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Non vuoi che Facebook sappia tutto su di te? Troppo tardi

Credits:  rishibando @ Flickr

Credits: rishibando @ Flickr

Se mai avessi bisogno di sapere qualsiasi cosa su uno studente di Harvard, chiedi a me. Ho più di 4.000 contenuti tra mail, immagini, indirizzi e SMS”. Era il 2003, Facebook non aveva ancora perso l’articolo The, Mark Zuckerberg aveva 19 anni, sedeva davanti al suo computer nell’ormai leggendario dormitorio di Harvard e chattava con un amico. “Sono informazioni che la gente mi ha fornito senza batter ciglio. Non so perché. Si ‘fidano’ di me. Poveri scemi”. Quella che in origine doveva essere una semplice sbruffonata da universitario, per i critici di Facebook si è ormai trasformata nella prova testuale di come Zuckerberg e soci sarebbero da sempre attenti a rastrellare il maggior numero di informazioni personali possibile.

Da martedì, Facebook potrà conoscere anche se i suoi utenti intendono donare i propri organi. Un’iniziativa che, com’era prevedibile, ha già sollevato l’ennesimo vespaio.
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Facebook, ecco i 10 profili “tipo”. Vi ritrovate?

(Credit: Facebook)

(Credit: Facebook)

Trita-techD’accordo, non esiste una persona uguale all’altra, nemmeno se stiamo parlando di quasi un miliardo di soggetti. Eppure quando siamo su Facebook abbiamo un po’ come l’impressione di essere davanti a un grande album delle figurine nel quale ognuno è la caricatura di sé stesso. Sarà la mancanza di un contatto diretto, sarà che sui social network siamo ciò che pubblichiamo, fatto sta che davanti a una bacheca è molto facile essere un “tipo” ancor prima che un individuo. Qui di seguito ho provato a raccogliere i 10 profili più comuni, o forse quelli più caratteristici. Vi ritrovate? Continua

Facebook, ecco le azioni da ricordare

action-links

Parli di Facebook e di azioni e pensi subito a Wall Street, all’imminente quotazione in Borsa e ai 100 miliardi di dollari che pioveranno fra le mani di Mark Zuckerberg e soci. In realtà c’è qualcosa di più semplice (e modesto) che lega le due cose: si chiama Action Links ed è l’ennesimo tassello di Open Graph, il sistema aperto che permette a qualsiasi pagina Web di diventare una parte del social network. Da oggi - in pratica - oltre ai link, ai commenti e ai vari Mi Piace potremo utilizzare Facebook per ricordare fatti, luoghi o cose collegate ad una determinata applicazione. Continua

Bing cambia faccia. Ora ricorda il Google di un anno fa

Credits:  imjustcreative @ Flickr

Credits: imjustcreative @ Flickr

Lo scorso gennaio, alla notizia che Google aveva deciso di integrare i risultati di Google+ nel suo motore di ricerca, uno stuolo di scontenti aveva iniziato per la prima volta a considerare l’utilizzo di Bing come principale motore di ricerca. “Google ha appena trasformato Bing nel migliore motore di ricerca” si era spinto a decretare Mat Honan, opinionista di Gizmodo. Oggi, Microsoft prova a dare un’altra spintarella alla sua creatura, dotandola di un design sensibilmente rinnovato. E tremendamente simile a Google.
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Facebook: 550 milioni di dollari a Microsoft per i brevetti AOL

(Credit: Facebook)

(Credit: Facebook)

È una notizia importante, che merita un paio di riflessioni. Perché Facebook spende ben 550 milioni di dollari per acquisire un nutrito pacchetto di brevetti apparentenuti alla ex major della “new economy” AOL e di recente acquisiti da Microsoft? L’offerta pubblica iniziale delle azioni Facebook - per un importo di 5 miliardi di dollari si avvicina: salvo intoppi dell’ultimo momento, probabilmente entro giugno Facebook sarà finalmente sul mercato. Continua

