
Da ieri è gratis sul web (per il momento soltanto per i navigatori Usa e canadesi) l’ultimo documentario del regista Michael Moore, un instant film realizzato per incoraggiare i giovani a votare - preferibilmente per i democratici - alle elezioni presidenziali di novembre.
Slacker Uprising documenta il tour di Moore negli stati “indecisi” nel periodo delle elezioni presidenziali del 2004 e, per precisa scelta dell’autore non sarà proiettato nei cinema.
Il regista ha spiegato poi che il documentario è anche un “omaggio ai giovani elettori che salveranno il Paese da altri quattro anni di governo repubblicano” e si è impegnato in prima persona nell’incoraggiare i fan a scaricarlo e a condividerlo, a mostrarlo nelle scuole e nei college, e ha spiegato che diversi altri siti - iTunes e Amazon.com compresi - permetteranno di vederlo in streaming o di scaricarlo gratuitamente.
- biker
- Mercoledì 24 Settembre 2008

“Tutta la musica che vuoi. Gratis. Legale.” Non è una promessa ma lo slogan di Downlovers.it, il freschissimo servizio web che ha sconvolto in un sol colpo il panorama della musica on line: Downlovers è infatti il primo portale che permette di scaricare musica in modo totalmente gratuito e senza violare le norme sul diritto d’autore. Roba che a sentirla qualche anno fa nessuno ci avrebbe creduto. Dove sta l’inganno? Nessun inganno, almeno per il momento. Downlovers sfrutta infatti un modello di business totalmente basato sulla pubblicità e sugli accordi con le case discografiche: la musica viene in pratica “regalata” agli utenti dagli inserzionisti che in cambio ottengono di trasmettere i propri spot all’interno del portale. Un approccio che stravolge sostanzialmente il sistema di fruizione della musica su Internet, che finora considerava il download secondo due sole accezioni, praticamente agli antipodi: quella (legale) a pagamento sui siti delle case discografiche o sui principali music store del web, e quello (illegale) attraverso il peer-to-peer. A dire il vero che il sistema musicale fosse pronto a cambiare rotta lo si era capito da qualche tempo: il primo passo era stato compiuto con la diffusione dei contenuti da parte di tutti quei portali - come Deezer, iJigg e Imeem - che hanno aperto la strada all’ascolto condiviso da parte degli utenti; poi qualche giorno fa ecco la storica svolta messa in atto dai Radiohead, con la decisione di liberalizzare il prezzo di acquisto online del loro ultimo album. Ora con Downlovers, cade anche l’ultima barriera, quella del download a pagamento.
Ma come funziona in concreto il servizio? Ci si iscrive, come in un normalissimo portale web, si sceglie il brano da scaricare, e si aspetta che il download venga completato; nel frattempo Dowlovers manderà in onda uno spot pubblicitario. Detta così sembrerebbe la soluzione perfetta ma - è bene precisarlo - non sono tutte rose e fiori. C’è chi lamenta una scarsa consistenza delle librerie musicali, per il momento ancora piuttosto limitate. Inoltre, al pari dei brani acquistati presso gli store on-line, anche i brani provenienti da Downlovers risultano criptati dall’indigesto Windows Drm, il sistema di protezione dei contenuti marchiato Microsoft. Questo comporta in primis la necessità di lavorare in ambiente Windows e di utilizzare lettori capaci di leggere i file protetti (i possessori di iPod, ad esempio, sarebbero tagliati fuori), e in secondo luogo una limitazione sul numero di repliche autorizzate, che nella fattispecie non deve superare le cinque copie.
Insomma, non siamo ancora a quella liberalizzazione auspicata dalla frangia più estremista dell’utenza di internet, ma l‘età dell’Inquisizione musicale sembra ormai un lontano ricordo.
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