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Cina

Una manifestazione del WWF a Cancun (Credit: AP/Eduardo Verdugo)
Il muro contro muro che aveva fatto sostanzialmente fallire il vertice di Copenaghen un anno fa si riproporrebbe identico anche a Cancun se non fosse per un dettaglio, che molti già definiscono, forse esagerando, “colpo di scena“: la Cina si offre di operare tagli alle emissioni. Continua

Groenlandia (Foto: Flickr)
Apre oggi a Tianjin, in Cina, a 150 km da Pechino, l’ultima conferenza delle Nazioni Unite sul clima prima dell’appuntamento cruciale di dicembre a Cancun, in Messico. Per i prossimi sei giorni il più grande emettitore mondiale di gas serra ospiterà i negoziati con un doppio scopo: riaprire il dialogo tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo e porsi ad esempio di virtù con la propria politica energetica. Continua

Il nuovo logo di Google
Pechino ha rinnovato la licenza a Google affinché possa continuare ad operare sul mercato Internet cinese. A darne notizia, il 28 giugno, è stato, con uno scarno comunicato, David Drummond, vice presidente senior e capo dell’ufficio legale di Google, direttamente sul blog ufficiale del’azienda Usa. La decisione del governo cinese giunge - due giorni prima che scadesse la licenza ufficiale - dopo aver ricevuto una rassicurazione dal colosso di di Mountain View: il reindirizzamento degli utenti verso il portale di Hong Kong Google.com.hk), deciso a marzo per aggirare la censura imposta da Pechino, sarà sospeso. Continua

(Credits: Apple)
Nell’attesa di capire come saranno i primi anti-iPad firmati Dell, Samsung e (forse) Google, vi mostriamo le immagini del primo vero clone cinese della tavoletta di Apple. Si chiama – manco a dirlo – iPed, costa 90 euro, monta un sistema operativo Android ed è stato lanciato in un grande magazzino di Shenzen, non lontano da dove Foxconn produce per Apple l’iPad.
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Un'immagine di archivio del terremoto nel Sichuan del 2008 (Credit: AP/Lapresse)
Una scossa di terremoto di grado 7,1 della scala Richter, che secondo la tv pubblica cinese è partita a 33 km di profondità nel sottosuolo, ha causato almeno 400 morti e 10.000 feriti. E’ successo in una remota aerea a popolazione tibetana della Cina, nella provincia nordoccidentale del Qinghai a 800 km dalla capitale della provincia Xining.
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Fumi tossici nel cielo di Shanghai
Anche a sentir ripetere che l’effetto serra è un problema globale e che la Terra è una sola si fa comunque fatica a visualizzare perché le emissioni delle fabbriche cinesi si ripercuotano sul clima dell’Europa. Ma anche chi, e sono sempre di più, non crede al global warming, dovrà forse arrendersi al fatto che l’inquinamento non conosce barriere nazionali o continentali e, letteralmente, “si muove” anche per lunghe distanze. Continua

Fiori davanti al quartier generale di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
I segnali erano apparsi chiari da subito: fra Google e Pechino non c’è possibilità di dialogo. Via dalla Cina, quindi. Almeno sul piano formale. Perché di fatto Google continuerà a parlare cinese, anche se da un dominio esterno, quello di Hong Kong. In pratica, ogni utente che da oggi vorrà accedere al dominio www.google.cn verrà automaticamente dirottato all’indirizzo www.google.com.hk. Un escamotage per superare la grande muraglia cinese della censura e consentire la ricerca libera di qualsiasi contenuto.
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Rifiuti tossici nel cielo di Shanghai (EPA/QILAI SHEN)
Vecchie fabbriche che esalano rifiuti chimici altamente nocivi, spiagge sommerse dalla plastica, progetti per la costruzione di nuovi inceneritori: nonostante i recenti impegni assunti dal governo cinese per fare seriamente fronte ai problemi di inquinamento originati dall’imponente sviluppo della sua economia, il lavoro si prospetta lungo e non indolore.
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Fiori davanti al quartier generale di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)
Prima i cyber-attacchi contro i server di Google in Cina. Quindi la reazione di BigG con la pubblicazione dei contenuti proibiti e la minaccia di abbandono. Infine le dichiarazioni del ministero degli esteri cinese, secondo cui le aziende straniere che operano in Cina (compresa Google) devono adeguarsi alla normativa e alle consuetudini cinesi.
Come finirà il braccio di ferro fra Google e il governo cinese? Continua
Il Presidente USA, Barack Obama. Credits: Olivier Douliery/ABACA/Lapresse
Doveva essere l’uomo nuovo, il paladino del cambiamento, colui che avrebbe fatto sognare l’America all’urlo di “Yes we can”. Si è beccato perfino un Nobel per la Pace prima ancora di aver fatto alcunché di realmente pacifico. Tutti si aspettavano che la politica di Obama sarebbe stata l’esatto opposto di quella di George W. Bush, proprio come il negativo di una fotografia. E l’atteggiamento rispetto alla questione ambientale non avrebbe dovuto fare eccezione. Invece ecco che gli Stati Uniti, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec) appena conclusosi a Singapore, si sono fatti il loro accordo su misura con la Cina, destinato a rendere il summit sul clima di Copenaghen di dicembre poco più che una gita sociale.
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