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Flickr

aixcracker@flickr
D’accordo, il numero di visite non sempre è sinonimo di garanzia, ci vorrebbe quella che a Sanremo viene definita giuria di qualità. Ma trattandosi di Flickr, uno dei network sociali più frequentati dai professionisti della fotografia, si tratta comunque di un riscontro di tutto rispetto. Continua

(Credits: arockalypse@flickr)

A proposito dell’ultima missione dello Shuttle, vi consiglio di andare a vedere la foto pubblicata da Chris Bray sul suo profilo Flickr. Uno scatto che vale doppio visto che contiene due istantanee che ritraggono Chris e il padre Kenneth nello stesso luogo (Cape Canaveral), nella stessa posizione e (più o meno) gli stessi vestiti. Tutto uguale? No, perché in realtà le due foto sono state scattate a distanza di trent’anni l’una dall’altra. Continua

La foto della situation room della Casa Bianca durante la cattura di Bin Laden
Quella che vedete qui sopra rischia di diventare la foto più cliccata di sempre su Flickr. Se vi state chiedendo il perché (in fondo nell’immenso archivio di Yahoo se ne trovano di migliori) sappiate che si tratta dello scatto che ha immortalato l’attesa alla Casa Bianca durante l’attacco al compound di Osama Bin Laden. Continua

