Leggi tutte le notizie su:
donne

Rosa rossa (Foto: Flickr)
Vi ricordate quando, in uno dei film culto degli anni ‘80, l’attore comico Gene Wilder andava completamente fuori di testa per la bellissima Kelly LeBrock? In quel caso probabilmente il vestito rosso aveva un ruolo secondario nello scatenare la cotta, ma di certo rimaneva impresso. Oggi i ricercatori di ben cinque Università concordano nell’affermare che il rosso è il colore dell’attrazione anche quando è l’uomo a indossarlo.
Continua
Violenza sulla donne
Una scena del film “Il segreto di Esma” Orso d’oro a Berlino nel 2006
In maggioranza le donne ma anche bambini e anziani sono le principali vittime di atti violenti che si consumano nelle mura domestiche. Lo rivela una indagine dell’Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro (Ispesl), svolta nell’ambito del suo Osservatorio sugli Ambienti di Vita.
Il campione esaminato sono i cittadini della Provincia di Trieste. Da ottobre 2007 a settembre 2008, secondo l’indagine, il 4,36 per cento della popolazione residente è stata vittima di violenza domestica di cui il 59 per cento è donna. Le percentuali più alte rispetto all’età delle vittime sono riferite ai 36-45 anni (22 per cento) ai minori (21 per cento) ai 22-35 anni (20 per cento) poi agli anziani con età superiore a 65 anni (13 per cento). Gli autori sono in maggioranza italiani (62 per cento).
Le vessazioni avvengono nella maggior parte dei casi tra coniugi o conviventi (33 per cento), ex coniugi ed ex conviventi (17 per cento), a carico dei figli (15 per cento) e dei genitori (12 per cento). Le cause maggiori: problemi di coppia (26 per cento) problemi familiari (20 per cento) separazione (16) patologie psichiche (8), futili motivi (7), alcol (6), educazione figli (7), tossicodipendenza (2).
Tendenzialmente si riscontra tra gli autori una bassa scolarità (licenza media inferiore). Le ore più ”violente” sono quelle comprese fra le 21 e le 24 e il giorno della settimana preferito dagli aggressori è la domenica.
Connessione pronta e dita allenate? Parte la maratona femminile per le pari opportunità. Sul web. Perché la tecnologia, oggi, è una delle prime alleate del gentil sesso. E così il 31 marzo si muovono 24 ore non stop “made in woman”, con dibattiti e interviste tutti dedicati alle donne, per un evento lungo un giorno sul sito www.webalfemminile.it.
Organizzato dal progetto futuro@lfemminile e dai suoi partner, vede i referenti del mondo istituzionale, delle aziende, della pubblica amministrazione, del mondo scolastico e dello spettacolo, del terzo settore, dei media e i cittadini, tutti chiamati a dare il proprio contributo sul tema del “gender gap”. In Rete, perché la tecnologia è uno dei mezzi principali che può far leva attuativa della parità.
Per 24 ore ci si confronta su un modello di sviluppo e sulle linee di intervento in cui la donna può dare un importante contributo socio-culturale nell’approccio ai problemi e alle possibili soluzioni; si approfondisce il ruolo della donna in ambito lavorativo, si illustrano le opportunità offerte dalla tecnologia… Con esperti e personaggi famosi.
“Con una situazione permanente di differenza, che vede il nostro paese al 67esimo posto della classifica mondiale del World Economic Forum sulle disparità di genere lontanissimo non solo dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità, ma anche dalle più vicine Germania (11° posto) e Francia (15°)” ha affermato Roberta Cocco, direttore marketing centrale di Microsoft e responsabile del progetto futuro@lfemminile, “parlare e far parlare di questa tematica è un dovere per tutti quelli che continuano a credere che la vera parità sia un obiettivo raggiungibile”.
Il palinsesto è ricchissimo, da interviste video a volti noti sul loro rapporto con la tecnologia, a interviste a politici e associazioni imprenditoriali, da corsi di formazione on line gratuiti per migliorare le capacità informatiche a dieci canali tematici su cui poter spaziare su ogni sfumatura femminile (variando da “donne e sociale” a “donne e e-commerce” o “donne e sport”).
