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SOPA, gli scioperi non bastano. Il mondo dei videogiocatori vuole boicottare l’E3

Credits: Minecraft

Credits: Minecraft

Wikipedia è in blackout, Wordpress una lunga sequela di frasi barrate in nero, Google si è limitato a barrare il suo doodle. È iniziato oggi il primo sciopero della Rete contro SOPA e PIPA, le misure antiprivacy che rischiano di mettere la museruola a qualsiasi tipo di condivisione sul Web, e vale la pena evidenziare come tra i sostenitori più attivi di questa mobilitazione non ci siano siti come Facebook, YouTube, Yahoo o Amazon, che pure verrebbero pesantemente colpiti dal SOPA, mentre figurino una nutrita schiera di siti che si occupano di videogiochi.
Continua

Galileo inciampa nel Soyuz: rimandato il lancio dei primi due satelliti

Il Soyuz sulla rampa di lancio (Epa/Esa/Stephane Corvaja)

Il Soyuz sulla rampa di lancio (Epa/Esa/Stephane Corvaja)

Il conto alla rovescia per il lancio dei primi due satelliti del programma Galileo è stato interrotto a causa “di un’anomalia osservata durante la fine del riempimento del terzo stadio del lanciatore Soyuz”, ha annunciato stamattina la società Arianespace. Il vettore russo che avrebbe dovuto portare in orbita i satelliti oggi alle 12.34 ora italiana è composto di quattro stadi, i primi tre funzionali all’invio nello spazio e l’ultimo per la navigazione. In un primo momento si è parlato di un rinvio di 24 ore, ora sembra invece che sarà necessario destinare una nuova data al lancio. Continua

Sbarco virtuale su Marte, un passo più vicini al pianeta rosso

Marte in versione 6 metri x 10 (Credit: ANSA/ESA -Oleg Voloshin)

Marte in versione 6 metri x 10 (Credit: ANSA/ESA -Oleg Voloshin)

Sembra un Truman Show delle esplorazioni spaziali, invece è la prima passeggiata dell’uomo su Marte, ma in versione virtuale. Siamo nell’Istituto sui Problemi Biomedici di Mosca, all’interno del simulatore della missione Mars 500, dove si prepara lo sbarco reale degli astronauti sul pianeta rosso. Continua

Spazio: l’italiano Nespoli in viaggio verso la Stazione spaziale internazionale

Paolo Nespoli saluta prima del lancio (Credit: AP/Dmitry Lovetsky)

Paolo Nespoli saluta prima del lancio (Credit: AP/Dmitry Lovetsky)

E’ decollata ieri alle 20.09 ora italiana dalla base russa di Baikonur la navetta Soyuz Tma-20 che porterà tre astronauti, tra cui il nostro Paolo Nespoli, alla Stazione spaziale internazionale. L’attracco alla Iss è previsto alle 21.12 ora italiana di venerdì: il volo corona un decennio di missioni con equipaggio verso “Alpha”, iniziate nell’ottobre del 2000. Continua

Herschel e Planck, oggi in orbita i telescopi dell’Esa

Herschel e Planck

Dopo diversi ritardi è finalmente giunto il momento di Herschel e Planck, i due telescopi spaziali più avanzati mai mandati nello spazio dall’ESA, l’Ente Spaziale Europeo. Il lancio avverrà oggi dallo Spazioporto Europeo situato nella Guiana Francese, a bordo di un razzo classe Ariane 5 ECA, culminando così il programma di esplorazione spaziale avviato nel lontano 1985.

I due osservatori spaziali si divideranno poco dopo il lancio e proseguiranno indipendentemente verso il punto Lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra (a 1,5 milioni di km dal nostro pianeta nella direzione opposta al Sole), dove potranno effettuare le proprie osservazioni in un ambiente stabile e lontano dalle radiazioni emanate dalla Terra, dal Sole e dalla Luna.

