
(Credits: The Next Web)
Qualche mese fa vi ho parlato di tag suggestions, la funzionalità di Facebook che sfrutta un sistema di riconoscimento dei volti per fornire in automatico i suggerimenti dei tag da applicare alle foto. Ebbene, da ieri la funzione è attiva in Italia, una buona notizia per tutti i nostri connazionali che amano caricare e contrassegnare le foto all’interno del social network, una notizia un po’ meno buona per chi vede in questa risorsa l’ennesimo attentato alla privacy di Zuckerberg e soci. Continua

(Credits: Facebook)
Fra i tanti servizi rilasciati nel 2010 da Facebook vi segnalo l’arrivo di Tag Suggestions, la funzione che promette (più che permette) di riconoscere gli amici e di associarli a un tag in modo automatico ogni qual volta si carica una foto sul social network.
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Già la videochiamata aveva iniziato a cambiare il modo di comunicare le emozioni, di condividere momenti di vita privata. Poter chiamare la nonna che abita a chilometri di distanza mostrandole il bambino che fa a pappa da solo ha indubbiamente accorciato le distanze, portando i nonni a usare (più volentieri) la tecnologia.
Ma quando gli eventi non capitano a portata di video? Allora una foto fa sempre il suo buon lavoro nel documentare i ricordi.
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La biosfera globale. Immagine del 2008 (Credit: Nasa)
Indifferenti al fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen? Scettici sulle reali responsabilità delle attività umane per il cambiamento climatico? L’Earth Observatory della Nasa da 10 anni tiene il pianeta sotto osservazione e monitora una moltitudine di fenomeni, climatici e non, che documenta con fotografie satellitari spettacolari. Alcuni “eventi” sono sicuramente naturali, come le eruzioni vulcaniche, altri sono il chiaro effetto delle modificazioni apportate dall’uomo.
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Rose, orchidee, tulipani: sono milioni le immagini di fiori su internet, ma ogni popolo le chiama con la sua lingua. Per non parlare degli ideogrammi cinesi o dell’alfabeto indiano. Un patrimonio che rischia di non essere accessibile a tutti. Come fare per scoprire rapidamente le traduzioni e sfogliare sul web un album fotografico immenso, dal Giappone all’Estonia? I ricercatori dell’università di Washington hanno avuto un’idea: Panimages, un motore di ricerca in cui basta scrivere la parola “fiore” per trovare fototografie in altre lingue, come cinese, francese, tedesco. È, insomma, la chiave d’accesso a una collezione globale di immagini di paesaggi, persone, città.
Dalla lingua degli indiani cheyenne all’esperanto, dalle arcane sillabe in hmong ai dialetti italiani come piemontese e siciliano: sono trecento le lingue di Panimages e 2,5 milioni le parole memorizzate nella sua banca dati. Un sistema che può aiutare le minoranze linguistiche a esplorare internet perché rende accessibili le immagini etichettate in inglese, l’idioma più utilizzato sul web. Il progetto è in crescita: ogni utente può partecipare aggiungendo nuove traduzioni, creando così un vocabolario condiviso. Le immagini sono raccolte dagli archivi di Google e dalla community di fotoamatori Flickr.
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