I dibattiti vertono su diversi temi chiave. Ecco così “Donne e lavoro - Come cavalcare l’onda della crisi”, con la cantante
Niki Nicolai, la consigliera nazionale di Parità Alessandra Servidori e Lorena Capoccia, presidente Commissione Studi, Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali. Oppure “Donne e famiglia - Mamme tecnologiche, famiglie digitali”, con la scrittrice Paola Calvetti, l’avvocato e vice presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano Giovanna Fantini e Jenny Perotti, mamma e imprenditrice di un negozio Ebay. O anche “Donne e amore nell’era tecnologica - Dai cellulari ai social network, le nuove frontiere del corteggiamento”, con l’attore Pierfrancesco Favino e
Luca Colombo, consumer and online marketing Officer di Microsoft Italia. Fino a “Donne e tecnologie - Di cos’altro avremo bisogno in futuro? E di cosa potremo fare a meno?”: intervengono la comica Geppi Cucciari, la giornalista Maria Teresa Della Mura e Marco Montemagno, co-fondatore Codice Internet.
Ogni dibattito è preceduto da una puntata di “F@F Five Friends”, simpatica web sitcom interpretata da giovanissime dove si entra a contatto con tecnologie mobili, social networking, istant messaging… Panorama.it ve ne dà un assaggio con questo video:
LEGGI ANCHE: Non vedente e novantenne ma autonoma grazie alla tecnologia
Belle ragazze, più pronte a tradire?
Belle si nasce, infedeli si diventa, ma soprattutto perché era scritto alla nascita. Almeno stando ai risultati di uno studio di due psicologi dell’Università del Texas, Kristina Durante e Norm Li, pubblicato da Biology Letters, una delle riviste dell’Accademia della scienze britannica. I due hanno pensato di misurare in 52 donne di età compresa tra i 17 e i 30 anni, che non facevano uso di contraccettivi, i livelli di estradiolo, ormone i cui vantaggi riproduttivi sono ben documentati dal punto di vista scientifico: le donne che ne sono più dotate tendono ad avere tutte le fattezze fisiche che di solito calamitano l’attenzione maschile, dalla snellezza al viso attraente, passando per un seno più prosperoso, e sono più selettive nella scelta del partner, effettuata tra gli uomini con elevati livelli di testosterone. Dei quali tendono però a essere meno soddisfatte, finendo facilmente per tradirli.
La conclusione è stata raggiunta chiedendo alle donne esaminate di valutare quanto gli uomini le considerino attraenti rispetto ad altre donne, prima che la loro fotografia fosse mostrata a un gruppo di uomini e donne che esprimessero un giudizio simile. Alle 52 ragazze i ricercatori hanno inoltre rivolto domande sul numero di partner avuti nella vita e sulla frequenza con la quale avevano ricercato relazioni a breve o a lungo termine. Quelle che al momento dell’indagine avevano una relazione in corso, hanno infine dichiarato quanto fossero appagate dal compagno dal punto di vista emotivo e sessuale, e con quale probabilità si sentissero inclini a flirtare con altri, o a un autentico tradimento, nell’anno successivo. Probabilità che si è rivelata più spiccata proprio per le bellezze con i livelli più elevati di estradiolo ma, per la delusione di non pochi maschietti, senza che questo significhi la loro disponibilità al sesso di una sola notte: secondo gli studiosi, che non riducono la faccenda a una esclusiva questione ormonale, esse tendono piuttosto a capitalizzare più o meno inconsciamente le loro attrattive esteriori, cambiando ripetutamente partner se si crea l’occasione di una relazione a lungo termine che per qualche motivo sia migliore di quella in corso.
Come spiega Kristina Durante, si tratta di donne guidate da una strategia di “monogamia seriale”, dove l’aggettivo sinistramente identico a quello che si usa per i killer più temibili e spietati, unito al profilo psicologico emerso dallo studio, dovrebbe invitare alla cautela gli uomini più avveduti ai quali capiti di incontrarle.
