
AP Photo/Thomas Kienzle
I dati Istat parlano chiaro: più di un italiano su due non ha il pc (e quindi non si connette a Internet). Un’enormità per un Paese che punta all’alfabetizzazione informatica.
Per questo motivo il Governo starebbe pensando di mettere a punto un pacchetto di incentivi per per la promozione di Internet nelle famiglie.
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Modalità e finalità del ritorno al nucleare sono spiegate per la maggioranza di governo dal senatore del PdL Andrea Fluttero, segretario della Commissione Ambiente del Senato, convinto, come il ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, che su questa strada non ci sia più tempo da perdere.
Ambientalisti in fibrillazione e possibili contestazioni in vista da parte di chi il nucleare proprio non lo vuole. Come evitarle?
La questione del nucleare non consiste solo nella realizzazione delle centrali, ma nella costruzione di un sistema che in Italia è stato smontato vent’anni fa. E’ dunque necessario un grosso lavoro di comunicazione, con il coinvolgimento dei cittadini, di un comitato tecnico-scientifico e dei mezzi di informazione, per conoscere e far conoscere le tecnologie e i sistemi di sicurezza che rendono il nucleare affidabile, senza agitare fantasmi come quello di Chernobyl, una centrale con una tecnologia vecchia che oggi non ricomparirebbe. Ed è un lavoro da fare prima di individuare i siti per le centrali, scelta che sarà condivisa con gli organi di governo locale, e non imposta con la forza.
Quali obiettivi permetteranno di raggiungere le centrali nucleari?
La riduzione dei costi delle bollette, la tutela ambientale, visto che abbiamo impegni con Kyoto sulla riduzione delle emissioni che non stiamo rispettando e potranno comportare 50 miliardi di euro di sanzioni, oltre a un obiettivo strategico: dal gas dipendiamo tantissimo, e ci sono pochi rubinetti, in scenari geopolitici critici, come quelli dai quali giunge il petrolio.
Legambiente sostiene però che il governo stia puntando a un nucleare obsoleto e insicuro.
Se si aspetta la generazione che arriva dopo in realtà non si comincia mai. Quelli italiani saranno impianti più sicuri di quelli operativi in Francia, in Svizzera e in Germania, che sono di una generazione precedente. Quanto ai tempi di realizzazione, entro la legislatura i lavori saranno avviati, per giungere nel giro di otto anni a vedere funzionare le prime centrali da 1000 megawatt.
E’ stato fatto abbastanza sul fronte delle rinnovabili?
La ricerca deve andare avanti su tutto, il nucleare stesso serve in un mix equilibrato che comprenda anche i rigassificatori. Paesi come la Germania da questo punto di vista hanno fatto di più, perché incentivare il fotovoltaico significava incentivare l’industria nazionale, molto specializzata in questo settore, mentre noi abbiamo solo installatori di pannelli prodotti altrove. Quanto ad altre fonti, l’idroelettrico è sicuro ma a fondo corsa, mentre dell’eolico si tende a ignorare l’impatto ambientale e visivo.
Come tranquillizzare un cittadino che, con inquietudine, un giorno vedrà all’orizzonte una centrale nucleare dove prima non c’era?
Sottolineando i benefici ambientali e per la salute, visto che un impianto nucleare vuol dire meno micropolveri e ossidi di zolfo, che producono fenomeni letali. Evidenziando i benefici economici per il territorio, oltre che sulle bollette, che potranno davvero ridursi se lo stato interverrà nella partita il meno possibile dal punto di vista finanziario. E ricordando che le centrali nucleari le abbiamo già vicine, con la vantaggiosa differenza che di quelle sul nostro territorio potremo controllare direttamente la sicurezza.
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