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L’invasione dei ragni esotici. A Londra un forum per riconoscerli

Un esemplare di Nuctenea umbratica

E’ un’invasione silenziosa come quella degli alieni. Solo che quando meno te lo aspetti lo spavento si può trasformare in terrore. E’ quello che pensano centinaia di cittadini britannici che negli ultimi tempi pare abbiano preso letteralmente d’assalto il forum creato dal Servizio di Riconoscimento degli insetti del Museo di Storia Naturale di Londra. Tutta colpa delle miglior specie di ragni, che da un pò di tempo, complici piante esotiche importate nel Regno Unito, si stanno trasferendo in gran massa dall’altra parte del mondo, a nord del caldo e del magnifico tepore africano cui per secoli sono stati abituati. Inevitabile lo stupore prima, la paura poi nel trovarsi di fronte ad animali dall’aspetto poco familiare, per lo più scuri e pelosi e di dimensioni rilevanti, anche di diversi cm. Ma di cui, soprattutto si ignorano pregi e difetti, ovvero rischi e pericoli che possono creare per la salute umana. Da qui l’idea di istituire il forum al quale chi si ritrova a casa una pianta con un bel ragno tropicale possa inviare immediatamente una foto. Lo scopo è quello di creare un database completo che permetta di catalogare e mettere in ordine il meglio possibile queste nuove specie, nuove per il Regno Unito. Perché mentre sorprese di questo tipo si sono sempre avute, la novità adesso è che le specie si stanno adattando. E così mentre prima morivano al primo freddo nordeuropeo adesso sopravvivono al punto di formare intere colonie. E’ il caso per esempio del ragno meglio conosciuto scientificamente come Steatoda paykulliana o dell’Argiope bruennichi. Nomi lontani quanto lontane sono le forme a cui i britannici ormai devono ormai fare l’abitudine. Su tutti aleggia però lo spettro della tanto temuta Vedova Nera, il cui morso è tutto un programma. Gli esperti però tranquillizzano. Nessuno finora nel Regno Unito è mai morto per un morso di ragno.

Scompaiono miliardi di api: un virus tra gli imputati

Abbandonano la colonia e il cibo nell’alveare. E scompaiono senza lasciare traccia. Sono miliardi le api operaie sparite negli Stati Uniti: un fenomeno chiamato “Disordine da collasso nella colonia” (Ccd) che sta mettendo in ginocchio gli apicoltori. Alcuni casi sono stati segnalati anche in Spagna, Grecia e Germania.

Il principale accusato è il virus Iapv (Israeli acute paralysis virus) che causa tremore alle ali e porta gli insetti a morire lontano dalle colonie. Secondo uno studio pubblicato di recente da Science Express sarebbe arrivato negli Stati Uniti tre anni fa dall’Australia: i ricercatori lo hanno individuato in tutti gli alveari abbandonati. Eppure l’Iapv è presente anche in alcune colonie che non manifestano sintomi: secondo gli scienziati a causare la sparizione delle api contribuiscono altri fattori, come l’inquinamento, l’uso di pesticidi, gli organismi geneticamente modificati e i campi elettromagnetici.

Negli Stati Uniti i danni ormai ammontano a 15 miliardi di dollari: è a rischio la produzione di miele e l’impollinazione dei campi coltivati.

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