Herschel, così nominato in onore dell’astronomo Sir Frederick William Herschel (1738-1822), è un telescopio spaziale a raggi infrarossi realizzato per osservare gli oggetti più freddi dell’universo, scrutando nella zona più remota dello spettro infrarosso (anche a frequenze submillimetriche), attraverso uno specchio di 3,5 metri di diametro e una serie di rilevatori
raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto (-273,15 gradi Celsius) da 2000 litri di elio liquido.

Planck, anch’esso nominato in onore di un celebre scienziato, il fisico premio Nobel Karl Ernst Ludwig Marx (detto Max) Planck (1858-1947), che ha inaugurato la teoria dei quanti e ha formulato diverse teorie sull’elettromagnetismo, avrà come missione di tracciare una nuova mappa dell’universo, almeno 15 volte più accurata del modello attuale, rilevando la radiazione di fondo, che non è altro che ciò che rimane della prima luce emessa nello spazio circa 380 milioni dopo il Big Bang, quando la densità dell’universo era diminuita abbastanza da permettere alla luce di separarsi dalla materia.

L’Italia ha avuto un ruolo primario in entrambe le missioni: la società Thales Alenia Space di Torino ha costruito i moduli di servizio di Herschel mentre l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna ha guidato i consorzio che ha realizzato lo strumento a bassa frequenza (LFI) di Planck, con il supporto della NASA. Chi volesse seguire il lancio in diretta potrà farlo collegandosi al sito dell’ESA, tra le 14.00 e le 16.15 di oggi.

Un video dell’Esa su Herschel

Un video dell’Esa su Planck

In inglese, un video dell’Esa sulla missione

Videogiochi piratati, l’Italia è al primo posto nel mondo

Nintendo Wii

L’Italia è il primo Paese al mondo per videogiochi piratati: un “bottino” annuale di oltre mezzo miliardo di euro: adesso il Governo ha deciso di dire basta.
Quando alla fine degli anni ‘90 si trovavano videogiochi PlayStation copiati su tutte le bancarelle abusive della penisola, nessuno ci faceva quasi più caso. Oggi, con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie, la situazione è ancora più grave e l’Italia si è rapidamente affermata come il primo Paese al mondo per videogiochi pirata, un danno che, considerato il giro d’affari che i videogiochi ormai realizzano nel nostro Paese (circa 1,2 miliardi di euro tra 5 diverse console), è ancora più consistente.

Talmente consistente che è intervenuta persino l’associazione americana dei publisher di videogame (ESA), pubblicando uno studio che dimostra come l’Italia sia al primo posto per numero di videogiochi scaricati illegalmente attraverso Internet (con il 17% di tutti i download illegali portati a termine) e che Telecom Italia è l’ISP attraverso le cui reti viene scaricato il numero maggiore di videogame.
Il problema principale, a detta dei diretti interessati (rivenditori e aziende) è culturale: in Italia acquisire videogiochi e altri contenuti multimediali gratuitamente attraverso la rete non è visto come un reato dalla grande maggioranza delle persone. Eppure per realizzare un videogioco ci vogliono anni di lavoro e molte piccole realtà italiane sopravvivono - e creano posti di lavoro - grazie a questo commercio. Mentre fino a qualche mese fa il problema era ancora limitato, oggi, con la crisi economica che ha eroso il potere d’acquisto, sta assumendo dimensioni drammatiche.
Tanto più che in alcuni casi non è più necessaria neanche la cosiddetta “modifica” (un chip dai installare nelle console per leggere i giochi copiati): su Nintendo DS i giochi pirata girano attraverso una scheda chiamata R4, che viene venduta a fiere itineranti dell’elettronica o da negozianti disonesti, con decine di giochi precaricati. La nuova DSi, che verrà lanciata ad aprile, non sarà piratabile ma molti sono pronti a scommettere che in pochi la compreranno.

