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Dvd

Il dna di 160 persone in un disco: arriva l’incisione olografica

Immaginate il codice genetico di circa 160 persone archiviato in un disco della dimensione di un cd. Oppure poco meno di cinquecento film in un solo dvd. È la sfida vinta da General electric con i dischi micro-olografici: hanno una capienza di 500 Gigabyte. La differenza è nella tecnologia d’incisione: i sistemi attuali modificano unicamente gli strati superficiali dei cd. Con i nuovi dischi della General electric, invece, i dati sono immagazzinati sotto forma di ologrammi tridimensionali, sfruttando lo spazio del supporto i profondità: sono elementi che funzionano come minuscoli specchi in grado di rifrangere la luce del laser del lettore, permettendo la decifrazione dei dati immagazzinati in più livelli. Saranno disponbilidal 2011

Nell’attuale fase di trasformazione economica accordi, strategie e segmentazioni consolidate del mercato hitech sono in via di ridefinizione. Apple, per esempio, sta assumendo esperti nella progettazione di microchip, un settore affidato finora all’esterno. Ma le esigenze sempre più complesse del pubblico e la necessità di gestire all’interno lo sviluppo dei prodotti hanno spinto Steve Jobs a sviluppare all’interno le conoscenze per la produzione di microprocessori.

Film masterizzati? Legali grazie al chiosco stampa-dvd

http://www.flickr.com/photos/spadgy/313252882/
La svolta era già stata decretata dal Dvd Copy Control Association, l’organismo che stabilisce le regole del supporto digitale più usato nel mondo, con l’abbattimento dello storico sistema di protezione utilizzato sui dischetti digitali: il Css. Ora a seguito di questa decisione arriva anche il primo frutto maturo per l’utente cinematografico: il chiosco per la masterizzazione dei dvd. Ad aprire le danze sarà Walgreens, la mega-catena americana di drugstore che proprio in questi giorni ha fatto sapere che inizierà a lavorare con l’industria dei contenuti cinematografici per la creazione, all’interno dei propri centri, di installazioni multimediali self-service per la stampa dei dvd. Ben presto, in pratica, qualunque cinefilo americano desideri avere in casa una copia autorizzata del proprio film preferito non dovrà fare altro che recarsi in uno dei 6000 punti vendita della catena, digitare il titolo sull’apposito chiosco e attendere che questo completi la masterizzazione. Il tutto in modo legale e, assicurano i ben informati, in meno di 15 minuti; a un prezzo che presumibilmente si aggirerà a metà strada fra il costo di un dvd originale e quello di uno a noleggio.

Va detto che il supporto sul quale il film verrà “inciso” non sarà un comune dvd vergine, bensì un dischetto ad hoc, conforme cioè alle specifiche approvate proprio dal Dvd Copy Control Association. Per questo motivo Walgreens sta lavorando con Sonic Solutions, società che sta sviluppando tutta la parte tecnologica di supporto al nuovo modello di distribuzione dei contenuti cinematografici, aprendola a tutti i soggetti che - oltre a Walgreens - saranno interessati al mercato. Fra questi dovrebbe esserci anche Blockbuster, la catena di videonoleggio più nota al mondo, che secondo quanto affermato dal suo portavoce Randy Hargrove starebbe valutando l’opportunità, soprattutto in relazione alla recente acquisizione di Movielink, il servizio per il download dei titoli cinematografici partecipato dalle major di Hollywood. Sulla carta, il mercato c’è eccome: basti pensare che Parks Associates, società di ricerche di mercato specializzata in tecnologia digitale, ha stimato che entro il 2011 l’area dei dvd on-demand genererà ricavi fino a 1,3 miliardi di dollari.

