
Da ieri è gratis sul web (per il momento soltanto per i navigatori Usa e canadesi) l’ultimo documentario del regista Michael Moore, un instant film realizzato per incoraggiare i giovani a votare - preferibilmente per i democratici - alle elezioni presidenziali di novembre.
Slacker Uprising documenta il tour di Moore negli stati “indecisi” nel periodo delle elezioni presidenziali del 2004 e, per precisa scelta dell’autore non sarà proiettato nei cinema.
Il regista ha spiegato poi che il documentario è anche un “omaggio ai giovani elettori che salveranno il Paese da altri quattro anni di governo repubblicano” e si è impegnato in prima persona nell’incoraggiare i fan a scaricarlo e a condividerlo, a mostrarlo nelle scuole e nei college, e ha spiegato che diversi altri siti - iTunes e Amazon.com compresi - permetteranno di vederlo in streaming o di scaricarlo gratuitamente.
- biker
- Mercoledì 24 Settembre 2008

Chi scarica musica o film in modo illegale rischia di essere “radiato” da Internet. È questa in sintesi la proposta di legge preparata dal governo francese per bloccare alla nascita i tentativi di violazione del diritto d’autore attraverso il peer-to-peer. Per sostenerla si è mosso addirittura il presidente francese Nicolas Sarkozy in persona che ha usato parole dure, anzi durissime, contro il file sharing selvaggio: “Corriamo il rischio di essere testimoni di una massiccia distruzione della cultura”, ha dichiarato il numero uno dell’Eliseo, aggiungendo: “Internet non deve diventare un Far West high-tech, una zona senza regole dove i fuorilegge possono saccheggiare o peggio trafficare i prodotti nella più totale impunità”.
Le nuove misure nascono da un accordo dalle larghe intese che coinvolge un po’ tutti i portatori di interesse del mercato: oltre agli organi istituzionali ci sono le etichette discografiche, gli studi cinematografici e i provider Internet. Proprio il consenso di questi ultimi costituirebbe un fattore decisivo nelle nuove norme per la caccia ai pirati. Finora, infatti, i fornitori di servizi Internet avevano evitato di intromettersi nelle beghe legali dei propri abbonati. Il giro di vite degli operatori d’Oltralpe dimostrerebbe però che i tempi sono cambiati e che nelle nuova strategia anti-pirateria c’è sempre più spesso il controllo attuato da chi fornisce e gestisce gli accessi a Internet.
L’accordo, che è stato messo a punto da una commissione capeggiata da Denis Olivennes, direttore generale di Fnac, uno dei più grandi rivenditori francesi di musica e film, si fonda su due livelli di sanzione. Chi verrà colto con le mani nel sacco, o meglio nella rete p2p, verrà prima ammonito e poi espulso; in pratica al primo “sgarro” l’utente riceverà un semplice messaggio di avvertimento da parte dell’Authority di competenza tramite il provider Internet; alla seconda e alle successive infrazioni scatteranno le punizioni più severe, come la sospensione dell’accesso a Internet o la revoca dell’abbonamento di accesso.
A fronte di questa nuova politica di controllo e repressione della pirateria, le major cinematografiche si impegneranno ad aumentare l’archivio di contenuti on demand disponibili a pagamento, mentre l’industria discografica si è dichiarata pronta ad abbattere il Drm per il download della musica dagli archivi online francesi.
Euforici i commenti dell’industria discografica per voce di John Kennedy, presidente della Ifpi, la Federazione Internazionale dei Fonografici, secondo cui questa è la più importante iniziativa che si è fin qui vista per vincere la guerra contro la pirateria online. Decisamente gelida invece l’accoglienza riservata all’accordo da parte delle associazioni dei consumatori: “Il provvedimento è liberticida, antieconomico e contro la storia digitale”, ha commentato Que Choisir dell’associazione consumatori Ufc.

