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connessioni

Gli italiani in Rete: crescono le connessioni, boom dei cellulari

(Credits: Vodafone)

(Credits: Vodafone)

Cresce il numero di italiani connessi a Internet. Lo rivela Audiweb nel suo consueto rapporto sull’audience online. A marzo sono stati 25,9 milioni gli Italiani che si sono collegati almeno una volta a Internet (il 12,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2010), un risultato che è frutto in buona parte della crescita delle opportunità di accesso alla Rete. Continua

Vodafone: arrivano le chiavette da 42,2 Mbps

(Credits: Vodafone)

(Credits: Vodafone)

Rispettando una timeline fissata da tempo, Vodafone ha ufficialmente lanciato l’offerta commerciale della banda larga mobile a 43,2 Mbps. Continua

Cos’è Thunderbolt? Ce lo spiega Intel (sui MacBook di Apple)

(Credeits: Apple)

(Credeits: Apple)

Su MyTech abbiamo dato spazio all’uscita dei nuovi MacBook Pro di Apple, un annuncio che verrà ricordato non solo come l’ennesimo restyling della famiglia dei portatili professionali Macintosh, ma anche per il debutto di una nuova tecnologia firmata Intel, Thunderbolt. Continua

Skype-Vodafone: è guerra sul VoIp

skype-iphone-4

Chi pensava che le maglie degli operatori nei confronti del VoIp si fossero allentate si sbagliava di grosso. Sono bastate le lamentele di queste ore degli utenti di Skype contro Vodafone per riaccendere la polemica sulla cosiddetta neutralità della Rete. Continua

Online sette italiani su dieci

Credits: el monstrito@flickr

Credits: el monstrito@flickr

33,4 milioni di italiani tra gli 11 e i 74 anni, pari al 69,7% del totale, hanno accesso al Web. A dircelo è Audiweb, che è poi il l’Auditel del Web,  nell’ambito di una ricerca basata su 10.000 interviste su un campione della popolazione tra gli 11 e i 74 anni. Continua

Vodafone raddoppia la banda (ma pensa già al 4G)

Paolo Bertoluzzo, AD di Vodafone Italia

Paolo Bertoluzzo, AD di Vodafone Italia

L’amministratore delegato di Vodafone, Paolo Bertoluzzo, ne è convinto: la banda larga arriverà ovunque. E sarà, oltre che larga, alla portata di tutti. Continua

Google vuole la Rete, fibra compresa

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Dalle pagine di Mytech vengo a sapere che Google sta portando avanti un progetto sperimentale per la realizzazione di un network a banda larga, anzi larghissima. Una sorta di Rete super-veloce che aumenterà di 100 volte la connettività sul Web, consentendo connessioni fino a ieri impossibili: una clinica di campagna, ad esempio, potrà collegarsi con un centro specialistico cittadino per effettuare operazioni in 3D, le università potranno effettuare lezioni tridimensionali a distanza. E gli utenti potranno scaricare un film in alta definizione in una manciata di minuti.

Per quanto non sia mai stato tenero dinnanzi alle manie di grandezza dei padroni di Internet (di cui Google è il comandante), devo ammettere che la possibilità di vedere BigG nei panni del service provider non la considero affatto un oltraggio al pudore. Per una serie di buoni motivi.
Continua

Dalla citazione al clic: l’audience rivela il successo anche nella scienza?

La mappa della lettura di riviste scientifiche online

Le riviste online sono una lente d’ingrandimento sulle scelte dei lettori: rivelano i percorsi attraverso gli articoli. Una sorta di zigzag sul web che può anche offrire spunti creativi e nuove direzioni d’indagine ai ricercatori. Tanto da ricostruire una mappa degli interessi fra le pubblicazioni sul internet: uno studio del laboratorio di Los Alamos sulla lettura delle riviste scientifiche online evidenzia un maggiore interesse del pubblico per l’area umanistica e politica rispetto alle citazioni degli autori di ogni ricerca, il criterio più diffuso per valutare l’impatto di uno studio. Non soltanto: dopo la pubblicazione sono necessari almeno due anni prima che un articolo scali le classifiche attraverso il “voto diretto” delle citazioni: l’analisi dei percorsi dei lettori sul web, invece, fornisce già alcuni indizi sui contenuti più rilevanti. È, insomma, una sorta di “audience” formata da esperti e appassionati in grado di portare alla luce aspetti imprevisti e casuali. L’analisi è stata condotta su 35mila giornali pubblicati tra il 2006 e il 2007. Nel campione erano inclusi nomi prestigiosi come Nature.
Ma di recente sono state proprio le citazioni di articoli a rivelare connessioni profonde nel sapere umanistico e scientifico. Lo studio di due ricercatori dell’Università della California è imponente: hanno analizzato 60 milioni di citazioni in 7mila giornali scientifici per dieci anni, dal 1997 al 2005. I dati sono stati sintetizzati in un’elegante circonferenza colorata che riunisce differenti aree del sapere: cliccando sulla mappa è possibile vedere ricchi fasci di connessioni nelle ricerche scientifiche tra economia e fisica, psicologia e biologia.