(Credits: Ian Jones Photography)
Per buona pace di chi pensa che la monarchia sia un’istituzione anacronistica e poco attenta ai fenomeni del nostro tempo ecco il primo diario fotografico 2.0 della Corona inglese: si chiama The British Monarchy’s photostream ed è l’album fotografico ufficiale della famiglia reale inglese su Flickr.
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Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook
Le serate con gli amici. I panorami delle ultime vacanze. I compagni di classe. Sono dieci miliardi le immagini raccolte negli album fotografici di Facebook, il social network più visitato del mondo. Se ogni foto fosse una tortina, ordinandole in fila si potrebbe raggiungere metà del percorso fra Terra e luna: è il calcolo fatto da un ingegnere di Facebook durante il party per festeggiare l’evento. Dieci miliardi di scatti sono tanti: ormai è stata surclassata le comunità di fotografi amatoriali riuniti su Flickr, ferma a 2 miliardi di immagini, e quella di Photobucket, arrivata a 6 miliardi di fotografie.
Nelle ultime settimane gli italiani su Facebook sono raddoppiati fino a un milione e seicentomila persone: il social network più grande della penisola è ancora MySpace, ma la crescita del rivale è stata rapida. Uno sprint che, però, non è ancora stato compreso dagli analisti di media sociali. Durante l’Academic BarCamp di Urbino, Vincenzo Cosenza di Digital Pr ha fatto il punto su alcune ipotesi per capirne il successo tra gli italiani. Per esempio, alcune persone tornate dalle vacanze estive potrebbero aver cercato gli amici attraverso Facebook, un luogo comune dove ritrovarsi soprattutto per chi proviene da Paesi diversi. Generando, così, un effetto valanga. Oppure l’attenzione dedicata di recente dalla stampa femminile avrebbe spinto nuovi membri a entrare nel social network. Ma è possibile che siano entrate in gioco altre dinamiche.
I numeri sono comunque impressionanti: ogni giorno i membri di Facebook guardano 15 miliardi di volte le fotografie. E ogni secondo 300mila immagini scorrono sulle pagine del social network. Quanto spazio serve per conservare i ricordi di amici, colleghi e parenti? Un milione di miliardi di megabyte, cioè un “petabyte”. E l’afflusso di scatti continua al ritmo di due-tremila miliardi di megabyte al giorno.
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Non riuscite più a seguire gli amici nei meandri di internet, ma volete essere aggiornati sui loro ultimi post e sulle foto che hanno appena scattato e pubblicato online? Allora la soluzione potrebbe essere FriendFeed: un contenitore che raccoglie le tracce di ogni persona sparse nel web. E che in una sola pagina riporta i messaggini su Twitter, le foto di Flickr, i video di YouTube, i post, gli aggiornamenti su LinkedIn e decine di altri social network. FriendFeed colleziona tutto. È un servizio che fa risparmiare tempo. Per Steve Rubel, uno dei più autorevoli blogger americani, potrebbe addirittura sfidare Google come sistema di raccolta pubblicitaria. Si vedrà. Di certo lo stress non è soltanto un problema di chi segue ormai decine di social network, ma anche di chi partecipa attivamente alla vita online.
Un video umoristico sulla guerra dei social network per catturare gli utenti
L’ultimo arrivato ha un nome che ricorda effetti fonetici da indigestione: Plurk. Serve per comunicare cosa si sta facendo durante la giornata. Eppure le statistiche rivelano che il popolo delle reti sociali cresce rapidamente nel mondo, anche se negli Stati Uniti si avvertono i primi segni di stanchezza. In Italia gli utenti mensili sono milioni: MySpace e Facebook mostrano soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno che coinvolge soprattutto i giovani. Chi cura il suo volto online, poi, è sempre più impegnato. La parola d’ordine è aggiornare, aggiornare, aggiornare. Per comunicare con gli amici sono a disposizione i 140 caratteri di Twitter. E poi le foto da condividere su Flickr e almeno un blog. E poi arrivano gli inviti per party e manifestazioni attraverso Facebook. Insomma, quanta fatica per una semplice chiacchierata.
La pinna caudale di una megattera
Una visita tra reperti storici sommersi abbinata con la scoperta della vita nel mare: sono le proposte per l’8 giugno del parco Gaiola, sul litorale partenopeo, con uno slogan ironico: “Celebrare la Giornata mondiale dell’oceano nell’area marina protetta più piccola d’Italia”. “Muniti di maschere, pinne e bombole esploreremo i siti archeologici lungo la linea di costa” dice Maurizio Simeone, responsabile di Gaiola onlus. A pochi metri di profondità si può già vedere Pausillipon, la villa di Publio Vedio Pollione. A Torino, invece, durante la settimana il laboratorio Bioma promuove una conferenza sulla pesca nel Mediterraneo: “Discuteremo del rispetto delle regole, dal controllo delle imbarcazioni alle quote di pescato” chiarisce Daniele Tibi, consigliere di Bioma. E a Roma l’associazione Marevivo presenta un rapporto sull’uso delle spadare: sono 137 le imbarcazioni che hanno ricevuto la cifra complessiva di 900mila euro per riconvertire le reti. Ma i controlli delle autorità di vigilanza sono ancora pochi. La festa degli oceani continua a pochi chilometri dal confine italiano, lungo la Costa azzurra: l’8 giugno nel parco di Marineland di Antibes sono previste iniziative per sensibilizzare le persone alla conservazione del mare. E la rete globale di laboratori e acquari Ocean Project propone altri appuntamenti in giro per il mondo.
Un documentario completo dell’esploratore Jacques Cousteau
Gli oceani ricoprono i due terzi della superficie terrestre: un’immensa prateria blu che però non gode di buona salute. Il 41% dei mari è a rischio per le attività umane, come ha dimostrato una ricerca dell’università di Santa Barbara, il primo studio a osservare 17 differenti fattori di stress per gli oceani (tra cui: tre metodi di pesca, cinque fonti di inquinamento, tre aspetti dei mutamenti climatici, gli effetti dell’invasione di specie aliene e la navigazione commerciale). Le zone più colpite? Il mare del Nord in Europa, i Caraibi, la costa orientale negli Stati Uniti e il litorale della Cina, soprattutto nelle aree dove si affacciano le megalopoli. Soltanto il 4% della superficie marina non ha risentito dell’attività umana.
Eppure qualche buona notizia c’è. Il Noaa, l’agenzia Usa per gli oceani e l’atmosfera, ha scoperto che aumentano le megattere nel pacifico settentrionale: sono ormai tra le 18mila e le 20mila. Un considerevole salto in avanti rispetto alle 1500 di quarant’anni fa. Non sono altrettanto positive le notizie che riguardano gli squali: otto specie entreranno nella lista rossa dell’Iucn e sempre più scienziati parlano di rischio di estinzione. Chi vuole vedere straordinarie immagini degli abitanti dei mari può curiosare fra le gallerie fotografiche del Noaa dedicate a balene, foche e trichechi. Oppure rovistare tra le foto di appassionati di Flickr, dove sono raccolte immagini scattate ai quattro angoli del pianeta.

