
Entro il 2020 pochi non avranno un cellulare, almeno nel mondo sviluppato: le tecnologie informatiche si stanno diffondendo nelle automobili, nelle abitazioni, nelle strade. Fino a toccare, in alcuni casi, il corpo umano con abiti “intelligenti” e sensori. Ma che cosa cambierà nel rapporto tra persone e tecnologie nei prossimi anni? Cinque aspetti saranno decisivi, secondo lo studio della Microsoft Being Human (qui il pdf). Cinque tendenze che stanno già cambiando la nostra vita. E, a ben guardare, sono state già immaginate da centinaia di libri e film di fantascienza.
I computer saranno sempre meno una “scatola”, ma si diffonderanno ovunque, dalle case ai capi di abbigliamento: è la fine della “stabilità dell’interfaccia” che lascia spazio alla flessibilità. E l’accesso a internet sarà possibile da qualsiasi luogo, grazie alle reti wireless e ai satelliti: un’iperconnettività immaginata, per esempio, nell’universo di Matrix dei fratelli Wachowski. La possibilità di registrare qualsiasi cosa porterà a una crescita dell’impronta digitale di ognuno: ricordi e informazioni personali non saranno immagazzinati soltanto dalla memoria “limitata” del cervello, ma anche da quella virtualmente illimitata dei computer, sotto forma di video, immagini, testi, brani. Si potrà letteralmente rovistare nel passato, come fanno i protagonisti del film di Wim Wenders Fino alla fine del mondo. Nello stesso tempo crescerà la tecnodipendenza: abituati alla costante presenza della tecnologia, sarà difficile farne a meno. Come capita ai personaggi di Strange days (diretto da Kathryn Bigelow), bisognosi di rivivere emozioni intense con un apparecchio chiamato “squid”. Ma la possibilità di interagire sarà potenziata da blog, social network, chat, terreno fertile per il coinvolgimento creativo di una nuova generazione. Che sta sperimentando sul campo nuove opportunità.
Sono mutamenti che influenzeranno l’identità delle persone. Tanto che la linea di confine tra essere umani e macchine potrebbe diventare difficile da distinguere, come impara il cacciatore di androidi Rick Deckard interpretato da Harrison Ford in Blade Runner. Temi che affrontati nella conferenza Computer-human interaction 2008, fino al 10 aprile a Firenze.
Alcuni film di fantascienza che esplorano il rapporto tra uomini e computer:
Blade Runner: “Io ne viste cose che voi umani…” (1982)
Il trailer di Matrix reloaded (1999)
Fino alla fine del mondo (1991)
Strange days (1995)

Gli apparecchi dell’elettronica di consumo impiegano in media circa il 15-20% dell’energia di una casa. Computer, tv sempre più grandi, recorder, decoder consumano accesi e in stand by. E da parte dei consumatori l’interesse per una maggior efficienza energetica e per una scelta di materiali più rispettosa dell’ambiente è sempre più forte. Lo sanno molto bene gli organizzatori del Ces, una delle maggiori fiere del settore, che si è tenuta dal 7 al 10 gennaio a Las Vegas, che sui prodotti eco-friendly ha puntato molto. E lo sa Steve Jobs, che al Ces non ci è andato perché lui le novità della Apple le presenta ogni anno a San Francisco in un evento tutto suo, il MacWorld. La presentazione-show di quest’anno ha avuto come star indiscussa il MacBook Air, il nuovo notebook Apple ultrasottile. Nell’elencarne le molteplici qualità e le “favolose innovazioni” (spessore ridottissimo, ampio display, batterie che durano fino a 5 ore, processore veloce), Jobs si è sofferma alla fine a parlare dell’impatto ambientale. Il guscio esterno di MacBook Air è in alluminio, completamente riciclabile. Il display, totalmente privo di mercurio, monta un vetro senza arsenico, e nei circuiti non c’è traccia di cloruro di polivinile (PVC) e dei ritardanti di fiamma bromurati (BFR). Inoltre l’ingombro della confezione de MacBook Air è la metà di quello del modello di notebook precedente. Il che fa risparmiare energia nel trasporto e ovviamente riduce i rifiuti. “Facciamo progressi su tutti questi fronti ambientali e sappiamo che ogni passo conta”, ha concluso Jobs.

