Monte Vibiano, azienda produttrice di olio e vino in provincia di Perugia, è la prima azienda agricola italiana e una fra le prime al mondo a raggiungere lo stato di zero emissioni di gas serra.
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- Martedì 9 Febbraio 2010
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Monte Vibiano, azienda produttrice di olio e vino in provincia di Perugia, è la prima azienda agricola italiana e una fra le prime al mondo a raggiungere lo stato di zero emissioni di gas serra.
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Le persone consumano in proporzione al proprio reddito e inquinano di conseguenza. Questa verità banale è alla base del colossale problema ambientale che ci troviamo ad affrontare. Nessuno vuole stare peggio e consumare meno. I paesi in via di sviluppo vogliono raggiungere quelli già sviluppati per poterne condividere il benessere. Chi a quel benessere è abituato non desidera certo rinunciarci per un motivo impalpabile come la salvaguardia del pianeta. Ma che succede se tutti sono costretti a consumare meno perché hanno meno soldi in tasca e la produzione industriale subisce una battuta d’arresto per mancanza di fondi? Che le emissioni inquinanti scendono.
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Un'auto V2G (Credit Hathy Atkinson, University of Delaware)
L’auto elettrica non sfonda. O per lo meno non ancora. A dire il vero il fatto che questi veicoli non brucino direttamente la benzina non è di per sé un merito: a meno che l’elettricità necessaria a farli funzionare non sia prodotta da fonti pulite e rinnovabili, il problema delle emissioni viene soltanto spostato ma non eliminato.
Potrebbe però costituire un passo avanti la possibilità di “immettere in rete” l’energia contenuta nelle batterie delle auto elettriche parcheggiate. Questo è il meccanismo alla base del progetto V2G (vehicle-to-grid) messo a punto dall’Università del Delaware, negli Stati Uniti. Creato il prototipo, adesso è il momento di passare dalla fase di progetto all’utilizzo sul campo, anzi per le strade. Per incoraggiarlo lo Stato del Delaware ha varato una legge che prevede di retribuire i proprietari di auto elettriche con tecnologia V2G per l’elettricità che “restituiscono” alla rete elettrica collegandovi la propria auto quando non la usano.
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(Nella fotografia, pale eoliche. Credits: the russians are here)
Cosa soddisferà la sete di energia della Cina? È una domanda che riguarda l’intero pianeta. Carbone, energia idroelettrica e solare sono in poll position per sfamare le industrie e le città in rapida espansione.
Ma c’è una carta jolly, inattesa, che Pechino può ancora giocare: entro venti anni l’eolico sarebbe in grado di sostenere l’economia dell’intera nazione, se il governo fosse disposto ad allentare i cordoni dei finanziamenti in tempo utile. Il costo dell’energia generata dalle pale rotanti è accessibile: circa 6-8 centesimi per chilowattora.
Da soluzione di nicchia diventerebbe una tecnologia di massa. Secondo i ricercatori di Harvard e della Tsinghua, gli impianti andrebbero costruiti nel nord e nell’ovest, un’area poco popolata dove sarebbe minimizzato l’impatto ambientale.
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Una lampadina tradizionale e una a risparmio energetico
(Credits: Ansa)
Da oggi le lampadine a incandescenza smerigliate e quelle trasparenti da 100 W diventano merce rara. Una direttiva europea le mette al bando da oggi e nei negozi si troveranno perciò soltanto le rimanenze fino a esaurimento scorte.
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Foto: s-a-m/ Flickr
Si chiamano Negawatt e rappresentano l’elettricità che non ha bisogno di essere fornita grazie a una migliore efficienza energetica.
Uno studio appena pubblicato (Pdf) dalla società di consulenza McKinsey punta il dito proprio sull’efficienza eleggendola a miglior fonte di energia a basso costo per l’economia americana. Per poter attingere a questa risorsa apparentemente a portata di mano è però necessario adottare un approccio innovativo a livello nazionale.
Il rapporto si focalizza sul potenziale di miglioramento dell’efficienza per tutti gli usi energetici che non coinvolgono i trasporti.