Un altro problema è che la Guardia di Finanza e le forze dell’ordine in generale non hanno ancora ricevuto direttive precise sulle azioni da intraprendere per fermare queste chiare violazioni dei diritti d’autore, perché le leggi attuali non sono sufficientemente aggiornate ed esplicite nel vietarne la vendita e anche perchè questo fenomeno non veniva considerato una priorità.
Per questo è intervenuto anche il governo. Il Consiglio dei Ministri ha istituito il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale e Multimediale, guidato da Mauro Masi, che ha indetto una serie di audizioni con le varie associazioni di settore, tra cui AESVI, l’associazione italiana dei publisher di videogiochi. Per voce del segretario generale Thalita Malagò, AESVI ha chiesto di attuare, con la collaborazione degli ISP, un piano di risposta graduale, sul modello dei programmi già implementati in Francia e Inghilterra, che prevede “l’implementazione di appositi avvisi agli utenti che scaricano illegalmente e la sospensione della connessione Internet a coloro che compiono ripetutamente atti illeciti gravi e a cui siano stati prima rivolti un numero di avvisi a desistere da tale attività”.

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Finalmente è partito Goce, il “Ferrari dei satelliti”

Il satellite europeo Goce

Dopo un ulteriore rinvio, avvenuto a sette secondi dalla conclusione delle operazioni di lancio, è partito oggi alle  15,21 il lancio del Goce, il satellite europeo destinato a misurare il campo gravitazionale della Terra, dopo una nottata passata a capire le cause del problema tecnico. Quello di ieri non è il primo rinvio: inizialmente previsto per fine maggio 2008, il lancio era stato rinviato al 10 settembre 2008, quindi in ottobre e poi ancora al febbraio scorso, sempre per problemi del lanciatore. Rinvii che hanno tenuto in naftalina quello che è stato definito il “Ferrari dei satelliti”, termine che trae origine non tanto dal colore, come è stato scritto impropriamente, (di rosso ha soltanto una piccola parte sulla sua estremità), ma dal fatto che sia “un vero e proprio fuoriserie del settore, un satellite senza precedenti nella misura nel campo gravitazionale e con una strumentazione di bordo sofisticatissima, tra cui un gradiometro di estrema precisione che trova impiego per la prima volta nello spazio”, come riferiscono fonti dell’Ansa a Panorama.it.

Il Goce (acronimo inglese di Gravity field and steady state ocean circulation explorer) è il primo satellite ad essere sviluppato come parte del programma dell’Esa Living Planet, ed è destinato alla realizzazione della prima mappa mondiale ad alta risoluzione del campo gravitazionale terrestre, la cui forma irregolare nasce da misure cruciali sia per il clima che per conoscere i processi interni alla crosta terrestre e collegati alla comparsa di terremoti e vulcani. Pesa 1.100 chili, è lungo 5 metri e ha una sezione di un metro. E’ costato 350 milioni di euro e alla sua realizzazione hanno collaborato 45 aziende europee sotto la guida della Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica).

Osserverà la terra dalla distanza ravvicinata di 250 chilometri (gli altri satelliti si trovano a oltre 400 chilometri) con l’obiettivo di realizzare la prima mappa ad altissima risoluzione del campo gravitazionale terrestre. O più correttamente, dei campi gravitazionali, al plurale. Perché la forza di gravità generata dal campo gravitazionale terrestre non è la stessa in tutti i punti della superficie del nostro pianeta. Infatti, se la Terra fosse una sfera perfetta, il peso di un corpo sarebbe lo stesso in qualsiasi punto della superficie terrestre. In realtà non è così: spostandosi lungo un parallelo, il nostro peso ha piccole variazioni, in dipendenza dalla quota sul livello del mare, dalla presenza o meno di caverne sotto i nostri piedi, di bacini idrici sommersi, dal fatto che ci troviamo sulla terraferma o sugli oceani e così via. Ecco perché una misura accurata del campo gravitazionale terrestre, come quella che fornirà Goce, servirà a capire meglio la circolazione oceanica, un fattore determinante per il clima terrestre.

Goce
”Sono stati fatti tutti i controlli e c’è luce verde al lancio”, ha detto poco fa il portavoce dell’Esa, Franco Bonacina. Per seguire in diretta le fasi successive al lancio del satellite si può andare sul sito dell’Esa.

