Leggi tutte le notizie su:
Flickr
Non riuscite più a seguire gli amici nei meandri di internet, ma volete essere aggiornati sui loro ultimi post e sulle foto che hanno appena scattato e pubblicato online? Allora la soluzione potrebbe essere FriendFeed: un contenitore che raccoglie le tracce di ogni persona sparse nel web. E che in una sola pagina riporta i messaggini su Twitter, le foto di Flickr, i video di YouTube, i post, gli aggiornamenti su LinkedIn e decine di altri social network. FriendFeed colleziona tutto. È un servizio che fa risparmiare tempo. Per Steve Rubel, uno dei più autorevoli blogger americani, potrebbe addirittura sfidare Google come sistema di raccolta pubblicitaria. Si vedrà. Di certo lo stress non è soltanto un problema di chi segue ormai decine di social network, ma anche di chi partecipa attivamente alla vita online.
Un video umoristico sulla guerra dei social network per catturare gli utenti
L’ultimo arrivato ha un nome che ricorda effetti fonetici da indigestione: Plurk. Serve per comunicare cosa si sta facendo durante la giornata. Eppure le statistiche rivelano che il popolo delle reti sociali cresce rapidamente nel mondo, anche se negli Stati Uniti si avvertono i primi segni di stanchezza. In Italia gli utenti mensili sono milioni: MySpace e Facebook mostrano soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno che coinvolge soprattutto i giovani. Chi cura il suo volto online, poi, è sempre più impegnato. La parola d’ordine è aggiornare, aggiornare, aggiornare. Per comunicare con gli amici sono a disposizione i 140 caratteri di Twitter. E poi le foto da condividere su Flickr e almeno un blog. E poi arrivano gli inviti per party e manifestazioni attraverso Facebook. Insomma, quanta fatica per una semplice chiacchierata.
La pinna caudale di una megattera
Una visita tra reperti storici sommersi abbinata con la scoperta della vita nel mare: sono le proposte per l’8 giugno del parco Gaiola, sul litorale partenopeo, con uno slogan ironico: “Celebrare la Giornata mondiale dell’oceano nell’area marina protetta più piccola d’Italia”. “Muniti di maschere, pinne e bombole esploreremo i siti archeologici lungo la linea di costa” dice Maurizio Simeone, responsabile di Gaiola onlus. A pochi metri di profondità si può già vedere Pausillipon, la villa di Publio Vedio Pollione. A Torino, invece, durante la settimana il laboratorio Bioma promuove una conferenza sulla pesca nel Mediterraneo: “Discuteremo del rispetto delle regole, dal controllo delle imbarcazioni alle quote di pescato” chiarisce Daniele Tibi, consigliere di Bioma. E a Roma l’associazione Marevivo presenta un rapporto sull’uso delle spadare: sono 137 le imbarcazioni che hanno ricevuto la cifra complessiva di 900mila euro per riconvertire le reti. Ma i controlli delle autorità di vigilanza sono ancora pochi. La festa degli oceani continua a pochi chilometri dal confine italiano, lungo la Costa azzurra: l’8 giugno nel parco di Marineland di Antibes sono previste iniziative per sensibilizzare le persone alla conservazione del mare. E la rete globale di laboratori e acquari Ocean Project propone altri appuntamenti in giro per il mondo.
Un documentario completo dell’esploratore Jacques Cousteau
Gli oceani ricoprono i due terzi della superficie terrestre: un’immensa prateria blu che però non gode di buona salute. Il 41% dei mari è a rischio per le attività umane, come ha dimostrato una ricerca dell’università di Santa Barbara, il primo studio a osservare 17 differenti fattori di stress per gli oceani (tra cui: tre metodi di pesca, cinque fonti di inquinamento, tre aspetti dei mutamenti climatici, gli effetti dell’invasione di specie aliene e la navigazione commerciale). Le zone più colpite? Il mare del Nord in Europa, i Caraibi, la costa orientale negli Stati Uniti e il litorale della Cina, soprattutto nelle aree dove si affacciano le megalopoli. Soltanto il 4% della superficie marina non ha risentito dell’attività umana.
Eppure qualche buona notizia c’è. Il Noaa, l’agenzia Usa per gli oceani e l’atmosfera, ha scoperto che aumentano le megattere nel pacifico settentrionale: sono ormai tra le 18mila e le 20mila. Un considerevole salto in avanti rispetto alle 1500 di quarant’anni fa. Non sono altrettanto positive le notizie che riguardano gli squali: otto specie entreranno nella lista rossa dell’Iucn e sempre più scienziati parlano di rischio di estinzione. Chi vuole vedere straordinarie immagini degli abitanti dei mari può curiosare fra le gallerie fotografiche del Noaa dedicate a balene, foche e trichechi. Oppure rovistare tra le foto di appassionati di Flickr, dove sono raccolte immagini scattate ai quattro angoli del pianeta.

