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Copenaghen

Le città più inquinanti secondo l’Onu: Bologna batte Napoli

Le due torri di Bologna (Credit: http://www.flickr.com/photos/addictive_picasso)

Si chiama “greenhouse gas standard” ed è il primo sistema comune di calcolo delle emissioni prodotte in ogni centro o area urbana, da un settore specifico o in un dato momento elaborato dall’Onu. Adottare un protocollo comune deve essere, secondo le Nazioni Unite, un requisito essenziale per accedere a finanziamenti e sostenere le politiche per le azioni necessarie a fronteggiare l’emergenza clima.

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Insuccesso annunciato a Copenaghen

Barack Obama a Copenaghen (Credit: Ansa)

Barack Obama a Copenaghen (Credit: Ansa)

Quanti anni avrete nel 2050? Io conto di arrivare ai miei 77, mio figlio ne compirà 47 e i suoi figli, se ne avrà, saranno appena adolescenti. No, noi non saremo costretti a vivere su zattere alla deriva, stile film catastrofico Waterworld. Probabilmente non vedremo nemmeno una spaventosa glaciazione come quella descritta nell’altro disaster movie climatico L’alba del giorno dopo. Ma la mancanza di un accordo legalmente vincolante su tagli sostanziali alle emissioni di gas serra, che un vertice lungo 12 giorni e i due anni di negoziati che lo hanno preceduto non sono riusciti a produrre, getta un’ombra sul futuro di tutti noi.
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Clima: con i tagli sul tavolo non si evita la catastrofe

Hillary Clinton al summit di Copenaghen (Credit: Ansa)

Hillary Clinton al summit di Copenaghen (Credit: Ansa)

Tutti a dire che bisogna fare di più, che bisogna impegnarsi ed essere coraggiosi. Peccato che a dirlo siano proprio coloro che dovrebbero prendere questo coraggio a due mani e tagliare, tagliare, tagliare queste benedette, anzi maledette, emissioni di gas serra. L’ultimo pezzo grosso sulla scena a regalare dichiarazioni di fiducia e incoraggiamenti è stato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri a Copenaghen ha dato nuove speranze sull’impegno americano, affermando che gli Usa contribuiranno al fondo di 100 miliardi di dollari destinati dai paesi ricchi a i paesi in via di sviluppo.
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Emissioni tra promesse e realtà: mappe e strumenti sul web

Ass. Terra a Padova
Mentre la presidenza del summit sul clima passa al Premier danese Rasmussen, da Copenaghen non arrivano buone notizie: non si riesce a superare lo stallo nei negoziati. E se già i delegati non avevano trovato una piattaforma di accordo, ora è ai politici che passa la parola. Ma a Copenaghen si è già parlato tanto e si parlerà ancora molto.
Tutti speriamo che i fiumi di parole non restino un chiacchiericcio indistinto, ma si concretizzino in azioni, possibilmente nella firma di un trattato, in accordi vincolanti.
Insomma in fatti. Per il momento però ci tocca lavorare con quello che abbiamo, e cioè le promesse, a volte vaghe e indistinte, altre volte precise ma con obiettivi temporali lontanissimi. Dobbiamo fidarci? Come facciamo a controllare che siano rispettate? E sopratutto, cosa succede in realtà?
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Clima: per la Cia è una minaccia come il terrorismo

Dimostranti in piazza a Copenaghen (Credit: Ansa)

Dimostranti in piazza a Copenaghen (Credit: Ansa)

Dopo le negoziazioni, dopo le manifestazioni di piazza a Copenaghen è il momento dei ministri. Quali progressi sono stati fatti nei giorni scorsi? I delegati affermato la volontà di fermare l’aumento della temperatura globale a un massimo di 2 °C. Tutti concordano che per riuscirci bisogna contenere la concentrazione di CO2 in atmosfera sotto una soglia cautelativa. Quella su cui c’è maggiore consenso è pari a 350 parti per milione.
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Clima: cronache minime da Copenaghen