Hd Dvd vs Blu-ray, è guerra per la successione al “vecchio” dvd

http://www.flickr.com/photos/cpstorm/89789996/
Ogni nuova tecnologia ha portato con sé una guerra per l’affermarsi di uno standard su un altro concorrente. La lotta tra Pal e Secam che segnò gli albori della tv a colori e quella tra Betamax e Vhs per le videocassette sono un ricordo lontanissimo. Eppure eccoci di nuovo qui a domandarci, per i nostri futuri acquisti tecnologici, quale sarà il formato vincente di dvd ad alta definizione tra HD DVD, inventato da Toshiba e Nec, e Blu-ray, prodotto con tecnologia Sony e supportato dalla Blu Ray Disc Association che raggruppa molte aziende, tra cui Apple, Samsung e Philips, per citare qualche colosso.
È di pochi giorni fa la notizia che due pezzi da novanta del miliardario business dell’intrattenimento americano, Paramount e Dreamworks, produrranno i loro film in alta definizione solo in formato HD DVD a cominciare da Blades of Glory, filmetto comico in cui Will Ferrel fa il pattinatore sul ghiaccio, proseguendo con Transformers e Shrek Terzo. “Crediamo che HD DVd sia il migliore formato per portare intrattenimento di alta qualità nelle case” dicono alla Paramount. Che sia la campana a morto per il Blu-ray? Considerando che fanno parte dell’associazione che supporta questo formato anche la Walt Disney e la Twentieth Century Fox, probabilmente no.
Ma allora che strada deve prendere il consumatore, bersagliato di pubblicità sulle meraviglie dell’alta definizione? Aspettare, accontentandosi dei dvd normali, con “soli” 4,7 Gb di spazio disponibile per ogni strato invece dei 15 consentiti dai nuovi formati (che nei dischi a Dual layer diventano 30). Acquistare un lettore di dischi HD DVD, che almeno è compatibile con i vecchi dvd. Oppure, se proprio gli bruciano le mani, ma non vuole correre rischi, comprare un lettore ad alta definizione che consenta la lettura di entrambi i formati. Attenzione ai prezzi però: si aggirano per il momento intorno ai 1000 euro.

Tribunale di Milano: un euro alla Siae per ogni Cd masterizzato

Se il cittadino compera un cd o un dvd vergine, è giusto che paghi un surplus per compensare musicisti o registi dalla violazione del diritto d’autore che potrebbe scaturire dalla masterizzazione di un film o di una raccolta di canzoni.
Lo ha confermato il tribunale di Milano che ha dato torto a una società produttrice di supporti digitali, la Computer Support Italcard srl ora fallita, che dal 2003 evadeva una sorta di tassa, il cosiddetto “equo compenso“, che avrebbe dovuto pagare alla Siae per risarcire i musicisti e i registi danneggiati dalla copia privata - masterizzata - di un’opera d’arte.

Nel 2003 infatti il Governo italiano per implementare una direttiva comunitaria, ha introdotto con decreto una sorta di compenso agli autori di opere d’arte che, quando applicato, va a raddoppiare il prezzo del cd vuoto. Il punto è che non tutti i produttori hanno obbedito alla norma. Alcuni di essi fino ad oggi hanno evaso il compenso proponendo sul mercato i cd allo stesso prezzo di prima, con la speranza che un giudice, presto o tardi, potesse riconoscerli vittima di qualche forma di violazione della libera concorrenza.
Secondo i produttori - Computer Support Italcard per primo, ma anche TDK, Verbatim e altri membri della loro associazione di categoria (Asmi) - l’aumento del prezzo dei cd, li avrebbe sfavoritri rispetto ai concorrenti on line e ai rivenditori di Paesi limitrofi. Il tribunale di Milano però ha riconosciuto la leggittimità di questa specie di tassa, “con una sentenza”, dice l’avvocato della Siae Cristiano Castrogiovanni dello studio Nava, “che potrebbe dettare il risultato anche di un altro contenzioso pendente di fronte alla corte di Milano”. Castrogiovanni si riferisce alla battaglia giudiziale sulla stessa questione sollevata contro la Siae dall’Asmi. In questo caso il compenso evaso raggiunge qualche decina di milioni di euro. Computer Support che contava un arretrato di 8 milioni di euro probabilmente non potrà saldare il suo debito con Siae perchè nel frattempo ha dichiarato la bancarotta.

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