Si parla quindi di edifici, aziende, apparecchi per uso privato, illuminazione e molto altro. Un programma organico che eliminasse gli ostacoli sulla strada dell’ottimizzazione potrebbe conseguire una riduzione del consumo di energia di circa il 23 per cento nel 2020, ovvero in poco più di dieci anni. Abbattendo al contempo oltre un miliardo di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra ogni anno.
Ma per rendere tutto questo possibile servono investimenti in misure volte a migliorare l’efficienza che McKinsey quantifica in 520 miliardi di dollari per conseguire un risparmio di 1200 miliardi.
Da un migliore isolamento termico degli edifici a un uso più sensato delle apparecchiature elettriche, sono molti i provvedimenti utili. Le abitazioni private dovrebbero essere così in grado di realizzare il 35 per cento del risparmio energetico calcolato, il settore industriale ha le potenzialità per conseguirne il 40 per cento mentre il restante 25 per cento dipenderebbe dal settore commerciale.
Ma come si possono convincere i cittadini a fare la loro parte e a spendere di più oggi per isolare meglio la mia casa, o per illuminarla con lampadine ad alta efficienza, il cui prezzo è più alto di quelle a incandescenza?
Da noi la detrazione del 55 per cento sui lavori di ristrutturazione che comportano un risparmio energetico è stata al centro di molte polemiche, rischiava di saltare con la finanziaria, che invece ha solo modificato la modalità di presentazione delle domande.
Oggi la detrazione Irpef è salda al suo posto e c’è addirittura una proposta della Commissione Ambiente della Camera di renderla
permanente. E le domande non sono mancate: 230.000 a fine 2008 con interventi agevolati per un valore di 3,3 miliardi di euro e detrazioni per circa 1,8 miliardi.
Più dell’idea di poter risparmiare in futuro molti soldini sulla bolletta elettrica, quindi, sembra sia un guadagno a breve termine a determinare le scelte verdi degli individui. Lo dice pure una ricerca (pdf) appena pubblicata dall’American Psychological Association.
E non solo di guadagno in termini monetari si tratta, ma semplicemente della necessità di vedere un miglioramento qualsiasi, anche di piccola entità nelle nostre tasche o nella qualità dell’aria, ma subito, piuttosto che aspettare per ottenere in futuro un guadagno o un miglioramento anche molto maggiore.
Il bello è potersi permettere entrambi.
Impianto fotovoltaico
Si apre giovedì 5 marzo alla Fiera di Genova la quarta edizione di Energethica, Salone dell’energia rinnovabile e sostenibile. sono attesi 330 espositori (+10% rispetto al 2008) e avranno luogo 30 convegni, con 250 relatori e 50 interventi nelle Isole delle Idee nelle tre giornate di manifestazione.
Ad inaugurare Energethica 2009 sarà il convegno nazionale “Porti verdi: verso un trasporto sostenibile” in programma alle 10 nella sala Liguria del Fieracongressi. Organizzato da Federmobilità, Assoporti, Polo-Porti & Logistica ed Energethica il convegno farà il punto sulla creazione dei green port, sulle emissioni, sulle autostrade del mare e sulla necessità di razionalizzazione dei trasporti per la salvaguardia dell’ambiente. Tra i relatori annunciati il presidente dell’Autorità Portuale di Genova Luigi Merlo.
Nel corso della tre giorni si parlerà di tutte le fonti di energia rinnovabile: sole (solare termino e fotovoltaico), vento (aerogeneratori e parchi eolici), acqua (impianti a turbine idro-elettrici e mini-idro), terra (biogas, biomassa, geotermico) e idrogeno.
Ritorna ampliata l’area dedicata all’edilizia sostenibile con il “Cantiere Ecocasa”, uno spazio dimostrativo del progetto “casa ecologica” in fase di realizzazione ad Albenga, che si concentra, oltre che sugli aspetti strutturali della costruzione, anche su particolari particolarmente innovativi di ambienti interni, seguendo le tre macro aree “energia-acqua-rifiuti”. Per il settore della domotica ci si soffermerà in particolare sul tema della contabilizzazione del calore come mezzo di risparmio energetico nei condomini con riscaldamento centralizzato o teleriscaldati. Tra le maggiori novità di questa edizione “Acquaethica”, area espositiva e dimostrativa sull’utilizzo e la gestione delle risorse idriche, con la presentazione di prodotti e servizi per un consumo intelligente senza tralasciare gli aspetti di raccolta, stoccaggio, distribuzione, trattamento e riciclo, analisi e controllo.
