
La scorsa estate la Federazione Italiana Editori di Giornali (Fieg) ha chiesto all’Antitrust di valutare la posizione di Google su due punti chiave dei rapporti fra motore di ricerca e testate online: la possibilità per queste ultime di cancellare le proprie notizie da Google News (senza per questo escluderle dal search tradizionale) e la regolamentazione delle tariffe del servizio AdSense.
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(Credits: mfophotos@flickr)
Come reagirebbero i nostri utenti se chiedessimo loro di pagare qualche centesimo per leggere questo articolo? Male, ma non troppo. Anzi, probabilmente un terzo di loro prenderebbe seriamente in considerazione l’idea di mettere mani al portafogli. È quanto afferma Nielsen in un sondaggio condotto a livello mondiale sulla propensione dei consumatori a pagare per le notizie online. Secondo l’istituto di ricerche e analisi di mercato, infatti, un terzo degli attuali utenti Internet sarebbe disposto a pagare per accedere ai siti di informazione online, nel caso questi decidessero di far pagare le proprie notizie.
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Un esperimento dimostrativo
In principio fu Entertainment Weekly, che portò il digitale tra le sue pagine di carta con le inserzioni pubblicitarie in formato video. Dopo di lui, il nulla o quasi. Adesso un nuovo passo avanti, per la verità molto più articolato e coraggioso di quello osato dal magazine statunitense.
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- biker
- Mercoledì 10 Marzo 2010

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)
Questa settimana, Jonathan Rosenberg, Senior Vice President, Product Management di Google, ha pubblicato sul blog aziendale un post intitolato The meaning of open. Si tratta di una vera e propria apologia del mondo open, sia nella sua accezione tecnologica (l’open source), sia come strategia verso il libero scambio dell’informazione.
Rosenberg parte da un assunto di carattere generale: i sistemi aperti (dei quali Google si sente fiera portavoce) sono vincenti in quanto più dinamici e competitivi. Al contrario, i modelli chiusi vincolano gli utenti in modo da bloccare la concorrenza.
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(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)
Alla fine Google ha ceduto. O forse si tratta di un semplice zuccherino per accontentare Murdoch e i suoi fratelli editori. Fatto sta che per la prima volta Mountain View ha accostato la parola “pagamento” a quella “contenuti”.
L’ha fatto con questo comunicato nel quale si spiega – per sommi capi – quella che sarà la nuova strategia che adotterà con tutte le pubblicazioni che offrono (e offriranno) notizie a pagamento su Internet.
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Fra i due litiganti – Google e Murdoch – è spuntata Microsoft. Come se non ci fosse già abbastanza pepe in quella che rischia di diventare la più grande telenovela della Rete.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Microsoft starebbe trattando per avere in esclusiva su Bing i contenuti online della News Corporation. Soldi in cambio di articoli da indicizzare in concessione. Per Murdoch potrebbe essere la spinta che serviva per uscire da Google e da un sistema di aggregazione dei contenuti che egli stesso ha definito “parassitario”.
Ma non è tutto così scontato. Considerato il potere di Google nel mondo Web, c’è da chiedersi se una mossa del genere possa giovare o meno agli interessi di un’azienda che vuole dire la sua in Rete.
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Rupert Murdoch (AP Photo/Virginia Mayo, file)
“Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava“.
La frase (epica) pronunciata da Clint Eastwood nel film Il buono, il brutto e il cattivo sembra fatta apposta per raccontare il duello di nervi fra Rupert Murdoch e i padroni di Internet.
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La home page del nuovo Ten Magazine
C’era bisogno di un altro sito? Di un’altra community? Di altri luoghi dove caricare video e commentare quelli caricati dagli altri? Noi crediamo di sì e per questo presentiamo oggi Ten Magazine, il primo digital magazine di Mondadori (che è anche l’editore di Panorama e quindi di questo sito).
Scrivere per raccontare un sito è un’operazione inutile è un po’ ridicola: un sito va cliccato, esplorato, provato e quindi se volete sapere qualcosa di Ten Magazine dove semplicemente andare a guardarlo.
Qui possiamo raccontare qualcosa sul perché. Perché un editore come Mondadori realizza un prodotto come Ten Magazine. Proviamo a dirlo in tre parole: linguaggio, giovani, partecipazione. Sperimentiamo nuovi linguaggi per raggiungere un pubblico di giovani uomini, di ragazzi, e li invitiamo a partecipare. Ten Magazine è un magazine in senso stretto, organizzato in sezioni editoriali dall’impostazione tradizionale: il taglio e i contenuti sono un po’ meno tradizionali. Nel senso che lo sport, il bizzarro, il gossip, anche l’eros sono trattati sempre con un approccio, come si può dire, scanzonato, adatto per un sito che immaginiamo collocarsi su quella linea invisibile che divide informazione e intrattenimento. Ma poi dovranno per forza sempre essere divise?
Su Ten Magazine raccontiamo le cose buffe che succedono sulla Rete e cerchiamo nuovi protagonisti, ai quali dedichiamo l’area express yourself. Ovviamente non vogliamo che una ragazza di 12 anni strappi i capelli alla sua professoressa di matematica per esprimere la propria creatività (e anche se lo facesse, noi non pubblicheremmo il video…), piuttosto cerchiamo di stimolare i piccoli Silvan, che fanno cose come questa:
A proposito di ragazze, due parole sulle Diecine: ti piacerebbe che una tua amica partecipasse a un servizio fotografico - un vero servizio fotografico professionale - sexy? La puoi segnalare a Ten Magazine. Sei una ragazza e ti vuoi proporre? Basta farsi avanti. È un gioco, ovviamente.
Infine, i blog. Su Ten Magazine si possono aprire blog basati su Wordpress, cioè lo stato dell’arte in tema di piattaforme di pubblicazione: un ambiente quasi professionale per dire che saremo lieti di ospitare i blog di chi ha qualcosa da dire, e gli diamo uno spazio che potrà essere personalizzato utilizzando decine di template.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, dal fatto che Ten Magazine è un prodotto multicanale (per ora web e mobile, ma poi chissà), che entro breve nascerà un’area dedicata alla musica e che faremo belle cose insieme a Radio Rock Fm, ma appunto preferiamo che sia il sito a parlare. I commenti, naturalmente, sono benvenuti.