Leggi tutte le notizie su:
computer

Se siete appassionati di hi-tech e, come me, avete più di 30 anni allora c’è una buona probabilità che anche voi siate stati fra i (fortunati) possessori di un Commodore 64. Eh già, il glorioso computer della casa americana compie proprio in questi giorni 30 anni: era il gennaio del 1982, infatti, quando al CES di Las Vegas faceva il suo debutto quello che - con i suoi 17 milioni di pezzi venduti nel mondo – sarebbe diventato da lì a poco il PC più venduto di tutti i tempi. Continua

A distanza di quasi 30 anni rinasce il PC che ha segnato un'intera generazione di videogamers
Se dovessi stilare una classifica degli oggetti tecnologici che mi hanno cambiato la vita, il Commodore 64 sarebbe senza dubbio nei primi tre posti. Già, come tanti ultra-trentenni faccio parte anch’io di quella generazione che ha passato molte ore della propria adolescenza davanti a quello scatolotto marrone che per molti è stato il primo computer. Continua

Io a questa cosa dell’eterna lotta fra uomo e macchina non ci ho mai creduto. Devo ammettere, però, che da quando ho visto su YouTube il video dell’ultima puntata di Jeopardy! ho iniziato a guardare il mio laptop con occhi diversi. Continua

Un bambino al computer (Foto: Flickr)
In tempi in cui i tagli nella scuola si fanno sentire, e pesano al punto che molti genitori portano sapone e carta igienica da casa per i propri figli, il monito lanciato dallo psicologo inglese Aric Sigman sui pericoli dell’esposizione precoce al pc non dovrebbe suscitare troppe preoccupazioni. Il dilemma però rimane per quel che riguarda le abitudini casalinghe. Continua