L’Alzheimer colpisce più le donne degli uomini e la colpa starebbe nel corredo genetico femminile. Secondo uno studio del Mayo Clinic College di medicina, pubblicato sulla rivista Nature genetics, a esporre le donne a un rischio maggiore di sviluppare questa malattia sarebbe la variante chiave di un gene presente nel cromosoma X, presente in doppia coppia nel sesso femminile e in una sola in quello maschile. I ricercatori hanno identificato infatti una particolare variante del gene PCDH11X, che sembra essere collegata a un alto rischio di ammalarsi di questa patologia.
Gli studiosi hanno rilevato che l’aumento del rischio non era statisticamente rilevante negli uomini che presentavano una copia sola della variante genetica in questione, così’ come nelle donne che ne avevano una sola copia. Le cose cambiano invece, e di conseguenza il rischio sale, nelle donne con due copie del gene, ognuna delle quali ereditata da ciascun genitore.
Il PCDH11X controlla la produzione di una proteina, la protocaderina, che fa parte di una famiglia di molecole che aiuta le cellule del sistema nervoso centrale a comunicare tra loro. Secondo alcuni studi la protocaderina può essere spezzata da un enzima collegato ad alcune forme di Alzheimer. “E’ molto interessante aver scoperto un nuovo gene collegato alla malattia, il primo ad avere un effetto specifico sul sesso - spiega Steven Youkin, coordinatore dello studio - E’ probabile che molti geni contribuiscano al rischio di sviluppare questa patologia, anche se l’età resta il fattore più significativo”.
Nuove scoperte sono state fatte anche per quel che riguarda il rischio di sviluppare il cancro al seno. In questo caso non di genetica si tratta ma di zuccheri. Un alto livello di insulina (ormone prodotto dal pancreas quando il livello di glucosio nel sangue è alto) nelle donne in menopausa sarebbe infatti responsabile di un aumentato rischio di sviluppare il cancro al seno. E’ quanto emerso da una ricerca dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University pubblicata sul Journal of National Cancer Institute. I ricercatori hanno selezionato nel 2004 un gruppo di oltre 1600 donne in menopausa. Il gruppo individuato era composto da 835 donne che avevano sviluppato il cancro al seno nel corso della ricerca e da 816 donne scelte casualmente. I ricercatori hanno valutato il loro livello di insulina, i livelli di estradiolo e l’indice di massa corporea. Successivamente, le donne sono state divise in quattro sottogruppi, in base al livello di insulina riscontrato ed è emerso che quelle con i più alti livelli di insulina avevano quasi il 50 per cento di probabilità in più di sviluppare il cancro al seno. Il maggior numero di questi casi è stato osservato nel sottogruppo che non aveva mai utilizzato la terapia ormonale sostitutiva. “Quando abbiamo effettuato i controlli per l’insulina - ha detto il professor Marc Gunter, autore dello studio - l’associazione tra obesità e cancro al seno è diventata molto più debole, ciò significa che una larga parte della relazione obesità e cancro potrebbe essere mediata dai livelli di insulina”.

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. Le donne non trovano la strada e gli uomini non chiedono mai indicazioni. Se siano semplici scherzi o risultati di vere ricerche scientifiche a volte è difficile capirlo alla prima. Il cervello delle donne e quello degli uomini sono senz’altro fatti in maniera differente, quel che stupisce è la varietà di ricerche scientifiche svolte per stabilire l’ovvio. L’ultima in ordine di tempo è quella dell’Università di Stanford, dove un gruppo di ricercatori guidati da Allan Reis si è preso la briga di studiare, e pubblicare sul Journal of Psychiatric Research, la diversa reazione di uomini e donne agli stimoli forniti dai videogiochi. Volevano probabilmente rispondere all’eterna domanda: perché i maschi si lasciano assorbire così completamente dai videogame mentre è difficile vedere donne “dipendenti” da World of Warcraft? Risultato: non è vero che le donne non capiscono i videogiochi, anzi, sono perfettamente in grado di giocare, la differenza con i maschi è che non hanno alcuna gratificazione nel distruggere avversari e sconfiggere mostri. Menomale che qualcuno ha finalmente svelato l’arcano, consentendo a tutte noi di tirare un sospiro di sollievo e smetterla una buona volta di sentirci inferiori.
