
Doveva essere il giro di vite definitivo contro la pirateria. La mannaia che avrebbe reciso alla radice ogni forma di acquisizione illecita di contenuti audio e video (almeno in Francia). E invece la chiacchieratissima Hadopi, la legge che stacca la spina dope tre tentativi di download illegale, non ha sortito per il momento l’effetto desiderato. I pirati d’Oltralpe non si arrendono, anzi sono più vivi che mai.
Continua
In Francia è entrata in vigore la legge anti-pirateria soprannominata Hadopi, dal nome dell’Autorità che avrà il compito di vigilare sui reati di download illegale commessi dai cittadini francesi. Si tratta di un provvedimento in tre passi. Il primo consiste in un avvertimento via email all’utente che scarica contenuti audiovisivi illegalmente, seguito da una lettera, come secondo avviso. Al terzo download scatta la convocazione davanti a un giudice che può disporre la disconnessione dell’utente. Continua
(Credits: Corbis)
Il giro di vite voluto dal presidente Nicolas Sarkozy contro la pirateria sul web ha ottenuto il definitivo via libera dal Senato francese con una schiacciante maggioranza (189 sì, contro 14 contrari). La nuova legge, unica al mondo e molto controversa, era stata approvata ieri dalla Camera dopo una battaglia parlamentare che ha impegnato a fondo la maggioranza di governo. Il provvedimento, considerato il più restrittivo fin qui approvato in tutto il mondo, prevede la disconnessione al servizio internet per coloro che vengono scoperti a scaricare materiale coperto da copyright illegalmente. Il punto più delicato è quello che prevede che ad emettere le sanzioni sia un’agenzia di Stato, che si chiamera’ Hadopi, a rintracciare i ”pirati”, ai quali verrà mandato un primo avvertimento tramite mail, poi un secondo attraverso una lettera personale e alla terza volta la ‘’squalifica” dai servizi web per almeno un anno. In Francia, l’opposizione socialista ha già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale e la legge entra in conflitto anche con un emendamento recentemente approvato dal Parlamento europeo, nel quale si stabilisce che la connessione a Internet è un diritto che può essere revocato solo attraverso un provvedimento della magistratura.
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- Mercoledì 13 Maggio 2009
Fallisce il tentativo della Commissione europea di costringere la Francia a riprendere la coltivazione del MON 810, il mais transgenico prodotto dalla multinazionale americana Monsanto. Durante la riunione del Comitato permanente sulla catena alimentare e la salute animale che si è tenuta ieri a Bruxelles, solo 9 rappresentanti sui 27 paesi membri Ue hanno appoggiato la richiesta formulata il 21 gennaio scorso dalla Commissione Barroso al governo francese di ritirare la “clausola di salvaguardia” sul MON 810. Dopo le raccomandazioni di un comitato scientifico ad hoc istituito dal governo francese, il presidente Nicolas Sarkozy aveva deciso nel gennaio 2008 di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività.
L’impossibilità da parte del Comitato permanente di raggiungere ieri una maggioranza qualificata costringerà la Commissione a dover chiedere il parere dei ministri europei. In tal caso, Bruxelles deve presentare al più presto una proposta sulla quale i paesi Ue si pronunceranno nei tre mesi successivi. “Non è la prima volta che la Commissione europea prova a forzare la mano degli Stati” spiega all’Agence France Presse Monica Frassoni, co-presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. “Ora la sfida è quella di ottenere al Consiglio (dei ministri, ndr) una maggioranza sufficiente per bocciare la proposta della Commissione”. Ma nel caso in cui una maggioranza non venisse raggiunta, la palla tornerà nuovamente nelle mani della Commissione europea, che questa volta però rischia di mettere la parola fine a questa vicenda obbligando la Francia (e assieme a lei la Grecia) a sospendere la ‘clausola di salvaguardia’.
Campi di mais
La vendetta, si sa, è un piatto che va consumato freddo. La multinazionale americana Monsanto, nota nel settore agricolo per la produzione di semi transgenici e contro la quale da anni combattono gli ambientalisti, ha aspettato un anno prima di consumare la sua nei confronti del governo francese, ma con la complicità dell’Unione Europea e delle frange ‘galliche’ più refrattarie all’ecologia, sembra ormai tutto pronto per lanciare una controffensiva che rischia di mandare al tappeto il fronte anti-ogm. Oggi a Bruxelles è prevista una riunione tecnica in cui i rappresentanti dei 27 paesi Ue sono chiamati a pronunciarsi sulla decisione presa nel gennaio 2008 dal governo di Nicolas Sarkozy di sospendere la coltivazione su territorio francese del mais transgenico MON 810, il fiore all’occhiello della Monsanto.Tutto inizia nell’ottobre 2007, quando in Francia governo, imprese, enti locali, sindacati e società civile si riuniscono per mettere a confronto idee, proposte e misure in quella che venne definita un’iniziativa senza precedenti nella storia “ecologica” francese. Tre mesi dopo gli Stati Generali dell’Ambiente (“Grenelle de l’environnement”), Nicolas Sarkozy decide sulla base delle conclusioni raggiunte da un comitato scientifico francese di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività.
