
E’ un autentico terremoto quello che si sta scatenando in Rete dopo il sequestro da parte dell’FBI di Megaupload e Megavideo. Per non correre rischi, molti servizi analoghi stanno chiudendo o stanno comunque cercando di ripulire in fretta e furia i propri server dai file “sospetti”. Continua

Per chi non lo sapesse, Megaupload è quella cosa per cui fino a ieri potevi scrivere su Google il titolo di un film, di una serie tv o di una canzone seguito dalla parola “Megaupload” e - guarda alle volte il caso – ecco comparire un bel file zip con dentro proprio quello che cercavi. Pensare che un tempo nemmeno li aprivi i file zip per paura di prendere i virus, e invece.
Megaupload, Sopa, Anonymous: accidenti che succede?
Fino a ieri, si diceva. Sì perché la notizia del giorno, ma forse anche del mese è che Megaupload non c’è più, o meglio c’è ancora ma se provate a digitare www.megaupload.com appare una cosa del genere. Continua


Fredrik Neij e Peter Sunde, rieccoli. I terribili ragazzacci del nord, i creatori di The Pirate Bay, sono tornati. E questa volta vogliono fare le cose per bene (leggasi in maniera legale). Certo, il nome della loro ultima creatura – Bayfiles – ricorda tanto quello della baia in cui per quasi tutto lo scorso decennio gli utenti hanno scorrazzato liberamente per scaricare video, tracce musicali e qualsiasi altro genere di conforto protetto da diritto d’autore. Continua

Doveva essere il giro di vite definitivo contro la pirateria. La mannaia che avrebbe reciso alla radice ogni forma di acquisizione illecita di contenuti audio e video (almeno in Francia). E invece la chiacchieratissima Hadopi, la legge che stacca la spina dope tre tentativi di download illegale, non ha sortito per il momento l’effetto desiderato. I pirati d’Oltralpe non si arrendono, anzi sono più vivi che mai.
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In Francia è entrata in vigore la legge anti-pirateria soprannominata Hadopi, dal nome dell’Autorità che avrà il compito di vigilare sui reati di download illegale commessi dai cittadini francesi. Si tratta di un provvedimento in tre passi. Il primo consiste in un avvertimento via email all’utente che scarica contenuti audiovisivi illegalmente, seguito da una lettera, come secondo avviso. Al terzo download scatta la convocazione davanti a un giudice che può disporre la disconnessione dell’utente. Continua

Sembrava fosse d’incanto caduta anche l’ultima barriera che ancora separa gli utenti web dalla libera circolazione della musica, quella del download gratuito. “Musica gratis e legale attraverso il peer-to-peer”: così annunciava dal palcoscenico del Midemnet di Cannes Allan Klepfisz, creatore di Qtrax, il nuovo servizio web che per un attimo aveva fatto gridare al miracolo, specie coloro che ancora si ricordano delle sventure passate dai pionieri (leggasi Napster e Kazaa) del file sharing. Già, dove erano finite le spietate major discografiche? Tutto a posto, dicevano quelli di Qtrax, i soldi ricavati dalla pubblicità piazzata sul sito sarebbero stati in parte girati alle etichette che detengono i diritti degli artisti “scaricati”, facendo chiudere un occhio, anzi due, anche di fronte al tanto temuto download.
In realtà, loro, i colossi della distribuzione musicale, non ne sapevano nulla. Sony per prima confermava di non aver siglato nessun accordo con Qtrax, poi anche le altre tre grandi sorelle della distribuzione musicale (Warner Music, Universal Music ed Emi) prendevano le distanze dagli scoppiettanti annunci diramati da Qtrax a Cannes. Una smentita clamorosa che di fatto obbligava Qtrax a fare dietro-front ammettendo di “non essere al momento in possesso delle autorizzazioni necessarie per utilizzare i contenuti musicali”.
Se sia stata una leggerezza o una speculazione bella e buona è difficile dirlo; di fatto la figura non è stata delle migliori. Klepfisz però non ci sta e, descrivendo la vicenda come “una tempesta in una tazza di tè”, sottolinea il fatto che “la mancanza di un accordo scolpito nella pietra non implica che Qtrax non abbia il consenso delle etichette”. Di certo, l’esperienza di Qtrax dimostra una volta di più che quella della distribuzione dei contenuti musicali sul web è una matassa ancora troppo intricata che ha molti nodi da sciogliere, dai diritti di registrazione a quelli di composizione e di esecuzione, dai diritti morali a quelli pubblicitari. La partita, non è comunque chiusa.
E gli utenti? Nel frattempo possono ripiegare sulle soluzioni di streaming (come Ezmo o LastFM) o su Downlovers, il sito che permette di scaricare musica in modo legale in cambio di brevi stacchi pubblicitari . Chi si accontenta…

Chi scarica musica o film in modo illegale rischia di essere “radiato” da Internet. È questa in sintesi la proposta di legge preparata dal governo francese per bloccare alla nascita i tentativi di violazione del diritto d’autore attraverso il peer-to-peer. Per sostenerla si è mosso addirittura il presidente francese Nicolas Sarkozy in persona che ha usato parole dure, anzi durissime, contro il file sharing selvaggio: “Corriamo il rischio di essere testimoni di una massiccia distruzione della cultura”, ha dichiarato il numero uno dell’Eliseo, aggiungendo: “Internet non deve diventare un Far West high-tech, una zona senza regole dove i fuorilegge possono saccheggiare o peggio trafficare i prodotti nella più totale impunità”.
Le nuove misure nascono da un accordo dalle larghe intese che coinvolge un po’ tutti i portatori di interesse del mercato: oltre agli organi istituzionali ci sono le etichette discografiche, gli studi cinematografici e i provider Internet. Proprio il consenso di questi ultimi costituirebbe un fattore decisivo nelle nuove norme per la caccia ai pirati. Finora, infatti, i fornitori di servizi Internet avevano evitato di intromettersi nelle beghe legali dei propri abbonati. Il giro di vite degli operatori d’Oltralpe dimostrerebbe però che i tempi sono cambiati e che nelle nuova strategia anti-pirateria c’è sempre più spesso il controllo attuato da chi fornisce e gestisce gli accessi a Internet.
L’accordo, che è stato messo a punto da una commissione capeggiata da Denis Olivennes, direttore generale di Fnac, uno dei più grandi rivenditori francesi di musica e film, si fonda su due livelli di sanzione. Chi verrà colto con le mani nel sacco, o meglio nella rete p2p, verrà prima ammonito e poi espulso; in pratica al primo “sgarro” l’utente riceverà un semplice messaggio di avvertimento da parte dell’Authority di competenza tramite il provider Internet; alla seconda e alle successive infrazioni scatteranno le punizioni più severe, come la sospensione dell’accesso a Internet o la revoca dell’abbonamento di accesso.
A fronte di questa nuova politica di controllo e repressione della pirateria, le major cinematografiche si impegneranno ad aumentare l’archivio di contenuti on demand disponibili a pagamento, mentre l’industria discografica si è dichiarata pronta ad abbattere il Drm per il download della musica dagli archivi online francesi.
Euforici i commenti dell’industria discografica per voce di John Kennedy, presidente della Ifpi, la Federazione Internazionale dei Fonografici, secondo cui questa è la più importante iniziativa che si è fin qui vista per vincere la guerra contro la pirateria online. Decisamente gelida invece l’accoglienza riservata all’accordo da parte delle associazioni dei consumatori: “Il provvedimento è liberticida, antieconomico e contro la storia digitale”, ha commentato Que Choisir dell’associazione consumatori Ufc.
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