Corky, il mouse senza fili e senza batteria (Credit: Greener Gadgets)
Quali sono i gadget tecnologici più verdi del momento? Quelli presentati alla conferenza Greener Gadgets tenutasi qualche giorno fa a New York. Oltre a un fitto programma di dibattiti e presentazioni, la conferenza ha infatti organizzato una gara per i progetti di design che meglio sanno abbinare la tecnologia alla sostenibilità ambientale. Continua
Vince Nokia che si merita un bel 7 e mezzo, seguita da Samsung che si becca un 7– e sul podio sale anche Sony Ericsson, con un 6 e mezzo di tutto rispetto. A dare le pagelle ai colossi dell’elettronica è Greenpeace, e i voti si basano non sulle prestazioni degli apparecchi prodotti dalle aziende considerate, e nemmeno sul loro fatturato, bensì sull’impatto che la produzione ha sull’ambiente. Il parametro che ha il peso maggiore è quello della composizione dei prodotti. Le aziende che hanno eliminato sostanze pericolose dalla produzione vengono premiate maggiormente nel punteggio, in base alla considerazione che così si produrranno anche meno rifiuti tossici e il riciclaggio dei materiali diviene più semplice.
Continua
Computer_store
Un computer a dieci dollari? È un progetto per l’istruzione lanciato dal governo indiano. Il costo di vendita potrebbe partire da 20 dollari e scendere fino a dieci. Tra sei mesi potrebbe già comparire un prototipo. Ma i dubbi sono molti. Soltanto il display costa all’incirca 20 dollari, come ha ricordato Nicolas Negroponte, capo del progetto per l’Olpc, un computer portatile per i paesi in via di sviluppo che doveva essere sul mercato a 100 dollari, ma adesso è arrivato quasi a 200. Un’altra ipotesi è che l’intera operazione riceva finanziamenti pubblici dal governo di Nuova Delhi per abbattere i costi di vendita. Secondo la Bbc, invece, si è trattato di un errore di trascrizione: il computer costerà cento dollari. Ma, anche in questo caso, batterebbe il prezzo dell’Olpc.
A sciogliere ogni riserva interverrà oggi R.P Agrawal: a Tirupati presenta il programma Sakshat per diffondere le conoscenze informatiche nel Paese. E il computer a dieci dollari rientra nell’iniziativa: avrà un hard disk da due Gigabyte, connettività wifi (più adatta alle aree rurali dove le linee fisse sono scarse) e un consumo da 2 watt. Per il progetto del laptop supereconomico si sono mobilitate le migliori università tecnologiche indiane: Vellore Institute of Technology, Indian Institute of Science di Bangalore e Iit di Madras.
C
- Tags: africa, biteb, cellulari, computer, comuni, ewaste, metalli, ong, oro, plastica, raee, riciclo, rifiuti, solidarietà, telefonini
-
Cosa farne del vecchio telefonino abbandonato in fondo al cassetto? Non è un ferrovecchio, ma una piccola miniera che contiene quantità minime di metalli rari: da cento cellulari si può estrarre abbastanza oro per fabbricare un anello. Finora, però, pochi avevano pensato di utilizzarli come strumento di solidarietà. Al prossimo meeting di Rimini sarà possibile consegnarli per riciclarne le componenti metalliche e plastiche: una quota del ricavato andrà a Biteb, un’associazione che recupera tecnologie informatiche per il settore non profit e invia nei Paesi in via di sviluppo apparecchiature biomedicali usate.
“Così potremo completare il finanziamento dei nostri progetti” spiega Paolo Galambra, project manager di Biteb. Anzi, dalla metà di settembre l’iniziativa diventerà “per corrispondenza”: registrandosi sul sito di Biteb, si potrà ricevere a casa una busta già affrancata, grande come quelle per le raccomandate commerciali. Basterà infilare il telefonino e imbucarlo in una comune cassetta postale.
L’abitudine di riciclare i cellulari è poco diffusa: nel mondo lo fanno soltanto tre persone su cento. Ma il bacino potenziale dell’Italia è enorme perché gli abitanti della penisola ne hanno in media più di uno. Qual è il destino del vecchio telefonino? Pochi lo abbandonano nei bidoni dell’immondizia: quattro su dieci, infatti, lo conservano a casa. E, come rivela un sondaggio della Nokia, la maggior parte delle persone non decide di riciclarlo perché “non sa che esiste questa possibilità”. Eppure il 72% degli intervistati crede che riutilizzarlo sia importante per l’ambiente. Dal primo gennaio di quest’anno, inoltre, vale il principio “chi inquina paga”: la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) è passata ai produttori. Ma anche i Comuni partecipano all’iniziativa: riceveranno 300 euro per tonnellata.
Rifuti elettronici arrivati clandestinamente in Africa: i metalli estratti finiscono sul mercato nero
Sta diventando un’emergenza, però, il traffico clandestino di rifiuti elettronici: migliaia di computer dismessi arrivano ogni giorno dall’Europa occidentale e dagli Stati Uniti nei porti dell’Africa Occidentale, finendo in discariche altamente tossiche dove i bambini li bruciano per estrarne metalli preziosi. E rivenderli al mercato nero. È una denuncia che arriva dalle organizzazioni internazionali DanWatch e Consumers International. Lo scarico di rifiuti hi-tech dei Paesi occidentali è in aperto contrasto con la legislazione internazionale e sta causando seri problemi di salute agli abitanti delle baraccopoli che sono sorte in mezzo alle discariche della capitale nigeriana Lagos e di quella ghanese Accra. Gli attivisti delle organizzazioni non governative sono convinti che alcuni mercanti senza scrupoli stiano accumulando illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nei Paesi in via di sviluppo con la scusa di esportarli per l’uso nelle scuole e negli ospedali: chiedono controlli internazionali più severi sui questo tipo di rifiuti, da cui vengono rilasciate sostanze chimiche pericolose come piombo, mercurio, cadmio e arsenico.
Acer Aspire One
Ultramobile e internet-centrico. Si definisce così il nuovo subnotebook della Acer, Aspire One. Con dimensioni pari a 24 x 17 cm e un peso inferiore al chilo, Aspire One è estremamente compatto, ma offre anche molteplici possibilità di connessione, una suite di applicazioni software completa e di semplice utilizzo e una batteria la cui durata raggiunge le 3 ore, con la batteria a tre celle, e può arrivare a 6 ore con batteria a sei celle.
Questo pc grande quanto un’agenda, ma con una tastiera di dimensioni quasi uguali a quelle di un normale notebook, integra la tecnologia WiFi 802.11b/g come standard per un facile accesso alle reti wireless disponibili ed entro l’anno offrirà la possibilità di scelta tra tecnologia wireless WiMAX o 3G integrata.
Aspire One è equipaggiato con tecnologia di processore Intel Centrino Atom, sistema operativo Linpus Linux Lite o Windows XP Home, e dispone di 512MB o 1GB di memoria RAM.
Per conservare i dati ci sono due possibilità: un modulo flash NAND da 8 GB o un hard disk interno da 80GB. Inoltre legge 5 diversi tipi di memory card: Secure Digital, MultiMediaCard, Memory Stick, Memory Stick PRO, xD-Picture Card.
La filosofia che sta dietro a questo ultramobile è quella della massima semplicità d’uso per rendere l’esperienza dell’utente facile e gradevole. La versione Linpus Linux Lite accompagna anche gli utenti più inesperti in Internet attraverso un ambiente Linux intuitivo e super-interattivo. Per a comunicazione il pc integra OneMail, una suite software che permette di gestire fino a 6 account di posta elettronica, compreso quello dell’ufficio, da un’unica mailbox. Per l’Instant Messaging, Aspire One usa Messenger, un’applicazione che permette di effettuare un accesso simultaneo a Skype, Microsoft Messenger e diversi altri servizi di messaggistica. Il software in dotazione include OpenOffice 2.3, Acer eRecovery Management, Acer Launch Manager, Adobe Reader, McAfee Internet Security Suite, Microsoft Office Trial 2007.
E il prezzo? La versione base con modulo flash da 8 GB, 512 MB di Ram e sistema operativo Linpus Linux Lite costa 299 euro. Il modello più dotato, con hard disk da 80 GB, 1 GB di Ram e sistema operativo Windows XP è veduto a 399 euro.
LEGGI ANCHE: Notebook al prezzo di un telefonino: è la rivoluzione dei “sub”