Lo scontro frontale tra Monsanto e la Francia si gioca su due fronti: Parigi e Bruxelles. In entrambi le capitali, la multinazionale americana dispiega tutta la sua potenza di fuoco con attività di lobbying sfrenate. Il primo round tuttavia va a favore del governo francese, e in particolare del suo ministro dell’ecologia, Jean-François Borloo, quanto meno perplesso sui meriti vantati dai pro-ogm. Il 21 agosto 2008, Yvon Le Maho, membro della prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi, avvalora le conclusioni raggiunte nel gennaio precedente dal Comitato scientifico sugli ogm. In contrasto con le affermazioni della Monsanto, secondo la quale “un numero importante di pubblicazioni scientifiche confermano l’innocuità di MON 810”, Le Maho sostiene che “i dati scientifici che abbiamo a disposizione non ci consentono di avvalorare tale affermazione”. Ma Monsanto non si scompone e sposta il fronte della battaglia a Bruxelles. O meglio a Parma, dove ha sede l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. La scelta si rivela azzeccata. Il 31 ottobre 2008, l’EFSA stima che “nessuna prova scientifica, in termini di rischi per la salute umana o animale o per l’ambiente, è mai stata fornita per giustificare l’invocazione della clausola di salvaguardia”. La Commissione europea coglie la palla al balzo e il 21 gennaio 2009 raccomanda il ritiro della clausola.
La battaglia attorno al MON 810 raggiunge il suo picco dopo un rapporto pubblicato il 12 febbraio scorso dall’Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti. Contro ogni pronostico, l’Afssa sostiene che il MON 810 non presenta nessun pericolo per la popolazione. All’Eliseo è il panico, ma il governo tiene duro. Uno dopo l’altro, il premier Fillon e il suo ministro dell’ecologia Borloo confermano “la clausola di salvaguardia”. Addirittura Borloo punta il dito contro la procedura di valutazione sugli Ogm dell’Agenzia europea. Nell’attesa dell’entrata in vigore delle nuove regole nel 2010, oggi la partita si gioca tutta a Bruxelles. Nel pomeriggio, i rappresentanti dei 27 paesi Ue devono pronunciarsi sulla posizione francese. “E’ una riunione tecnica” sottolinea Le Monde, in cui “è probabile che non spunti una maggioranza qualificata in grado di pronunciarsi per o contro la Commissione”. In tal caso, a tranciare sarà il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura. Parigi può contare su solidi alleati (Ungheria, Austria, Portogallo, Grecia, Polonia o Lussembrugo), ma per sconfiggere i pro-Ogm dichiarati (Regno Unito, Svezia, Finlandia, Spagna fra tutti), dovrà imperativamente convincere i paesi indecisi, tra cui l’Italia.

Chi scarica musica o film in modo illegale rischia di essere “radiato” da Internet. È questa in sintesi la proposta di legge preparata dal governo francese per bloccare alla nascita i tentativi di violazione del diritto d’autore attraverso il peer-to-peer. Per sostenerla si è mosso addirittura il presidente francese Nicolas Sarkozy in persona che ha usato parole dure, anzi durissime, contro il file sharing selvaggio: “Corriamo il rischio di essere testimoni di una massiccia distruzione della cultura”, ha dichiarato il numero uno dell’Eliseo, aggiungendo: “Internet non deve diventare un Far West high-tech, una zona senza regole dove i fuorilegge possono saccheggiare o peggio trafficare i prodotti nella più totale impunità”.
Le nuove misure nascono da un accordo dalle larghe intese che coinvolge un po’ tutti i portatori di interesse del mercato: oltre agli organi istituzionali ci sono le etichette discografiche, gli studi cinematografici e i provider Internet. Proprio il consenso di questi ultimi costituirebbe un fattore decisivo nelle nuove norme per la caccia ai pirati. Finora, infatti, i fornitori di servizi Internet avevano evitato di intromettersi nelle beghe legali dei propri abbonati. Il giro di vite degli operatori d’Oltralpe dimostrerebbe però che i tempi sono cambiati e che nelle nuova strategia anti-pirateria c’è sempre più spesso il controllo attuato da chi fornisce e gestisce gli accessi a Internet.
L’accordo, che è stato messo a punto da una commissione capeggiata da Denis Olivennes, direttore generale di Fnac, uno dei più grandi rivenditori francesi di musica e film, si fonda su due livelli di sanzione. Chi verrà colto con le mani nel sacco, o meglio nella rete p2p, verrà prima ammonito e poi espulso; in pratica al primo “sgarro” l’utente riceverà un semplice messaggio di avvertimento da parte dell’Authority di competenza tramite il provider Internet; alla seconda e alle successive infrazioni scatteranno le punizioni più severe, come la sospensione dell’accesso a Internet o la revoca dell’abbonamento di accesso.
A fronte di questa nuova politica di controllo e repressione della pirateria, le major cinematografiche si impegneranno ad aumentare l’archivio di contenuti on demand disponibili a pagamento, mentre l’industria discografica si è dichiarata pronta ad abbattere il Drm per il download della musica dagli archivi online francesi.
Euforici i commenti dell’industria discografica per voce di John Kennedy, presidente della Ifpi, la Federazione Internazionale dei Fonografici, secondo cui questa è la più importante iniziativa che si è fin qui vista per vincere la guerra contro la pirateria online. Decisamente gelida invece l’accoglienza riservata all’accordo da parte delle associazioni dei consumatori: “Il provvedimento è liberticida, antieconomico e contro la storia digitale”, ha commentato Que Choisir dell’associazione consumatori Ufc.
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