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Copenaghen

Alla fine ci sarà anche lui a Copenaghen per cercare di trovare una soluzione al problema dei cambiamenti climatici insieme ad altri 65 leader mondiali e ai delegati di 190 paesi. E Obama si fa precedere dall’impegno a tagliare le emissioni di gas serra del 17 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. E’ l’obiettivo contenuto nella legge Waxman-Markey che il Senato Usa deve ancora votare.
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Un gruppo di pinguini su un iceberg in Antartide. Credit: Maria Stenzel.
Mancano dodici giorni al vertice delle Nazioni Unite sul clima che dovrebbe porre le basi per un piano d’azione da mettere in pratica a partire dal 2012, quando sarà arrivato a scadenza il Protocollo di Kyoto. Il presidente degli Stati Uniti Obama, che sembrava tra gli affossatori del vertice, ora promette di presentarsi a Copenaghen con un piano di tagli alle emissioni. Al di là delle promesse, però, le notizie che precedono e “preparano” il summit danese sono tutt’altro che confortanti.
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I ministri dell’Ambiente dei 27 paesi membri dell’Unione Europea si riuniscono in un Consiglio straordinario, oggi a Bruxelles, per mettere a punto le posizioni dell’Ue per il vertice Onu sul clima che si terrà tra due settimane a Copenaghen (7 al 18 dicembre). Di fronte alla retromarcia di Cina e Usa rispetto alla firma di un trattato vincolante, seguito da una parziale marcia indietro degli Stati Uniti, l’Europa conta di giocare un ruolo di traino verso impegni più ambiziosi.
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Il Presidente USA, Barack Obama. Credits: Olivier Douliery/ABACA/Lapresse
Doveva essere l’uomo nuovo, il paladino del cambiamento, colui che avrebbe fatto sognare l’America all’urlo di “Yes we can”. Si è beccato perfino un Nobel per la Pace prima ancora di aver fatto alcunché di realmente pacifico. Tutti si aspettavano che la politica di Obama sarebbe stata l’esatto opposto di quella di George W. Bush, proprio come il negativo di una fotografia. E l’atteggiamento rispetto alla questione ambientale non avrebbe dovuto fare eccezione. Invece ecco che gli Stati Uniti, ai margini del vertice delle nazioni dell’Asia-Pacifico (Apec) appena conclusosi a Singapore, si sono fatti il loro accordo su misura con la Cina, destinato a rendere il summit sul clima di Copenaghen di dicembre poco più che una gita sociale.
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Gli effetti del tifone Ketsana che si è abbattuto su Filippine e Vietnam (Foto: Ansa)
Solo uno slogan per risvegliare le coscienze? Le solite esagerazioni dei catastrofisti di professione? Di sicuro l’allarme monta in vista del vertice di Copenaghen, il momento clou che potrebbe fare del 2009 un anno fondamentale per la storia dell’umanità.
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L’Europa chiama, ma gli Usa risponderanno? La risposta a questa domanda è probabilmente quella che deciderà tra fumata bianca e fumata nera ai negoziati di Copenaghen, dove a dicembre il mondo sarà chiamato a trovare un accordo su come frenare il cambiamento climatico. Al recente vertice di Bruxelles l’Unione Europea (qui, in inglese, il testo del discorso del Presidente della Commissione Barroso in Pdf) ha proposto un pacchetto di aiuti ai paesi più poveri per un importo di 100 miliardi di euro l’anno fino al 2020. Ma la Ue non ha intenzione di metterceli tutti di tasca propria e chiede agli altri paesi, e in particolare agli Stati Uniti, di condividere il fardello.
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Quello del 2009 è stato il secondo settembre più caldo da quando si registrano le temperature. Il rapporto sullo stato globale del clima pubblicato dalla statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration parla chiaro: lo scorso settembre è stato secondo solo a quello del 2005, con una temperatura media di 0,62 °C superiore alla media del Ventesimo secolo, pari a 15 °C, che è stata così superata per il 33° anno di fila.
Per ricordare che è necessario prendere seri provvedimenti e battersi per porre un freno ai cambiamenti climatici prima che questi diventino irreversibili, è stata indetta per sabato 24 ottobre una giornata di azione per il clima.
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Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa)
Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. In Thailandia circa 100 capi di Stato e di Governo si incontrano per tentare di produrre un testo per la convenzione post-Kyoto sulla quale si dovrà trovare il più ampio consenso possibile al vertice danese.
Non è un’impresa facile. Bisogna passare dall’attuale bozza che consiste in centinaia di pagine piene zeppe di parentesi, distinguo, note a margine, a un documento di una quarantina di pagine in tutto, dal quale siano stati eliminati tutti i punti sui quali i delegati che vi hanno lavorato finora non sono riusciti ad accordarsi.
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Mentre a New York, all’assemblea generale dell’Onu, Stati Uniti e Cina fanno i primi passi, almeno a parole, per contrastare i cambiamenti climatici, il vertice di Copenaghen di dicembre si fa sempre più vicino. Basteranno meno di tre mesi per passare dalle parole ai fatti, dai discorsi retorici infarciti di vaghe promesse agli impegni scritti e controfirmati dai grandi inquinatori?
Si prepara al Cop 15, il vertice danese di dicembre, anche il colosso di internet. Google annuncia infatti sul proprio blog il lancio di alcune iniziative che aiuteranno il “popolo della rete” a informarsi su quanto c’è da fare per salvare il pianeta e sui temi che i rappresentanti dei governi andranno a discutere.
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Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento.
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