L’idea di Daniele Alberti per finanziare progetti creativi è stata davvero originale: attraverso il suo sito Myminutes ogni persona può comprare un minuto della giornata durante il quale vedrà apparire online una foto significativa della sua vita. Sono disponibili 1440 “minuti” in un anno solare, per un totale di 525600 spazi: così le immagini inviate a Myminutes diventano le lancette di un orologio collettivo che permette alle persone di condividere il ricordo di una vacanza, l’emozione di un incontro, un gesto d’affetto. Finora sul web si è dimostrata redditizia soltanto la vendita di microspazi: l’inglese Alex Tew ha raccolto migliaia di dollari cedendo i minuscoli puntini luminosi (pixel) di una sola pagina web per un dollaro al blocco, e creando così una coloratissima bacheca, affollata da inserzionisti pubblicitari e persone in cerca di notorietà. Un’idea subito copiata con infinite varianti, dall’asta per due milioni di pixel a un’associazione che raccoglie fondi per finanziare la ricerca scientifica. È nata perfino una tendenza nel mondo della pubblicità online, il pixel advertising.
Quella del tempo, però, per alcuni è diventata quasi un’ossessione: una comunità di persone ha creato sul web un apposito “pool” per andare a caccia di orologi nelle strade, sulle facciate di palazzi e campanili, nelle campagne: è il World Clock Project, una sorta di caccia al tesoro per appassionati di lancette e rintocchi. Chi invece non può rinunciare a sapere sempre l’ora esatta in qualsiasi parte del globo, ma con un tocco di creatività (e un computer a portata di mano) può usare Clockr, un orologio digitale che prende le immagine da Flickr. Con Human Clock, invece, è come sfogliare un album fotografico dove tutte le fotografie hanno qualcosa di simile: sono le istantanee di un attimo apparentemente anonimo della giornata, scattate durante una passeggiata, un pranzo, una vacanza. E hanno un altro aspetto in comune: nell’immagine c’è qualcosa che indica un orario preciso (le 6.30 come le 9.15), per esempio le lancette di un orologio al muro, le cifre di un numero di telefono, il numero civico di una strada. Human Clock raccoglie gratuitamente queste foto e le mostra allo stesso orario indicato nell’immagine: per esempio, alle 15 appariranno tutte le foto con il numero quindici.

Web 2.0? Il principio è quasi sempre lo stesso, quello della casa digitale che accoglie sotto il proprio tetto tanti inquilini legati da interessi comuni. C’è posto per tutti, basta procurarsi una chiave per l’accesso (un nome utente e una password sono di norma sufficienti) e il gioco è fatto. Sarà anche per questo che il numero di network sociali è in continuo aumento con proposte sempre più specifiche e articolate. Una vera epidemia che pone gli utenti 2.0 più incalliti di fronte a un nuovo problema: come gestire in modo semplice e immediato tutti i più disparati servizi del Web di nuova generazione senza rischiare di esserne fagocitati? In loro “soccorso” arriva ora 8hands, che si potrebbe definire come il social network dei social network. In realtà è un programmino che raduna in un sol colpo tutti i principali servizi Web come YouTube, Facebook, MySpace, Flickr, nonché i vari feed selezionati dall’utente; in questo modo, il navigatore sociale ha il vantaggio di poter sfruttare un’unica interfaccia – con un unico login di accesso – per avere sott’occhio i propri siti preferiti. Una delle funzioni più utili del programma è rappresentata dalla possibilità di visualizzare in modo trasversale tutti gli ultimi eventi registrati sui vari social network, sia che si tratti di un invito a cena piuttosto che della foto del collega di lavoro, e di comporre una sorta di hit parade dei contatti più attivi.
8hands non è l’unico servizio di questo tipo. L’alternativa più nota è rappresentata probabilmente da Flock che proprio lo scorso novembre ha messo online la sua versione 1.0. In questo caso si tratta di un browser, quindi un programma da usare in alternativa a Explorer o Firefox, per tenere traccia dei propri amici online. In entrambi i casi si tratta di servizi suscettibili di miglioramenti, ma rappresentano comunque ottimi tentativi di radunare tutti i propri contatti sociali sotto un unico ombrello.

Microsoft è sempre più affamata di servizi di web 2.0. Dopo essere entrata in Facebook, la casa di Redmond si starebbe infatti preparando a sferrare l’affondo in un altro settore strategico del web di nuova generazione, quello delle foto e del video-sharing. Lo confermerebbe un recente annuncio di lavoro pubblicato sulle pagine del proprio sito finalizzato alla ricerca di un product manager da destinare proprio a un servizio per la condivisione di foto e video: “Mai sentito parlare di Flickr, YouTube, o .Mac?”, si legge nel messaggio, “la figura che cerchiamo lavorerà all’interno della divisione Windows Live con i team di Spaces, SkyDrive, Messenger e Hotmail per creare una strategia vincente nell’area del photo e del video sharing”.
