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(LaPresse)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera tra i principali indicatori della qualità di un servizio sanitario nazionale il numero di farmaci antidolorifici oppioidi e cannabinoidi che vengono prescritti in un anno. In buona sostanza, la facilità con cui un malato grave o terminale può accedere agli analgesici oppiacei è considerato un criterio di giustizia e di efficienza per qualunque servizio sanitario.
In base a questo principio, come dobbiamo giudicare la situazione in Italia?
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Foto: Flickr
Una grande quantità di farmaci già utilizzati per i disturbi più disparati potrebbe costituire un prezioso bacino per la ricerca di principi attivi da impiegare contro il cancro della tiroide. Lo afferma uno studio in via di pubblicazione sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, che conferma il riposizionamento di molecole e farmaci già esistenti come un metodo ricco di prospettive per la ricerca di nuove cure contro il cancro. Continua

La pillola Truvada, prodotta da Gilead Sciences Inc's, utilizzata nella ricerca (Credit:AP Photo/Paul Sakuma)
Con quasi due milioni di decessi nel 2008, l’Aids e il virus dell’Hiv che lo provoca sono la sesta causa di morte nel mondo, ma salgono al terzo posto se si considerano solo i paesi a basso reddito. In attesa che venga finalmente messo a punto un vaccino per proteggere la popolazione, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio. Continua

Antibiotici (Foto: Flickr)
Malaria, tubercolosi, Aids, polmonite, tifo, colera sono alcune delle malattie che il mondo ha serie difficoltà a curare. Eppure la disponibilità di farmaci, anche nei paesi in via di sviluppo, non ha fatto che aumentare esponenzialmente negli ultimi anni. A quanto pare il problema è proprio questo. Continua

Pastiglie di Viagra (credit: Ansa)
Non serve andare dal medico e dare i dettagli di un imbarazzante problemino. Di questi tempi basta aprire la casella della posta e cercare tra i messaggi automaticamente bollati come spam: 9 volte su 10 ci trovi la pubblicità di un farmaco simil-Viagra. Probabilmente non costa meno del farmaco ufficiale, ma non lo scegli per risparmiare. Il suo miglior pregio consiste nel poterlo ordinare anonimamente e ricevere a casa senza altri grattacapi.
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La concorrenza nel settore farmaceutico è sempre più forte: nello sviluppo dei nuovi prodotti si investe il doppio rispetto a 10 anni fa, ma in commercio c’è il 40 per cento di farmaci in meno e 5 aziende realizzano da sole oltre il 10 per cento dei ricavi da prodotti importanti lanciati negli ultimi 5 anni. Questi i dati emersi dal rapporto “Pharma 2020: the vision” di PriceWaterhouseCoopers, realizzato nel 2007, ma aggiornato al 2009 grazie ai risultati ancora più positivi, rispetto alle previsioni, dei grandi “player” di Big Pharma. Complice anche la nuova influenza, che ha fatto schizzare verso l’alto i titoli dei produttori dei farmaci antivirali. Secondo il report, entro il 2020 il fatturato mondiale raddoppierà dagli attuali 600 a 1.200 miliardi di dollari. A guidare questa spinta saranno l’ingresso nel mercato di paesi come India e Cina e l’invecchiamento della popolazione, che comporta l’aumento del consumo di medicinali.
Le cure preventive, si legge nello studio, rappresentano un’enorme opportunità sia per i medici che per l’industria farmaceutica. Attualmente soltanto il 3 per cento della spesa in salute nei paesi Ocse è riferibile all’attività di prevenzione, ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che l’80 per cento di infarti, disturbi cardiaci e diabetici e il 40 per cento dei tumori potrebbero essere evitati con cure preventive. Lo scenario assume contorni futuribili: i farmaci da banco saranno venduti ai distributori automatici e il rilascio delle prescrizioni per i farmaci primari sarà completamente automatizzato. I pazienti riceveranno le ricette nella propria e-mail e potranno girarle a una farmacia online, che controllerà la loro identità e invierà i medicinali all’indirizzo indicato. “L’attuale modello di business delle imprese farmaceutiche deve adattarsi alle nuove esigenze del mercato, ma è necessaria una stretta collaborazione fra i gruppi che concorrono alla fornitura dei servizi sanitari”, è scritto. In pratica, le imprese che riusciranno ad assestarsi ce la faranno, le altre sono destinate a lasciare il mercato.