La svolta era già stata decretata dal Dvd Copy Control Association, l’organismo che stabilisce le regole del supporto digitale più usato nel mondo, con l’abbattimento dello storico sistema di protezione utilizzato sui dischetti digitali: il Css. Ora a seguito di questa decisione arriva anche il primo frutto maturo per l’utente cinematografico: il chiosco per la masterizzazione dei dvd. Ad aprire le danze sarà Walgreens, la mega-catena americana di drugstore che proprio in questi giorni ha fatto sapere che inizierà a lavorare con l’industria dei contenuti cinematografici per la creazione, all’interno dei propri centri, di installazioni multimediali self-service per la stampa dei dvd. Ben presto, in pratica, qualunque cinefilo americano desideri avere in casa una copia autorizzata del proprio film preferito non dovrà fare altro che recarsi in uno dei 6000 punti vendita della catena, digitare il titolo sull’apposito chiosco e attendere che questo completi la masterizzazione. Il tutto in modo legale e, assicurano i ben informati, in meno di 15 minuti; a un prezzo che presumibilmente si aggirerà a metà strada fra il costo di un dvd originale e quello di uno a noleggio.
Va detto che il supporto sul quale il film verrà “inciso” non sarà un comune dvd vergine, bensì un dischetto ad hoc, conforme cioè alle specifiche approvate proprio dal Dvd Copy Control Association. Per questo motivo Walgreens sta lavorando con Sonic Solutions, società che sta sviluppando tutta la parte tecnologica di supporto al nuovo modello di distribuzione dei contenuti cinematografici, aprendola a tutti i soggetti che - oltre a Walgreens - saranno interessati al mercato. Fra questi dovrebbe esserci anche Blockbuster, la catena di videonoleggio più nota al mondo, che secondo quanto affermato dal suo portavoce Randy Hargrove starebbe valutando l’opportunità, soprattutto in relazione alla recente acquisizione di Movielink, il servizio per il download dei titoli cinematografici partecipato dalle major di Hollywood. Sulla carta, il mercato c’è eccome: basti pensare che Parks Associates, società di ricerche di mercato specializzata in tecnologia digitale, ha stimato che entro il 2011 l’area dei dvd on-demand genererà ricavi fino a 1,3 miliardi di dollari.
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Se il cittadino compera un cd o un dvd vergine, è giusto che paghi un surplus per compensare musicisti o registi dalla violazione del diritto d’autore che potrebbe scaturire dalla masterizzazione di un film o di una raccolta di canzoni.
Lo ha confermato il tribunale di Milano che ha dato torto a una società produttrice di supporti digitali, la Computer Support Italcard srl ora fallita, che dal 2003 evadeva una sorta di tassa, il cosiddetto “equo compenso“, che avrebbe dovuto pagare alla Siae per risarcire i musicisti e i registi danneggiati dalla copia privata - masterizzata - di un’opera d’arte.
Nel 2003 infatti il Governo italiano per implementare una direttiva comunitaria, ha introdotto con decreto una sorta di compenso agli autori di opere d’arte che, quando applicato, va a raddoppiare il prezzo del cd vuoto. Il punto è che non tutti i produttori hanno obbedito alla norma. Alcuni di essi fino ad oggi hanno evaso il compenso proponendo sul mercato i cd allo stesso prezzo di prima, con la speranza che un giudice, presto o tardi, potesse riconoscerli vittima di qualche forma di violazione della libera concorrenza.
Secondo i produttori - Computer Support Italcard per primo, ma anche TDK, Verbatim e altri membri della loro associazione di categoria (Asmi) - l’aumento del prezzo dei cd, li avrebbe sfavoritri rispetto ai concorrenti on line e ai rivenditori di Paesi limitrofi. Il tribunale di Milano però ha riconosciuto la leggittimità di questa specie di tassa, “con una sentenza”, dice l’avvocato della Siae Cristiano Castrogiovanni dello studio Nava, “che potrebbe dettare il risultato anche di un altro contenzioso pendente di fronte alla corte di Milano”. Castrogiovanni si riferisce alla battaglia giudiziale sulla stessa questione sollevata contro la Siae dall’Asmi. In questo caso il compenso evaso raggiunge qualche decina di milioni di euro. Computer Support che contava un arretrato di 8 milioni di euro probabilmente non potrà saldare il suo debito con Siae perchè nel frattempo ha dichiarato la bancarotta.