Energethica è aperta dal 5 al 7 marzo dalle ore 9 alle 18. Il biglietto d’ingresso costa 14 euro, ridotto e pre-registrati sul sito www.energethica.it 10 Euro.
Pale eoliche
Con una serie di direttive firmate il 26 gennaio scorso alla Casa Bianca, Obama non ha perso tempo per fare capire al mondo che gli Stati Uniti erano ormai pronti a giocarsi il loro futuro per preservare l’ambiente del pianeta. Mettendo il cambiamento climatico al cuore della sua riflessione strategica, il presidente americano ha chiesto di anticipare l’applicazione di norme restrittive sul consumo di carburante dei veicoli dal 2020 al 2011.
Ma la partita non si annuncia per nulla facile. Un conto infatti è presentare piani ambiziosi, un altro è convincere il popolo statunitense di stravolgere un american way of life improntato negli ultimi 50 anni sul consumismo più sfrenato. Per Barack Obama è quindi il caso di gettare lo sguardo oltreoceano e rintracciare quei modelli di vita con cui concretizzare il motto “Yes, we can” nell’ambito ambientale.
In Germania, un modello c’è. Bisogna recarsi a Dardesheim, una cittadina di appena mille abitanti conficcata nel cuore della Germania, ma nota tra gli ambientalisti per essere interamente autonoma sul piano energetico. Ogni anno, Dardesheim produce una quantità di elettricità quaranta volte superiore rispetto al suo consumo annuale. A pochi chilometri da lì, dal nulla spunta l’eolica più potente del mondo. Il parco di Druiberg ne conta altre 27, attraverso le quali la regione di Harz intende coprire il fabbisogno elettrico di oltre 250.000 abitanti da qui ai prossimi quattro anni. Ma si sa, il vento non basta. E nemmeno il sole, che pure fa la sua parte. A Dardensheim non c’è edificio che non sia coperto da installazioni fotovoltaiche. Di fronte al Comune, c’è addirittura un contatore che indica la quantità di energia solare prodotta in tempo reale e le emissioni di CO2 risparmiate. E c’è pure una centrale al biogas alle porte della città. Per completare il dispositivo, una centrale idraulica è stata “riallacciata” al parco eolico di Druiberg, consentendo ai residenti locali di poter contare su due enormi cisterne pronte a entrare in moto e fornire alla popolazione l’elettricità non appena calano il sole o il vento. Il successo registrato a Dardesheim ha convinto lo Stato federale di espandere questo modello ecologico alla regione di Harz con una sovvenzione pari a 10 milioni di euro.
Non è un caso se progetti di questo tipo nascono in un land tedesco. La Germania è tra i paesi più all’avanguardia sul fronte ecologico. Non a caso, Berlino è stato uno dei più “feroci” sostenitori dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena). Dopo anni di sforzi contrastati da numerosi ostacoli politica (tra cui l’opposizione dell’amministrazione Bush), Irena è stata lanciata il 26 gennaio scorso a Bonn. Con un budget annuale di 25 milioni di euro, l’agenzia ha per missione di abbandonare l’era del “tutto carbone” sostituendo le attuali fonti energetiche con l’energia solare, quella eolica, la biomassa, i biocarburanti e la geotermia.
Shenhua è il principale produttore di carbone cinese. Nella regione dello Shaanxi, ai confini con la Mongolia interna, il gruppo orientale ha costruito uno stabilimento industriale enorme che si è posto l’obiettivo di trasformare il carbone in combustibile liquido ecologicamente pulito.L’impianto dello Shaanxi è famoso in Cina non solo per essere circondato da dozzine di miniere di carbone che gli assicurano un rifornimento continuo di combustibile, ma anche per un centro di ricerche all’avanguardia impegnato da anni nello studio di una lavorazione che permetta di trasformare il carbone in combustibile liquido.Shenhua ha ottenuto l’autorizzazione da parte dello Stato per costruire un impianto nel deserto Ordos nel 2002, e dopo sette anni di ricerca e tentativi andati in fumo, il primo impianto per la fluidificazione del carbone sta per entrare in funzione, e lo stabilimento industriale di Shenhua, realizzato con un investimento di un miliardo di Euro, metterà a disposizione della Cina un milione di tonnellate di combustibili all’anno.
