Leggi tutte le notizie su:
Facebook

Credits: Microsoft
Stando a Microsoft dovrebbe essere un progetto di ricerca sperimentale dedicato agli studenti. Stando alle tempistiche con cui è stato “lanciato” (a un tiro di schioppo dalla rumorosissima IPO di Facebook), un social network con funzionalità search che punta a giostrare sullo stesso terreno di Facebook e Google+. In realtà, basta passarci una manciata di minuti per capire che Socl è piuttosto un ibrido di tutto ciò, che cerca di riunire, sotto un’aura di inedita professionalità, le funzionalità di Facebook, Pinterest, Google+ e, più in generale, dei primi seminali discovery engine come Trap.it e Chime.in.
Continua

Credits: Google
Google ha un’ossessione, si chiama rilevanza: vuole fare in modo che i suoi utenti siano sicuri che se devono cercare qualcosa, la troveranno più facilmente e più velocemente sul suo motore di ricerca. Google ha anche un’utopia: arrivare al punto in cui l’utente potrà esser certo di trovare sempre, al primo click, quello che sta cercando. Ma Google ha trovato una soluzione, seppur parziale: si chiama Knowledge Graph, ed è un primo coraggioso tentativo di rendere un po’ meno stupido il più famoso motore di ricerca della storia.
Continua
Di iniziative benefiche di stampo digitale ne abbiamo viste di tutti i tipi: richieste di donazioni con carta di credito, bonifico bancario o via sms; inviti a cliccare su banner per destinare gli incassi pubblicitari a un ente meritevole; catene di Sant’Antonio via mail spesso astruse e rare volte credibili. Ai tempi dei social network, però, c’è chi è andato oltre: c’è chi chiede di donare i caratteri non utilizzati dei nostri tweet per propagandare una buona causa con chi ci segue. Continua

Credits: Poster Boy NYC @ Flickr
Nicola Brooke ha deciso che non ce la fa più. Ogni volta che accede al suo profilo Facebook l’icona delle notifiche è puntualmente affiancata da un numero a due cifre, in gran parte di stratta di commenti infuocati, insulti, accuse e messaggi privati ancor più violenti. Una legione di ragazzini (o troll, se preferite) la schernisce per via del suo aspetto, della sua età, della sua malattia. Qualcuno ha pure creato un profilo-clone per postare a suo nome status e foto compromettenti. Così, alla fine Nicola Brooke ha deciso di darci un taglio, ha arruolato degli avvocati e ha deciso di portare Facebook in tribunale.
Continua

Credits: imjustcreative @ Flickr
Oggi è un nuovo giorno per Bing. Non so se sia pure un grande giorno, quello potremo dirlo più avanti magari, quando i fatti ci diranno che ci fu un giorno nel quale Microsoft trovò l’uovo di Colombo per diventare la regina del search. Di sicuro oggi è il giorno in cui Bing cambia faccia (si comincia, per il momento, dagli Stati Uniti). Un rinnovamento importante per il motore di ricerca di Microsoft: che cercava un modo per rinverdire il suo look, ma anche per battere un colpo sul fronte delle ricerche sociali e, soprattutto, per lanciare un messaggio al nemico di sempre: Google. Continua

Credits: GOIABA (Goiabarea) @ Flickr
Ti è venuta in mente una frase geniale, una di quelle che nei tuoi sogni diventerà un aforisma con la tua firma in calce. È arguta, sufficientemente sintetica, sarcastica quanto basta, ed è perfetta per descrivere la situazione politica di oggi. La ceselli per bene, ci appiccichi un’immagine d’impatto e la pubblichi sul tuo profilo. Il tutto per poi vedere il tuo adorato contenuto scomparire nel torrente di feed aggrappato a un paio di incoraggianti Like. Per i tanti geni incompresi che come te hanno collezionato frustrazioni di questo tipo, Facebook sta testando una nuova funzionalità: Highlight.
Continua

Credits: Facebook
“No, sul serio, non stiamo costruendo alcun App Store”. Al keynote f8 dello scorso settembre il CTO di Facebook Bret Taylor sembrava piuttosto convinto delle assicurazioni che dava. E invece, oggi, a pochi giorni dalla IPO più attesa della storia dell’hitech, Facebook annuncia il lancio di un proprio App Center, una sorta di amplissimo hub in cui gli utenti potranno trovare tutte le social app correlate a Facebook, a prescindere che provengano dallo store di Apple, da quello di Android o dal Web.
Continua

La home page di Evinar
Il vero problema di un artista, soprattutto se si tratta di un emergente con tanto cuore e pochi quattrini, è quello di trovare un pubblico di fronte al quale esibirsi. Per risolverlo, roulette russa dei provini a parte, le alternative si riducono essenzialmente a due: o si tenta la fortuna per strada, nella speranza di essere notati da qualcuno (senza, nel frattempo, essere cacciati in malo modo dalle forze dell’ordine); o si gira un video e lo si pubblica su YouTube, augurandosi che il passaparola tra gli utenti faccia il miracolo.
Esiste però una terza strada, abbastanza inedita e altrettanto interessante: rivolgersi ai luoghi digitali affollati per eccellenza, i social network. Piazze virtuali come Facebook con oltre 900 milioni di fedeli e cliccanti habitué. È proprio questa l’idea che sta alla base di Evinar, un nuovo e intuitivo sito che permette di organizzare e promuovere su Facebook performance live. Senza particolari dotazioni tecniche: bastano un computer, una webcam e una connessione a internet. Oltre ovviamente al proprio talento. Continua

Credits: Glancee
Man mano che la data dell’IPO si avvicina, la macchina di acquisizioni messa in moto nelle ultime settimane da Facebook non accenna a rallentare la sua avanzata. Oggi Zuckerberg e soci hanno rilevato un’altra startup mobile. Ma a differenza di Instagram questa volta non si tratta di un’app campione di incassi, né tantomento di una startup di photo-sharing in pericolosa ascesa. Glancee non conta più di 30.000 utenti attivi, è specializzata in geolocalizzazione ed è al 100% italiana.
Continua

Credits: RahiDelvi @ Flickr
Va bene, sono mesi che ti senti ripetere che Google, Facebook e un’intera legione di compagnie semisconosciute fanno a gara per impossessarsi dei tuoi dati personali, per sapere a che ora ti colleghi, che siti visiti, quali inserzioni ti convincono e quali prodotti compri online. Sono mesi che i media (noi compresi) ti mettono allerta sui rischi che il web 2.0 pone alla privacy degli individui. Ora hai tutto il diritto di prendere parola e chiedere a gran voce: ebbene, cosa posso fare, oltre a informarmi e blindare a tripla mandata tutti i miei account? Bernardo Huberman un’idea ce l’ha: creare una borsa in cui quotare i propri dati personali come fossero azioni.
Continua