Batteri al microscopio
Un mal comune condiviso dagli esseri umani e dai microrganismi è lo stress, i cui effetti sui secondi sono molto meno evidenti, tanto che per diffonderne la conoscenza è stato organizzato un convegno internazionale a cura della Federazione europea di biotecnologia, che si è appena tenuto a Semmering, in Austria, dove, provenienti da 24 Paesi, si sono radunati 140 scienziati, convinti che il mezzo gaudio della situazione andrà a tutto vantaggio degli esseri umani. L’influsso di fattori di stress come le elevate temperature e l’azione degli acidi, comporta per i microrganismi un’attività ridotta o una crescita più lenta, tuttavia i biotecnologi sono in grado di manipolare tali fattori in grande quantità, e anche nella direzione opposta, ovvero per rendere più resistenti e produttivi questi minuscoli esseri viventi, in vista del loro impiego nella ricerca farmacologica. Tra le istituzioni che hanno partecipato al convegno vi è stata infatti l’Università di Scienze Applicate di Vienna, presso la quale sarà condotto a termine entro il 2010, dopo essere stato avviato nel 2005, il progetto di ricerca Optipro, il cui obiettivo è lo sviluppo di metodi innovativi per una produzione più efficace ed economica di proteine. Esse rientrano tra i più importanti principi attivi dei farmaci e vengono normalmente create in colture di cellule animali, oppure ricorrendo a microrganismi come batteri e cellule di lievito. Opportunamente “stressati” attraverso differenti soluzioni saline, i microrganismi in questione serviranno specificamente alla realizzazione di proteine ricombinanti, di grande utilità alle aziende farmaceutiche per approntare nuovi medicinali in tempi rapidi. Simili proteine saranno ottenute attraverso l’introduzione di un gene in un organismo ospite, che le metterà a disposizione con la sua crescita, portata avanti in un fermentatore industriale.
Non sempre il web è la corretta risposta a tutto. Il Nuffield Council on Bioethics, un organismo indipendente inglese che esamina questioni etiche nel campo della medicina e della biologia, ha affermato che occorre una miglior definizione di regole e maggior attenzione negli acquisti sul web sia di farmaci sia di esami diagnostici.
Se è vero che Internet ha rappresentato e rappresenta una rivoluzione per la medicina e la salute, è anche vero che stanno cominciando a verificarsi i primi problemi: vendita di farmaci senza alcun tipo di controllo, diffusione di informazioni non sempre verificate e corrette, promozione, da parte di alcune aziende, di esami diagnostici che espongono a inutili pericoli e di incerta efficacia. Questi sono solo alcuni dei rischi che si corrono ad affidarsi alla salute via web senza mettere in atto delle precauzioni e dei filtri.
Insomma, il web può avere un knock on effect sul sistema sanitario, ovvero delle “conseguenze indirette che derivano da certi comportamenti”: costi più alti e maggior necessità di interventi sanitari.
In merito alla vendita di farmaci in Internet va detto che nelle ‘web farmacie’ può davvero trovarsi di tutto e può accadere che qualcuno finisca per assumere un farmaco sbagliato che può procurare danni per la salute invece che benefici. Allo stesso modo bisogna prestare attenzione all’offerta di risonanze magnetiche e tomografie computerizzate promosse con l’intento di diagnosticare precocemente tumori e disturbi cardiaci. In quest’ultimo caso si corre il rischio di effettuare esami non sempre necessari e dunque di sottoporre l’organismo a inutili e pericolose radiazioni.
Secondo i risultati di un sondaggio svolto fra medici generalisti inglesi, uno su quattro dei pazienti curatisi tramite il web ha sviluppato reazioni avverse ai farmaci acquistati in rete.
“Fare a meno del medico – commenta Christopher Hood della Oxford University – può essere, a volte, una buona cosa perché abitua a ‘prendersi cura’ della propria salute, ma non c’è, però, un controllo sufficiente di tutte queste nuove possibilità offerte dal web e, a volte, troppe informazioni fanno più male che bene”.
