiamenti climatici: “Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita”.

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Il futuro di Facebook

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