In una prova effettuata con 11 giocatori maschi e 11 femmine, i ricercatori di Stanford hanno appurato che “le donne afferrano le regole del gioco come i maschi, sono solo meno motivate nella riuscita”. Durante il gioco tutti i partecipanti erano sottoposti a risonanza magnetica ed è stato perciò possibile scoprire che il centro mesocorticolimbico del cervello, l’area associata alle ricompense e all’assuefazione, negli uomini era molto più attivo che nelle donne e veniva attivato proporzionalmente al successo ottenuto nel gioco. La conclusione dei ricercatori è stata che il cervello maschile è più predisposto ad essere gratificato dai giochi, specialmente se la vittoria consiste in un guadagno territoriale.
Che dire? Beati loro. Alle donne per gratificarsi restano comunque i tacchi a spillo che, secondo un’altra recente ricerca, svolta questa volta in Italia, dall’urologa dell’Università di Verona Maria Cerruto, aiuterebbero a rilassare i muscoli pelvici, facilitando l’orgasmo femminile. E qui troverebbe conferma uno dei tormentoni più diffusi su internet secondo il quale il lobo frontale del cervello femminile è totalmente occupato dall’area che regola il desiderio di scarpe.

Ci siamo. A Capodanno si fanno le liste di buoni propositi. Ai primi posti? Dieta, ginnastica e, per chi è rimasto refrattario alle campagne anti sigaretta degli ultimi anni, anche il classico smettere di fumare. Un vizio che ormai è sempre più rosa, come dimostra anche l’aumentata incidenza di tumori al polmone e malattie respiratorie fra le donne. Provate però a ricordare a una fumatrice i rischi della sua abitudine. La reazione, immancabile, sarà uno scongiuro e l’accensione di una sigaretta. Per questo il progetto Smettere ti fa bella, organizzato dalla sezione milanese della Lega Italiana Lotta contro i Tumori con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Milano e le associazioni Manager Italia e Donne Dermatologhe Italiane, lanciato lo scorso febbraio, ha affrontato l’argomento da un altro punto di vista, mettendo l’accento su un rischio più frivolo ma molto sentito. Quello dei danni alla pelle.
«Chiariamo subito: che le sigarette danneggiassero la cute, lo si sapeva da tempo. Tanto che è pure scritto sui pacchetti, insieme agli altri avvertimenti. Per la prima volta, però, grazie a questo progetto pilota, siamo in possesso delle prove scientifiche. Abbiamo esaminato la cute di più di 60 fumatrici per individuare i segni dell’invecchiamento da sigaretta e le abbiamo seguite per nove mesi, documentando il miglioramento della pelle mentre abbandonavano il vizio», spiega Adele Sparavigna, dermatologa, direttore dell’istituto Derming di Monza. Perché il viso delle fumatrici porta segni inequivocabili, racchiusi nella definizione di smoker’s face. Ossia, un vero film horror: zampe di gallina, colorito grigiastro, rughe profonde, tono rilassato. Le volontarie sono state seguite da psicologo, dermatologo e dietologo per aiutarle a smettere senza ingrassare, e contemporaneamente monitorare i benefici sulla pelle. Oggi, a esperimento terminato, sono disponibili i primi dati, supportati da documentazione fotografica. Davvero notevoli: senza alcun trattamento antiage ma “solo” spegnendo l’ultima cicca, le rughe marcate tra naso e bocca, i cosiddetti solchi nasogenieni, sono diminuiti del 54%. Un bel meno 65% anche per le linee intorno agli occhi e un aumento generale di tono ed elasticità del 57% e dell’idratazione del 62%. Ma il dato più eclatante riguarda la luce e il colorito, spesso inseguiti a prezzo di creme costosissime.
“Fumare peggiora drasticamente l’irrorazione capillare e la pelle diventa subito grigia e asfittica. Invece, sul viso di chi ha smesso, la luminosità è aumentata dell’85%”, dichiara Sparavigna.
A costo zero, anzi, risparmiando pure.
Gli ultimi commenti