Anche una semplice doccia può essere perfetta
Una formula matematica per la doccia perfetta. A metterla a punto è stato un team di ricercatori britannici guidato dal neuropsichiatra David Lewis. Stavolta quello che i numeri dicono è che la doccia perfetta esiste ed è un miracolo che ogni giorno si può ripetere allo stesso modo e con la stessa alchimia. Gli ingredienti? Sembra essere tutta una questione di tempo, temperatura e pressione dell’acqua, un mix inossidabile che porta a due risultati tangibili. Il primo, quello di un corretto consumo idrico. Niente sperperi, dunque, di quello che a tutt’oggi viene considerato l’oro blu, ma al contrario giuste dosi per docce più che soddisfacenti. La formula matematica sembra essere, però, una panacea soprattutto per le sue conseguenze sulla nostra psiche e sulla capacità di provare piacere. I numeri messi a fuoco dall’équipe di ricercatori britannici garantiscono, infatti, un perfetto rilascio di endorfine da parte del corpo umano. Il che poi significa una sensazione di benessere diffuso e una maggiore propensione corporea alla felicità. Ma non basta. La doccia di per sé, infatti, produce ioni negativi che sono fondamentali nella riduzione dello stress e nel rilassamento muscolare. In questo senso un parametro chiave è il getto d’acqua preso in considerazione per ogni seduta. Da solo infatti può rilassare così come trasformarsi, a seconda della sua intensità, in un elemento stimolatore. Consigli utilissimi, tradotti in cifre, dunque per chi al rito mattutino non vuole rinunciare ma preziosi anche per chi le docce le fabbrica. Se la formula è perfetta la doccia è la prima a doversi adattare.
Non potete vivere senza internet? Sognate di navigare per ore? Se state lontano dal computer, vi sentite stressati e ansiosi? Se la risposta è sì, allora siete anche voi caduti nella rete, vittime discomgoogolation, ovvero il “discombugogglamento”.
Così è chiamata in Gran Bretagna la sindrome dovuta all’astinenza da internet. La sua etimologia deriva dai termini discombobulate, che significa confusione e frustrazione, e da Google, il motore di ricerca su internet.
Secondo una ricerca commissionata dal servizio informativo 118 e condotta su 2.100 intervistati, quasi la metà dei cittadini britannici, il 44% soffre questa particolare malattia, e oltre un quarto di questi, il 27%, ammette che il proprio livello di stress aumenta quando non vi è la possibilità di accedere a internet.
Il neuropsicologo David Lewis, già famoso per i suoi studi e l’utilizzo dell’elettroencefalogramma quantificato per misurare l’attività elettrica cerebrale (EEG), ha individuato la discomgoogolation misurando la frequenza del battito cardiaco e l’attività cerebrale.
“La diffusione della banda larga - ha spiegato Lewis - ha creato per la prima volta nella storia la cultura delle risposte immediate. Tantissime informazioni sono ormai raggiungibili con un semplice click del mouse e quando non si ha questa possibilità, la discomgoogolation prende il sopravvento. È stato sorprendente vedere quanto la mancanza di internet abbia aumentato il livello di stress in coloro che si sono prestati a questo esperimento”.
La ricerca ha evidenziato inoltre che ben il 76% dei cittadini britannici non potrebbe vivere senza internet e più del 50% rimane collegato in un tempo compreso tra una e quattro ore al giorno. Alienazione da computer? Per molti la rete diventa una dipendenza capace di sostiture qualsiasi rapporto umano: il 19% degli internet-dipendenti trascorre più tempo sul web che con i propri familiari, il 47% considera internet più importante della religione e un britannico su cinque presta più attenzione alla navigazione online che al proprio partner.
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