Microsoft, che attualmente già dispone di un servizio per la raccolta delle foto collegato a Live Spaces potrebbe dunque concentrare i propri sforzi per migliorare la sua attuale proposta nell’ambito del web condiviso, puntando su una maggiore apertura dei propri applicativi con l’aggiunta di una componente per la condivisione dei video sullo stile di YouTube. Il tutto in una piattaforma completamente integrata che sappia magari combinarsi con gli altri mondi creati da Redmond, come la Xbox o il Media Center.
La vostra foto vi sembra sbiadita, poco incisiva, o – peggio ancora – vi siete accorti che tutti i soggetti immortalati (voi compresi, naturalmente) si ritrovano con un paio di inquietanti occhi rossi? Niente paura, il web, anzi il web 2.0, è pronto a correre in vostro aiuto. L’ultima soluzione fuoriuscita dal cilindro magico di Internet si chiama Picnik ed è il nuovo servizio abbinato a Flickr per il fotoritocco online delle immagini. Le funzioni sono quelle di un normalissimo programma di editing, solo che è tutto sul web: basta registrarsi e caricare la foto, dopo di che ci si può sbizzarrire con tutte le varie opzioni previste dal servizio, dal taglio al rimpicciolimento dell’immagine, dalla correzione della luminosità e del contrasto alla vivacizzazione dei colori. Uno dei vantaggi del servizio risiede nella stretta integrazione con il mondo del web 2.0. Una volta ritoccata, per esempio, l’immagine potrà per esempio essere archiviata direttamente su Flickr o su Facebook, piuttosto che essere inviata via mail ad altri siti web.
Picnik è solo l’ultimo di una serie di portali dedicati al fotoritocco; fra i più noti troviamo anche Snipshot, Pixenate, Fixpicture e Photomajig. Non mancano poi i servizi più bizzarri come quello proposto da Phozi, che permette di addobbare le immagini con cornici e animazioni divertenti e Warholizer, che come suggerisce il nome stesso è in grado di trasformare uno scatto qualsiasi in un’”opera” di pop art. Ce n’è per tutti i gusti, insomma. Non sorprende allora che anche Adobe, forse preoccupata per le sorti del suo Photoshop (il padre di tutti i programmi di editing), abbia da poco annunciato l’uscita di una versione web del proprio applicativo, denominata Photoshop Express.

Rose, orchidee, tulipani: sono milioni le immagini di fiori su internet, ma ogni popolo le chiama con la sua lingua. Per non parlare degli ideogrammi cinesi o dell’alfabeto indiano. Un patrimonio che rischia di non essere accessibile a tutti. Come fare per scoprire rapidamente le traduzioni e sfogliare sul web un album fotografico immenso, dal Giappone all’Estonia? I ricercatori dell’università di Washington hanno avuto un’idea: Panimages, un motore di ricerca in cui basta scrivere la parola “fiore” per trovare fototografie in altre lingue, come cinese, francese, tedesco. È, insomma, la chiave d’accesso a una collezione globale di immagini di paesaggi, persone, città.
Dalla lingua degli indiani cheyenne all’esperanto, dalle arcane sillabe in hmong ai dialetti italiani come piemontese e siciliano: sono trecento le lingue di Panimages e 2,5 milioni le parole memorizzate nella sua banca dati. Un sistema che può aiutare le minoranze linguistiche a esplorare internet perché rende accessibili le immagini etichettate in inglese, l’idioma più utilizzato sul web. Il progetto è in crescita: ogni utente può partecipare aggiungendo nuove traduzioni, creando così un vocabolario condiviso. Le immagini sono raccolte dagli archivi di Google e dalla community di fotoamatori Flickr.

Costruirsi in casa una piattaforma per organizzare, condividere e pubblicare i file multimediali? Meglio comprarsela già pronta. A questo devono aver pensato i vertici di Nokia prima di decidere di acquistare Twango, il social network che assomiglia un po’ a Flickr e un po’ a Youtube, visto che permette di caricare, scaricare e gestire le foto, i video e i clip audio, compresi quelli scattati o registrati con il cellulare.