Google, “operazione Glasnost” sul traffico di dati online

Googleplex

Molti utenti sono abituati a scaricare canzoni, filmati, testi. Ma può succedere che i trasferimenti di file siano troppo lenti. Da chi dipende? Dalle condizioni di accesso alla rete o dai computer dei navigatori? Google ha lanciato Measurement Labs, un laboratorio aperto per aiutare utenti e ricercatori a capire quali sono gli anelli deboli della catena. E per farlo avranno a disposizione alcuni strumenti. Glasnost, per esempio, è un’applicazione che permette di avere maggiori informazioni su una questione spinosa: se sono le società fornitrici di accesso a internet che limitano il download o l’upload con BitTorrent, il software peer to peer più usato nei paesi anglofoni (che, però, ha un vasto seguito anche in altre nazioni: eMule, invece, è il preferito di italiani, francesi e spagnoli). Semplificando, se paragonassimo i file alle automobili in viaggio sull’autostrada, Glasnost consente di capire se è stato imposto un limite di velocità sulle corsie. Il test completo dura sette minuti e non richiede l’installazione di software.

Ma gli obiettivi di Google sono ben più ambiziosi. Qual è la velocità effettiva della connessione? E che cosa potrebbe rallentarla? Network diagnostic tool analizza le comunicazioni in profondità: valuta la capacità del traffico di dati e, inoltre, è in grado di rilevare almeno due problemi in grado di rallentare i trasferimenti di file. Dice se il network è congestionato. Oppure se, invece, il limite dipende dal computer dell’utente (per esempio, a causa dei parametri di buffer size). Al momento il servizio non è disponibile perché è intasato da un’improvvisa ondata di richieste: meno affollato, invece, un sistema equivalente offerto dai laboratori del cern di Ginevra. Nei prossimi mesi saranno accessibili altri strumenti, più raffinati, come Diffprobe per sapere se alcuni contenuti sono classificati a “bassa priorità”.

Intendiamoci, le tecnologie accessibili adesso dal Measuremnt lab non sono una novità. Ma Google progetta di potenziare i “laboratori” online con 36 server in 12 località negli Stati Uniti e in Europa. È un passo per aiutare la consapevolezza degli utenti. E, allo stesso tempo, un tentativo di comprendere se sono discriminati alcuni servizi online compatibili con il modello di business di Google. Secondo il Wall street journal l’iniziativa nasce dall’esperienza del caso Comcast, un provider americano che rallentava il traffico di BitTorrent sulle sue linee. Sono stati alcuni ricercatori a scoprire il “limite di velocità” imposto all’insaputa dei clienti. L’antitrust americano delle comunicazioni (Fcc) ha protestato. E, dopo mesi di trattative, l’azienda ora filtra soltanto gli utenti che superano le soglie nelle ore di punta sulla rete. Cosa succederebbe, però, se in altre nazioni si scoprissero regolamentazioni non dichiarate?

Accendo la luce per connettermi a Internet

Led per l'accesso wireless a internet

Led per l’accesso wireless a internet

Una stanza luminosa per connettere a Internet computer, cellulari e iPhone. Senza cavi che intralciano il cammino tra le scrivanie. I punti di accesso alla rete, però, non sono le antennine degli hotspot, ma led come quelli che illuminano il percorso nelle sale cinematografiche o i pulsanti per sollevare i finestrini nelle automobili. È una tecnologia che sfrutta per l’invio di dati le impercettibili intermittenze di luce emessa dai led: si tratta di un progetto sviluppato da alcuni ricercatori del Boston University college che di recente hanno ottenuto finanziamenti da una prestigiosa istituzione americana, la National science foundation.

L’area wireless “luminosa” è in grado di collegare alla rete apparecchi come televisioni, radio, computer, telefonini e termostati: ma quali sarebbero i vantaggi rispetto alle attuali tecnologie? Secondo i ricercatori, i led raggiungono la velocità di dieci megabit al secondo per la trasmissione wireless, superando il Wi-fi. Inoltre, gli utenti sarebbero anche più sicuri da intercettazioni o da persone collegate clandestinamente perché la luce, a differenza delle frequenze Wi-fi, non attraversa i muri. L’area wireless, quindi, sarebbe confinata unicamente nel perimetro di una stanza. Il sistema proposto dal Boston University college ha anche un risvolto ecologico: nei prossimi anni le lampadine a incandescenza saranno sostituite da fonti luminose che richiedono un minore consumo energetico. E una zona illuminata da led permetterebbe contemporaneamente di ridurre i consumi e di avere a disposizione una connessione a internet superveloce. La prima applicazione immaginata dai ricercatori, però, è nei trasporti: gli ambienti interni delle autobili, per esempio, contengono led.

Già sette anni fa Stephen Leeb, professore al Mit, aveva proposto di usare le lampadine tradizionali per trasmettere dati in ambienti chiusi: il suo apparecchio permetteva di affievolire la luce per una piccola frazione di secondo, generando oscillazioni luminose sono impercettibili alla vista, ma tali da consentire l’invio di informazioni. Il progetto è uscito dal laboratorio ed è diventato un’azienda, Talking lights: il sistema sviluppato da Leeb utilizza lampadari e abat-jour per trovare persone e oggetti che indossano badge o altri dispositivi in grandi edifici: finora è stato utilizzato da alberghi, ospedali e casinò

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