Se la serie for dummies, in italiano “per negati”, non fosse soltanto una fortunata iniziativa editoriale, metterebbe il suo marchio di fabbrica anche su Ordissimo, il primo computer che si autodefinisce “compatibile con le persone”. Non tutti sono cresciuti a pane e software (o hardware). L’azienda francese Substantiel si rivolge a bambini, anziani, e in generale a chi ancora litighi con il mouse o sgrani gli occhi di fronte alle varie finestre del computer. Insomma a chi si è sempre rifiutato di approcciare le new technologies. Il computer per tutti si accende con un solo gesto e, quando il monitor si illumina, rivela solo e soltanto quattro icone, da cui si accede a tutte le funzioni, ovvero: la posta elettronica, la navigazione internet, il foglio di testo e quello di calcolo. Non si dovrà sapere nulla di parametri Smtp o Ppoe: le uniche chiavi necessarie saranno il proprio indirizzo di posta e la password. Il mantenimento del computer non è più tanto stressante quanto quello dell’ex moglie: Ordissimo non osa chiedere plug-in o antivirus ma si aggiorna sempre automaticamente. Chi odia dover ricordare malefiche combinazioni di tasti sarà poi felice di sapere che finalmente qualcuno ha pensato di creare un tasto “copia” e uno “incolla”. Il computer alla francese sarà distribuito in Italia entro la fine dell’anno: dovremo aspettare, quindi. Tuttavia, chi Oltralpe l’ha già sperimentato, nella lista dei “pro” mette l’idea e la semplicità e in quella dei “contro” il design un po’ rozzo e le piccole incongruenze: perché mantenere i tasti “control” e “alt” se non servono più a nulla? In ogni caso, chissà se l’opportunità di avvicinarsi al mondo dell’informatica sarà colta da quel 52 per cento di italiani che, secondo un’indagine commissionata dall’Osservatorio permanente contenuti digitali, ancora non usa il web.

Questa volta non c’è di mezzo un nuovo sistema operativo o l’uscita dell’ennesima patch per la sicurezza del nostro pc. La posta in palio è decisamente più alta: il futuro del computing, se non addirittura quello del nostro vivere quotidiano. A Redmond quelli di Microsoft ne sono certi: Surface cambierà il modo di fare shopping, di andare al ristorante, di divertirsi. E di vivere. Non poco, si direbbe, per quello che a prima vista sembra solo un curioso tavolino con uno schermo ad alta risoluzione.
La domanda sorge spontanea: perché tanto ottimismo? In fondo, a volerla guardare sotto un piano strettamente tecnico, stiamo pur sempre parlando di un grande schermo da 30 pollici ad alta risoluzione montato su un comune computer basato su Windows Vista. Tutto qui, allora? Non proprio. Perché dietro a Surface si nasconde qualcosa di ben più innovativo: un nuovo modo di intendere il rapporto uomo-macchina, un computer che non ha bisogno né di tastiera, né di mouse, né di tutti i vari “intermediari” che finora ci hanno permesso di interagire con la tecnologia. Con la sola imposizione delle mani, d’ora in poi, sarà possibile controllare l’intero universo dei dati. Quelli di Microsoft lo definiscono human touch, quasi a indicare che il display diventa una sorta di prolungamento dell’io dell’utente informatico.
Si potrebbe obiettare che in fondo si tratta di qualcosa di già visto sui moderni touch screen. Già, ma il vantaggio dell’ultima creatura di Microsoft è che Surface potrà essere toccato in più punti dello schermo e da più persone contemporaneamente. Ma soprattutto che potrà interagire in modo completo con gli oggetti del mondo reale. Sarà sufficiente per esempio collocare una fotocamera digitale wireless sullo schermo per scaricare le fotografie, o appoggiare una carta di credito per pagare direttamente le commissioni on line. Per i più raffinati, promette Microsoft, ci sarà addirittura la possibilità di ricevere dal ristorante le informazioni sul vino ordinato o i suggerimenti sul piatto da abbinare, semplicemente appoggiando un bicchiere sulla superficie della tavoletta.
“È la tecnologia che si adatta all’utente e non il contrario”, commenta Tom Gibbons, Corporate Vice President della divisione Productivity and Extended Consumer Experiences di Microsoft. “Vi farà sentire come in Minority Report”, promette addirittura Pete Thompson, general manager di Microsoft Surface Computing.
Sì, ma quando? Già da fine anno, fanno sapere da Redmond, precisando però che in un primo momento la “superficie magica” verrà proposta perlopiù ai grossi retailer e all’industria del tempo libero e dell’intrattenimento. Ma potenzialmente – precisano i responsabili - Surface può penetrare in una vasta area di applicazioni, muovendo un mercato di svariati miliardi di dollari.
Nell’attesa di scoprire se le previsioni si riveleranno fondate, Bill Gates e soci un risultato l’hanno già ottenuto: quello di aver stupito il mercato con effetti speciali di grandissimo impatto. Chi fino a qualche tempo fa sosteneva che la tecnologia Microsoft fosse decisamente meno cool di quella della concorrenza (e in particolare di Apple: leggi per esempio l’articolo sul nuovo Iphone) è servito.