È facile pensare che per la società finlandese si sia trattato di una mossa dettata dalla rapida evoluzione dei dispositivi portatili di ultima generazione: se fino a qualche tempo fa la vera rivoluzione la facevano le fotocamere a bordo dei telefonini, ora la vera frontiera è rappresentata dalla possibilità di gestire i contenuti direttamente dal proprio device mobile, creando album multimediali condivisi o pescando dagli archivi di altri utenti. Del resto, solo nel 2006 Nokia ha venduto circa 140 milioni di cameraphone; un numero di per sé sufficiente a giustificare la necessità di dotarsi di un servizio come quello offerto Twango, che con ogni probabilità verrà presto integrato all’interno dei telefonini che usciranno dagli stabilimenti di Helsinki.
Per gli utenti Nokia, ciò si tradurrà nella possibilità di sfruttare un contenitore virtuale, già precaricato nel telefonino, su cui depositare gli scatti, i video o le registrazioni audio, o nel quale “frugare” fra gli archivi degli altri utenti registrati. Allo stato attuale Twango permette di effettuare l’upload e il download di contenuti multimediali, di editarli e di etichettarli mediante tag identificativi. Oltre al classico caricamento da pc, il servizio propone già una modalità di inserimento dei file da telefono cellulare, attraverso una procedura (in verità piuttosto elaborata) via mms o email. Naturalmente, l’integrazione nativa del software di Twango all’interno dei telefonini Nokia potrebbe portare a snellire l’operazione, rendendola più intuitiva e automatica. Una notizia che di certo farà piacere agli operatori di telecomunicazioni, che proprio sul traffico generato dai servizi legati al mondo multimediale stanno cercando di costruire il business del futuro.

Flickr è sempre meno solo. Dopo Getty Images il celebre sito per la condivisione delle foto dovrà guardarsi le spalle da un nuovo rivale, capitanato niente meno che da Bill Gates: Corbis. La società, una delle agenzie fotografiche più famose del mondo, si era finora limitata ad operare nel mercato delle immagini professionali di altissima qualità, dalla cui vendita, spiega in questo articolo il New York Times, ha ricavato fino a oggi circa l’85% del suo flusso di cassa. Poco a che vedere, dunque, con la libera circolazione dei contenuti e coi paradigmi del web 2.0, del quale proprio Flickr è da sempre una delle espressioni più riuscite.
Da oggi però, e qui sta la notizia, anche la società fondata nel 1989 da Mister Microsoft si apre ai contenuti generati dagli utenti. Lo fa con un sito nuovo di pacca – SnapVillage – che permetterà di fatto a tutti gli utenti, professionisti o fotoamatori che siano, di inviare le proprie fotografie. Il vantaggio, rispetto a Flickr, sarà dato dalla funzionalità “microstock” del servizio, che consentirà in pratica a tutti gli iscritti di vendere online le proprie foto, decidendone il costo, da 1 a 50 dollari. All’acquisto, Corbis corrisponderà al fotografo il 30 per cento del prezzo stabilito, attraverso una normale transazione via Paypal.
Come si può facilmente notare facendo un giro sulla versione beta del portale, SnapVillage sfrutta tutti i punti di forza del web 2.0, dai tag ai commenti fino alla navigazione per categorie. Non poteva mancare la possibilità di visualizzare le immagini col maggior indice di gradimento, le più “snappy” per usare lo stesso linguaggio del sito.
Cos’abbia spinto Corbis a gettarsi nella mischia del web sociale lo fa capire senza mezzi termini Gary Shenk, presidente di Corbis, che proprio al New York Times ha rivelato: “In questo mercato stiamo assistendo a un processo di cannibalizzazione. Possiamo lasciare che ci consumi oppure diventarne parte”. Come a dire: o il web 2.0, o la vita.
![Foto da Flickr di [i][url=http://www.flickr.com/photos/thebbp/92399786/]the bbp[/url][/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_flickr_tricolore.jpg)
Flickr parla italiano!
Il principale sito di condivisione di immagini, di cui è proprietario Yahoo!, diventa multilingue. Ad affiancare l’inglese, finora lingua ufficiale, altre sette: francese, tedesco, coreano, portoghese, spagnolo, cinese tradizionale e… italiano. Aprendo il sito ora ci si può muovere più velocemente, tra parole ben note, nel mondo del photo-sharing, ops, della condivisione di fotografie. A salutare l’home page della versione tricolore la frase “Condividi le tue foto. Scopri il mondo”.
Flickr, nato tre anni fa, è stato fondato a Vancouver, Canada, dai coniugi Caterina Fake e Stewart Butterfield. E oggi contiene 252 milioni di foto. Ma circa la metà degli utenti è di Paesi diversi dagli States. Ad aprile, Flickr contava 24 milioni di utenti al mese, secondo i dati dell’azienda di misurazione dell’audience comScore, di cui il 45% residenti negli Usa.
Il fine del cambiamento linguistico è quello di “internazionalizzare” ancor più il sito. Che in futuro si allargherà ad altre lingue ancora, giapponese in testa.