Entro il 2020 pochi non avranno un cellulare, almeno nel mondo sviluppato: le tecnologie informatiche si stanno diffondendo nelle automobili, nelle abitazioni, nelle strade. Fino a toccare, in alcuni casi, il corpo umano con abiti “intelligenti” e sensori. Ma che cosa cambierà nel rapporto tra persone e tecnologie nei prossimi anni? Cinque aspetti saranno decisivi, secondo lo studio della Microsoft Being Human (qui il pdf). Cinque tendenze che stanno già cambiando la nostra vita. E, a ben guardare, sono state già immaginate da centinaia di libri e film di fantascienza.
I computer saranno sempre meno una “scatola”, ma si diffonderanno ovunque, dalle case ai capi di abbigliamento: è la fine della “stabilità dell’interfaccia” che lascia spazio alla flessibilità. E l’accesso a internet sarà possibile da qualsiasi luogo, grazie alle reti wireless e ai satelliti: un’iperconnettività immaginata, per esempio, nell’universo di Matrix dei fratelli Wachowski. La possibilità di registrare qualsiasi cosa porterà a una crescita dell’impronta digitale di ognuno: ricordi e informazioni personali non saranno immagazzinati soltanto dalla memoria “limitata” del cervello, ma anche da quella virtualmente illimitata dei computer, sotto forma di video, immagini, testi, brani. Si potrà letteralmente rovistare nel passato, come fanno i protagonisti del film di Wim Wenders Fino alla fine del mondo. Nello stesso tempo crescerà la tecnodipendenza: abituati alla costante presenza della tecnologia, sarà difficile farne a meno. Come capita ai personaggi di Strange days (diretto da Kathryn Bigelow), bisognosi di rivivere emozioni intense con un apparecchio chiamato “squid”. Ma la possibilità di interagire sarà potenziata da blog, social network, chat, terreno fertile per il coinvolgimento creativo di una nuova generazione. Che sta sperimentando sul campo nuove opportunità.
Sono mutamenti che influenzeranno l’identità delle persone. Tanto che la linea di confine tra essere umani e macchine potrebbe diventare difficile da distinguere, come impara il cacciatore di androidi Rick Deckard interpretato da Harrison Ford in Blade Runner. Temi che affrontati nella conferenza Computer-human interaction 2008, fino al 10 aprile a Firenze.
Alcuni film di fantascienza che esplorano il rapporto tra uomini e computer:
Blade Runner: “Io ne viste cose che voi umani…” (1982)
Il trailer di Matrix reloaded (1999)
Fino alla fine del mondo (1991)
Strange days (1995)
Gli ultimi commenti