Prima di avviare la produzione di “carbone liquefatto”, i tecnici di Shenhua vogliono testare per una seconda volta l’impianto entro l’estate. Durante la prima prova, realizzata a fine dicembre, l’impianto è rimasto acceso ininterrottamente per trecento ore. Se anche la seconda darà risultati positivi, i manager di Shenhua hanno in mente di ampliare la struttura prima di normalizzare la produzione della stessa, in modo da poter raggiungere output di tre milioni di tonnellate di combustibili all’anno. Un quantitativo prezioso, soprattutto considerando che si tratterebbe, per il 70 per cento, di diesel “pulito”, e per il rimanente 30 per cento di gas naturale e nafta. Non solo: a sentire gli esperti, l’impianto di Shenhua, oltre a produrre combustibili verdi, è stato studiato in maniera tale da avere un impatto nullo sull’ambiente anche per quel che riguarda gli scarichi derivanti dal processo di lavorazione del carbone. Resta però un difetto: per produrre una tonnellata di combustibile è necessario utilizzarne 6,5 di acqua. Alcuni ricercatori sostengono che per la Cina potrebbe essere pericoloso sprecare così tanta acqua nella liquefazione del carbone, ma i manager di Shenhua assicurano che i liquidi degli scarichi verranno tutti recuperati e riciclati.
Nonostante i vantaggi ambientali garantiti dal carbone liquefatto, il governo cinese ha approvato l’iniziativa nella speranza di ridurre la propria dipendenza dall’acquisto di combustibili fossili, visto che, solo nel 2008, ne ha importati ben 178 milioni di tonnellate. Contemporaneamente, va riconosciuto che senza il sostegno politico difficilmente la Shenhua sarebbe stata in grado di portare avanti il progetto: trasformare il carbone il carburante liquido, infatti, continua ad essere molto più costoso della raffinazione del petrolio.
Vettura ad aria compressa della Tata
Gli Stati Uniti girano pagina sulle politiche ambientaliste. E l’arrivo di una nuova generazione di auto verdi potrebbe avvicinarsi. Il presidente Usa Barack Obama ha introdotto un limite alle emissioni di anidride carbonica dei veicoli entro il 2011: una misura che il precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush, aveva ignorato. Ma la scelta di Obama potrebbe favorire i progetti per vetture non inquinanti lanciate dalle case automobilistiche, come quelle alimentate da fonti rinnovabili. L’anno scorso l’indiana Tata ha presentato un’automobile ad aria compressa con un’autonomia di 300 chilometri. Per fare il “pieno” basta collegarla a un presa della corrente che alimenta un compressore. Annunciata per l’inizio del 2009, finora non è ancora arrivata sul mercato: alcuni prototipi sono stati ordinati da Air France.
E le vetture solari? La Toyota ha annunciato che la sua Prius sarà predisposta per ospitare pannelli solari: potrà ricaricarsi, per esempio, quando è parcheggiata. Sotto il sole della California, invece, brillano le ricerche per migliorare l’efficienza energetica: una fitta rete di multinazionali e startup lavora per produrre batterie in grado di prolungare l’autonomia. Senza dimenticare lusso e comfort: Tesla motors, finanziata dal venture capitalis Vinod Khosla, ha presentato al salone di Detroit la sua Roadster, un’auto sportiva ecologica per centomila dollari. L’idrogeno è ancora una grande frontiera che impegna le grandi case automobilistiche, ma finora non sembra pronto alla commercializzazione. Blue Zero F-cell è una concept car della Mercedes alimentata da fuel cell con un’autonomia di 400 chilometri.
Il prototipo della Tata, sviluppato con la francese MDI
Toyota Prius solare
Blue Zero Fuel cell di Mercedes