Facebook, il laboratorio di ricerca da un miliardo di cavie

Credits: Todd Barnard @ Flickr

Credits: Todd Barnard @ Flickr

Immaginate che una squadra di ricercatori decida di convocare in laboratorio centinaia di milioni di volontari per studiare nel dettaglio le loro interazioni sociali e stabilire un modello che aiuti a capire meglio come le persone si rapportino tra loro nell’era del Web 2.0. Un’eventualità simile è difficile da ipotizzare, vero? Immaginate allora che esista una squadra di ricercatori che analizza le interazioni sociali di 850 milioni (entro la fine dell’anno saranno probabilmente un miliardo) di “cavie” senza che loro nemmeno ne siano al corrente. Fatto? Bene, sappiate che una squadra di ricerca simile esiste davvero: si chiama Data Team ed è incaricata di effettuare ricerche scientifiche a partire dall’enorme mole di dati che ciascuno di noi condivide quotidianamente su Facebook.
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Google avverte: Facebook e i giardini recintati sono un pericolo per il Web

Credits: harusday @ flickr

Credits: harusday @ flickr

Trita-techUn tempo i nemici di Google si chiamavano Cina, Iran, Arabia Saudita e tutti quei Governi che in barba al concetto di Rete Globale avevano deciso di oscurare una parte dei contenuti scomodi del mondo digitale per creare delle versioni ad nationem del Web. Ora, a quanto pare, le preoccupazioni per i vertici della grande G arrivano da tutt’altra parte: dal Web stesso, o meglio da quella parte del Web che non si riconosce più nei principi di apertura che hanno caratterizzato la storia di questo primo ventennio di Internet. Continua

Google+ cambia completamente faccia. Ecco le novità - VIDEO

Credits: Google

Credits: Google

Una cosa bisogna dirla: è ammirevole la tenacia con cui a Mountain View si ostinano a creare il social network perfetto. Ce la stanno mettendo tutta, per superare Facebook sulla sinistra (con tanto di freccia inserita, non sia mai) e non sembrano disposti ad accettare sconfitte. Così, dopo nemmeno un anno di vita e 170 milioni di utenti registrati, per Google+ è arrivato il momento di sottoporsi a un restyling completo, un vero e proprio intervento di chirurgia estetica che secondo i suoi promotori aiuterà a rendere l’universo Google “più semplice e bello.
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Guerra dei brevetti, ecco tutti i fronti aperti in campo hitech

s_falkow @ Flickr

s_falkow @ Flickr

È il 1976, un tipo di nome John Moore viene ricoverato allo UCLA Medical Center per una pericolosa forma di leucemia. Durante il ricovero al signor Moore viene asportata la milza. L’uomo guarisce e torna alla sua vita di tutti i giorni, le cellule della sua milza invece rimangono in laboratorio. I medici della University of California hanno deciso di conservarle, di utilizzarle per creare colonie di studio, di “immortalizzarle” come si dice in laboratorio. Nel 1984, Moore scopre che le sue cellule sono state clonate e brevettate, e che valgono qualcosa come 3 miliardi di dollari. Sconcertato, decide di intentare una causa, si presenta davanti al Giudice e riceve un verdetto che è uno schiaffo in faccia: il signor Moore, stando alle leggi sui brevetti vigenti, non è da considerarsi proprietario delle cellule da lui ottenute. I medici che le hanno estratte e clonate, invece, sì.
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Effetto Facebook: Instagram sale al primo posto della classifica dell’App Store

instagram-appstore

Chi ci guadagna di più dall’affare Facebook-Instagram: Mark Zuckerberg e il suo social network da 850 milioni di utenti o i 13 dipendenti della società neo-acquisita, divenuti miliardari dall’oggi al domani? Per il momento a beneficiarne più di tutti sembra essere l’applicazione in sé, che a quanto pare sta godendo di un mucchio di pubblicità indiretta. Continua

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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