L’idea di Daniele Alberti per finanziare progetti creativi è stata davvero originale: attraverso il suo sito Myminutes ogni persona può comprare un minuto della giornata durante il quale vedrà apparire online una foto significativa della sua vita. Sono disponibili 1440 “minuti” in un anno solare, per un totale di 525600 spazi: così le immagini inviate a Myminutes diventano le lancette di un orologio collettivo che permette alle persone di condividere il ricordo di una vacanza, l’emozione di un incontro, un gesto d’affetto. Finora sul web si è dimostrata redditizia soltanto la vendita di microspazi: l’inglese Alex Tew ha raccolto migliaia di dollari cedendo i minuscoli puntini luminosi (pixel) di una sola pagina web per un dollaro al blocco, e creando così una coloratissima bacheca, affollata da inserzionisti pubblicitari e persone in cerca di notorietà. Un’idea subito copiata con infinite varianti, dall’asta per due milioni di pixel a un’associazione che raccoglie fondi per finanziare la ricerca scientifica. È nata perfino una tendenza nel mondo della pubblicità online, il pixel advertising.
Quella del tempo, però, per alcuni è diventata quasi un’ossessione: una comunità di persone ha creato sul web un apposito “pool” per andare a caccia di orologi nelle strade, sulle facciate di palazzi e campanili, nelle campagne: è il World Clock Project, una sorta di caccia al tesoro per appassionati di lancette e rintocchi. Chi invece non può rinunciare a sapere sempre l’ora esatta in qualsiasi parte del globo, ma con un tocco di creatività (e un computer a portata di mano) può usare Clockr, un orologio digitale che prende le immagine da Flickr. Con Human Clock, invece, è come sfogliare un album fotografico dove tutte le fotografie hanno qualcosa di simile: sono le istantanee di un attimo apparentemente anonimo della giornata, scattate durante una passeggiata, un pranzo, una vacanza. E hanno un altro aspetto in comune: nell’immagine c’è qualcosa che indica un orario preciso (le 6.30 come le 9.15), per esempio le lancette di un orologio al muro, le cifre di un numero di telefono, il numero civico di una strada. Human Clock raccoglie gratuitamente queste foto e le mostra allo stesso orario indicato nell’immagine: per esempio, alle 15 appariranno tutte le foto con il numero quindici.

Web 2.0? Il principio è quasi sempre lo stesso, quello della casa digitale che accoglie sotto il proprio tetto tanti inquilini legati da interessi comuni. C’è posto per tutti, basta procurarsi una chiave per l’accesso (un nome utente e una password sono di norma sufficienti) e il gioco è fatto. Sarà anche per questo che il numero di network sociali è in continuo aumento con proposte sempre più specifiche e articolate. Una vera epidemia che pone gli utenti 2.0 più incalliti di fronte a un nuovo problema: come gestire in modo semplice e immediato tutti i più disparati servizi del Web di nuova generazione senza rischiare di esserne fagocitati? In loro “soccorso” arriva ora 8hands, che si potrebbe definire come il social network dei social network. In realtà è un programmino che raduna in un sol colpo tutti i principali servizi Web come YouTube, Facebook, MySpace, Flickr, nonché i vari feed selezionati dall’utente; in questo modo, il navigatore sociale ha il vantaggio di poter sfruttare un’unica interfaccia – con un unico login di accesso – per avere sott’occhio i propri siti preferiti. Una delle funzioni più utili del programma è rappresentata dalla possibilità di visualizzare in modo trasversale tutti gli ultimi eventi registrati sui vari social network, sia che si tratti di un invito a cena piuttosto che della foto del collega di lavoro, e di comporre una sorta di hit parade dei contatti più attivi.
8hands non è l’unico servizio di questo tipo. L’alternativa più nota è rappresentata probabilmente da Flock che proprio lo scorso novembre ha messo online la sua versione 1.0. In questo caso si tratta di un browser, quindi un programma da usare in alternativa a Explorer o Firefox, per tenere traccia dei propri amici online. In entrambi i casi si tratta di servizi suscettibili di miglioramenti, ma rappresentano comunque ottimi tentativi di radunare tutti i propri contatti sociali sotto un unico ombrello.

Microsoft è sempre più affamata di servizi di web 2.0. Dopo essere entrata in Facebook, la casa di Redmond si starebbe infatti preparando a sferrare l’affondo in un altro settore strategico del web di nuova generazione, quello delle foto e del video-sharing. Lo confermerebbe un recente annuncio di lavoro pubblicato sulle pagine del proprio sito finalizzato alla ricerca di un product manager da destinare proprio a un servizio per la condivisione di foto e video: “Mai sentito parlare di Flickr, YouTube, o .Mac?”, si legge nel messaggio, “la figura che cerchiamo lavorerà all’interno della divisione Windows Live con i team di Spaces, SkyDrive, Messenger e Hotmail per creare una strategia vincente nell’area del photo e del video sharing”.
Microsoft, che attualmente già dispone di un servizio per la raccolta delle foto collegato a Live Spaces potrebbe dunque concentrare i propri sforzi per migliorare la sua attuale proposta nell’ambito del web condiviso, puntando su una maggiore apertura dei propri applicativi con l’aggiunta di una componente per la condivisione dei video sullo stile di YouTube. Il tutto in una piattaforma completamente integrata che sappia magari combinarsi con gli altri mondi creati da Redmond, come la Xbox o il Media Center.
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