Cool Globes eshibition
Il fruttivendolo danese di Holberosgade, una delle tante vie del centro di Copenaghen, parla un inglese fluente, che farebbe invidia a molti dei nostri politici, e fornisce indicazioni su un albergo come se ripetesse una litania. Chissà quanti ne ha visti passare. E infatti, quando il giornalista di Panorama lo avvicina, chiede subito: «Climate change conference?». Indovinato. Benvenuti a Copenaghen, un posto dove tutti sanno cos’è il riscaldamento globale. Fino al 18 dicembre, le nazioni del pianeta cercano di trovare una soluzione condivisa per il taglio delle emissioni di gas serra.
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Clima: tanto rumore per nulla

Fino all'ultimo orso

Peccato che il risparmio idrico sia una priorità tanto quanto il taglio delle emissioni nocive, perché alla Conferenza dell’Onu sul clima in corso a Copenaghen è già tutto un susseguirsi di docce calde e fredde.

L’Epa, l’agenzia americana per l’ambiente, ha finalmente ammesso l’ovvio: il cambiamento climatico esiste. E tutti in piedi a gioire. L’entusiasmo, francamente non proprio giustificato, viene però raggelato dalle dichiarazioni del presidente della Commissione europea Barroso che ci tiene a far sapere che in Danimarca non si arriverà a firmare un trattato vincolante, ma si potrà raggiungere al massimo un accordo politico.
[Tutto sulla Conferenza sul clima. GALLERY: Ambientalisti mobilitati ]
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Ottimisti contro scettici: chi vincerà a Copenaghen?

I ghiacci della Groenlandia a rischio scioglimento rapido
I ghiacci della Groenlandia a rischio scioglimento rapido (Credits: Lapresse)

Obama non arriverà all’inizio bensì alla fine. Per siglare un accordo vincolante e raccogliere gli applausi? Diciamo che questo è l’augurio, alla vigilia della conferenza dell’Onu sul clima da cui dipenderà la politica degli stati in materia di emissioni di gas serra. Lo spostamento al 18 dicembre della partecipazione del presidente degli Stati Uniti non è l’unica novità pre-vertice. Un’adesione dell’ultim’ora è per esempio quella del primo ministro indiano Manmohan Singh, mentre già sapevamo che avrebbe preso parte alla conferenza il primo ministro cinese Wen Jiabao. La notizia vera sembra quindi essere questa: i leader dei tre principali emettitori di gas serra a Copenaghen ci saranno tutti.
[Tutto sulla Conferenza sul clima. GALLERY: Ambientalisti mobilitati ]
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Clima: c’è chi scherza col fuoco. Guida alla conferenza di Copenaghen

Protesta di Greenpeace contro le emissioni

Protesta di Greenpeace contro le emissioni

Accade che, per la prima volta, il mondo deve mettersi d’accordo su come risolvere un problema. Il luogo deputato a questo patto storico è Copenaghen, durante la Conferenza delle parti della Convenzione sul clima dell’Onu, dal 7 al 18 dicembre. Il problema è limitare le emissioni di gas serra di origine umana, responsabili dei cambiamenti climatici, secondo quanto si desume dagli studi dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc). [Tutto sulla Conferenza sul clima. GALLERY: Ambientalisti mobilitati ]
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Bozza danese sul clima: emissioni dimezzate entro il 2050

Inquinamento

Gas a effetto serra ridotti del 50 percento rispetto ai livelli del 1990? Non è fantascienza ma la concreta proposta del governo danese per evitare di superare i 2 gradi centigradi di aumento delle temperature. E la bozza precisa anche che a fare l’80 per cento del taglio devono essere le nazioni ricche. Sembrerebbe troppo bello per essere vero, a una settimana dall’apertura del vertice Onu sul clima così cruciale e dall’esito ancora così incerto.
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Il futuro di Facebook

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