Un video dell’Esa (in inglese) presenta il Goce

Prove di missione su Marte e lampi gamma colti sul nascere

Un panorama marziano

L’equipaggio della Stazione spaziale internazionale è stato evacuato, sia pure per pochi minuti, in una navicella esterna per il rischio di impatto con un detrito, che ha fortunatamente schivato la stazione poco prima delle 18, ora italiana, di giovedì 12 marzo. I tre membri dell’equipaggio della Expedition 18 sono rimasti pochi minuti all’interno del Soyuz per poi rientrare nella Stazione spaziale a pericolo scampato.

Ma gli abitanti dell’ISS non sono i soli in prima linea nello spazio. L’Europa e l’Italia sono sempre infatti sempre più al centro della scena. Il 31 Marzo parte la prima simulazione di un viaggio verso Marte dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. L’esperimento, chiamato, Mars 500, prevede che sei uomini vivano per 105 giorni in condizioni di isolamento all’interno di un simulatore presso l’Istituto per i problemi biomedici (Ibmp) di Mosca. L’obiettivo è individuare e studiare i problemi psicologici e medici di una futura missione spaziale di lunga durata.
Fanno parte di questo speciale equipaggio l’ingegnere tedesco Oliver Knickel, il pilota francese Cyrille Fournier e quattro russi: i cosmonauti Oleg Artemyez e Sergei Ryazansky, il medico Alexei Baranov e lo psicologo dello sport Alexei Shpakov. Nel lungo periodo che trascorreranno nell’astronave virtuale, i sei uomini saranno immersi in diversi scenari, ideati pensando ai problemi reali che si potrebbero incontrare nel lungo viaggio verso Marte. Anche i compiti che avranno a bordo sono una simulazione dei compiti reali di un equipaggio e la comunicazione con la Terra avverrà con il ritardo di 20 minuti nell’arrivo del segnale, con il quale avvengono tutte le comunicazioni fra i satelliti in orbita attorno al pianeta rosso e i centri di controllo a Terra. A conclusione della missione, tutti e sei i partecipanti saranno sottoposti a test che verificheranno gli effetti prodotti dall’isolamento a livello fisiologico e psicologico. Lo studio pilota precede la vera simulazione del viaggio verso Marte, prevista a fine anno con un equipaggio di sei membri che vivrà in isolamento per 520 giorni.

Intanto un gruppo di astronomi britannici del Mullard Space Science Laboratory (Mssl) dell’University College di Londra ha osservato per la prima volta sul nascere un lampo gamma, ossia una delle più potenti esplosioni che avvengono nell’universo.
Il fenomeno è avvenuto in una galassia distante dalla Terra otto miliardi di anni luce ed è stato analizzato appena 251 secondi dopo la sua comparsa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato ottenuto utilizzando i dati forniti dal satellite Swift, realizzato dalla Nasa in collaborazione con Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e il Consiglio britannico per la scienza e la tecnologia (Stfc). Lanciato nel novembre 2004, Swift è riuscito a ottenere lo spettro ultravioletto di un lampo gamma battendo ogni record di rapidità in questo campo grazie al telescopio Uvot (Ultraviolet/Optical Telescope). Attualmente si ritiene che i lampi gamma siano emessi in seguito a immense esplosioni che seguono il collasso, all’interno di un buco nero, del nucleo di stelle massive che ruotano molto rapidamente. Ma questa resta un’ipotesi da dimostrare e sostanzialmente i lampi gamma sono eventi ancora misteriosi. Massimiliano De Pasquale, dell’Mssl, ritiene che d’ora in poi si potranno osservare lampi gamma finora quasi impossibili da vedere e saperne di più sulle galassie che ospitano questi fenomeni, anche se sono lontane miliardi di anni luce.