I medici di base hanno il compito di illustrare ai pazienti che si servono di internet per reperire informazioni da un lato i rischi che si corrono, e, dall’altro, qual è il modo corretto di navigazione per il giusto reperimento di informazioni corrette e utili per la salute.
Una pillola rivoluzionaria che racchiude in un’unica soluzione tutti i farmaci necessari per la cura di patologie cardiovascolari e dunque potenzialmente in grado di salvare migliaia di vite.
Lo studio, pubblicato su The Lancet, e condotto in 50 Centri indiani da scienziati della McMaster University di Hamilton in Canada, ha coinvolto 2.053 individui sani su cui sono stati studiati gli effetti dalla somministrazione della polipillola.
I componenti della polipillola sperimentata sono tre antipertensivi a basse dosi, acido acetilsalicilico e un anticolesterolo della famiglia delle statine, la simvastatina.
Sono stati scelti dei principi attivi generici perché essi associano una dimostrata efficacia a un basso costo. I partecipanti alla sperimentazione sono state persone di 45-80 anni senza precedenti cardiovasculopatie ma con almeno un fattore di rischio: diabete di tipo 2, pressione oltre i 140/90 mmHg, obesità centrale, colesterolemia LDL alta o HDL bassa, fumatori negli ultimi cinque anni.
Il gruppo trattato con la polipillola è stato confrontato con altri otto, relativi a soli acido acetilsalicilico o idroclorotiazide o simvastatina, o altre combinazioni a due, tre, o quattro farmaci, e si è valutato l’effetto sui vari parametri e il potenziale effetto di riduzione di eventi cardiovascolari.
Dopo tre mesi dall’inizio della terapia, nei pazienti trattati con la polipillola sia la pressione massima sia la minima subivano una diminuzione equivalente a quella ottenuta da ciascun farmaco da solo. In più, gli effetti collaterali erano simili a quelli delle singole medicine.
Il nuovo farmaco potrebbe quindi essere prescritto a tutti gli uomini sopra e i 50 e le donne sopra i 60 anni senza che ci siano condizioni di rischio pregresse.
I ricercatori affermano, però, che serviranno almeno 5 anni prima che la polipillola sia effettivamente disponibile sul mercato.
Residui chimici nell’acqua
Un nuovo metodo per contrastare il grave problema dell’inquinamento da farmaci, illustrato da un articolo pubblicato su Water Research, è stato messo a punto da un gruppo internazionale di chimici, appartenenti a centri di ricerca distribuiti tra Francia, Svizzera, Spagna e Colombia. Il sistema potrà trovare la sua applicazione primaria in impianti di depurazione delle acque, nelle quali i residui dei prodotti farmaceutici finiscono con facilità e in grandi quantità, provenienti dai singoli consumatori, dagli ospedali e dalle stesse aziende che li realizzano. Il meccanismo di depurazione, che è stato testato su campioni d’acqua contaminata con l’ibuprofen, un noto farmaco antidolorifico e anti-infiammatorio, prevede l’impiego di un generatore di ultrasuoni collocato sul fondo del contenitore in cui avviene il processo. Questo apparecchio è necessario a trasformare l’energia elettrica in energia meccanica, dando origine a una reazione chimica definita sonolisi che, dissociando l’acqua in radicali altamente ossidanti, come quello idrossilico, degrada l’ibuprofen in composti a minor peso molecolare. Come spiega Fabiola Méndez-Arriaga, ricercatrice dell’università di Barcellona, il processo, che libera anidride carbonica e produce bollicine microscopiche contenenti grandi quantità di energia, fa sì che con un’irradiazione di due ore il farmaco sia completamente eliminato e trasformato in sostanze biodegradabili, successivamente trattabili in un impianto di depurazione convenzionale. Poiché con farmaci diversi dall’ibuprofen la procedura potrebbe generare sostanze più tossiche di quella da neutralizzare, è stata utilmente studiata l’applicazione di altre tecniche di ossidazione avanzata, come la fotocatalisi eterogenea, una reazione nella quale un semiconduttore come il biossido di titanio assorbe la luce ultravioletta per degradare gli inquinanti organici in anidride carbonica, acqua e acidi minerali, che non sono tossici per l’ambiente.
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