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Se i media digitali danno dipendenza

Messaggi selvaggi (Foto: Flickr)

Messaggi selvaggi (Foto: Flickr)

Confuso, arrabbiato, irritabile, ansioso, insicuro, solo, depresso, paranoico, pazzo. Sono alcuni degli aggettivi che mille studenti di 10 paesi coinvolti nello studio “The world unplugged” hanno usato per descrivere come si sono sentiti dovendo stare per 24 ore “scollegati” da tutti i media. I ricercatori dell’Università del Maryland, che hanno condotto lo studio, hanno scoperto che dall’Uganda agli Stati Uniti, dalla Cina al Messico, tutti gli studenti danno in egual misura forti segnali di dipendenza dai mezzi di comunicazione. Continua

Sonno, fame e cervello: triangolo virtuoso o vizioso?

Sbadiglio (Foto: Flickr)

Sbadiglio (Foto: Flickr)

Se tutti hanno sperimentato che un pasto abbondante può indurre sonnolenza, è una nuova ricerca scientifica sui moscerini della frutta ad aver appurato che la privazione dal cibo potrebbe aiutare a restare svegli mantenendo la mente lucida.

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La vecchiaia? Comincia a 27 anni

Vecchi a 27 anni
No, non è la trama dell’ultimo film di Brad Pitt, che nasce vecchio e ringiovanisce col tempo. Quella che sembra una contraddizione in termini è il risultato di uno studio che avrebbe scoperto che all’età di ventisette anni possiamo già considerarci vecchi. Certo, non si intende “vecchi” nel senso che non siamo più in grado di attraversare la strada da soli o di non ricordarci che cosa abbiamo mangiato la sera prima, ma comunque molti effetti ben noti dell’invecchiamento iniziano a fare capolino.
La sorprendente affermazione è stata fatta da un gruppo di scienziati del Dipartimento di Psicologia dell’Università della Virginia che hanno svolto uno studio basato su un campione di 2.000 persone sane (uomini e donne uniformemente divisi) di età compresa tra i 18 e i 60 anni e di livello culturale medio-alto.
Durante lo studio, pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging, i ricercatori hanno valutato il comportamento dei partecipanti nell’arco di sette anni impegnandoli a svolgere varie tipologie di test: risoluzione di puzzle visivi, prove di ragionamento e di visualizzazione spaziale, prove di vocabolario, risposte a quiz e test di velocità di pensiero.
La particolarità che è emersa esaminando i risultati dei test è stata che in nove prove su dodici il picco massimo di prestazione è stato raggiunto da soggetti di età media di 22 anni, mentre, appena con cinque anni in più, ovvero a 27 anni, le performance erano decisamente peggiori.
“Il declino naturale di molte nostre abilità cognitive potrebbe avere inizio molto prima di quello che generalmente ci aspettiamo”, ha dichiara Rebecca Wood, a capo dell’associazione inglese Alzheimer’s Research Trust, che ha sottolineato l’importanza di contrastare il declino cognitivo con l’ausilio di giochi di abilità e cruciverba già a partire dai 30 anni.
Ma tranquilli: non c’è da disperarsi. Secondo i ricercatori, infatti, anche se molte abilità mentali si perdono man mano che gli anni avanzano, molte altre risultano invece dare i loro migliori risultati a partire dai 60 anni di età.
Qualche esempio? I test studiati per valutare la padronanza del vocabolario e quelli di cultura generale dove è la saggezza la carta vincente.

Il 7 per cento dei giovani abusa di alcol una volta la settimana

Cresce il consumo di alcol tra i giovanissimi
La diffusione dell’alcol tra i giovanissimi suscita allarme tra gli esperti: nei fine settimana o durante il cosiddetto “happy hour” spesso si ubriacano senza pensare alle conseguenze. Un’analisi dell’Istituto superiore della sanità (Iss) dice che 3 ragazzi su 4 tra i 16 e i 25 anni bevono alcolici e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano: beve il 67 per cento. Il 7 per cento dei giovani fa abuso di alcol almeno una volta alla settimana e il primo approccio alle bevande alcoliche si è abbassato a 10-11 anni. Il problema, oltre che sociale, è anche medico: negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore difficoltà e i danni al fegato e al sistema nervoso sono maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di malattie del fegato, come la steatosi (o fegato grasso) e la steatoepatite che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in cirrosi ed epatocarcinoma. Solo a 18-20 anni si sviluppa maggiore capacità di metabolizzare l’alcol: perciò, come ricorda l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno. Superare la soglia indicata dall’Oms aumenta la probabilità di contrarre un danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono, siano esse vino, birra o superalcolici.E’ stato accertato che un consumo superiore agli ottanta grammi al giorno, per dieci anni, aumenta di cinque volte il rischio di cancro del fegato. Un ruolo lo svolgono anche il sesso maschile e l’età: l’attività dell’alcol-deidrogenasi, infatti, risulta significativamente ridotta nelle donne giovani e in quelle con più di sessanta anni. Negli uomini, invece, è del cinquanta per cento in meno nella fascia che va dai sessanta agli ottant’anni. Cosa fare allora? Smettere di bere resta la soluzione più sensata. E se in Italia resta alto il rischio di abuso di alcol, anche in età precoce, negli Stati Uniti il consumo si sta progressivamente riducendo, come sottolinea una ricerca della Boston University, condotta su 8 mila soggetti e pubblicata nel numero di agosto dell’American Journal of Medicine, secondo la quale si beve un terzo di meno rispetto a 50 anni fa. In particolare, è calato il consumo di birra, rimane costante quello di superalcolici, mentre il vino resta sempre il prodotto preferito dagli statunitensi.

Se la Playstation ti toglie il sonno

23 marzo 2007[i](Credits: Ap)[/i]
L’allarme arriva dall’organizzazione britannica Sleep Council: giocare ai videogiochi, stare incollati a pc e telefonini ha effetti negativi sulla salute e sul rendimento scolastico. O meglio: da una ricerca condotta dall’ente inglese risulta che un terzo dei ragazzi britannici tra i 12 e i 16 anni dormono solo dalle tre alle sette ore per notte, spesso con la tv accesa e le cuffie nelle orecchie (il 58% ha nella camera da letto telefono, stereo e consolle per i videogiochi).

Gli esperti hanno ribattezzato questa forma di riposo giovanile come “junk sleep”, ovvero sonno spazzatura: le ore notturne, infatti, sono sempre più spesso dedicate alla vita virtuale, invece che ad una corretta attività onirica, che serve a ricaricare il fisico e, soprattutto, il cervello.

Il risultato è che, in molti casi, la stanchezza arriva all’ora della scuola, il rendimento cala e si ha difficoltà di concentrazione: il 40% dei ragazzi intervistati dichiara di sentirsi stanco già durante il giorno. E studi recenti hanno collegato proprio il fenomeno del poco sonno all’aumento dei casi di obesità giovanile: non dormire porta l’organismo a chiedere cibi fortemente calorici, per soddisfare la necessità della carica energetica che manca. Anche se mettere in fila in un rapporto di causa-effetto playstation, insonnia e obesità sembra comunque azzardato.

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