E infine c’è tanta Italia a guardare il cielo dagli osservatori privilegiati dell’Xmm e di Hubble. Quote record di tempi di osservazione con i principali telescopi spaziali, l’Xmm dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dell’Hubble di Nasa ed Esa sono state aggiudicate da due gruppi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Università di Bologna.
L’osservatorio di Bologna dell’Inaf si è aggiudicato ben tre milioni di secondi del satellite Xmm-Newton, mentre il dipartimento di Astronomia dell’Università sempre a Bologna potrà utilizzare 177 orbite del telescopio Hubble per il programma di ricerca sugli ammassi stellari: si tratta del 18% del tempo totale a disposizione sul telescopio spaziale prima della quarta e ultima missione di manutenzione, prevista in maggio.
“Abbiamo a disposizione - spiega Andrea Comastri, che guida il gruppo di ricerca dell’Inaf - oltre 800 preziosissime ore che stiamo già sfruttando per andare a caccia dei buchi neri più invisibili, quelli oscurati da gas e da polveri. Per individuarli occorrono osservazioni molto lunghe e un’ alta sensibilità ai fotoni X molto energetici: Xmm è il satellite ideale per portarle a termine”.

Il teletrasporto di dati è gia (quasi) realtà

Teletrasporto quantico
Stewart Jenkins e il  suo team del Georgia Institute of Technology sono riusciti a sviluppare un sistema per teletrasportare qubit (quantum-bit: l’unità di informazione quantica) istantaneamente su distanze che potrebbero raggiungere i 1000 chilometri, sfruttando un fenomeno delle particelle quantiche (più piccole dei nuclei atomici) chiamato Correlazione Quantica o Entanglement Quantistico.

Le applicazioni dell’Entanglement Quantistico (Quantum Entanglement) sfiorano il campo della fantascienza. In poche parole, come anche Einstein aveva osservato definendola “Spooky Action at a Distance” (azione misteriosa a distanza), due particelle quantiche possono essere correlate tra loro in modo tale che, anche se si trovano a migliaia (o persino milioni di miliardi) di chilometri di distanza, quando una di esse subisce un cambiamento, lo stesso cambiamento avviene istantaneamente anche nell’altra. Anche se è difficile da spiegare e concepire, questo accade perché le due particelle hanno delle proprietà inscindibili secondo cui una non può cambiare senza che cambi anche l’altra, a prescindere dalla distanza spazio-temporale tra di loro. Ad esempio, due particelle quantiche legate da Entanglement avranno sempre uno spin (proprietà magnetica dei quantum) opposto, lo stesso vale per la carica elettrica. In pratica, la connessione tra le due particelle trascende le concezioni relativistiche (legate alla teoria della relatività di Einstein) dello spazio e del tempo.

L’applicazione del Quantum Entanglement nella pratica ha già portato gli scienziati a realizzare esperimenti incredibili, come ad esempio la possibilità di condividere istantaneamente la chiave di un codice crittografato a distanze inferiori ai 200 chilometri: un fotone correlato a un altro fotone è infatti stato trasmesso per una distanza di 144 chilometri tra le Isole Canarie di La Palma e Tenerife e ricevuto dalla Optical Ground Station dell’ESA (l’Ente Spaziale Europeo) e le correlazioni quantiche tra i due fotoni (quindi il cambiamento di uno che causa un istantaneo cambiamento nell’altro) hanno permesso di condividere le informazioni per decrittare il codice segreto.

Anche se il teletrasporto di massa, energia o persino informazioni digitali nel senso classico del termine (i bit) rimane impossibile, la possibilità di tramettere qubit a una velocità superluminale (superiore a quella della luce) può essere sfruttata anche nello sviluppo di computer quantistici, macchine in grado di sfruttare i fenomeni della meccanica quantistica, come, appunto, l’Entanglement, per raggiungere potenze di calcolo esponenzialmente più elevate rispetto ai computer basati sui transistor, visto che la trasmissione di dati avverrebbe istantaneamente. Molti governi stanno già investendo notevoli risorse su questi progetti.

La limitazione principale nel teletrasporto di informazioni quantiche e nella realizzazione e di quantum computer è che la memoria quantica è in grado di ritenere i dati solo per una frazione di secondo. Anche la memoria DRAM dei computer classici deve essere riscritta ogni 9-70 nanosecondi: il problema dei qubit è che, secondo le leggi della meccanica quantistica, il semplice atto di riscrivere un dato lo altera irreversibilmente. I fotoni usati nel teletrasporto di dati quantici viaggiano alla velocità della luce e quindi impiegano un tot di tempo (per quanto ridotto) per raggiungere la propria destinazione. Se il tempo impiegato è superiore a quello della memoria quantica, il messaggio andrà perduto.

