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Fumi tossici nel cielo di Shanghai
E’ il segnale più evidente che il peggio della crisi è passato, ma purtroppo non c’è granché da festeggiare. I dati sulle emissioni di gas serra registrate nell’anno clou della recessione, il 2009, che avevano visto un leggero calo rispetto all’anno precedente, sono stati capovolti, con gli interessi. Nel 2010, secondo dati ancora non pubblicati dall’Agenzia Internazionale per l’Ambiente (IEA), riportati in esclusiva dal quotidiano inglese The Guardian, le emissioni hanno infatti toccato la quota record di 30,6 gigatonnellate di CO2, con un spaventoso aumento di 1,6 Gt rispetto al 2009. Continua

Monte Vibiano
Monte Vibiano, azienda produttrice di olio e vino in provincia di Perugia, è la prima azienda agricola italiana e una fra le prime al mondo a raggiungere lo stato di zero emissioni di gas serra.
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Il muso di un Airbus A380, il più grande aereo passeggeri del mondo
Dite la verità, state già pensando con l’occhietto languido alle sospirate vacanze di Natale. Questo è il periodo dell’anno in cui si cercano freneticamente offerte su internet per pacchetti di viaggio verso mete esotiche. Ma il traffico aereo pesa non poco sulla cupa contabilità delle emissioni di CO2. Per compensare quelle prodotte in vacanza basterà versare qualche euro in contributi di carbon offset?
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Impianto chimico negli anni ‘70 (Credit: Flickr/UsNationalArchives)
Quante tonnellate di anidride carbonica sparavamo nell’atmosfera 50 o 60 anni fa? E quanta oggi? Chi inquina di più tra Cina e Usa? E di quante emissioni è responsabile il singolo cittadino russo, australiano o francese? Soddisfa queste curiosità la mappa interattiva basata sui dati del Carbon Dioxide Information Analysis Center che si trova sul sito del Washington Post nella sezione dedicata al clima. In una forma grafica molto semplice e intuitiva si vede il peso dei diversi paesi nel computo delle emissioni da combustibili fossili, e facendo scivolare la leva del tempo lungo i decenni si può osservare come aumentano le emissioni globali.
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Credits: Ansa/ EPA/MICHAEL BAHLO
Volete salvare il pianeta? Allora diventate vegetariani. L’invito arriva da Lord Nicholas Stern, economista già senior vicepresident della Banca Mondiale, autore nel 2006 del Rapporto Stern sui cambiamenti climatici che è alla base della politica ambientale del Governo inglese. Dalle colonne del Times, Lord Stern, che è anche autore dell’interessante volume Un piano per salvare il pianeta, da poco uscito in Italia, ricorda che il bestiame è una fonte significativa di metano, un gas il cui effetto sul riscaldamento del pianeta è 23 volte più potente rispetto a quello dell’anidride carbonica.
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Il Primo Ministro thailandese Abhisit Vejjajiva ai colloqui di Bangkok (Credit: Ansa)
Due settimane. Questo è il tempo a disposizione dei delegati che si riuniscono oggi a Bangkok in preparazione del summit sui cambiamenti climatici considerato “definitivo” di Copenaghen a dicembre. In Thailandia circa 100 capi di Stato e di Governo si incontrano per tentare di produrre un testo per la convenzione post-Kyoto sulla quale si dovrà trovare il più ampio consenso possibile al vertice danese.
Non è un’impresa facile. Bisogna passare dall’attuale bozza che consiste in centinaia di pagine piene zeppe di parentesi, distinguo, note a margine, a un documento di una quarantina di pagine in tutto, dal quale siano stati eliminati tutti i punti sui quali i delegati che vi hanno lavorato finora non sono riusciti ad accordarsi.
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Un'auto V2G (Credit Hathy Atkinson, University of Delaware)
L’auto elettrica non sfonda. O per lo meno non ancora. A dire il vero il fatto che questi veicoli non brucino direttamente la benzina non è di per sé un merito: a meno che l’elettricità necessaria a farli funzionare non sia prodotta da fonti pulite e rinnovabili, il problema delle emissioni viene soltanto spostato ma non eliminato.
Potrebbe però costituire un passo avanti la possibilità di “immettere in rete” l’energia contenuta nelle batterie delle auto elettriche parcheggiate. Questo è il meccanismo alla base del progetto V2G (vehicle-to-grid) messo a punto dall’Università del Delaware, negli Stati Uniti. Creato il prototipo, adesso è il momento di passare dalla fase di progetto all’utilizzo sul campo, anzi per le strade. Per incoraggiarlo lo Stato del Delaware ha varato una legge che prevede di retribuire i proprietari di auto elettriche con tecnologia V2G per l’elettricità che “restituiscono” alla rete elettrica collegandovi la propria auto quando non la usano.
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Un distributore self-service di detersivi con display che indica le emissioni di CO2 risparmiate. (credits: Ansa)
Il concetto è semplice quanto quello che sta alla base del più elementare rimbrotto che si fa a un bambino: se non sai darti dei limiti, allora te li do io. In questo caso non si tratta di caramelle o di cartoni animati, ma di emissioni di gas serra e a elargire il rimprovero è l’Ippr (Institute for Public Policy Research), una think tank britannica che ha appena pubblicato uno studio dal titolo “Piano B? Prospettive per uno scambio personale di emissioni“.
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Il Giappone ha appena cambiato Governo. Il leader del vittorioso partito democratico, Yukio Hatoyama, ha già annunciato di volersi impegnare per un taglio delle emissioni del 25 per cento rispetto al 1990 per il 2020. Taro Aso, il suo predecessore, si era limitato a promettere uno scarno -8 per cento.
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Tempo fa un bravo giornalista ambientalista, George Monbiot, pubblicò un libro sul riscaldamento globale, dal titolo Calore!, le cui tesi di fondo erano sostanzialmente due. La prima era che per evitare la catastrofe avremmo dovuto ridurre le emissioni nel mondo del 90 per cento entro il 2030, la seconda è che con un po’ di buona volontà e facendo i passi giusti la cosa era fattibile senza dover tornare a uno stile di vita da uomini delle caverne. Ma l’assunto centrale del libro era che gli exploit individuali, per quanto meritori, non risolvono il problema dei cambiamenti climatici: “Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita”.
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