Il team di ricercatori guidato da Jenkins ha sviluppato memorie quantiche in grado di durare per 7,2 microsecondi, inscrivendo i qubit nello spin di atomi gassosi e schermandoli da campi magnetici che possono distorcerne lo spin. Questo lasso di tempo permetterebbe a un messaggio quantico di essere trasmesso istantaneamente per distanze di oltre 1000 chilometri.

La telemedicina via satellite unisce Treviso a Timisoara

Intervento in sala operatoria
Chirurghi in sala operatoriaLa telemedicina è uno strumento sempre più utilizzato per la cooperazione decentrata tra due paesi distanti tra loro. In quest’ottica, l’Azienda Ulss 9 di Treviso ha sviluppato il progetto “Near to Needs”, telemediciNE via sAtellite to bRidge iTalian and rOmaniaN hEalthcare and EDucational Services. (leggi la presentazione in pdf). L’acronimo è forzato, ma il senso è chiaro: è un progetto di assistenza medica rivolto al personale italiano residente nella zona di Timisoara e Bucarest e per il personale rumeno assunto nelle aziende italiane. I risultati della prima fase sono stati presentati qualche giorno fa in un convegno a Bucarest dove era presente anche Panorama.it. “Il progetto è nato due anni fa con la firma di un protocollo d’intesa tra la Regione Veneto e l’Ospedale Judeatano di Timisoara ed è cofinanziato, per un importo di 950 mila euro, dall’Esa, l’Agenzia spaziale europea, Azienda sanitaria Ulss 9, Banca Italo Romena, Camera di commercio di Treviso, Unindustria Treviso e Unimpresa Romania – spiega a Panorama.it Claudio Dario, direttore generale dell’Ulss 9 di Treviso - Avvalendosi della piattaforma satellitare, oltre a fornire assistenza sanitaria agli italiani presenti in Romania, ha reso possibile il monitoraggio di particolari forme patologiche infettive e l’avvio di programmi di formazione in videoconferenza tra il personale sanitario italiano e quello rumeno”.

I risultati, presentati da Antonella Beltrame, il medico stanziato a Timisoara, parlano di 18 teleconsulti neurochirurgici, 2 videoconsulti di equipe cardiologiche, 4 cicli di videoconferenze e-learning. Un successo di un modello “facilmente replicabile, che supera le distanze geografiche e permette una reperibilità immediata online per tutti i medici coinvolti”, sottolinea la Beltrame, cui fa eco Pierluigi Mancini, responsabile dei progetti di telemedicina dell’Agenzia spaziale europea: “Da quattro anni l’Esa porta avanti politiche di sviluppo delle piattaforme di telemedicina via satellite e questo progetto è una conferma evidente della positività della nostra strategia”.

Partendo da questa esperienza, la Ulss 9 di Treviso sta valutando l’ipotesi di una nuova sperimentazione che sviluppi l’utilizzo di una unità mobile per il controllo e la gestione della tubercolosi. Inoltre, si pensa di implementare il servizio nei paesi vicino a Timisoara, in un’area di oltre 50 chilometri quadrati, dove ancora non ci sono gli strumenti di radiologia d’emergenza. Un nuovo portale web farà poi da supporto alla formazione continua dei medici, gestirà un call center dove poter richiedere informazioni e catalogherà tutti i “fascicoli pazienti” in formato elettronico. “I risultati incoraggianti di Near to needs ci hanno convinto della necessità, in accordo con il ministero della Salute rumeno, di sostenere la sua estensione ad altre regioni della Romania, un paese dove sono presenti oltre 25 mila imprese italiane – dice a Panorama.it Mario Cospito, Ambasciatore d’Italia in Romania – La presenza di oltre un milione di rumeni in territorio italiano rende inoltre questo programma di cooperazione particolarmente significativo nei suoi aspetti di integrazione e collaborazione tra i due paesi “.

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